Il colera è una malattia infettiva e contagiosa di origine batterica, determinata dall'enterotossina del vibrione Vibrio cholerae. Si contrae attraverso l'ingestione di cibo o di acqua contaminati e si manifesta con diarrea abbondante e dolori addominali.
Quando l'infezione è particolarmente grave, le scariche diarroiche si fanno più intense e si accompagnano a vomito e crampi muscolari. Sono talora presenti febbre e sangue nelle feci.
Purtroppo, se non si interviene tempestivamente garantendo al paziente un elevato apporto di liquidi, la notevole perdita di acqua e sali minerali può portare alla morte dell'individuo.
Diffuso soprattutto in Asia e in Africa, negli ultimi decenni il colera non ha risparmiato nemmeno i Paesi industrializzati (piccole epidemie sono comparse anche in Italia). La più grave strage della storia recente è stata registrata ai confini del
Ruanda, dove nel 1994 il colera ha causato la morte di 20.000-50.000 persone. La diffusione della malattia fu favorita dalle condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene che caratterizzavano i campi profughi Ruandesi.
I principali veicoli dell'infezione colerica sono l'acqua (agente causale per eccellenza) e gli alimenti da essa contaminati (soprattutto vegetali e molluschi).
I portatori, i malati ed i convalescenti eliminano i vibrioni del colera con le feci e con il vomito. In caso di strutture igienico-sanitarie scadenti, questi microrganismi possono inquinare le acque destinate all'alimentazione umana o all'irrigazione, con conseguente contaminazione dei prodotti ortofrutticoli. Le falde inquinate possono anche raggiungere il mare e trasmettere l'infezione a molluschi come cozze e vongole. Anche le mosche e la manipolazione diretta di alimenti da parte di malati e portatori, favoriscono la diffusione della malattia. Per tutti questi motivi l'isolamento ospedaliero dei malati è estremamente importante ed obbligatorio per legge.
Penetrato per via orale, il vibrione del colera raggiunge e colonizza l'intestino tenue, producendo un'enterotossina responsabile dei sintomi classicamente associati alla malattia.
Il vibrione del colera sopravvive molto bene nelle acque potabili (da 7 a 14 giorni) e nei fiumi (uno o due giorni), mentre è particolarmente sensibile alle elevate temperature. Per inattivarlo è sufficiente far bollire l'acqua per pochi secondi o cuocere con cura gli alimenti.
La terapia si basa in primo luogo sulla tempestiva reidratazione del paziente, tramite apposite soluzioni saline da somministrare per via orale o tramite fleboclisi. La via endovenosa dev'essere usata nei casi più gravi, in caso di vomito o in presenza di disturbi comportamentali. La cura del colera non può comunque prescindere da un idoneo trattamento antibiotico, necessario per ridurre la durata dell'infezione ed accelerare il recupero.
Oltre all'acqua è necessario rifornire l'organismo dei sali minerali perduti, stimolando l'assunzione di liquidi sotto forma di frutta, succhi, brodo vegetale o di carne.
La vaccinazione anticolerica non è più obbligatoria da quando, nel 1973, l'OMS ha stabilito che tale pratica non dev'essere richiesta ad alcun viaggiatore. Nello stesso anno, nell'Italia meridionale, si registrò un epidemia di colera con 227 casi e 24 morti in Campania, attribuiti, per lo più, al consumo di frutti di mare infetti.
Il rischio per il viaggiatore di contrarre il colera durante le visite ai Paesi a rischio è ridotto, poiché tale malattia è prerogativa delle zone rurali più povere che, generalmente, non vengono interessate dal flusso turistico.
In caso di epidemia colerica la profilassi si basa sulla somministrazione di vaccini orali di recente commercializzazione, come il Dukoral, in grado di offrire una buona protezione senza causare gli spiacevoli effetti collaterali associati al vecchio vaccino.
In ogni caso, prima di partire per zone a rischio epidemico, è opportuno consultare il parere di un medico, rivolgendosi, per esempio, al Centro di Medicina dei Viaggi presso la ASL più vicina.
Ai fini preventivi, una volta giunti a destinazione, è buona regola accertare la provenienza dell'acqua destinata all'alimentazione (preferire quella imbottigliata o bollita) e all'igiene personale che, tra l'altro, dev'essere sempre scrupolosa. La prevenzione del colera si basa inoltre sul consumo di alimenti ben cotti (i cibi più a rischio sono i molluschi e le verdure crude) e sulla protezione della cute dal contatto con insetti capaci di veicolare i vibrioni del colera dagli escreti sugli alimenti.
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Personal Trainer: DR.Giovanni CassianiMytosterone: Di fatto su atleti che usano farmaci l'uso di tribulus e maca post ciclo aiuta tantissimo, qualora non sussistano variazioni imbarazzanti di lh fsh da necessitare gonadotropine e/o in cicli monofarmaco a bassa androgenicità, su natural l'aumento del testosterone c'e sempre! ed è marcato. A me ad esempio...
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