L'antitrombina III è una glicoproteina plasmatica ad azione anticoagulante indipendente dalla vitamina K. Come suggerisce il nome stesso, l'antitrombina rappresenta il più importante inibitore fisiologico della trombina (IIa) e di molti altri fattori della coagulazione (VIIa, IXa, XIa, XIIa e soprattutto Xa). L'azione di questa proteina, sintetizzata a livello epatico, è notevolmente potenziata da una sostanza endogena, l'eparina, somministrabile anche come farmaco ad attività anticoagulante.
| Antitrombina alta | Antitrombina bassa |
L'ostruzione di una coronaria da parte di un coagulo anomalo (denominato trombo) depriva un'area più o meno estesa del muscolo cardiaco dell'adeguato apporto ematico. Se tale ostruzione non viene immediatamente rimossa, il tessuto privato di ossigeno va rapidamente incontro a seri danni fino alla morte. E' quindi ovvio che l'eccessiva capacità coagulativa del sangue e la ridotta efficacia dei fattori anticoagulanti aumentano il rischio cardiovascolare in maniera sinergica.
A seconda della sede in cui si manifesta, la formazione di trombi (trombosi) può produrre conseguenze diverse, particolarmente gravi quando i coaguli si localizzano a livello dei grossi vasi cardiaci (infarto), cerebrali (ictus) e polmonari (embolia, vedi: trombosi venosa profonda).
Nel caso le analisi ematiche ed i fattori di rischio del paziente lo richiedano, è possibile ridurre la capacità coagulativa del sangue assumendo farmaci anticoagulanti, tra cui il più noto è il warfarin (Coumadin ®).
Il campione ematico viene prelevato da una vena dell'avambraccio secondo la procedura tipica di ogni altro prelievo. I valori di riferimento possono variare da laboratorio a laboratorio; sono considerati normali quando sono compresi tra l'ottanta ed il centoventi percento del valore di riferimento.
Un aumento dei livelli circolanti di antitrombina III può essere riscontrato nei pazienti in terapia con anticoagulanti cumarinici, negli utilizzatori di steroidi anabolizzanti ed in presenza di carenze di vitamina K, colestasi ed epatititi acute.
La concentrazione plasmatica di antitrombina III può diminuire in seguito a terapia con contraccettivi orali di tipo estro-progestinico, nefrosi (per la perdita della proteina con le urine) o in presenza di malattie del fegato che ne smorzano la sintesi (come la cirrosi); anche il trapianto della ghiandola epatica può produrre il medesimo effetto negativo.
Il riscontro di antitrombina bassa in un campione ematico può essere associato anche a coagulopatie da consumo, come avviene nella pericolosissima CID (coagulazione intravascolare disseminata), caratterizzata dalla presenza di numerosi coaguli anomali (trombi) nei vasi sanguigni dell'organismo. In tal senso, anche i gravi traumi fisici predispongono a deficit di antitrombina III
Altro aspetto molto importante è che esiste una malattia, chiamata deficit congenito di antitrombina III, in cui la carenza ha origini ereditarie. Questo disordine comporta un aumentato rischio di trombosi artero-venosa e delle sue manifestazioni cliniche, che appaiono già durante la prima età adulta. La forma principale ha carattere autosomico dominante, ma esiste anche una seconda e più rara variante a trasmissione autosomica recessiva.
Livelli ridotti di antitrombina III possono causare alterazioni in difetto della coagulazione sanguigna, con aumentato rischio di subire eventi cardiovascolari avversi, in particolare trombosi venosa profonda, embolia polmonare e, con minore incidenza, trombosi arteriosa (infarto ed ictus). La carenza di antitrombina III condiziona negativamente anche l'attività terapeutica dell'eparina. Per tutti questi motivi, livelli di antitrombina III anche di poco inferiori alla norma vengono considerati un importante fattore di rischio cardiovascolare.
In commercio è disponibile un concentrato di antitrombina III indicato in presenza di una carenza congenita o acquisita di questo fattore, che si rivela molto utile anche per potenziare gli effetti dell'eparina endogena ed esogena.
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