Antagonisti dei recettori H2 dell'Istamina

Andi Cenko Farmacista

Antagonisti dei recettori H2 dell'Istamina

Impiego Terapeutico

Gli antagonisti dei recettori istaminici H2, più comunemente chiamati H2 antagonisti, sono una delle classi di farmaci più usate nel trattamento della gastrite, nella prevenzione e nel trattamento dell'ulcera duodenale e in certe condizioni particolari, come per  esempio la sindrome di Zollinger-Ellison, caratterizzata da una produzione eccessiva di acido cloridrico nello stomaco. Le specialità senza obbligo di prescrizione (S.O.P.) contenenti H2 antagonisti sono usate nel trattamento e nella prevenzione del bruciore di stomaco e della indigestione acida.

Struttura Chimica e Azione

La struttura chimica degli antagonisti dei recettori istaminici H2 è simile a quella dell'istamina, ma la differenza più importante è che al posto del gruppo etilaminico dell'istamina, gli H2 antagonisti presentano una voluminosa catena laterale che gli permette di inibire in modo competitivo l'accesso dell'istamina  ai recettori istaminici H2: di conseguenza, si ottiene un abbassamento della secrezione di acido cloridrico nello stomaco. Ranitidina - istamina

Gli antagonisti dei recettori istaminici H2 sono delle molecole molto selettive per i recettori istaminici H2 e non hanno alcun effetto significativo sui recettori istaminici H1 ; queste molecole, grazie al loro profilo farmacocinetico e alle loro proprietà, non agiscono nemmeno sui recettori istaminici H2 che si trovano fuori dalla parete gastrica, come per esempio quelli dei vasi sanguigni o della muscolatura liscia. Il carattere idrofilo degli H2 antagonisti fa sì che queste molecole riescano a passare la barriera emato-encefalica solo in quantità irrilevanti; di conseguenza, si ha il vantaggio della scarsità di effetti importanti sul sistema nervoso centrale.

Ranitidina 

La ranitidina è sicuramente la molecola più usata e famosa appartenente alla classe degli antagonisti dei recettori istaminici H2.

Questa molecola è stata sviluppata negli anni '70 dalla casa farmaceutica Glaxo per affrontare la concorrenza di un'altra azienda, allora nota come Smith Kline& French; vale la pena menzionare che la ranitidina è stata frutto di una progettazione accurata e di un drug design razionale.
La ranitidina inibisce la secrezione dell'acido cloridrico nello stomaco - che aumenta dopo vari stimoli secretologi come l'assunzione di cibo e di caffeina o l'incremento dei livelli di insulina - andando ad agire sui recettori istaminici H2 delle cellule parietali gastriche e bloccando così l'accesso dell'istamina ai recettori. In questo modo si ha la riduzione diretta del volume totale di succo gastrico secreto e indirettamente si ha la riduzione della secrezione di pepsina, la cui entità dipende dal volume del succo gastrico. La capacità di ridurre la concentrazione di ioni idrogeno nel succo gastrico fa sì che la ranitidina esplichi un'importante azione protettiva sulla mucosa gastrica nei confronti dell'effetto irritante e lesivo dei FANS. L'assunzione di ranitidina non risulta modificare il riempimento e la motilità gastrica, né tantomeno la secrezione biliare e pancreatica. Grazie a diversi studi, è stato confermato che la ranitidina non influenza il rilascio degli ormoni stimolati dall'istamina; questo perché la sua natura idrofila non gli permette di attraversare la barriera emato-encefalica in quantità rilevanti.
La ranitidina si trova in commercio sotto il nome di varie specialità registrate, tra cui ricordiamo: Zantac ®, Ranidil ® e Ranibloc ®, mentre il nome del farmaco generico è lo stesso del principio attivo, cioè ranitidina.

Posologia e Modo d'Uso

Dopo la somministrazione orale, la ranitidina viene assorbita velocemente nel tratto gastrointestinale; a tal proposito, la presenza di cibo nello stomaco non altera il grado di assorbimento ma aumenta il tempo di insorgenza del picco plasmatico.


Nel trattamento dell'ulcera gastrica e di quella peptica la dose di attacco è di 300 mg di ranitidina al dì, divisa in due somministrazioni oppure concentrata in una singola somministrazione prima di dormire. Si consiglia di assumere il farmaco a stomaco pieno per ridurre la comparsa di irritazione gastrica; in alternativa, il farmaco si può assumere insieme ad acqua o latte. Nei casi dove si necessita di un trattamento di mantenimento, si usano 150 mg/die di ranitidina, assunti in un'unica somministrazione prima di dormire. In generale, si consiglia di assumere il farmaco a stomaco pieno oppure in alternativa con dei liquidi, come acqua e latte.


Nel trattamento dell'ulcera peptica nei bambini si possono usare  dai 4 agli 8 mg/kg di ranitidina al dì, suddivisi in due somministrazioni; in ogni caso, non si deve eccedere la dose massima di 300 mg/die.


La ranitidina si usa anche nel trattamento di eradicazione dell'Helicobacter pylori, alla dose di 300 mg/die, suddivisi in due somministrazioni insieme a 2250 mg/die di amoxicillina e 1500 mg/die di metronidazolo. Comunque non è consigliabile prolungare il trattamento oltre le due settimane.


Nella malattia da reflusso gastroesofageo la dose usata è di 300 mg/die di ranitidina, suddivisi in due somministrazioni oppure concentrati in una singola somministrazione prima di andare a dormire; la durata del trattamento consigliata va da 8 a 12 settimane. Nei casi più gravi, a seconda della necessità, si possono assumere fino a 600 mg/die di ranitidina, suddivisi in quattro somministrazioni. Nei bambini si usano dai 2 ai 4 mg/kg ogni 8 ore. In tutti i casi si consiglia la somministrazione del farmaco a stomaco pieno per ridurre la possibilità di comparsa di irritazione gastrica. Comunque gli H2 antagonisti, nel trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo, sono considerati farmaci di seconda scelta rispetto agli inibitori della pompa protonica e comunque riservati ai casi di entità lieve e/o moderata.


Nel trattamento della sindrome di Zollinger-Ellison, la dosa usata è di 450 mg/die di ranitidina, suddivisi in 3 somministrazioni giornaliere, sempre a stomaco pieno per evitare la comparsa di irritazione gastrica. Nei casi più gravi si possono somministrare fino a 900 mg/die suddivisi in più somministrazioni.
Nel caso di interventi che necessitano dell'aspirazione del succo gastrico si somministrano 150 mg di ranitidina la sera prima dell'intervento, seguiti da altri 150 mg somministrati due ore prima dell'induzione dell'anestesia.

Controindicazioni e Avvertenze

Prima di iniziare qualsiasi trattamento con ranitidina è necessario assicurarsi dell'assenza di un eventuale carcinoma gastrico, poiché la ranitidina - alleviandone e coprendone i sintomi - rende molto più difficile la corretta diagnosi della neoplasia. La ranitidina è un farmaco che subisce il primo passaggio epatico, quindi nei casi di insufficienza epatica bisogna somministrare il farmaco con cautela per evitare un possibile accumulo di ranitidina nell'organismo; quando invece si ha a che fare con un'insufficienza renale grave, si consiglia la somministrazione di ranitidina in dosi minori oppure ad intervalli più ampi rispetto alla normale terapia. Quando la ranitidina si somministra in associazione con degli antiacidi, l'intervallo di assunzione dei due farmaci deve essere almeno di due ore, perché gli antiacidi che contengono idrossido di alluminio ed idrossido di magnesio rallentano di circa il 25 % l'assorbimento della ranitidina. Particolare attenzione si deve porre nei casi di somministrazione contemporanea di ranitidina - in dosi maggiori di 400 mg/die - ed anticoagulanti orali, perché sembra che l'effetto degli anticoagulanti aumenti. Altrettanta attenzione bisogna porre nella somministrazione di ranitidina insieme a nifedipina, perché si può avere un aumento dell'effetto farmacologico di quest'ultimo principio attivo; a tal proposito, in caso di somministrazione congiunta dei due farmaci, si consiglia di eseguire dei test di controllo sull'attività del miocardio in modo periodico. Un caso interessante è quello della somministrazione di morfina insieme a ranitidina; da diversi casi clinici è stato dimostrato che l'assunzione contemporanea di questi due farmaci può portare a confusione mentale.

Gravidanza e allattamento

Anche se usati da parecchio tempo, sfortunatamente non ci sono studi sugli H2 antagonisti usati in donne gravide. Comunque, da studi su animali risulta che la ranitidina non causa alcun difetto o problema  al normale sviluppo della gravidanza. Tuttavia,  prima di iniziare una terapia con ranitidina o con le varie specialità senza obbligo di prescrizione che la contengono, si consiglia di consultare il proprio medico. È stato provato che la ranitidina viene secreta nel latte materno e diversi studi hanno confermato che la ranitidina ha lo stesso profilo farmacocinetico sia nei pazienti adulti che nei pazienti pediatrici di età superiore ai sei mesi; solo nei neonati (più piccoli di un mese) si nota un aumento dell'emivita e una diminuzione della clearence plasmatica; l'uso del farmaco durante l'allattamento può causare degli effetti indesiderati, come la diminuzione della quantità di acido cloridrico nello stomaco del bambino; pertanto, la madre può trovarsi obbligata ad assumere un altro farmaco o a sospendere l'allattamento durante la terapia con ranitidina. Per evitare tutto questo, si consiglia di discutere con il proprio medico i vantaggi e i rischi  del trattamento con ranitidina durante l'allattamento e la gravidanza.

Effetti collaterali e indesiderati

In genere, la ranitidina è ben tollerata dall'organismo. Gli effetti collaterali più frequenti sono quelli gastrointestinali, che comprendono costipazione, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. È stato confermato che l'interruzione della terapia con ranitidina porta ad un ritorno dell'ipersecrezione acida. Altri effetti collaterali abbastanza frequenti sono quelli centrali, che comprendono cefalea, insonnia, sonnolenza e capogiri; molto più raramente, soprattutto in pazienti anziani, si possono manifestare agitazione, ostilità e disorientamento. Gli effetti collaterali epatici durante il trattamento con ranitidina includono un lieve aumento delle transaminasi nel circolo sanguigno. Comunque, casi di epatotossicità seria durante l'uso di ranitidina sono rari. Nel caso di somministrazione di ranitidina per via endovenosa o parenterale si può verificare una leggera bradicardia.



Ultima modifica dell'articolo: 08/11/2016