Bambino terribile - Terza Parte

Riassumendo

Il bambino terribile non è abituato a tollerare le frustrazioni, non conosce il desiderio perché tutto ha le caratteristiche del bisogno, non vive l'attesa perché ciò che riesce ad immaginare deve essere immediatamente disponibile e rapidamente consumato. E' un bambino il cui temperamento difficile viene confuso dai genitori come fermezza di carattere mentre invece altro non è che il sintomo della sua vulnerabilità, perché se il mondo magico ed onnipotente in cui vive si incrina, se non va tutto come vuole lui, egli tende ad isolarsi o, più spesso, ad avere crisi di disperazione.
Che adulto sarà? Con assenza di ideali che lo stacchino dal semplice possesso materiale delle cose, tenderà a vivere nella dimensione dell'avere piuttosto che in quella dell'essere. Sarà dominato dalla noia perché gli mancherà lo spazio mentale del desiderio e, convinto che tutto gli sia dovuto, frequentemente l'attesa sarà sostituita dalla soddisfazione concreta del bisogno, non importa come ed a spese di chi. Sarà un adulto incapace di veri affetti perché non tollera la responsabilità che questi comportano; avrà scarsa capacità di autocritica e scarsa autonomia, iniziando tante cose ma, al primo insuccesso, demordendo ed attribuendo la responsabilità dell'accaduto mai a se stesso bensì alle circostanze ambientali ed agli altri, verso cui accumulerà risentimento e di cui si sentirà continuamente vittima.

Prevenzione

I genitori devono condividere uno spazio mentale in cui situare il proprio figlio ed il suo futuro, devono pensare insieme a come vogliono farlo diventare, cioè scegliere insieme una linea educativa. Insieme non vuol dire che uno deve accettare passivamente il progetto dell'altro ma che entrambi devono trovare un compromesso tra due caratteri diversi. Un buon risultato non dipende dall'essere rigidi o permissivi ma se, una volta scelto lo stile, lo si applica coerentemente con convinzione profonda. Inoltre, di fronte al bambino, non ci può essere uno dei due genitori rigido e l'altro permissivo, perché in questo modo gli si consentirebbe di evitare gli ostacoli rifugiandosi presso il genitore più "buono", né si deve consentirgli qualcosa che fino ad allora era proibito perché ci si sente buoni, o viceversa, proibirgli qualcosa che fino ad allora era lecito perché si "ha la luna di traverso". Il bambino non deve mai pensare che i permessi od i divieti sono la conseguenza dello stato d'animo e dell'umore dei genitori, ma deve pensare che sono leggi, alle quali ubbidiscono anche loro. Se un provvedimento preso da uno dei genitori non è condiviso dall'altro bisogna comunque che venga sostenuto da quest'ultimo, perché la discrepanza educativa è il peggiore dei mali.
La punizione od il premio devono sempre seguire la promessa e devono essere adeguati a ciò che li ha provocati; in caso contrario, per la logica del bambino, si perde di credibilità, quindi si perde la fiducia, che è la base della sua sicurezza affettiva.
I genitori, infine, devono partecipare attivamente alla vita del figlio ed ascoltarlo.
I nonni possono consentirsi qualche differenza dallo stile dei genitori, purchè non sia eccessiva, ma non devono mai far pensare al bambino che siano i genitori a sbagliare.

Cosa fare se il bambino terribile si è già instaurato?

Il primo atteggiamento da tenere è quello di non mettersi mai in competizione con lui: chi lo facesse avrebbe già perso in partenza, perché al bambino non sfuggirebbe il tentativo di dimostrargli la propria superiorità, e questa è una debolezza. Per essere credibili nei confronti di un bambino bisogna essere sicuri di essergli superiori, non è necessario tentare di dimostrarglielo: se lo facciamo, lo facciamo per noi, perché non ne siamo certi. Da questo ne consegue che, se egli ci provoca, lo dobbiamo tollerare sempre oppure non tollerare mai a seconda della capacità individuale, ma non lo si deve tollerare più volte per poi esplodere quando non se ne può più, perché in quel momento ha vinto lui, si sente fortissimo, magico ed onnipotente, anche se le prende. Non è raro infatti che dica: "non mi hai fatto neanche male" senza versare una lacrima. È molto più produttivo intervenire a freddo, quando abbiamo capito che se continueremo a stare al gioco della provocazione finiremo con l'esplodere. In questo caso non correremo il rischio di essere troppo pesanti nella punizione e l'effetto pianto non sarà dovuto al dolore fisico ma a quello morale della frustrazione, che ha un valore educativo.
In secondo luogo bisogna sapere che, se si vuole iniziare a cambiare le cose, paradossalmente è meglio cominciare da quelle in cui siamo meno coinvolti, perché soltanto così potremmo essere coerenti. E' inutile tentare di modificare i comportamenti di un bambino se per primi i genitori non sono convinti di poter insistere e resistere nel loro progetto. È inutile, per esempio, cercare di abituare un bambino a dormire nel suo letto se si abita in un condominio dalle pareti sottili e, dopo poco che il bambino piange, si sente battere sul muro dai vicini. Il genitore deve iniziare da cose meno coinvolgenti, di ordine quotidiano, sulle quali è sicuro di poter essere coerente: dal buon esito di queste prove capirà meglio la strada da seguire e si fortificherà nel suo ruolo.

 

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