Alterata tolleranza al glucosio IGT

L'alterata tolleranza al glucosio o IGT (acronimo di Impaired Glucose Tolerance) è una condizione in cui la glicemia - dopo due ore dal carico orale con 75 grammi di glucosio - assume valori compresi tra i 140 mg/dl ed i 200 mg/dl.

Il test utilizzato per diagnosticare l'alterata tolleranza al glucosio è chiamato OGTT o curva da carico orale di glucosio: dopo un digiuno di almeno otto ore, viene eseguito un preventivo esame glicemico su un piccolo campione di sangue venoso; al termine del prelievo il paziente viene invitato ad ingerire un pasto liquido a base di 75 grammi di glucosio sciolti in 250-300 ml d'acqua. La glicemia viene quindi monitorata ad intervalli regolari, in modo da ricostruire l'andamento temporale dei livelli glicemici nel sangue. Il dato più indicativo si ottiene dopo 120 minuti dall'ingestione: se in questo istante la glicemia è compresa tra 140 e 200 mg/dl il test di intolleranza al glucosio è positivo.

In presenza di IGT i livelli glicemici a digiuno possono essere assolutamente normali o solo leggermente aumentati; in quest'ultimo caso si parla di alterata glicemia a digiuno o IFG associata ad IGT.


Livelli glicemici Normale

Alterata glicemia a
digiuno
(IFG)

Alterata tolleranza
al glucosio
(IGT)

Diabete mellito

(DM)

Plasma venoso Digiuno 120' Digiuno 120' Digiuno 120' Digiuno 120'
(mg/dl) <110 <140 > 110* - <126 <140 <126 >140 < 200 >126 >200
(mmol/l) <6.1 <7.8 > 6.1 - <7.0 <7.8 <7.0 >7.8 >7.0 >11.1

 

1999 WHO Diabetes criteria - Interpretation of Oral Glucose Tolerance Test - OGTT

 

* > (100 mg/dl secondo l'ADA - American Diabetes Association)

L'alterata tolleranza al glucosio è caratterizzata da un'oggettiva anomalia del metabolismo glucidico. Dal momento che i valori glicemici rimangono comunque al di sotto del livello soglia necessario per formulare la diagnosi di diabete, tale anomalia ha dimensioni tutto sommato contenute. Anche se si tratta "soltanto" di uno stadio pre-diabetico, il riscontro di IGT non dev'essere comunque sottovalutato. Rispetto al soggetto euglicemico, infatti, il paziente con alterata tolleranza al glucosio è esposto ad un maggiore rischio cardiovascolare, soprattutto per quanto riguarda la cardiopatia ischemica.

L'alterata tolleranza al glucosio è tipicamente associata alla sindrome metabolica, caratterizzata dalla presenza di insulino-resistenza, iperinsulinemia compensatoria, ipertrigliceridemia, livelli ridotti di colesterolemia HDL e ipertensione arteriosa. Il filo conduttore, nonché principale agente causale, di queste patologie è il sovrappeso, specialmente quando l'eccesso adiposo è concentrato a livello viscerale. La principale strategia di intervento per riportare nella norma i livelli glicemici postprandiali è quindi basata sull'avvicinamento o il mantenimento del peso forma. Tale risultato si ottiene limitando l'introito di calorie, carboidrati, soprattutto quelli semplici, e grassi saturi, aumentando nel contempo il consumo di vegetali freschi. Anche l'attività fisica è molto importante; se dopo un peccato di gola può essere d'aiuto una passeggiata a passo veloce per favorire l'attività del tessuto adiposo bruno, camminare a passo sostenuto per trenta minuti al giorno (o almeno farlo per 4 volte alla settimana), e preferire qualche salutare rampa di scale all'ascensore, è una strategia straordinariamente efficace per prevenire il diabete e migliorare il benessere generale ed il profilo lipidemico (colesterolemia, trigliceridemia ecc.).

In presenza di un'alterata tolleranza al glucosio possono essere d'aiuto anche alcuni integratori, in particolare quelli a base di fibre vegetali, il cui utilizzo va preventivamente discusso con il proprio medico. Qualora lo ritenga opportuno, inoltre, il professionista può consigliare il ricorso a veri e propri farmaci, capaci di agire sia sui livelli glicemici che sull'eccesso ponderale (vedi acarbosio e orlistat).