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      Ultima modifica: 23/11/2011

Colonscopia

La colonscopia è una procedura diagnostica finalizzata alla visione diretta delle pareti interne del grosso intestino (colon). A tale scopo si utilizza una piccola sonda flessibile - chiamata colonscopio e munita di telecamera all'apice - inserita previa lubrificazione per via anale e poi fatta risalire pian piano nel retto e negli altri tratti dell'intestino crasso, per incontrare nell'ordine sigma, colon discendente, colon trasverso, colon ascendente e cieco (vedi figura in basso); raggiunto l'ultimo tratto dell'intestino tenue, chiamato ileo, il colonscopio viene ritirato con altrettanta delicatezza.

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Al fine di garantire una migliore visualizzazione della mucosa colica, durante la colonscopia si rende necessaria la distensione delle pareti intestinali, che viene ottenuta insufflando anidride carbonica attraverso il colonscopio; questo speciale strumento, oltre a fungere da videocamera e insufflare aria, può - all'occorrenza - pulire le pareti del colon con acqua, aspirare il contenuto intestinale o fungere da veicolo di strumenti chirurgici con cui eseguire prelievi di tessuto o asportare polipi. La colonscopia non ha quindi fini esclusivamente diagnostici, ma può essere utilizzata anche per eseguire biopsie ed interventi terapeutici. Ad ogni modo, la sua applicazione principale rimane l'indagine dello stato di salute della mucosa colica, al fine di individuare eventuali lesioni, ulcerazioni, occlusioni o masse tumorali nelle immagini che scorrono sullo schermo. Durante l'intera operazione il paziente si mantiene sdraiato sul fianco sinistro, ma può essere invitato dal medico ad eseguire piccoli movimenti; antidolorifici e tranquillanti vengono generalmente somministrati per rendere più confortevole l'esame ed attenuare le sensazioni spiacevoli. Nel complesso, l'indagine si protrae per circa 30-40 minuti.

Colonscopia

Colonscopia: le indicazioni

La colonscopia riconosce essenzialmente due grossi campi applicativi: lo screening del cancro al colon e la ricerca di elementi diagnostici in presenza di segni e sintomi di natura intestinale.

COLONSCOPIA E CANCRO AL COLON: l'esame può essere eseguito come indagine di primo o secondo livello per lo screening del cancro al colon. Per la popolazione priva di fattori di rischio importanti oltre l'età, le linee guida consigliano di eseguire una colonscopia od una sigmoidoscopia tra i 58 ed i 60 anni, da ripetere ogni decennio. I due esami sono basati sugli stessi principi metodologici, con la differenza che la sigmoidoscopia si limita allo studio endoscopico dell'ultimo tratto del colon; il suo principale svantaggio è dato dal fatto che poco meno della metà dei polipi adenomatosi e dei tumori si forma nei tratti superiori, mentre dall'altro lato esibisce l'importante vantaggio di essere meno invasiva rispetto e di esporre il paziente ad un minor grado di rischio. La colonscopia, dall'altro lato, pur essendo considerata il "gold standard" per lo screening del tumore al colon, richiede una preparazione più fastidiosa, un tempo di esecuzione più lungo e presenta un rischio maggiore di effetti collaterali negativi (come perforazione intestinale e sanguinamento), che si possono verificare in 2-3 casi su 1000 esami. Per questo motivo, nelle persone a rischio medio-basso, la colonscopia trova principalmente applicazione come indagine di secondo livello dopo il riscontro di sangue occulto nelle feci o di polipi mediante sigmoidoscopia.

In presenza di altri fattori di rischio, come la poliposi del colon o la familiarità per questa ed altre forme tumorali, il medico può consigliare l'esecuzione di una colonscopia come indagine di primo livello a partire dai 40/50 anni di età ogni cinque o dieci anni.

COLONSCOPIA E DIAGNOSI DI MALATTIE INTESTINALI: oltre che nello screening del cancro al colon-retto, la colonscopia viene tipicamente utilizzata per indagare le origini di sintomi come dolori addominali, sanguinamento rettale, stipsi o diarrea cronica, frequenti alterazioni dell'alvo (periodi di stitichezza alternati ad episodi diarroici), anemia sideropenica di origine sconosciuta, tenesmo (sensazione di incompleta evacuazione delle feci), emissione di escrementi nastriformi e abbondante presenza di muco nelle feci. Molti di questi sintomi sono riconducibili anche alle forme tumorali del cancro al colon-retto.

Rischi, controindicazioni ed effetti collaterali della colonscopia

La colonscopia è un esame diagnostico a basso rischio; complicazioni importanti si verificano statisticamente in circa 3 casi su 1000, a causa dei sedativi utilizzati durante l'esame, dell'accidentale perforazione del colon o dell'eventuale sanguinamento in seguito alla rimozione di polipi od altri tessuti anomali. La complicanza più grave (< 1 caso su 2000) è la perforazione del colon, che richiede un immediato intervento di chirurgia maggiore. Eventuali perdite di sangue possono invece essere arrestate mediante cauterizzazione già durante la colonscopia, che dev'essere ripetuta a tale scopo nel caso in cui l'emorragia si manifestasse senza arrestarsi spontaneamente nei giorni successivi al primo esame. Le altre complicazioni riguardano l'effetto dei farmaci sedativi su persone a rischio, come i cardiopatici.

La colonscopia è sconsigliata in caso di diverticolite acuta, megacolon tossico e nel recupero da interventi chirurgici in questo tratto di intestino, per la maggiore suscettibilità al rischio di perforazioni intestinali.


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Foto utenteEmozioni femminili: Grazie, spiegazione esauriente! Cmq se qualcuno avesse spiegazioni alternative/integrative mi farebbe piacere sentirle ;-)
 

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