Antidepressivi

Vedi anche: sintomi della depressione - Antidepressivi, farmaci contro la depressione

Depressione e meccanismo d'azione

La depressione è la psicopatologia più diffusa ed è dovuta ad un calo patologico dell'umore. Si caratterizza e si riconosce per la presenza del cosiddetto stato melanconico, dato dalla tendenza al pianto e all'autocommiserazione, dalla riduzione dell'autostima e dell'interesse, da deficit dell'attenzione, da apatia e da evidente stato di inutilità.
Si calcola che dal 10 al 25% degli individui subiranno un episodio depressivo nel corso della propria vita, con rapporto di 2:1 tra femmine e maschi.
Qualunque sia la causa della depressione, è necessario intervenire al più presto per evitare che questa cronicizzi. Se non trattata precocemente può infatti tramutarsi in DISTIMIA, termine con cui si fa riferimento ad una depressione che dura da almeno due anni.
Dal punto di vista fisiologico, la depressione si associa all'ipofunzionalità di tre neurotrasmettitori, la serotonina (STH), la noradrenalina (NA) e la dopamina (DA) in alcune aree cerebrali.
Un calo di questi tre neurotrasmettitori sembra dunque essere la causa della cosiddetta depressione.
I farmaci antidepressivi sono quindi capaci di aumentare il segnale di questi tre neurotrasmettitori ed in particolare della serotonina e della noradrenalina, un po' meno della dopamina. Per capire il loro meccanismo d'azione è d'obbligo una breve premessa sulla fisiologia di questi neurotrasmettitori (sostanza fisiologica che rende possibile la trasmissione degli impulsi nervosi a livello del sistema nervoso centrale).

Dopo essere stati rilasciati dal neurone, una parte di essi viene trasformata in metaboliti inattivi in modo da limitarne l'interazione con i recettori postisinaptici (responsabile del loro effetto fisiologico). Un'altra parte non viene metabolizzata ma recuperata o meglio riassorbita dal neurone che l'aveva secreta. Questo meccanismo di recupero è conosciuto con il termine anglosassone "reuptake".
Gli antidepressivi agiscono proprio a questo livello, bloccando il riassorbimento dei tre neurotrasmettitori sopraccitati, soprattutto di noradrenalina e di serotonina, andando quindi a ripristinare e potenziare il loro segnale, che come abbiamo detto nelle persone depresse è particolarmente scarso.

I farmaci antidepressivi

I primi antidepressivi entrati in terapia, molto efficaci, risalgono alla fine degli anni '60.  Tra questi, conosciuti anche come antidepressivi di prima generazione, ricordiamo l'imipramina, appartenente alla categoria degli antidepressivi triciclici e da assumersi in dosi di 100-200 mg/die.  Questo farmaco, molto efficace, possiede tuttavia degli effetti collaterali ampi poiché, oltre ad inibire il riassorbimento dei neurotrasmettirori (STH e NA) esercita il medesimo effetto anche su molti recettori, come quelli muscarinici dell'acetilcolina, che vengono bloccati dando origine a numerosi effetti collaterali: alterazioni visive (difficoltà di messa a fuoco), difficoltà di minzione con ritenzione idrica, riduzione della motilità intestinale (stipsi), ritardo della eiaculazione fino ad anorgasmia, aumento ponderale, ipertensione, tachicardia.
Alla fine degli anni '80 sono entrati in terapia i cosiddetti farmaci antidepressivi di seconda generazione, dotati di minori effetti collaterali perché privi di attività anticolinergica. Tra questi ricordiamo la fluoxetina (PROZAC ®), che è un ISRS, ovvero un inibitore selettivo del riassorbimento della serotonina.  A differenza dell'imipramina e di altri antidepressivi di prima generazione, la fluoxetina non ha alcuna affinità per i recettori muscarinici dell'acetilcolina. Il suo principale effetto collaterale è la nausea che insorge nella prima settimana di terapia per poi regredire. I dosaggi sono di 20-40 mg/die (a seconda che la depressione sia lieve/moderata o più severa). Alcune persone abusano di questo farmaco per migliorare il proprio umore anche se in realtà non sono depresse.
Per avere un effetto terapeutico apprezzabile dev'essere somministrata per almeno due-tre settimane.
Il primo derivato della fluoxetina è stata la sertralina, un farmaco capace di aumentare il segnale della serotonina legandosi al suo trasportatore ed inibendolo. Le sue proprietà terapeutiche, i dosaggi e gli effetti collaterali sono perfettamente sovrapponibili a quelli della fluoxetina; i due farmaci sono quindi equivalenti. Analogo discorso per il Citalopram (SEROPRAM ®), sempre da assumersi in dosi di 20-40 mg nelle 24/h. Il suo metabolismo porta alla formazione di un metabolita attivo che ne prolunga la durata d'azione.
Questi farmaci serotoninergici non sono tuttavia sempre efficaci, soprattutto in presenza di gravi depressioni. Per questo motivo la ricerca farmacologia si è concentrata sullo sviluppo di farmaci capaci di aumentare contemporaneamente sia il segnale della serotonina sia quello della noradrenalina.
La stessa casa farmaceutica della fluoxetina ha quindi scoperto la duloxetina (CYMBALTA ®), un farmaco capace di inibire il riassorbimento di entrambi i suddetti neurotrasmettitori. Da assumersi in dosi di 30-60 mg nell'arco delle 24/h è un farmaco dotato, almeno potenzialmente, di un elevato effetto antidepressivo. La terapia con duloxetina va intrapresa nel caso il paziente risulti insensibile alla fluoxetina ed ai suoi derivati. Se anche questa soluzione non porta agli effetti desiderati occorre passare ai farmaci di prima generazione.
Un discorso a parte merita il BUPROPRIONE (ZYBAN ®), un inibitore del riassorbimento della dopamina e solo in parte della noradrenalina. Entrato in commercio nell''85 è stato poi tolto per i troppi effetti collaterali (induceva convulsioni). Più recentemente, nel 2000, è stato introdotto non più come antidepressivo ma come farmaco potenzialmente utile nella detossificazione da nicotina dei fumatori. La dopamina è infatti associata a tutti i farmaci e alle droghe che producono dipendenza e che vengono assunti per i loro effetti piacevoli dovuti, appunto, ad un aumento del segnale della dopamina a livello centrale, creando dipendenza.
Tra gli antidepressivi di origine naturale ricordiamo l'ipericina, una sostanza ricavata dall'Hipericum perforatum e dotata di una blanda attività antidepressiva (inibisce sostanzialmente il riassorbimento della serotonina).
Attualmente il ministero della salute ha posto un limite di dosaggio nei composti a base di iperico; questo limite è di 21 microgrammi di ipericina nelle 24 ore, una dose nettamente inferiore a quella necessaria per ottenere un effetto depressivo (2,7 mg nelle 24 ore).


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