Chetoacidosi: dipende dalla coesistenza della carenza di insulina in presenza di un eccesso di glucagone, come avviene nel diabete di tipo 1. Quando si ha carenza di insulina, il glucosio non entra nelle cellule, che quindi non possono utilizzarlo per sviluppare energia. Questa, allora, viene ricavata dagli stessi lipidi e, per farlo, essi devono essere trasportati al fegat, dove subiscono la cosiddetta "ossidazione degli acidi grassi", che produce energia ma anche elevate quantità di una molecola (acetil-coenzima A), da cui derivano i corpi chetonici (acido idrossi-butirrico e acido acetacetico). Essi poi passano nel sangue e vengono eliminati con le urine, ma, se sono in concentrazioni molto elevate, provocano quella che viene chiamata chetoacidosi diabetica. Essa può essere scatenata da varie forme di stress (infezioni, traumi, interventi chirurgici) e si verifica sempre in diabeti molto scompensati, con grave carenza di insulina. I suoi primi sintomi sono gastrointestinali, sotto forma di anoressia (mancanza di appetito), nausea, vomito, talora dolori addominali. Il più comune errore che viene commesso in questo stadio, in diabetici in trattamento con insulina (ovviamente insufficiente), è la sospensione della somministrazione dell'ormone perché i disturbi gastrici impediscono l'assunzione di un pasto. La mancata somministrazione di insulina proprio nel momento in cui sarebbe necessario incrementarne la dose può essere determinante per l'ulteriore evoluzione della chetoacidosi. Essa, se non adeguatamente trattata, progredisce fino al coma chetoacidosico, in cui il paziente ha un caratteristico respiro, profondo e rapido (respiro di Kussmaul) e alito "acetonico", che sa intensamente di frutta marcia (l'alito acetonico può essere avvertito anche prima che il paziente vada in coma). Il suo aspetto è profondamente disidratato, con bulbi oculari infossati, labbra secche e screpolate. Questi pazienti mostrano una intensa glicosuria e la presenza di grandi quantità di corpi chetonici nelle urine e nel sangue associata ad un elevata iperglicemia (tra i 500 e i 700 mg/dl).
Coma iperosmolare non chetosico: è caratteristico del diabete di tipo 2 e si osserva di solito in pazienti anziani nei quali la capacità di assumere liquidi è menomata, tanto da rendere impossibile il compenso delle perdite idriche dovute alla diuresi osmotica. Ne consegue una grave sintomatologia neurologica dovuta alla disidratazione delle cellule. Solitamente il paziente che va incontro al coma iperosmolare è anziano, per lo più vive da solo od è ricoverato in un'istituzione. I primi sintomi consistono in uno stato confusionale, cui consegue abbastanza rapidamente il coma. Possono aversi anche altri sintomi neurologici come convulsioni o deficit motori. Sono comuni le complicanze: infezioni (per lo più respiratorie), trombosi (per l'aumento della viscosità del sangue) o emorragici, pancreatite.
Gli esami di laboratorio mostrano marcata glicosuria in assenza di corpi chetonici nelle urine e glicemia
estremamente elevata (di solito sopra i 1000 mg/dl, circa il doppio dei valori nel coma chetoacidosico.
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Emozioni femminili: Beh ti garantisco che allora molte dovrebbero andare dallo psicologo :-D
ritenzione idrica: Bevi tanto, mangia pochissimo salato, tanta verdura e frutta e tanta attività fisica.
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