Candida: diagnosi e terapia

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Diagnosi

Le specie più spesso responsabili di candidosi comprendono Candida albicans, Candida tropicalis, Candida kefyr, Candida glabrata, Candida krusei, Candida parapsilosis.
Solitamente la diagnosi vene effettuata prelevando del materiale direttamente dalle lesioni che esse procurano ed analizzandolo al microscopio ottico ed in coltura. Quest'ultima consiste nel seminare il materiale prelevato su terreni solidi (il più usato è quello di Sabouraud), sui quali si sviluppano, in circa 24 ore, colonie lisce, biancastre o color crema, con aspetto opaco e  pastoso. È necessario identificare le specie di tutti i lieviti coltivati dal sangue, dal liquido cerebrospinale e dai prelievi chirurgici (fonti sterili). Devono inoltre essere stabiliti degli standard di laboratorio per l'identificazione dei lieviti dall'espettorato, dalle urine, dal tampone vaginale e da altre fonti non sterili, perché i lieviti possono far parte della normale flora microbica od essere dei colonizzatori transitori. Esiste anche un test rapido (qualche minuto) ed affidabile per l'identificazione di Candida albicans, chiamato test di filamentizzazione.

Terapia, profilassi e controllo

Nel paziente immunocompetente, la terapia topica (in pomata) viene in genere preferita per la malattia della cute e delle mucose, ed eccetto per la micosi delle unghie (onicomicosi), solitamente si osserva una buona risposta clinica.
Nella candidosi cutanea, orale e vulvo-vaginale sono generalmente sufficienti terapie locali con nistatina, miconazolo o, nei casi resistenti, altri antimicotici derivati azolici somministrati per via orale come il ketoconazolo ed il fluconazolo. Bisogna però tener presente che tutti i derivati azolici sono fungostatici (ovvero non eliminano il fungo, ma ne bloccano la replicazione e la motliplicazione, dando tempo al sistema immunitario del soggetto di eliminarlo) e la malattia può recidivare dopo che la terapia viene interrotta.
Nell'infezione candidosica dell'esofago, buoni risultati si ottengono con gli azolici per via orale (ketoconazolo, fluconazolo, itraconazolo).
Nella candidosi muco-cutanea cronica il trattamento con azolici è spesso efficace, ma quasi costanti sono le recidive.
Molto importante, quando si debbano effettuare delle terapie con antibiotici, soprattutto per lunghi periodi, assumere durante tutta la durata della terapia e durante la successiva settimana, degli integratori di fermenti lattici (lattobacilli) per via orale e, nelle donne, sotto forma di ovuli vaginali a scopo preventivo, per riequilibrare la flora batterica gastrointestinale e vaginale e prevenire l'insorgenza della candidosi. Negli individui recidivanti od immunodepressi e nelle donne particolarmente predisposte a sviluppare vulvo-vaginite da Candida, si possono anche assumere, contemporaneamente alla terapia antibiotica, dei derivati azolici a basso dosaggio somministrati per via orale per tutta la durata della terapia antibiotica, sempre a scopo preventivo.
La terapia per la malattia sistemica varia a seconda dell'organo coinvolto e dello stato immunitario del paziente. Per la malattia sistemica, soprattutto nelle gravi forme polmonari e nelle sepsi,  si deve ricorrere all'amfotericina B, da sola od in combinazione con la 5-fluorocitosina.
Nell'endocardite è generalmente necessaria la terapia chirurgica.
Le infezioni micotiche nei pazienti immunocompromessi danno molti più problemi, perché le condizioni sottostanti che portano all'immunosoppressione devono essere corrette per ottenere la massima risposta dal trattamento antifungino. I pazienti intubati o con cateteri devono essere seguiti con particolare cura; cateteri e tubi di infusione devono essere cambiati frequentemente per evitare contaminazioni e la formazione di foci di colonizzazione.
Nell'AIDS la sospensione del trattamento è seguita da recidive, ma la profilassi continuativa può provocare l'acquisizione di resistenza da parte di Candida albicans  o la selezione di varietà di Candida scarsamente sensibili agli antimicotici (Candida. krusei, Candida glabrata) per cui è preferibile praticare la profilassi periodicamente alternando periodi di sospensione.


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