Una delle armi più utilizzate nella lotta contro sovrappeso ed obesità è il ricorso ad integratori, farmaci e a strategie alimentari antifame. In termini medici si parla più correttamente di anoressizzanti, vocabolo che non si riferisce tanto all'anoressia intesa come disturbo alimentare, quanto piuttosto alla capacità di attenuare la sensazione di appetito. Questo effetto antifame può essere ottenuto stimolando il centro ipotalamico della sazietà o inibendo quello della fame.
I più conosciuti farmaci antifame sono i derivati amfetaminici. Molti, come la fenfluramina e la dexfenfluramina, non vengono più utilizzati a tale scopo, per il rischio di gravi effetti collaterali a livello cardiaco e polmonare. Tra gli altri princìpi attivi amfetaminosimili con azione antifame ricordiamo fentermina, fendimetrazina, fenilpropanolamina, ciclazinolo e mazindolo. Tutti questi farmaci antifame dovrebbero essere utilizzati sotto stretto controllo medico e per periodi molto brevi, non superiori ai tre mesi. In genere, i farmaci anoressizzanti sono riservati al trattamento di quei pazienti obesi (IMC > 30) in cui gli interventi dietetico-comportamentali non hanno prodotto i risultati sperati. Questo dovrebbe farci riflettere; se infatti per un obeso il rischio di effetti collaterali legati all'uso di tali farmaci è considerato inferiore rispetto alle gravi complicanze dell'obesità, lo stesso discorso non vale per un individuo in leggero sovrappeso, per cui il gioco non vale assolutamente la candela. Come tutte le amfetamine, infatti, i medicinali antifame possono creare dipendenza fisica e psicologica; possono inoltre produrre diversi effetti collaterali: irritabilità, insonnia, ansia, euforia, depressione, confusione, cefalea, insonnia, tremore, palpitazioni, tachicardia ed aritmie. I farmaci antifame amfetaminosimili sono particolarmente controindicati in presenza di ipertensione, malattie cardiovascolari, ipertiroidismo o instabilità emotiva, e comunque devono essere usati sotto rigoroso controllo medico.
Un altro farmaco antifame è la sibutramina, che insieme all'orlistat rappresenta l'unico medicinale approvato per la lotto contro l'obesità, anche se in Italia è stata bandita nel gennaio 2010. Anche in questo caso non mancano potenziali effetti collaterali, tali per cui dev'essere necessariamente assunta sotto stretto controllo medico.
Gli integratori antifame si dividono in due grandi categorie, quelli che ricalcano a grandi linee gli effetti dei farmaci anoressizzanti noradrenergici, e quelli ricchi di fibre. I primi agiscono aumentando la secrezione di catecolamine o stimolando i loro recettori, mentre i secondi si rigonfiano nello stomaco stimolando il senso di sazietà.
Tra gli integratori anoressizzanti noradrenergici, ricordiamo tutte le fonti di caffeina (mate, cola, guaranà, caffè, tè lasciato a lungo in infusione, cacao), l'efedrina (non più ammessa come integratore), l'arancio amaro e la sinefrina in esso contenuta. L'azione anoressizzante è comunque blanda, mentre prevale l'effetto di stimolo sul metabolismo corporeo. L'uso prolungato o a dosaggi eccessivi può rappresentare un importante fattore di rischio per le patologie del tratto gastrointestinale, cardiovascolare e nervoso (emicrania). Inoltre, il loro effetto dimagrante tende a scemare nel tempo per il fenomeno dell'assuefazione. Per tutti questi motivi, si consiglia di non prolungare l'assunzione oltre le 4-5 settimane, senza eccedere le dosi consigliate. Questi prodotti antifame sono generalmente controindicati per chi soffre di ipertensione, diabete, ipertiroidismo, ulcere peptiche e disturbi cardiovascolari in genere; inoltre, possono teoricamente potenziare l'effetto dei farmaci anoressizzanti ed ostacolare quello dei medicinali destinati al trattamento dell'ansia e dell'insonnia.
Gli integratori anoressizzanti a base di fibre alimentari, purché assunti insieme a generose quantità di acqua, si rigonfiano all'interno dello stomaco favorendo il senso di sazietà. Inoltre, agiscono a livello intestinale modulando e riducendo l'assorbimento di grassi e carboidrati. Tra questi integratori antifame ricordiamo: crusca, guar e gomma di guar, xantano, gomma karaya, psillio, semi di psillio, agar agar, glucomannano, pectina, farina di Konjac, algina ed acido alginico, carragenina. Gli integratori di fibre non andrebbero assunti prima di coricarsi, in quanto, rigonfiandosi rapidamente, potrebbero causare ostruzioni esofagee con conseguente asfissia notturna. In linea generale se ne sconsiglia l'uso in presenza di ostruzioni o infiammazioni intestinali, stenosi pilorica, megacolon o megaretto, marcato meteorismo e nelle dispepsie funzionali.
Un altro interessante integratore antifame è l'acido pinolenico contenuto nell'olio di semi di pino coreano.
A tal proposito consigliamo un'attenta lettura dell'articolo "tenere a freno l'appetito", oltre a quello generico con i nostri consigli alimentari; ciò consentirà al lettore di apprendere strategie antifame efficaci, economiche e generalmente prive di qualsivoglia controindicazione.
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Avendo insulino resistenza quale sono i cibi da eliminare a parte i dolci?: Ringrazio Alessio. In effetti non mi sarei mai sognato di suggerire la corsa a Maria, ma ammetto che poteva sorgere un fraintendimento. Una richiesta educata di spiegazione avrebbe risolto, ma l'educazione è un optional.
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