Appendicite cronica

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La diagnosi di appendicite è sostanzialmente clinica e come tale basata sulla ricerca e sulla valutazione dei sintomi riportati dal paziente (anamnesi) o esacerbati da specifiche manovre mediche (esame obiettivo). La palpazione dall'esterno e la valutazione della dolorabilità anche in sede interna, attraverso l'esplorazione rettale, rappresentano strumenti preziosi che aiutano i chirurghi a formulare la propria diagnosi. Dal momento che l'appendicite si accompagna generalmente a leucocitosi (significativo incremento del numero di globuli bianchi presenti nel sangue) e aumentata PCR, gli esami ematochimici possono costituire un ulteriore conferma diagnostica. Occorre comunque ricordare che tali segni sono aspecifici, poiché comuni a diverse malattie infiammatorie, e come tali non possono rimpiazzare la valutazione clinica del chirurgo. Il rischio di confondere l'appendicite acuta con forme patologiche atipiche è infatti piuttosto elevato, soprattutto nelle donne giovani o gravide, dove la malattia può facilmente confondersi con affezioni ginecologiche di varia natura.

L'ecografia addominale è, almeno in Italia, l'esame strumentale accreditato del maggior grado di accuratezza diagnostica; inoltre richiede tempi ragionevolmente brevi e non comporta esposizione a radiazioni ionizzanti.

Di qualunque strumento essa si avvalga, la diagnosi di appendicite deve comunque essere precoce, in modo da evitare il pericolo di complicanze che in alcuni casi (peritonite) possano rivelarsi addirittura mortali.


Cure e terapie: quando l'infiammazione è importante l'unica soluzione è l'intervento chirurgico di asportazione dell'appendice (appendicectomia) che, se eseguito nel tempo dovuto, risolve la patologia rapidamente e senza complicanze.

In attesa dell'intervento o della conferma diagnostica, vanno evitati i purganti e gli antidolorifici, mentre si consiglia il digiuno (solo liquidi), il riposo ed un'eventuale terapia antibiotica. Solo nelle forme meno gravi questi medicinali sono in grado di risolvere da soli l'episodio di appendicite acuta. Qualora vengano meno le cause responsabili dell'infiammazione (rimozione del coprolita o normalizzazione del tessuto linfoide) è possibile anche una risoluzione spontanea.

 

Prevenzione: nel 35% dei casi l'appendicite insorge a causa di coproliti che si accumulano in sede appendicolare. Come abbiamo visto, i coproliti sono il risultato di un accumulo di materiale fecale e di sali inorganici all'interno del lume appendicolare.

Per questo motivo una dieta ricca di fibre riduce il rischio di appendicite; tale affermazione trova un ulteriore conferma nella maggiore incidenza della malattia nei Paesi Industrializzati, in cui la sedentarietà si somma ad una dieta raffinata e povera di scorie che, oltre a rallentare la velocità di transito intestinale, provoca un mutamento negativo della flora batterica (disbiosi).

Appendicite cronica

Molti casi di appendicite cronica sono il risultato di un episodio infiammatorio acuto con andamento recidivante. Le cause, anche in questo caso, vanno ricercate nell'accumulo frequente, ma temporaneo, di piccole concrezioni fecali o nella comparsa di spasmi appendicolari. Entrambi questi sintomi non sono tuttavia così importanti da causare una lesione d'organo e mantengono per questo il carattere di reversibilità.

La diagnosi e l'inquadramento diagnostico dell'appendicite cronica risultano più difficoltosi ed aumentano il rischio che l'intervento chirurgico non sia risolutivo.

 

I sintomi dell'appendicite cronica sono molto più sfumati di quelli tipici dell'infiammazione acuta. Si presentano perlopiù sottoforma di disturbi gastrointestinali (meteorismo, dolori addominali di tipo spastico), spesso associati a cefalea, vertigini ecc. Comune alla sintomatologia dell'appendicite acuta è anche il dolore, come sempre localizzato tra ombelico e osso dell'anca destra, che si presenta però più lieve, ma soggetto a sporadiche recrudescenze.

 

Terapia: in caso di appendicite cronica il chirurgo deciderà di comune accordo con il paziente se optare o meno per l'intervento chirurgico, dopo aver valutato il contesto clinico, psichico e ambientale della malattia. Solitamente si tenta un primo intervento di carattere comportamentale, basato sulla correzione delle abitudini dietetiche del soggetto (giusto apporto di fibre e di liquidi), eventualmente associato a lassativi per regolarizzare l'alvo. Qualora le suddette terapie risultino inefficaci, l'appendicite cronica viene definitivamente risolta con l'intervento di asportazione chirurgica del diverticolo infiammato.


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Ultima modifica dell'articolo: 24/09/2016