Batteriuria è un termine medico che indica la presenza di significative quantità di batteri nelle urine. Il rilievo di tali microrganismi costituisce una probabile spia di infezioni in corso, dato che le urine sono normalmente sterili (al contrario delle feci, ricchissime di batteri); il condizionale è d'obbligo poiché esiste la possibilità che la batteriuria sia fittizia, dovuta cioè alla contaminazione batterica del campione durante la raccolta o il trasporto, ad esempio per una scarsa igiene delle mani o dei genitali esterni.
La maggior parte
dei batteri risale dal serbatoio fecale
attraverso l'uretra, quel condotto che convoglia all'esterno l'urina accumulata dalla vescica. Nell'apparato urinario le cariche batteriche possono comunque
giungere da varie sedi dell'organismo, attraverso la via ematica o la via linfatica. La batteriuria è generalmente associata alla presenza di un singolo ceppo batterico nelle urine, il più comune dei quali è l'Escherichia Coli; altri enterobatteri Gram negativi (Proteus,
Klebsiella) e Gram positivi (Enterococco
faecalis) sono responsabili prevalentemente
di infezioni ambulatoriali. In ambito ospedaliero, invece, le infezioni urinarie sono prevalentemente sostenute
da Escherichia Coli,
Enterococcus faecalis ma anche da
Klebsiella, Enterobacter, Citrobacter,
Pseudomonas Aeruginosa ed altri.
Il quadro clinico associato alla batteriuria è quanto mai vario; può infatti andare dall'assenza completa di sintomatologia (si parla in questo caso di batteriuria asintomatica) alla presenza di sintomi locali, in particolare disturbi minzionali. Tra questi, i sintomi tipicamente associati alle infezioni urinarie sono rappresentati da: minzione dolorosa, difficoltosa ed esitante (difficoltà a svuotare la vescica, getto di urina debole o intermittente), minzione frequente ma non associata all'aumento della diuresi, e tenesmo vescicale, cioè una contrazione dolorosa e involontaria dello sfintere urinario, associata al continuo bisogno di urinare ed a fastidio sovrappubico. Talvolta la batteriuria si associa anche a sintomi di carattere generale come febbre, malessere, nausea e vomito, specie se l'infezione si è propagata ai reni (pielonefriti).
La diagnosi di batteriuria si pone analizzando un campione di urine, che dev'essere raccolto dal paziente secondo le modalità descritte nell'articolo urinocoltura.
La diagnosi di infezione urinaria è positiva se l'urinocoltura mostra una carica batterica significativa (>105 colonie/ml). L'antibiogramma, invece, fornisce indicazioni utilissime sul tipo di batterio che ha generato l'infezione e sulla sua suscettibilità a specifici antibiotici. Negli ultimi anni sono stati messi a punto dei sistemi automatizzati in grado di velocizzare i tempi di risposta dei vari campioni urinari da sottoporre a ricerca di batteriuria.
Alle estremità della vita l'incidenza della batteriuria, pur rimanendo maggiore nelle femmine, è simile tra i due sessi, mentre nell'età adulta le donne sono molto più soggette a questa condizione rispetto agli uomini. Durante la gravidanza, ad un'innata predisposizione fisiologica - data da un'uretra vicina al meato vaginale, prossima all'ano e più corta di quella maschile - si aggiungono vari fattori predisponenti, che rendono la batteriuria un problema piuttosto comune. Inoltre, la ricerca di batteri nelle urine (urinocoltura) viene eseguita con finalità di screening intorno alla sedicesima settimana di gestazione. Questo test si rende necessario per evitare il rischio che batteriurie in corso - siano esse sintomatiche o meno - si complichino in pielonefriti (infezioni renali), che a loro volta si associano ad un modesto incremento delle nascite premature e della riduzione del peso e dello sviluppo generale del nascituro.
Tra le misure generali da adottare dopo la diagnosi di batteriuria, sono importanti il riposo e la buona idratazione (più di 2 litri di acqua nelle 24 ore); anche l'uso di apposite tisane può essere d'aiuto a tale scopo, diluendo la carica batterica presente in vescica e facilitandone l'espulsione.
La terapia medica della batteriuria si basa invece sull'utilizzo di antibiotici, come le cefalosporine ed i chinolonici. Per evitare la resistenza antibiotica, è importante che il paziente completi il ciclo terapeutico prescritto, anche nel caso in cui le condizioni migliorino significativamente dopo pochi giorni di trattamento. Durante la gravidanza, l'intervento antibiotico è raccomandato anche in presenza di batteriuria asintomatica, per i già citati rischi di infezione renale con possibili conseguenze negative sulla salute e sullo sviluppo del feto.
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