Campylobacter

Campylobacter patogeni

Campylobacter è un genere di batteri costituito da bacilli mobili a forma di bastoncino ricurvo o spiraliforme, non sporigeni.

Microaerofili, gram negativi, termofili e molto labili nell'ambiente esterno, i batteri appartenenti al genere Campylobacter sono tra i contaminanti microbici che destano maggiori preoccupazioni per le infezioni umane da alimenti contaminati.

In particolare, tra le 15 specie di Campylobacter attualmente individuate, soltanto quattro si associano comunemente a malattie nell'uomo:

  • Campylobacter jeujini, Campylobacter coli e Campylobacter lari: rappresentano, in ordine decrescente, le specie più comunemente associate ad infezione nell'uomo; provocano prevalentemente infezioni intestinali che si accompagnano ai classici sintomi delle gastroenteriti.
  • Campylobacter fetus: responsabile di infezioni extraintestinali nel neonato e nei soggetti immunocompromessi.

Le infezioni da Campylobacter sono zoonosi (malattie trasmesse dagli animali) diffuse in tutto il mondo, che non risparmiano nemmeno i paesi più industrializzati. Campylobacter jejuniQuesti batteri sono infatti comuni commensali di molti animali a sangue caldo, sia selvatici che domestici (bovini, ovini, maiali, cani, gatti, roditori e tutte le varietà di uccelli), il cui tratto gastrointestinale rappresenta il principale serbatoio dei Campylobacter patogeni.

Nei Paesi industrializzati, le infezioni da Campylobacter sono molto più comuni di quanto si possa credere; negli USA, ad esempio, ogni anno le campylobacteriosi colpiscono non meno di 2 milioni di persone, e si ritiene che superino per incidenza le infezioni da Salmonella e Shigella insieme.

Contagio

La maggior parte delle infezioni da Campylobatteri patogeni deriva dall'ingestione di bevande o cibi contaminati da materiale fecale di animali infetti. Anche il latte non pastorizzato è un ottimo veicolo, così come il contatto ravvicinato con animali da appartamento infetti. Tra gli alimenti più a rischio ricordiamo anche la carne di pollo non cotta a sufficienza, e la carne macinata (tipo hamburger) in genere.

Possibile anche la trasmissione diretta da persona a persona per via oro-fecale.

Rispetto a Salmonella spp. e Staphylococcus aureus, i Campylobacter non resistono a lungo su superfici come teflon ed acciaio, per l'ncapacità di aderirvi. Di conseguenza, le superfici di lavoro e gli utensili non sono chiamati in causa come fonte di inquinamento per gli alimenti. Inoltre, considerata la scarsa resistenza a condizioni ambientali avverse e all'acidità gastrica, il rischio di infezione alimentare da Campylobacter patogeni è perlopiù legato al consumo di alimenti crudi o poco cotti, che hanno subìto un inquinamento fecale recente.

Nei climi temperati, le infezioni da Campylobacter sono più frequenti nei mesi estivi ed autunnali, interessando in maggior misura soggetti in età pediatrica rispetto agli adulti e agli anziani, che resistono meglio al contagio anche grazie all'acquisizione di un'immunità specifica a seguito delle pregresse infezioni.

Sintomi

Il periodo di incubazione nell'uomo dura in media dai 2 ai 5 giorni, al termine dei quali i pazienti affetti lamentano una sintomatologia caratterizzata da diarrea acquosa, spesso emorragica, con dolore addominale, febbre, mialgia, mal di testa, prostrazione e nausea, per questo indistinguibile da quella associata a malattie sostenute da altri patogeni enterici. Tali sintomi sono provocati dalle potenti enterotossine liberate dal batterio, responsabili di una tossinfezione alimentare che danneggia fortemente le cellule della mucosa intestinale e facilita l'invasione batterica. L'intensità dei sintomi è comunque assai variabile, tanto che nei soggetti colpiti da forme lievi la malattia può decorrere in maniera asintomatica, mentre in quelle più severe può assumere aspetti simili alle coliti ulcerose e al morbo di Crohn.

Complicanze

Nella maggior parte dei casi l'infezione rimane confinata a livello intestinale e rappresenta una patologia autolimitante, anche se in assenza di trattamento la guarigione può richiedere fino ad un paio di settimane. Solo nei soggetti in età pediatrica, oppure immunocompromessi e fortemente debilitati, possono verificarsi infezioni extra-intestinali che coinvolgono altri tratti dell'apparato digerente (pancreatite, colecistite), le articolazioni (artrite reattiva) o il sistema nervoso (sindrome di Guillan-Barrè).

Trattamento

Trattandosi di una malattia spesso autolimitante, l'organismo tende a guarire spontaneamente nello spazio di alcuni giorni, senza la necessità di somministrare antibiotici. Questi, in particolare eritromicina (l'antibiotico di prima scelta per le enteriti da Campylobacter), claritromicina ed azitromicina, possono essere comunque utili per accelerare la guarigione e ridurre il periodo in cui il batterio può essere emesso con le feci. Purtroppo, nel corso degli anni sono comparsi ceppi di Campylobacter antibiotico-resistenti, soprattutto alle cefalosporine e alla penicillina, che complicano la terapia dell'infezione nei casi più severi. La somministrazione di liquidi ed elettroliti (terapia reidratante) rappresente sempre e comunque il punto essenziale del trattamento; nelle forme più severe dovrà essere eseguita per via endovenosa.

Prevenzione

Come anticipato, i Campylobacter patogeni sono poco resistenti nell'ambiente esterno; per esempio, si inattivano rapidamente quando esposti all'ossigeno e alla scarsa umidità ambientale. Anche l'acidità dello stomaco è un'ottima difesa contro l'infezione, anche se non sempre sufficiente ad impedire il contagio; a tal proposito, ricordiamo come gli individui in cura con farmaci antisecretori, come gli inibitori della pompa protonica e gli H2 antagonisti, siano maggiormente esposti al rischio di contrarre infezioni da Campylobacter.

Vista la scarsa capacità di resistenza del batterio alle condizioni ambientali avverse, sono rari i casi di campylobacteriosi alimentare epidemici. La prevenzione si basa sulla cottura degli alimenti, sul consumo di acqua esclusivamente potabile (in bottiglia sigillata quando ci si reca in paesi in via di sviluppo) e sull'accurata pulizia delle mani (lavaggio con acqua calda e sapone) dopo essere stati a contatto con animali, anche domestici, prima della preparazione degli alimenti e tra la manipolazione di alimenti crudi e cibi già preparati..