Dislipidemia
Il termine dislipidemia identifica qualsiasi anomalia significativa dei lipidi presenti nel sangue. Queste sostanze non circolano mai da sole, ma associate a particolari proteine di trasporto.
Gli acidi grassi liberi, derivati dall'idrolisi dei trigliceridi del tessuto adiposo, circolano nel sangue legati soprattutto all'albumina, mentre il colesterolo e gli altri grassi (in particolare fosfolipidi e trigliceridi) sono contenuti all'interno di cinque tipi di molecole lipoproteiche.
| Lipoproteine* | Chilomicroni | VLDL | LDL | HDL |
| Densità (g/ml) | 0.93 | 0.95-1.006 | 1.019-1.063 | 1.063-1.210 |
| Diametro Å* | 800-5000 | 300-800 | 216 | 74-100 |
Composizione: proteine % lipidi %
|
<2 98
|
8 92
|
22 78
|
50 50
|
| Lipide maggiore | Trigliceridi | Trigliceridi | Colesterolo | Colesterolo |
| Funzione principale | Trasporto trigliceridi esogeni (assunti con gli alimenti) | Trasporto trigliceridi endogeni (sintetizzati dall'organismo) | Trasporto colesterolo ai tessuti periferici | Trasporto colesterolo dai tessuti periferici al fegato |
| Origine | Intestino | Fegato | Metabolismo delle VLDL | Intestino Fegato |
* Oltre a questi, che sono i più conosciuti, esiste un quinto tipo di lipoproteine plasmatiche, che tuttavia non raggiunge concentrazioni significative a causa del suo rapido ricambio. Si tratta delle IDL, o lipoproteine a densità intermedia, che - prodotte per effetto della degradazione dei chilomicroni e delle VLDL - sono conosciute anche come "remnants", cioè "rimanenti" dalla degradazione delle altre lipoproteine.
Nei Paesi industrializzati, la dislipedemia più comune è l'iperlipedemia, una condizione dovuta all'aumento dei livelli ematici di uno o più grassi, spesso associato ad errati stili di vita e a cattive abitudini alimentari. Tale condizione espone il soggetto ad un maggior rischio di subire incidenti cardiovascolari come angina, infarto miocardico, claudicatio intermittens e ictus.
Nella seguente tabella è riportata la classificazione delle iperlipidemie in relazione al fenotipo e al tipo specifico di lipoproteina che viene ad aumentare.

Le iperlipidemie più comuni sono caratterizzate da ipercolesterolemia (IIa), ipertrigliceridemia (IV) e dall'associazione delle due (ipercolesterolemia con ipertrigliceridemia, fenotipo IIb). Non dobbiamo comunque dimenticare che il metabolismo lipoproteico è strettamente interrelato e che l’alterazione metabolica primitiva di una classe lipoproteica si riflette a cascata su lipoproteine di classe diversa, risultando spesso in un'anormalità dell’intero quadro lipoproteico.
All'immancabile componente genetica, che può incidere in maniera più o meno importante allo sviluppo delle dislipidemie, si sommano fattori di rischio secondari, come insulino-resistenza, diabete mellito, obesità , ipotiroidismo, malattie renali ed epatiche, sindromi colestatiche, alcolismo, gotta ed alcuni farmaci (in particolare gli anticoncezionali estroprogestinici ed i diuretici tiazidici). In tal senso vengono distinte dislipidemie primarie (comuni nel bambino) e dislipidemie secondarie (comuni nell'adulto e nell'anziano). Nelle prime - tra cui rientrano, ad esempio, l'ipercolesterolemia poligenica, l'ipercolesterolemia familiare e l'ipertrigliceridemia familiare - il problema è determinato principalmente da un'anomalia genetica; nelle seconde la dislipedemia non è congenita, ma causata da una o più delle condizioni elencate in precedenza. In generale, la più comune causa di dislipidemia secondaria è data dal binomio tra alimentazione inappropriata (ricca in colesterolo, calorie ed in grassi saturi) e sedentarietà .
Ultima modifica: 01/12/2009 - Informativa pubblicità -
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Martedì, 16 marzo 2010 ore 12:14



