Sindrome del Colon Irritabile - Diagnosi

Premessa

La cosiddetta sindrome del colon irritabile consiste in un insieme di sintomi intestinali cronici, riferibili al tratto di intestino crasso chiamato colon.
Nota anche come sindrome dell'intestino irritabile, colon irritabile, colite spastica o IBS, la sindrome del colon irritabile colpisce più frequentemente le donne rispetto agli uomini (i pazienti di sesso femminile sono circa il doppio dei pazienti di sesso maschile) ed è spesso associata a disturbi della sfera psicologica, come per esempio la depressione o l'ansia.Diagnosi IBS

Diagnosi colon irritabile

La diagnosi di sindrome del colon irritabile è il risultato di un approfondito esame obiettivo, di una scrupolosa anamnesi (o storia clinica) e di una serie di indagini (tra cui esami di laboratorio, esami strumentali ecc.) volte a escludere tutte le patologie che, dal punto di vista sintomatologico, assomigliano al colon irritabile (N.B: procedere per esclusione, allo scopo di individuare una malattia, è una pratica nota come diagnosi differenziale).
Purtroppo, al momento attuale, non esiste un test diagnostico che permetta di individuare specificatamente il colon irritabile; in altre parole, manca un test diagnostico specifico, come potrebbe essere la biopsia in caso di una neoplasia.

Anamnesi e criteri diagnostici

Non disponendo di un test specifico per l'individuazione del colon irritabile, la comunità medico-scientifica ha pensato di definire, in occasione di dibattiti e congressi sull'argomento, una serie di criteri diagnostici da utilizzare come termine di paragone con quanto emerso dall'esame obiettivo e soprattutto dall'anamnesi. Detto altrimenti, i medici hanno stilato un elenco preciso dei sintomi che dovrebbe presentare un individuo, per essere considerato malato di sindrome del colon irritabile.
I criteri diagnostici a cui si sta facendo riferimento sono i cosiddetti criteri di Manning e i cosiddetti Rome Criteria.

  • Criteri di Manning: formulati nel 1978 e ancora validi, rappresentano i primi criteri diagnostici a trovare impiego nell'individuazione del colon irritabile.
    Brevemente, i criteri di Manning concentrano le attenzioni principalmente su: il dolore addominale attenuato dall'evacuazione, la presenza di muco nelle feci, la sensazione di incompleto svuotamento dell'intestino dopo ogni evacuazione, il cambiamento della consistenza delle feci e il gonfiore addominale.
  • Rome Criteria: stabiliti tra il 1992 e il 2006, sono i criteri diagnostici più utilizzati nell'identificazione della colite spastica.
    Secondo i Rome Criteria, un individuo soffre di sindrome del colon irritabile se, per almeno 12 settimane (anche non consecutive) spalmate in un arco temporale di 12 mesi consecutivi, ha lamentato un dolore o un disagio addominale, caratterizzato da minimo due dei tre seguenti fenomeni:
    • Attenuazione della sensazione dolorosa dopo l'evacuazione e/o
    • Variazioni nella frequenza delle evacuazioni e/o
    • Variazioni nella consistenza delle feci.

Sempre secondo i Rome Criteria, la presenza di altri sintomi, come gonfiore addominale, presenza di muco nelle feci, sensazione di evacuazione incompleta ecc., è importante, ma non fondamentale o significativa dal punto di vista diagnostico.


Tabella: I criteri di Manning.

  • Dolore addominale attenuato dall'evacuazione.
  • Presenza di feci liquide all'esordio del dolore.
  • Aumentata frequenza delle evacuazioni all'esordio del dolore.
  • Gonfiore addominale.
  • Presenza di muco nelle feci in almeno il 25% delle evacuazioni.
  • Sensazione di incompleto svuotamento intestinale in almeno il 25% delle evacuazioni.

Tabella. I Rome Criteria.
Rome Criteria I (1992)

Rome Criteria II (1999)

Rome Criteria (2006)

Per almeno 3 mesi continui:

  • Dolore o disagio addominale

Per almeno 12 settimane (anche non consecutive) in un arco temporale di 12 mesi consecutivi:

  • Dolore o disagio addominale

Ha comportato soltanto piccole modifiche e l'emanazione di criteri diagnostici pediatrici.

E la presenza di almeno 1 dei seguenti fenomeni:

  • Dolore attenuato dall'evacuazione
  • Variazioni nelle frequenza delle evacuazioni
  • Variazioni nella consistenza delle feci

E la presenza di almeno 2 dei seguenti fenomeni:

  • Dolore attenuato dall'evacuazione
  • Variazioni nella frequenza delle evacuazioni
  • Variazioni nella consistenza delle feci

O la presenza di almeno 2 dei seguenti fenomeni:

  • Forma alterata delle feci
  • Alterato passaggio delle feci (es: sensazione di svuotamento incompleto dell'intestino)
  • Presenza di muco nelle feci
  • Gonfiore o tensione addominale

Ulteriori caratteristiche suggestive:

  • Forma alterata delle feci
  • Alterato passaggio delle feci (es: sensazione di svuotamento incompleto dell'intestino)
  • Presenza di muco nelle feci
  • Gonfiore o tensione addominale

Diagnosi differenziale

I vari test che compongono la cosiddetta diagnosi differenziale seguono, quasi sempre, l'esecuzione dell'esame obiettivo e dell'anamnesi, e servono a confermare o smentire quanto concluso in precedenza.
Tra i test di diagnosi differenziale prescritti in presenza di un sospetto caso di sindrome del colon irritabile, rientrano:

  • L'analisi delle feci per la ricerca del sangue occulto (sangue occulto nelle feci). Significa ricercare, mediante indagini di laboratorio, la presenza di tracce di sangue nelle feci del paziente.
  • La coprocoltura, ossia l'esame microbiologico delle feci. Consiste nella ricerca di batteri o parassiti, nelle feci. È indicata in presenza di diarrea cronica.
  • La sigmoidoscopia flessibile. Permette di studiare lo stato di salute della parte terminale del colon e il retto. Lo strumento di studio è un tubicino flessibile, dotato di una telecamera e una luce all'estremità che il medico inserisce nell'ano del paziente, nel corso dell'esame.
    Come si può intuire, si tratta di una procedura alquanto invasiva.
  • La colonscopia. Serve all'analisi completa del colon. Dal punto di vista procedurale, non è molto diversa dalla sigmoidoscopia flessibile: anche la colonscopia, infatti, prevede l'introduzione attraverso l'ano dello strumento d'indagine, che è un piccolo tubicino flessibile fornito di telecamera e luce.
  • L'esame radiologico dell'apparato digerente con mezzo di contrasto al solfato di bario. Fornisce immagini abbastanza chiare del colon. Consente l'individuazione di eventuali masse tumorali o anomalie anatomiche.
    Pur essendo indolore, rientra comunque tra le pratiche diagnostiche lievemente invasive, in quanto prevede l'esposizione del paziente a una dose di radiazioni ionizzanti nocive per l'organismo umano.
  • La TAC addominale e pelvica. Fornisce immagini tridimensionali dettagliate degli organi con sede nell'addome e nella pelvi. Permette l'identificazione di eventuali masse tumorali e anomalie anatomiche a livello degli organi presenti nei suddetti distretti.
    Pur essendo indolore, è da considerarsi un test invasivo, in quanto espone il paziente a una dose non trascurabile di radiazioni ionizzanti.
  • Il breath test per la diagnosi di intolleranza al lattosio. Consente di stabilire se il paziente sotto indagine produce quantità sufficienti di lattasi, cioè l'enzima fondamentale per la digestione del lattosio.
    Si ricorda ai lettori che la mancata o ridotta capacità di digestione del lattosio, per assenza dell'enzima lattasi, comporta sintomi quali: dolore addominale, meteorismo e diarrea in seguito all'ingestione di latte e derivati.
  • Un breath test per la determinazione della colonizzazione batterica dell'intestino. Serve a ricercare eventuali contaminazioni dell'intestino tenue, da parte di batteri. Prevede la somministrazione al paziente di glucidi quali glucosio, lattulosio o xilosio.
  • Analisi approfondite del sangue. Sono utili a valutare la presenza di un disturbo come la celiachia, che causa sintomi e segni molto simili alla sindrome del colon irritabile, ma presenta complicanze decisamente più gravi.

Se da questi esami di laboratorio e diagnostica per immagini non emerge nulla di significativo, e se i sintomi rispondono ai criteri di Manning o ai Rome Criteria, è altamente concreta la possibilità che il paziente sotto indagine soffra di sindrome del colon irritabile.

Sintomi e segni pericolosi che escludono la sindrome del colon irritabile

La presenza di determinati sintomi e segni, tra cui perdita di peso, sanguinamento rettale, febbre, nausea, vomito ecc., suggerisce che sia in corso una malattia diversa e più grave del colon irritabile (es: cancro dell'intestino, cancro dell'ovaio, una malattia infiammatoria intestinale, celiachia, endometriosi ecc.).
È per questo motivo che, al cospetto di una tale sintomatologia, i medici decidono, con effetto immediato, di sottoporre il paziente a ulteriori accertamenti diagnostici.


Principali segnali che suggeriscono la presenza di una malattia più grave del colon irritabile:
  • Comparsa della sintomatologia dopo i 50 o in età ancora più avanzata
  • Anoressia e perdita di peso
  • Sintomatologia con caratteristiche acute e non croniche
  • Sanguinamento rettale
  • Febbre
  • Nausea e vomito ricorrenti
  • Forte dolore addominale, anche e soprattutto durante la notte
  • Diarrea persistente; diarrea al risveglio
  • Steatorrea
  • Anemia da carenza di ferro

Inquadramento clinico

Possibile inquadramento clinico di un individuo con sindrome del colon irritabile

  1. Alterazioni dell'alvo (N.B: in medicina, “alvo” indica il canale intestinale nel suo complesso e la funzione della defecazione):
    1. Variabilità della stipsi, con comparsa di feci aride e nastriformi, dolore addominale, riduzione della frequenza delle evacuazioni; resistenza ai lassativi.
    2. Gli episodi di diarrea si caratterizzano per feci pressoché liquide e di volume ridotto; ci sono urgenza all'evacuazione e aumento di frequenza nel numero delle evacuazioni.
    3. Urgenza all'evacuazione dopo i pasti.
    4. Alternanza “stipsi-diarrea”; in alcuni soggetti predomina la stipsi, in altri, invece, la diarrea.
  2. Dolore addominale:
    1. È frequente e, di norma, è localizzato tra il basso ventre e i quadranti di sinistra dell'addome; talvolta, si diffonde all'intera regione addominale.
    2. Episodi di dolore acuto alternati a momenti di remissione della sintomatologia dolorosa.
    3. I pasti possono scatenare una crisi dolorosa, che l'evacuazione consente di risolvere o alleviare.
  3. Distensione addominale:
    1. Aumento della distensione addominale, presenza di gas e flatulenza.
    2. Aumento della circonferenza addominale durante la giornata, associato a un'insolita sensazione di insofferenza.
  4. Muco nelle feci (o mucorrea):
    1. Muco chiaro o biancastro.
  5. Sintomi non riferibili al colon o, comunque, extraddominali:
    1. Vomito, nausea, bruciore retrosternale, mal di schiena, disfunzioni sessuali (dispareunia o riduzione della libido), aumento della frequenza delle minzioni sino all'urgenza e all'incontinenza urinaria da urgenza.
    2. Accentuazione della sintomatologia durante il periodo perimestruale (nelle pazienti donna ovviamente).
    3. Fibromialgia (dolore muscolare cronico diffuso, associato a rigidità).
  6. Sintomi appartenenti alla sfera psicologica:
    1. Episodi di ansia.
    2. Depressione.

Conclusioni

Formulare una diagnosi di sindrome del colon irritabile non è per nulla semplice. A complicare le cose sono principalmente: la già citata impossibilità di poter contare su un esame diagnostico specifico, l'aspecificità dei sintomi e l'estrema variabilità sintomatologica tra paziente e paziente.
Il raggiungimento della diagnosi di sindrome del colon irritabile può richiedere diverso tempo, anche a un medico di esperienza.


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