Umor acqueo

L'umore acqueo (o umor acqueo) è un liquido incolore e trasparente, contenuto nel segmento anteriore dell'occhio. Si forma per secrezione dal corpo ciliare ed è prevalentemente costituito da acqua, sali e sostanze proteiche. Gli elementi cellulari sono, invece, quasi assenti.
L'umore acqueo funge da mezzo refrattivo (funzione ottica) e fornisce nutrienti alla cornea e al cristallino (funzione nutritiva). Inoltre, contribuisce a mantenere la pressione intraoculare (funzione statica).

Umore acqueo

Le camere dell'occhio

Il bulbo oculare è una struttura anatomica sferoidale chiusa, cava al suo interno.
Cristallino e corpo ciliare separano l'occhio in due cavità ripiene di liquido, una anteriore ed una posteriore:

  • La cavità anteriore, più piccola, può essere suddivisa a sua volta in due camere (anteriore: compresa tra cornea ed iride; posteriore: confinante con il cristallino ed il corpo ciliare), contenenti entrambe umore acqueo (liquido).
  • La cavità posteriore occupa, invece, i quattro quinti circa dell'intero bulbo oculare; si estende dalla faccia posteriore del cristallino alla retina e contiene il corpo vitreo, gelatinoso e trasparente (per questo, la cavità posteriore è definita anche camera vitrea).

Sia il corpo vitreo, che l'umore acqueo contribuiscono a stabilizzare la forma e la posizione dell'occhio.

Caratteristiche e proprietà

L'umore acqueo occupa lo spazio compreso nella cavità anteriore del bulbo oculare. Prodotto dal corpo ciliare, è costituito in prevalenza da acqua, in cui sono disciolte sostanze proteiche e minime quantità di sali. Nell'umor acqueo, sono presenti, in particolare, amminoacidi, cloruri, acido ialuronico, glucosio ed acido ascorbico. Inoltre, si possono riscontrare rarissimi linfociti, il cui numero aumenta notevolmente durante i processi infiammatori dell'occhio. Il pH è leggermente alcalino (7.22).

Funzioni

L'umore acqueo svolge molteplici funzioni:

  • Partecipa al processo di rifrazione, essendo uno dei mezzi diottrici del bulbo oculare;
  • Contribuisce a dare consistenza e volume all'occhio e stabilizza la forma della cornea, grazie alla pressione che esercita sulla pareti interne (tono fisiologico oculare);
  • Svolge una funzione nutritiva nei confronti del cristallino e della cornea (strutture oculari prive di vasi);
  • Ha il compito di mantenere intatto e trasparente il cristallino;
  • Evita alla cornea, al cristallino ed all'iride forti sbalzi di temperatura;
  • Ha un ruolo fondamentale nella regolazione della pressione intraoculare.

Dinamica dell'umore acqueo

L'umore acqueo è un liquido che circola continuamente all'interno dell'occhio. In tal modo, agisce da trasportatore di metaboliti e sostanze di scarto.

L'umore acqueo è prodotto dall'attività secretiva e filtrante del corpo ciliare (porzione della tonaca media o uvea del bulbo oculare, localizzata dietro l'iride).
Il flusso dell'umore acqueo è reso possibile dalla differenza di pressione esistente tra i liquidi all'interno dell'occhio (che normalmente si aggira sui 14-20 millimetri di mercurio) e quella nelle vene episclerali (circa 9-13 mm Hg).

Produzione

L'umore acqueo si forma come fluido interstiziale, prevalentemente da meccanismi di secrezione attiva: passa attraverso le cellule epiteliali dei processi ciliari e si riversa nella camera posteriore. Da questa passa, superando la pupilla, nella camera anteriore (spazio tra la cornea e l'iride), dove è riassorbito. Un percorso produttivo minore avviene per l'ultrafiltrazione del plasma a livello dei capillari del corpo ciliare.

Riassorbimento

La maggior parte del riassorbimento avviene nella camera anteriore, principalmente in corrispondenza del margine dell'iride. Sollecitato dalla pressione intraoculare, l'umore acqueo attraversa i pori progressivamente minori che costituiscono la rete trabecolare, situata tra sclera e cornea, e si immette nel canale di Schlemm (o seno venoso della sclera). Quest'ultimo elemento costituisce una via di deflusso verso il circolo venoso dell'occhio. Il canale di Schlemm comunica, infatti, con le vene episclerali. Il riassorbimento per questa via dipende, quindi, dal gradiente della pressione intraoculare.


Umore acqueo e tono oculare

Il ritmo di produzione e di riassorbimento dell'umore acqueo si compie in modo da determinare una pressione compresa tra 10 e 21 mmHg (range di normalità) all'interno dell'occhio. Per mantenere questo valore stabile, il bulbo oculare produce continuamente una piccola quantità di umore acqueo, mentre un pari livello di questo liquido viene drenato attraverso una complessa rete di cellule e tessuti, situata nella camera anteriore, in prossimità del corpo ciliare.
Tuttavia, considerato che l'umore acqueo è un liquido continuamente rinnovato e circolante, la pressione intraoculare non è una costante immutabile. Un'eccessiva produzione dell'umore acqueo o un ostacolo al suo deflusso può determinare ipertensione oculare, condizione che predispone all'insorgenza del glaucoma (malattia oculare subdola che compromette la funzione visiva in seguito ad una sofferenza del nervo ottico). Inoltre, esistono alterazioni patologiche caratterizzate da ipotonia, per una produzione inferiore dell'umore acqueo o un drenaggio eccessivo.

Umore acqueo e glaucoma

Nell'occhio affetto da glaucoma, un'eccessiva produzione o un ostacolo al deflusso dell'umor acqueo producono un aumento della pressione intraoculare. La compressione dei tessuti all'interno del bulbo oculare che ne consegue inizia insidiosamente ad alterare il nervo ottico e, nel tempo, provoca la progressiva riduzione della vista e del campo visivo.
Numerosi altri fattori di rischio sono associati al glaucoma: l'età avanzata, la familiarità per la malattia, l'appartenenza alla razza afro-americana, la miopia elevata, lo spessore corneale centrale ridotto e le alterazioni circolatorie, come quelle indotte dall'ipertensione sistemica e dal diabete. Possono contribuire a causare o ad aggravare il glaucoma anche i pregressi traumi oculari e l'utilizzo protratto di corticosteroidei (gocce oculari, pomate o farmaci sistemici).
Il glaucoma è spesso chiamato il “ladro silenzioso della vista”, poiché nella maggior parte dei casi la malattia progredisce inosservata, senza provocare sintomi evidenti. Il paziente si rende conto della malattia solo in fase avanzata, quando la funzione visiva è ormai compromessa in modo irreversibile.
La forma di glaucoma più frequente, detta cronica semplice (ad angolo aperto), si verifica in seguito al restringimento progressivo delle vie di deflusso dell'umor acqueo. Per lo più, è asintomatica, ma alcuni segnali possono indurre il sospetto di un aumento del tono oculare: cefalea, calo rapido dell'acuità visiva, offuscamento ed alterazioni del campo visivo (es. aloni attorno alle luci).
Il glaucoma acuto (ad angolo chiuso), invece, può manifestarsi all'improvviso con un dolore attorno e dentro il bulbo oculare, così intenso da indurre nausea e vomito. Questa forma è causata da un'ampiezza ridotta dell'angolo tra l'iride e la cornea (“camera anteriore bassa”).
Esiste anche una forma di glaucoma congenita, in cui il sistema di drenaggio, fin dalla nascita, non consente il deflusso regolare dell'umore acqueo. L'aumento della pressione intraoculare che ne consegue provoca nel bambino fotofobia (fastidio alla luce) e lacrimazione.
La progressione “asintomatica” della malattia può essere evitata con visite periodiche dell'oculista, che consentono di impostare precocemente una strategia terapeutica efficace e personalizzata. Il glaucoma si cura solitamente con l'uso di colliri ipotonizzanti da instillare nell'occhio con regolarità e continuità, per mantenere la pressione costante nell'arco delle 24 ore. Se questo approccio si dimostra insufficiente, è possibile ricorrere anche all'intervento tramite laser o alla terapia chirurgica, in modo tale da ripristinare il normale deflusso dell'umore acqueo.