Arteriosclerosi o aterosclerosi?

Spesso, i termini arteriosclerosi ed aterosclerosi sono utilizzati indifferentemente come sinonimi. In realtà, si tratta di due condizioni differenti e non esattamente sovrapponibili:

con arteriosclerosi si identificano tutte quelle forme di indurimento, ispessimento e perdita di elasticità della parete arteriosa, quali l'aterosclerosi, l'arteriolosclerosi e la sclerosi calcifica di Mönckeberg: si tratta quindi di un termine generale.

L'aterosclerosi è caratterizzata dalla formazione di ateromi (placche di materiale lipidico, proteico e fibroso) nelle arterie muscolari di grande e medio calibro (coronarie, carotidi e femorali) ed in quelle elastiche come l'aorta o l'arteria polmonare. L'aterosclerosi, dunque, è una specifica tipologia di arteriosclerosi ed in particolare quella più frequente e clinicamente importante (prima causa morte nel mondo occidentale); da qui il diffuso utilizzo dei due termini come sinonimi. La sindrome metabolica è il principale fattore predisponente; ulteriori informazioni sono riportate in questo articolo.

L'arteriolosclerosi interessa le arterie di piccolo calibro, in particolare quelle del rene, della milza, del fegato e del pancreas. A differenza dell'aterosclerosi non comporta il formarsi di depositi lipidici, ma di proliferazioni anomale di alcune cellule della tonaca intima (endotelio a contatto diretto con il sangue) e di quella media (formata da muscolo liscio); il conseguente ispessimento della parete causa il restringimento del lume arteriolare. L'ipertensione ed il diabete mellito sono importanti fattori predisponenti.

La sclerosi calcifica di Mönckeberg è un particolare tipo di arteriosclerosi, caratterizzato da calcificazioni focali della tonaca media - generalmente a carico delle arterie muscolari di medio e piccolo calibro - fino alla formazione di tessuto osseo.