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      Ultima modifica: 19/01/2012

Aterosclerosi: sintomi e cure


Sinergia tra i vari fattori di rischio


Il concetto di sinergia tra i vari fattori di rischio è molto importante e spiega, almeno in parte, come mai alcune persone con colesterolo LDL elevato non sviluppino mai malattia aterosclerotica ed altre con valori nella norma abbiano avuto un infarto in giovane età.

La pericolosità del colesterolo LDL e degli altri singoli fattori di rischio è variabile da soggetto a soggetto sulla base della correlazione di tutti gli altri elementi visti sinora. In particolare la coesistenza di tali condizioni determina un aumento esponenziale e non solo sommatorio sulla probabilità di subire eventi vascolari futuri.

Sintomi aterosclerosi

Piccole lesioni coronariche sono rilevabili nelle arterie della grande maggioranza delle persone. Tuttavia solo in una piccola percentuale dei casi tali lesioni evolvono in una forma severa fino ad esordire con sintomi più o meno intensi.

Quando gli ateromi crescono di numero e volume si moltiplicano le possibilità di restringimenti vascolari e lesioni delle placche. Quando l'ostacolo al flusso sanguigno diventa importante alcuni organi vengono privati di una sufficiente irrorazione sanguigna. La carenza di ossigeno dà origine a segnali di sofferenza che possono coinvolgere gli arti inferiori (zoppia o claudicatio intermittens, crampi o paralisi dei muscoli), il cervello (confusione mentale, cefalea) o il cuore (angina pectoris che si manifesta con un forte senso di oppressione al torace soprattutto durante forti stress psicofisici).

Cura e trattamento dell'ateroslcerosi

Interventi mirati sullo stile di vita e sui fattori di rischio sono in grado, da soli, di arrestare la progressione dell'aterosclerosi. In alcuni casi la correzione delle abitudini scorrette abbinata a terapia farmacologica porta addirittura ad una regressione delle lesioni aterosclerotiche.


Farmaci aterosclerosi


Considerata l'origine multifattoriale della malattia è importante affrontare il problema sotto tutti i punti di vista. La correzione farmacologica dei fattori di rischio modificabili deve pertanto agire su più fronti.

Tra le varie terapie farmacologiche la più efficace nella cura dell'aterosclerosi maschile sembra essere quella ipocolesterolemizzante. Ridurre il più possibile la colesterolemia diminuisce sensibilmente la probabilità di malattia cardiovascolare. La riduzione dell'ipertensione sembra invece la strategia migliore per previnere l'evoluzione dell'aterosclerosi nella donna.

Nel caso l'aterosclerosi sia in uno stadio avanzato ed il trattamento farmacologico non fosse sufficiente, si può ricorrere all'intervento di correzione chirurgica. I progressi tecnologici di questi ultimi anni hanno permesso di mettere a punto tecniche chirurgiche mini invasive come l'angioplastica. Questa procedura prevede l'introduzione di un catetere con un piccolo palloncino gonfiabile posizionato all'estremità. Una volta raggiunto l'ateroma il palloncino viene gonfiato dilatando le pareti dell'arteria, appiattendo l'ateroma e ripristinando di conseguenza il normale flusso sanguigno.

Negli ultimi anni all'angioplastica è stata associata all'applicazione di stent, piccole protesi tubulari applicate permanentemente nell'arteria a livello della placca. Il procedimento è simile a quello dell'angioplastica tradizionale, semplicemente, dopo aver dilatato le pareti dell'arterie con il palloncino, si procede all'applicazione dello stent che viene fatto aderire alla parete interna dell'arteria impedendole di richiudersi. La possibilità che con il passare del tempo lo stent vada incontro a chiusura esiste e, pur essendo abbastanza bassa (5-20%), richiede visite di controllo piuttosto frequenti. Da qualche anno esistono anche stent a rilascio farmacologico, in grado di liberare lentamente un farmaco che riduce la probabilità che lo stent si richiuda nel lungo periodo.

Le tecniche chirurgiche tradizionali si basano sull'incisione dell'arteria e sulla conseguente rimozione dell'ateroma (endoarteriectomia) oppure sulla creazione chirurgica di un ponte in grado di bypassare il tratto di arteria ostruito dalla placca aterosclerotica (bypass). In questo caso, onde evitare fenomeni di rigetto, vengono generalmente utilizzati segmenti di vena safena o di arteria mammaria interna (scelta migliore ma non sempre attuabile).


Per quanto riguarda la correzione dei fattori di rischio e la terapia dietetica è possibile fare riferimento ai consigli riportati nel seguente articolo: Dieta e aterosclerosi


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