Carenza di ferro

La relazione tra anemia e carenza di ferro è universalmente nota, così come tutti sanno che il minerale è parte fondamentale dell'emoglobina, una molecola essenziale per il trasporto dell'ossigeno nel sangue. Da ciò deriva il frequente e spontaneo ricorso ad integratori di ferro, diffusi soprattutto in ambito sportivo.

Un po' meno conosciute sono tutte le altre cause di anemia, nelle quali non sussiste alcun deficit del minerale. Poche persone possiedono inoltre sufficienti nozioni sul metabolismo del ferro nell'organismo. Per questo motivo riportiamo brevemente qualche cenno di biologia, utile per stabilire la necessità o meno degli integratori a base di ferro.

L'assorbimento del minerale, a livello intestinale, varia in stretta relazione con il fabbisogno corporeo; se questo aumenta la mucosa dell'intestino lo assorbe in maggiori percentuali e viceversa.

Le perdite quotidiane di ferro sono quantificabili in circa 0,8-1,5 mg al giorno, ma esiste una certa variabilità individuale soprattutto nel sesso femminile.

Solo il 10-35% del ferro presente negli alimenti animali ed il 2-10% di quello contenuto nei vegetali viene effettivamente assorbito. Se si assume una percentuale media del 10%, l'assunzione dev'essere pari a 10 volte il fabbisogno; in questo caso è quindi quantificabile in 8-15 mg/die.

La presenza di vitamina C, acido citrico (è dunque utile l'aggiunta di qualche goccia di limone sul pesce o sulla bistecca), zuccheri (soprattutto fruttosio) ed amminoacidi, facilita l'assorbimento del ferro, che viene invece ostacolato da the e caffè. Anche nelle verdure e negli alimenti integrali sono presenti sostanze in grado di limitare l'assorbimento del ferro; normalmente la quantità sottratta all'organismo è irrilevante ai fini del metabolismo complessivo, ma può contribuire all'instaurarsi di stati carenziali qualora la dieta sia allo stesso tempo povera di carne e pesce.

Il bilancio del ferro è regolato soprattutto a livello dell'assorbimento, mentre l'eliminazione è relativamente costante (0,8-1,5 mg al giorno) ed avviene prevalentemente con la bile, le feci, le piccole emorragie intestinali, la desquamazione della pelle e l'urina.

Per ogni ml di sangue perso se ne vanno circa 0,5 mg di ferro.

È difficile quantificare le perdite ematiche durante le mestruazioni; una media ragionevole è compresa tra i 30 ed i 60 ml al mese, ma alcune donne possono perderne molto meno o molto più, senza sconfinare nell'anormalità. Considerando un valore di 46 ml e distribuendo le perdite totali (46/2 = 23 mg) per i 30 giorni del mese, si ottiene un surplus quotidiano di 0,76 mg. Per soddisfare tale quota sono dunque necessari circa 7,6 mg di ferro in più al giorno.

Per quanto detto sinora, possiamo individuare vari fattori che predispongono l'individuo a carenza di ferro:

apporto ridotto, dovuto a diete povere di carne e basate prevalentemente su cereali integrali e verdure;

dieta eccessivamente ricca di crusca (utilizzata da alcuni per regolarizzare la funzionalità intestinale);

insufficiente assorbimento: acloridria, diarrea, alterazioni gastro-intestinali, abuso di lassativi;

eccessive perdite ematiche (emorroidi, perdita di sangue dal naso, flusso mestruale abbondante, ulcere, emorragie del tratto gastrointestinale, ecc);

gravidanza e allattamento;

sport (soprattutto la corsa di resistenza).

L'utilizzo degli integratori a base di ferro è dunque giustificato qualora sussistano alcuni dei fattori di rischio sopraelencati. Il trattamento di queste condizioni prevede la somministrazione di fonti esterne di ferro (integratori), poiché i soli alimenti possono non essere sufficienti a riequilibrare carenze importanti.

Adeguare le proprie abitudini dietetiche è comunque importante, basti pensare che la vitamina C contenuta in un bicchiere di succo d'arancia è in grado di triplicare l'assorbimento del ferro fornito dalla prima colazione.

L'utilizzo degli integratori di ferro dovrebbe avvenire esclusivamente sotto consiglio medico, dopo un'attenta valutazione di specifici esami del sangue. Solo in questo modo si potranno evitare problemi da eccesso e scoprire le reali cause del quadro anemico.