Antidepressivi e Farmacoresistenza: Analisi e Soluzioni

Fasi della terapia farmacologica antidepressiva

Il trattamento con antidepressivi ha come scopo principale la remissione della malattia, ripristinando un buono stato di salute - fisica, mentale e sociale - nel paziente affetto da depressione. Un altro obiettivo della terapia è quello di impedire le fasi di ricaduta.

Resistenza farmaci antidepressiviSecondo le linee guida dell'Associazione Psichiatrica Americana, le fasi della terapia farmacologica antidepressiva prevedono 4 steps che verranno brevemente descritti.

  1. Fase iniziale od acuta: ha lo scopo di portare alla remissione dei sintomi della malattia, riducendo i rischi e le conseguenze ad essa correlati.
    Questo primo step ha una durata che va da 6 a 12 settimane; l'obiettivo principale consiste nel riportare il paziente alle condizioni precedenti l'esordio della patologia. Il trattamento antidepressivo non è un trattamento immediatamente efficace, infatti occorrono alcune settimane di tempo affinché sia evidente l'effetto del farmaco. In principio si può andare incontro ad un leggero miglioramento dopo circa un paio di settimane dall'inizio della somministrazione del farmaco, per poi raggiungere un consolidamento nelle settimane successive. Prima di decidere il tipo di farmaco ed il tipo di trattamento, è opportuno condurre una dettagliata analisi di tipo clinico, per valutare la storia famigliare dell'individuo, la storia personale ed eventuali altri disturbi concomitanti. Inoltre, nella scelta del farmaco occorre tenere conto del contesto psico-biologico del soggetto malato, su cui andrà ad agire un'eventuale molecola.
    Sulla base di queste considerazioni vi sono dei criteri generali e specifici che permettono di individuare il farmaco migliore per ciascun paziente. Per quanto riguarda i criteri generali sono inclusi: la storia psicofarmacologica, ovvero l'efficacia di eventuali trattamenti pregressi, i dati inerenti al paziente, l'efficacia del farmaco antidepressivo scelto, gli effetti collaterali e le interazioni con altri farmaci.
    Considerando gli aspetti specifici, essi si riferiscono alla valutazione della gravità della malattia ed al sottotipo di depressione che affligge il soggetto in esame, affiancata ad una valutazione del decorso clinico. Altri caratteri specifici sono ad esempio la gravidanza e/o l'allattamento, l'età e la contemporanea presenza di altre malattie.
    Alla fine di questa analisi, si passa alla titolazione del principio attivo scelto e all'individuazione della dose minima efficace. I farmaci che presentano pochi effetti collaterali e che sono ben tollerati dai pazienti consentono il raggiungimento della dose terapeutica in maniera abbastanza veloce. In seguito, si comincia il vero e proprio trattamento farmacologico.
  2. Fase di proseguimento: include il periodo di trattamento che ha lo scopo di evitare le possibili ricadute. Questa fase ha inizio dopo aver raggiunto un buon risultato durante la fase acuta della malattia. Di solito questa fase si protrae per circa quattro-sei mesi in seguito al completo ripristino dell'equilibrio psichico del soggetto malato. Ci sono casi in cui la fase di continuazione si protrae per otto-dieci mesi.
    Se, trascorso questo tempo, non si ritiene necessario continuare con la terapia di mantenimento, sulla base dei risultati ottenuti, si può decidere per la sospensione del trattamento, riducendo progressivamente i dosaggi. Il paziente dev'essere monitorato durante la graduale sospensione del trattamento.
  3. Fase di mantenimento: lo scopo principale di questa fase è quello di prevenire le cosiddette ricadute. Rispetto alle fasi precedenti, che hanno finalità curative, il mantenimento ha uno scopo preventivo.
  4. Fase di sospensione o di interruzione: la sospensione del trattamento farmacologico inizia quando il soggetto malato ha risposto in maniera positiva a tutte le fasi precedenti. Una precauzione molto importante da osservare una volta che si è giunti a quest'ultima fase è quella di evitare la brusca sospensione del farmaco. Occorre invece ridurre in modo graduale e controllato il dosaggio per un periodo che va da due a quattro settimane. La sospensione condotta in questo modo evita l'insorgere di sintomi come ad esempio ansia, irritabilità, insonnia, sudorazione e malessere generale.

Cosa si intende per "depressione resistente al trattamento"?

Il termine si riferisce ai casi in cui il soggetto malato non risponde in maniera corretta al trattamento farmacologico con antidepressivi. Nello specifico, si parla di depressione resistente al trattamento quando vi è un'assenza di risposta ad almeno due farmaci che appartengono a due classi differenti e che vengono utilizzati secondo regime terapeutico. E' stato riscontrato da numerosi studi che tra gli individui in cui è stata diagnosticata depressione maggiore, circa il 30-50% dei soggetti non risponde adeguatamente al primo trattamento con farmaci antidepressivi. Non solo, si è osservato che anche dopo molteplici cambiamenti nel tentativo di trovare il farmaco migliore, fino ad un 10% degli individui colpiti da depressione continua a presentare sintomi residui della malattia.

Fattori predittivi della farmacoresistenza

Attualmente i fattori predittivi della farmacoresistenza sono stati suddivisi in due gruppi: fattori socio-demografici e fattori clinici. Ad esempio tra i fattori socio-demografici è stato osservato che il genere femminile è maggiormente predisposto non solo allo sviluppo della malattia, ma anche a sviluppare resistenza al successivo trattamento. Considerando i fattori clinici, invece, influiscono in maniera negativa sulla risposta terapeutica fattori come l'età di insorgenza, la familiarità per i disturbi dell'umore, la gravità dei sintomi e la cronicità del disturbo.

Livelli di resistenza al trattamento antidepressivo

Sono stati identificati in letteratura due principali sistemi che permettono la classificazione dei diversi stadi di depressione resistente al trattamento.
Il primo sistema è nato nel 1997 e considera sei diversi stadi classificati da zero a sei in relazione alla risposta ai diversi meccanismi di trattamento. In breve, lo stadio zero corrisponde ad una pseudo-resistenza, in cui il paziente è considerato non responsivo ma le dosi ed i tempi del trattamento non sono adeguati. Nello stadio uno, invece, si parla di resistenza relativa, dato che l'individuo malato non risponde al primo trattamento con un farmaco di efficacia provata, somministrato in modo regolare alle dosi corrette e per il tempo indicato. Gli stadi individuati con questo sistema aumentano di gravità aumentando di numero. L'ultimo stadio corrisponde ad una situazione detta di resistenza assoluta dove i pazienti non rispondono a tre diversi tentativi con antidepressivi associati ad una terapia elettroconvulsivante bilaterale.
Il secondo sistema che permette la classificazione dei diversi stadi della depressione, invece, identifica tre gradi di resistenza al trattamento farmacologico. Questo sistema si basa sul tipo di risposta ai diversi tentativi e sulla durata delle fasi di trattamento.

Come trattare la farmacoresistenza?

Ad oggi, le strategie per il trattamento della farmacoresistenza prevedono un'ottimizzazione della terapia in atto, la sostituzione con un altro antidepressivo o la combinazione di due o più antidepressivi. Infine, si può attuare anche il potenziamento del trattamento somministrando farmaci che non sono principalmente degli antidepressivi.

Per quanto riguarda l'ottimizzazione della terapia in corso, essa prevede una valutazione del dosaggio in caso di mancata risposta alla terapia da parte del paziente. Successivamente si passa alla sostituzione qualora nella fase di ottimizzazione, anche in seguito all'aumento di dosaggio del farmaco, non si sia ottenuta una risposta terapeuticamente soddisfacente da parte del paziente.

Che criteri si seguono nella sostituzione del farmaco rispetto a quello somministrato inizialmente?

Per non esporre il paziente al rischio di interazioni farmacologiche o ad effetti indesiderati, generalmente si sostituisce l'antidepressivo iniziale con un altro farmaco che sia della stessa classe o con un altro appartenente ad una diversa classe.
E' importante ricordare, però, che accanto ai sopra descritti vantaggi, tale pratica presenta anche alcuni svantaggi. Tra questi vi sono dei tempi di remissione più lunghi sia per la latenza d'azione del nuovo farmaco, sia per il raggiungimento del suo dosaggio ottimale.

Un altro modo per trattare la farmacoresistenza consiste nel combinare gli antidepressivi; esso prevede l'associazione di due o più antidepressivi per evitare la condizione di resistenza farmacologica. Questa pratica presenta il vantaggio che il paziente può continuare la terapia con il primo trattamento, evitando gli effetti indesiderati dovuti alla sospensione di quest'ultimo. Inoltre si possono usare dosaggi inferiori di ciascun antidepressivo, riducendo ancora una volta gli effetti collaterali.
Tra gli svantaggi rappresentati da questa pratica, i pazienti potrebbero rispondere solo al secondo antidepressivo, come se si trattasse di monoterapia; un altro svantaggio può essere rappresentato dalle possibili interazioni di tipo farmacologico che possono sviluppare i due farmaci in associazione.

Infine l'ultima strategia utilizzata per trattare la farmacoresistenza riguarda il potenziamento. Anche in questo caso si tratta di utilizzare più farmaci. In questo caso insieme all'antidepressivo prescritto, si impiega un altro farmaco in associazione che non è necessariamente un altro antidepressivo. Lo scopo di quest'associazione è di potenziare l'effetto dell'antidepressivo. Il vantaggio che presenta questa scelta è dato dalla possibilità per il paziente di continuare ad utilizzare il farmaco iniziale. Per quanto riguarda i possibili svantaggi, vi è ancora una volta la possibile interazione di tipo farmacologico tra farmaci. Inoltre vi sono scarse indicazioni sul trattamento a lungo termine.



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Ultima modifica dell'articolo: 14/10/2016