Infezione da HIV e sindrome da immunodeficienza acquisita

AIDS: Cos'è?

La sindrome da immunodeficienza acquisita (Acquired Immunodeficiency Syndrome: AIDS) è una malattia immunitaria a causa virale, che colpisce in prevalenza giovani adulti e bambini.

AidsLe manifestazioni cliniche dell'AIDS sono costituite da infezioni opportunistiche (causate cioè da germi che, in soggetti con una risposta immunitaria non compromessa, non causano alcuna malattia) e da insolite forme di tumori maligni, favorite da una gravissima compromissione del sistema immunitario.
L'attuale definitiva denominazione del virus è HIV (Human Immunodeficiency Virus) di cui sono noti due tipi (1 e 2). L'alterazione immunitaria tipica della malattia è in larga parte dovuta al deficit selettivo di una sottopopolazione di cellule indispensabili alla risposta immunitaria, chiamati linfociti T CD4+, che vengono infettati dal virus. La sindrome da immunodeficienza acquisita ed i tumori e le sindromi ad essa correlate, sono la diretta o indiretta conseguenza di un'infezione da HIV-1 e HIV-2.

Indice Approfondimenti

Epidemiologia

L'epidemia è con ogni probabilità originata nell'Africa equatoriale, zona in cui il virus era presente almeno fin dagli anni Cinquanta. Da qui si è diffusa alla fine degli anni Settanta nelle isole dei Caraibi e in alcune aree metropolitane degli USA e del Nord Europa tramite soggetti infetti.
Gli intensi scambi commerciali e turistici tra aree inizialmente interessate dall'epidemia ed aree non ancora colpite, e l'uso di sangue infetto a scopo trasfusionale proveniente da aree epidemiche (in particolare gli USA) hanno contribuito alla diffusione dell'infezione da HIV in tutto il mondo all'inizio degli anni Ottanta.  
Poco rilevante appare per il momento il ruolo epidemiologico di HIV-2, che ancor oggi ha una diffusione limitata ad alcuni stati dell'Africa occidentale ed anche la frequenza con la quale si sviluppano casi di malattia a partire dall'infezione da HIV-2 è notevolmente inferiore a quella che si osserva nei soggetti HIV-1-positivi.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità calcola che HIV-1 abbia già infettato al mondo circa 40 milioni di persone.
Negli ultimi anni si nota un aumento dei casi attribuibili alla trasmissione sessuale.

Contagio

Trasmissione per via parenterale

L'HIV può essere trasmesso mediante trasfusioni di sangue o di emoderivati (derivati del sangue privi di globuli rossi come plasma o piastrine) infetti, con l'inoculazione di piccole quantità di sangue contaminato attraverso lo scambio di siringhe tra tossicodipendenti o per puntura accidentale con aghi o strumenti infetti sporchi di sangue (rasoi, lamette, pinzette, forbicine). Tutte queste modalità fanno parte della cosiddetta trasmissione per via parenterale.

Trasmissione per via Sessuale

La trasmissione può avvenire, inoltre, con rapporti sessuali, sia omosessuali, sia eterosessuali, ed è definita trasmissione per via sessuale. Il virus contenuto nel liquido seminale (sperma) di maschi sieropositivi può contagiare cellule suscettibili della mucosa vaginale o rettale oppure raggiungere direttamente le abituali cellule bersaglio, cioè i linfociti T, attraverso lesioni delle superfici mucose, immediatamente al di sotto delle quali si trovano le stesse cellule linfocitarie.

Il rischio aumenta se durante il rapporto sessuale si provocano piccoli traumi delle mucose, che determinino la fuoriuscita di sangue. L'infezione può essere trasmessa anche dalle donne, con secrezioni cervicali e vaginali infette. Un altro fattore di rischio per la trasmissione sessuale è rappresentato dalla presenza di infezioni sessualmente trasmesse quali sifilide, gonorrea ed herpes genitale.

Trasmissione Verticale

Una donna HIV positiva può trasmettere l'infezione al figlio durante la gravidanza (mediante il sangue che passa normalmente dalla madre al feto), e viene definita trasmissione materno-fetale, al momento del parto (mediante le secrezioni vaginali ed il sangue) o dopo la nascita con l'allattamento al seno  (il virus è contenuto anche nel latte materno). Queste ultime due modalità vengono definite trasmissione verticale.

Quanto è alto il Rischio di Infezione?

Il rischio di infezione è molto diverso e varia da caso a caso in relazione alle modalità di esposizione ed ai fattori predisponenti dell'ospite.

Il rischio di trasmettere l'infezione attraverso una trasfusione è molto elevato (superiore al 90%), mentre per i rapporti eterosessuali ed omosessuali viene valutato con un rischio che va dallo 0,1 al 3% per un rapporto anale ricettivo, ad uno 0,03-0,2% per un rapporto vaginale recettivo ad uno 0,03-1% per un rapporto vaginale insertivo. Nelle due principali popolazioni con comportamenti a rischio (omosessuali e tossicodipendenti) i tassi di infezione variano dal 5 al 70%.  La  probabilità  di  trasmissione  materno-fetale oscilla tra percentuali piuttosto alte in Africa (35%) a percentuali più contenute in Europa (14%).
Molto bassa è la probabilità di contrarre l'infezione con le esposizioni occasionali a materiali infetti da parte di personale addetto all'assistenza di pazienti HIV positivi o che maneggiano campioni biologici contaminati (inferiore a 1/1000). Pur essendo il virus presente nella saliva e nelle lacrime, non è stata segnalata per il momento alcuna trasmissione di infezione in soggetti esposti soltanto a questi liquidi biologici. Altre vie di trasmissione non sono state finora documentate: pertanto, non espongono al rischio d'infezione i contatti sociali nell'ambiente familiare, di lavoro o scolastico; la frequentazione di locali pubblici (inclusi bar, ristoranti e piscine); l'utilizzo di mezzi di trasporto; l'uso in comune di stoviglie ed arredi; gli alimenti e l'acqua. Non è stata dimostrata trasmissione del virus per via aerea (goccioline di saliva, sputo, colpi di tosse), attraverso le abituali manifestazioni di cortesia e di affetto (strette di mano, abbracci, baci), con liquidi biologici (urine, saliva, lacrime, sudore) o mediante vettori (zanzare, altri insetti e animali).
La dinamica della diffusione del virus sembra assumere caratteristiche diverse a seconda delle aree geografiche interessate dall'epidemia:  negli USA ed in Europa la malattia ha un'incidenza più elevata nei maschi di età compresa tra i 20 e i 50 anni. Colpisce in prevalenza soggetti con comportamento a rischio (omo o bisessuali e tossicodipendenti), anche se sempre più frequentemente la trasmissione si verifica attraverso rapporti eterosessuali.
La trasmissione con sangue od emoderivati costituisce un retaggio del passato ed è attualmente eccezionale, per via dell'introduzione di severi controlli di screening sul sangue infetto.


1 2 3 4 5 6 7 8 »