Spalla

Generalità

La spalla è la regione pari del tronco, situata in posizione latero-superiore, su cui s'incontrano tre importanti ossa: la clavicola, la scapola e l'omero.
SpallaLe spalle sono sede di importanti articolazioni - su tutte, l'articolazione gleno-omerale, che collega la scapola all'omero - e di numerosi muscoli.
Le articolazioni e i muscoli della spalla permettono, all'essere umano, di eseguire un'ampia varietà di gesti: da lanciare un oggetto a sollevare un peso, da scrivere a disegnare un cerchio ideale con il braccio.
La spalla può subire diversi tipi di infortuni: fratture ossee, lussazioni dell'articolazione gleno-omerale e lesioni a carico dei tendini muscolari.

Definizione di spalla

La spalla è la regione pari del corpo che segna l'incontro tra tre ossa molto importanti: la clavicola, la scapola e l'omero.
Questi tre elementi ossei - tutti rigorosamente pari - collaborano tra loro per agganciare ciascun arto superiore al tronco.
Sede di due fondamentali articolazioni, di muscoli, legamenti e tendini, la spalla occupa la sezione latero-superiore del tronco, dalla base del collo all'origine del braccio.


Breve ripasso dei concetti: piano sagittale, posizione mediale e posizione laterale

In anatomia, mediale e laterale sono due termini dal significato opposto. Tuttavia, per comprendere appieno che cosa vogliono dire, è necessario fare un passo indietro e rivedere il concetto di piano sagittale.

Piani corpo umano

Figura: i piani con cui gli anatomisti sezionano il corpo umano. Nell'immagine, è evidenziato, in particolare, il piano sagittale.

Il piano sagittale, o piano mediano di simmetria, è la divisione antero-posteriore del corpo, divisione dalla quale derivano due metà uguali e simmetriche: la metà destra e la metà sinistra. Per esempio, da un piano sagittale della testa derivano una metà, che comprende l'occhio destro, l'orecchio destro, la narice nasale destra e via dicendo, e una metà, che comprende l'occhio sinistro, l'orecchio sinistro, la narice nasale sinistra ecc.
Ritornando quindi ai concetti mediale-laterale, la parola mediale indica un rapporto di vicinanza al piano sagittale; mentre la parola laterale indica un rapporto di lontananza dal piano sagittale.
Tutti gli organi anatomici possono essere mediali o laterali rispetto a un punto di riferimento. Un paio di esempi chiariscono tale affermazione:
Primo esempio. Se il punto di riferimento è l'occhio, questo è laterale rispetto alla narice nasale dello stesso lato, ma mediale rispetto all'orecchio.
Secondo esempio. Se il punto di riferimento è il secondo dito del piede, tale elemento è laterale rispetto al primo dito (alluce), ma mediale rispetto a tutti gli altri.

Anatomia della spalla

Lo scopo di questo articolo è descrivere gli elementi anatomici più importanti della spalla, quindi le ossa, le articolazione con i loro legamenti, i muscoli, i vasi sanguigni e i nervi.

OSSA

Come già accennato in precedenza, lo scheletro della spalla comprende tre ossa: la clavicola, la scapola e l'omero.

La clavicola è l'osso pari a forma di S, situato nella parte antero-posteriore del torace, che collega lo sterno a ciascuna scapola (per la precisione al cosiddetto acromion di ciascuna scapola).

Clavicola
Figura: clavicola.
Appartiene alla categoria delle ossa lunghe, è convesso medialmente e concavo lateralmente e rappresenta l'unico elemento osseo del corpo umano completamente orizzontale.
Suddivisibile in tre porzioni - estremità sternale, corpo ed estremità acromiale - la clavicola partecipa alla formazione della spalla con l'estremità acromiale e il corpo; l'estremità acromiale è la porzione più laterale, quella cioè più vicina al punto d'origine dell'arto superiore; il corpo, invece, è la porzione centrale, compressa tra l'estremità acromiale e l'estremità sternale.

La scapola è l'osso pari, situato postero-lateralmente alla gabbia toracica, che collega il tronco all'arto superiore di ciascun lato del corpo.

Scapola
Figura: scapola.

Piatta e di forma triangolare, possiede alcune caratteristiche anatomiche che la rendono un elemento osseo davvero unico. Infatti, sulle sue superfici, presenta due processi ossei (acromion e processo coracoideo) - che garantiscono l'unione tra scapola e clavicola - e una cavità (cavità glenoidea) - che accoglie la testa dell'omero e aggancia l'arto superiore al tronco.

L'omero è l'osso pari che costituisce lo scheletro di ciascun braccio, cioè la sezione di arto superiore compresa tra spalla e avambraccio.
Appartenente alla categoria delle ossa lunghe, concorre alla formazione di due importanti articolazioni del corpo umano: l'articolazione gleno-omerale (volgarmente nota come articolazione della spalla) e l'articolazione del gomito.

Omero
Figura: omero

L'articolazione gleno-omerale vede per protagonisti la testa dell'omero, situata sull'estremità prossimale, e la cavità glenoidea della scapola. L'articolazione del gomito, invece, coinvolge gli elementi anatomici dell'estremità distale dell'omero (la cosiddetta troclea e il cosiddetto capitulum) e le estremità distali delle ossa dell'avambraccio, ulna e radio.
Per quanto concerne la spalla, le porzioni di omero che ne fanno parte sono l'estremità prossimale, cioè quella deputata alla formazione dell'articolazione gleno-omerale, e la prima parte del cosiddetto corpo (o diafisi) dell'omero.

ARTICOLAZIONI

Secondo la maggior parte degli anatomisti, le articolazioni proprie della spalla sono cinque: l'articolazione gleno-omerale (o articolazione della spalla o articolazione scapolo-omerale), l'articolazione acromioclavicolare, l'articolazione sternoclavicolare, l'articolazione scapolotoracica e l'articolazione sottodeltoidea.
Tra tali elementi articolari, sia per il ruolo che ricoprono sia per la complessità strutturale, meritano una citazione particolare l'articolazione gleno-omerale e l'articolazione acromioclavicolare.

  • Articolazione gleno-omerale. Come affermato in precedenza, l'articolazione della spalla è il risultato dell'interazione tra la testa dell'omero e la cavità glenoidea della scapola.
    Tuttavia, limitarsi a tale descrizione sarebbe davvero assai riduttivo, in quanto l'articolazione gleno-omerale comprende tantissimi altri elementi strutturali e molte altre peculiarità, senza cui non potrebbe sussistere.
    Primo aspetto: l'articolazione della spalla è una diartrosi e, come tutte le diartrosi, è contenuta in un manicotto fibroso-connettivale, chiamato capsula articolare. Con un'estensione che va dal cosiddetto collo anatomico dell'omero (inferiormente) ai bordi della fossa glenoidea (superiormente), la capsula articolare tiene unite omero e scapola e possiede uno strato membranoso particolare, che prende il nome di membrana sinoviale.
    La membrana sinoviale ha il compito di produrre un fluido, il cosiddetto liquido sinoviale, che riduce le frizioni tra le superfici articolari. Per superfici articolari, s'intende la testa dell'omero e l'incavo della fossa glenoidea.
    Secondo aspetto: in alcuni punti strategici esterni alla capsula articolare, la membrana sinoviale forma delle sacche (o borse) ripiene di liquido sinoviale: le tre più importanti sono la borsa subacromiale, la borsa sottoscapolare e la borsa sottocoracoidea.
    Fungendo da cuscinetti anti-attrito e anti-sfregamento, queste tre borse impediscono che, durante i movimenti dell'articolazione, le superfici articolari sfreghino contro i muscoli (o i loro tendini) limitrofi, recandovi danno.
    La borsa subacromiale risiede sotto il muscolo deltoide e l'acromion della scapola e sopra il tendine del muscolo sovraspinato (N.B: uno dei quattro elementi muscolari della cuffia dei rotatori). La sua funzione è preservare, da sfregamenti ripetuti ed eventuali lesioni, i muscoli deltoide e sovraspinato.
    La borsa sottoscapolare prende posto tra il tendine del muscolo sottoscapolare (N.B: un altro elemento muscolare della cuffia dei rotatori) e la scapola, evitandone in questa maniera il contatto diretto.
    Infine, la borsa sottocoracoidea localizza davanti al muscolo sottoscapolare e inferiormente al processo coracoideo. Il suo compito specifico è preservare i muscoli coracobrachiale e sottoscapolare e i tendini del muscolo bicipite brachiale.
    Terzo aspetto: a stabilizzare il rapporto tra omero e scapola all'interno della capsula articolare, sono una serie di legamenti e di tendini. Un legamento è una formazione di tessuto connettivo fibroso che unisce tra loro due ossa distinte o due parti differenti dello stesso osso; un tendine è una struttura molto simile ma con la sostanziale differenza che unisce un muscolo a un elemento osseo.
    I legamenti dell'articolazione della spalla sono: i legamenti gleno-omerali, il legamento coracomerale e il legamento omerale trasverso. I tendini, invece, sono: il tendine del capo lungo del muscolo bicipite brachiale e i tendini dei muscoli costituenti la cuffia dei rotatori (sottoscapolare, sovraspinato, piccolo rotondo e sottospinato).
  • Articolazione acromioclavicolare. L'articolazione acromioclavicolare è l'esito della comunicazione tra l'acromion della scapola e l'estremità acromiale (o laterale) della clavicola.
    L'acromion della scapola è un processo osseo a forma di uncino, che deriva dalla spina scapolare e si proietta in direzione latero-superiore.
    Dove acromion e clavicola si uniscono, presentano due superficie ossee, dette più propriamente faccette articolari, adatte allo scopo.
    Ad aumentare la stabilità dell'articolazione acromioclavicolare, sono i due legamenti coracoclavicolari: il legamento conoide e il legamento trapezoide.
    L'aspetto davvero curioso di queste due elementi è che svolgono un'azione stabilizzante, pur non essendo legati direttamente all'acromion. Infatti, decorrono dal margine inferiore dell'estremità acromiale della clavicola al processo coracoideo della scapola.
    Devono la loro efficacia alla forza e alla resistenza di cui sono dotati.
articolazione gleno-omerale

Figura: l'articolazione gleno-omerale. Come in tutte le diartrosi, le superfici articolari sono ricoperte da cartilagine ialina. La cartilagine ialina rende le superfici articolari particolarmente lisce e facilita i movimenti dell'articolazione.
A rendere meno probabile che la testa dell'omero sgusci fuori dalla fossa glenoidea, è una formazione cartilagine fibrosa, localizzati sui bordi della fossa stessa (labbro). Pur trattandosi sempre di tessuto cartilagineo, questa cartilagine fibrosa ha una consistenza decisamente diversa dalla cartilagine ialina: è molto più ruvida.


Legamenti Articolazione

Figura: legamenti dell'articolazione gleno-omerale. I legamenti gleno-omerali sono, di fatto, tre bande che decorrono dalla fossa glenoidea al collo anatomico dell'omero. La loro funzione è stabilizzare la regione anteriore dell'articolazione.
Il legamento coracomerale unisce il processo coracoideo al tubercolo maggiore dell'omero. Il suo compito è garantire solidità alla porzione superiore dell'articolazione.
Il legamento omerale trasverso va dal tubercolo maggiore dell'omero al tubercolo minore (sempre dell'omero). La sua funzione è stabilizzare il tendine del capo lungo del muscolo bicipite femorale, all'interno di una scanalatura dell'omero nota come solco intertubercolare.
I lettori più attenti avranno notato che l'immagine riporta un altro legamento: il cosiddetto legamento coracoacromiale, interposto tra l'acromion scapolare e il processo coracoideo scapolare. Pur non avendo contatti diretti con le strutture dell'articolazione gleno-omerale, concorre alla sua stabilità, in particolare a mantenere in sede la testa dell'omero.
Nell'immagine, sono in evidenza anche le borse sinoviale.

Dal sito: https://www.studyblue.com/notes/note/n/kinesiology-review/deck/1011482

L'articolazione sternoclavicolare appartiene alla spalla?

L'articolazione sternoclavicolare è frutto dell'unione tra l'estremità sternale della clavicola e il manubrio dello sterno.
L'estremità sternale della clavicola è la porzione mediale della clavicola. Il manubrio dello sterno è la regione superiore dell'osso piatto situato della parte centro-superiore del torace (N.B: lo sterno possiede anche una regione centrale, chiamata corpo sternale, e una regione inferiore, nota come processo xifoideo).
Gli esperti di anatomia hanno dibattuto a lungo se includere l'articolazione sternoclavicolare nell'argomento “articolazioni della spalla”, per svariati ragioni. Sicuramente, la motivazione principale è che l'estremità sternale della clavicola occupa una posizione alquanto centrale nel corpo umano e fa parte più del torace che della spalla.

MUSCOLI

Premessa: i muscoli presentano due estremità, una d'origine e una terminale, che si legano allo scheletro mediante tendini.
Nella spalla, trovano posto numerosi muscoli.
Alcuni di questi elementi muscolari si legano allo scheletro della spalla con entrambe le estremità (iniziale e terminale), mentre altri (i rimanenti) con un'estremità soltanto (o l'iniziale o il terminale).
Per semplificare lo studio dell'assetto muscolare della spalla, gli anatomisti hanno pensato di sfruttare proprio la suddetta caratteristica dei muscoli e distinguere i muscoli in due categorie: intrinseci, che corrispondono a quelli con entrambe le estremità d'inserzione sulla spalla, e estrinseci, che sono quelli aventi una sola estremità d'inserzione a livello dello scheletro della spalla.
I muscoli intriseci della spalla sono in tutto 6: il deltoide, il sovraspinato, il sottospinato, il piccolo rotondo, il sottoscapolare, il grande rotondo.
I muscoli estrinseci della spalla, invece, sono in tutto 11: il dentato anteriore, il succlavio, il piccolo pettorale, lo sternocleidomastoideo, l'elevatore della scapola, il grande romboide, il piccolo romboide, il trapezio, il coracobrachiale, il bicipite brachiale (sia il capo lungo che il capo corto) e il tricipite brachiale (soltanto il capo lungo).
Nella tabella sottostante, il lettore può consultare, con qualche particolare in più, l'impalcatura muscolare della spalla: si ha avuto la cura di riportare, per ciascun muscolo, il punto d'origine e la zona terminale.


Muscoli intrinseci

Sede dell'estremità iniziale

Sede dell'estremità terminale
Muscolo deltoide Ha tre punti d'origine:
  • Bordo anteriore e superficie superiore dei 2/3 laterali della clavicola.
  • Acromion della scapola
  • Spina scapolare (superficie posteriore della scapola)
Tuberosità deltoidea del corpo dell'omero
Muscolo sovraspinato Bordino ascellare (o laterale) della scapola Tubercolo maggiore dell'omero (situato sull'estremità prossimale)
Muscolo sottospinato Fossa sottospinata della scapola (superficie posteriore) Tubercolo maggiore dell'omero
Muscolo piccolo rotondo Fossa sovraspinata della scapola (superficie posteriore) Tubercolo maggiore dell'omero
Muscolo sottoscapolare Fossa sottoscapolare della scapola (superficie anteriore) Tubercolo maggiore dell'omero
Muscolo grande rotondo Angolo inferiore e bordino laterale della scapola Solco intertubercolare dell'omero

Muscoli estrinseci

Quale estremità prende posto sulla spalla? Sede dell'altra estremità
Muscolo dentato anteriore Estremità terminale, su bordino mediale della scapola Estremità iniziale, su superficie esterna delle prime 8-9 costole della gabbia toracica
Muscolo succlavio Estremità terminale, su faccia inferiore del corpo della clavicola Estremità iniziale, su prima costola
Muscolo piccolo pettorale Estremità terminale, su processo coracoideo della scapola Estremità iniziale, su spazio compreso tra 3a e 5a costola
Muscolo sternocleidomastoideo Estremità iniziale, su porzione mediale del corpo della clavicola (N.B: possiede una seconda estremità iniziale, che origina dal manubrio dello sterno) Estremità terminale, su processo mastoideo dell'osso temporale (osso del cranio)
Muscolo elevatore della scapola Estremità terminale, su bordino laterale della scapola Estremità iniziale, su processo trasverso delle prime quattro vertebre cervicali (C1-C4)
Muscolo grande romboide Estremità terminale, su bordino laterale della scapola Estremità iniziale, su processo spinoso delle vertebre toraciche T2, T3, T4, T5
Muscolo piccolo romboide Estremità terminale su bordino laterale della scapola Estremità iniziale, su processo spinoso delle settima vertebra cervicale (C7) e della prima vertebra toracica (T1)
Muscolo trapezio Estremità terminali, su clavicola (porzione laterale del corpo), spina scapolare e acromion Estremità iniziale, su processo spinoso di tutte le vertebre cervicali e di tutte le vertebre toraciche
Muscolo coracobrachiale Estremità iniziale, su processo coracoideo Estremità terminale, su porzione mediana del corpo dell'omero
Muscolo bicipite brachiale Il capo lungo presenta l'estremità iniziale sulla tuberosità sopraglenoidea.
Il capo breve possiede l'estremità iniziale sul processo coracoideo della scapola
Estremità terminale, su tuberosità radiale del radio (osso dell'avambraccio)
Capo lungo del muscolo tricipite brachiale Estremità iniziale, su tuberosità sottoglenoidea della scapola Estremità terminale, su olecrano dell'ulna

* In questo elenco di muscoli, compaiono soltanto i muscoli che, in qualche modo, risiedono anche nella regione anatomica della spalla.
Tuttavia, è bene ricordare ai lettori l'esistenza di due muscoli - il grande dorsale e il grande pettorale - che, pur non avendo sede propriamente sulla spalla, rispondono alle caratteristiche degli elementi muscolari intrinseci e partecipano a numerosi movimenti del braccio (si veda il capitolo dedicato alle funzioni).


Muscoli Spalla e Scapola

Figura: sede dei muscoli della spalla elevatore della scapola, piccolo romboide, grande romboide e grande dorsale.
Il muscolo grande dorsale presenta varie estremità iniziale: sul tratto di colonna vertebrale T7-L5, sulla cresta iliaca, sull'angolo inferiore della scapola, sulla fascia toraco-lombare e sulle ultime 3-4 costole. Di contro possiede un'estremità terminale unica, localizzata a livello del solco intertubercolare dell'omero.

IRRORAZIONE DELLA SPALLA

La regione anatomica della spalla riceve il sangue arterioso (quindi ricco d'ossigeno) da numerose ramificazioni, dirette e indirette, dell'arteria ascellare.
Per quanto concerne invece il sangue venoso, questo defluisce verso il cosiddetto sistema venoso profondo, con le vene ascellare e succlavia, e verso il cosiddetto sistema venoso superficiale, con la vena cefalica.

INNERVAZIONE DELLA SPALLA

Tra le strutture nervose della regione della spalla, ce ne sono alcune che transitano soltanto per questo distretto anatomico e altre, invece, che innervano gli elementi anatomici locali (muscoli, cute ecc).
Sia le strutture nervose che si limitano ad attraversare la spalla sia quelle che innervano i muscoli, la cute e gli altri elementi anatomici locali derivano dal plesso brachiale, precisamente da alcuni suoi rami collaterali e terminali.
Il plesso brachiale è un importante formazione reticolare di diversi nervi spinali (cioè nervi del sistema nervoso periferico), i quali hanno il compito di innervare non solo la spalla, ma anche l'intero arto superiore (quindi braccio, avambraccio e mano).

Funzioni

Grazie ai suoi numerosi muscoli e alle sue importanti articolazioni (la gleno-omerale in particolare), la spalla possiede una mobilità tale che permette, all'essere umano, di eseguire un'enorme varietà di gesti: da quelli più semplici, come salutare con un gesto della mano o scrivere, a quelli più complessi, come lanciare un oggetto o sollevare un peso.
Nel corso delle loro ricerche, gli esperti di fisiologia e biomeccanica hanno studiato tutti i possibili movimenti della spalla e sono giunti alla conclusione che ne esistono almeno 13 tipi diversi:

  • Il movimento adduzione scapolare. È il gesto per cui le due scapole tendono ad avvicinarsi il più possibile al piano sagittale.
  • Il movimento di abduzione scapolare. È il gesto opposto all'adduzione scapolare, quindi quello in cui le scapole tendono ad allontanarsi il più possibile dal piano sagittale.
  • L'elevazione delle scapole. È il gesto di elevare le scapole.
  • La depressione delle scapole. È il movimento di abbassamento delle scapole.
  • La rotazione verso l'alto delle scapole. È il gesto che compiono le scapole, quando si alzano le braccia verso il cielo.
  • La rotazione verso il basso delle scapole. È il gesto che eseguono le scapole, quando si portano le braccia dall'alto lungo il corpo.
  • L'abduzione vera del braccio. Consiste nel sollevare il braccio da una posizione che è lungo i lati del corpo a una che è perpendicolare alla colonna vertebrale.
    Quando si solleva ulteriormente il braccio (quindi si va oltre il piano di perpendicolarità), si sfrutta il movimento di rotazione verso l'alto delle scapole.
  • L'adduzione vera del braccio. È il movimento opposto all'abduzione vera del braccio e serve per riportare il braccio da perpendicolare alla colonna vertebrale a parallelo ai lati del corpo (cioè quella che è la posizione di partenza, in caso di abduzione vera).
    Come nel caso precedente ma all'opposto, se il braccio parte da una posizione più elevata rispetto al piano di perpendicolarità, si sfrutta la capacità di rotazione verso il basso delle scapole (N:B soltanto fino al piano perpendicolare).
  • La flessione del braccio. Consiste nel sollevare l'omero in avanti, da una posizione di partenza che è parallela al tronco. Il gesto corretto prevede che il palmo della mano sia rivolto verso l'alto.
  • L'estensione del braccio. Consiste nel sollevare l'omero all'indietro, da una posizione di partenza che è parallela al tronco. Il movimento corretto prevede che il palmo della mano guardi il pavimento.
  • La rotazione interna del braccio. Consiste nel ruotare il braccio verso l'interno, con il gomito piegato a 90° e la mano parallela al suolo (N.B: il palmo è rivolto verso l'alto).
  • La rotazione esterna del braccio. Consiste nel ruotare il braccio verso l'esterno, con il gomito piegato a 90° e la mano parallela al suolo (N.B: il palmo è rivolto verso il basso). Di fatto, è il movimento opposto alla rotazione interna del braccio.
  • La circonduzione del braccio. Consiste nel muovere il braccio, con il gomito e la mano distesi, in modo circolare. In altre parole, è come se si disegnasse un cerchio con l'intero arto superiore.
Movimenti della spalla
Figura: alcuni movimenti della spalla.

Figura: sede dei muscoli della spalla elevatore della scapola, piccolo romboide, grande romboide e grande dorsale.
Il muscolo grande dorsale presenta varie estremità iniziale: sul tratto di colonna vertebrale T7-L5, sulla cresta iliaca, sull'angolo inferiore della scapola, sulla fascia toraco-lombare e sulle ultime 3-4 costole. Di contro possiede un'estremità terminale unica, localizzata a livello del solco intertubercolare dell'omero.


I movimenti principali della spalla e i muscoli che vi partecipano.
Movimento della spalla Muscoli coinvolti
Adduzione scapolare Grande romboide, piccolo romboide e trapezio
Abduzione scapolare Dentato anteriore, piccolo pettorale e grande pettorale
Elevazione della scapola Elevatore della scapola e fibre superiori del trapezio
Depressione della scapola Piccolo pettorale, trapezio (fibre inferiori), succlavio e grande dorsale
Rotazione verso l'alto delle scapole Trapezio e dentato anteriore
Rotazione verso il basso delle scapole Piccolo pettorale, grande pettorale, succlavio e grande dorsale
Abduzione vera del braccio Sopraspinato e deltoide
Adduzione vera del braccio Piccolo rotondo e fibre inferiore del deltoide
Flessione del braccio Grande pettorale, coracobrachiale, bicipite brachiale e deltoide (solo fibre anteriori)
Estensione del braccio Grande dorsale, piccolo rotondo, capo lungo del tricipite brachiale e deltoide (fibre posteriori)
Rotazione interna del braccio Sottoscapolare, grande dorsale, piccolo rotondo, grande pettorale e deltoide (fibre anteriori)
Rotazione esterna del braccio Sottospinato, piccolo rotondo e deltoide (fibre posteriori)
Circonduzione del braccio Grande pettorale, sottoscapolare, coracobrachiale, bicipite brachiale, sovraspinato, deltoide, grande dorsale, grande rotondo, piccolo rotondo, sottospinato e capo lungo del tricipite brachiale

Patologie associate

Muscoli Anteriori della Spalla

Figura: muscoli anteriori che partecipano ai movimenti della spalla. Tra questi è evidenziato anche il muscolo grande pettorale, il quale trae origine dal corpo della clavicola e dallo sterno e termina a livello del solco intertubercolare dell'omero.

Le problematiche che possono interessare la spalla, in alcuni casi in modo assai considerevole, sono numerose. Sicuramente, meritano una citazione particolare le fratture ossee dello scheletro della spalla, le lussazioni della spalla e le lesioni della cuffia dei rotatori.

FRATTURE DELLO SCHELETRO DELLA SPALLA

Le fratture dello scheletro della spalla comprendono: la frattura della clavicola, la frattura della scapola e la frattura della porzione prossimale dell'omero.
La rottura della clavicola è una circostanza molto comune. Secondo alcune indagini, infatti, la clavicola è una delle ossa del corpo umano che si rompe più facilmente.
La frattura della scapola è una condizione alquanto rara, che si verifica in genere a seguito di forti traumi al torace. Non richiede particolari trattamenti, ma soltanto un periodo di assoluto riposo.
Infine, la frattura della porzione prossimale dell'omero ha un discreta incidenza e riguarda soprattutto le vittime di cadute o di traumi diretti al braccio. In alcuni sfortunati casi, potrebbe accompagnarsi a una lesione del nervo ascellare e dell'arteria circonflessa posteriore dell'omero.

LUSSAZIONI DELLA SPALLA

In medicina, il termine lussazione indica un evento traumatico che causa la perdita dei rapporti reciproci tra le superfici ossee, coinvolte in un'articolazione.
Lussazione spallaLa lussazione della spalla è quando la testa dell'omero “sguscia” fuori dalla cavità glenoidea della scapola.
Può essere di due tipi: anteriore e posteriore. Nelle lussazioni anteriori della spalla, l'omero si muove in avanti; nelle lussazioni posteriori della spalla, invece, l'omero fuoriesce all'indietro.
Raramente, la lussazione della spalla è un fenomeno isolato. Spesso, infatti, si associa a danni a carico di legamenti, ossa, cartilagini e muscoli.
Le lussazioni della spalla hanno un'elevata incidenza, soprattutto tra le persone giovani e attive.

LESIONI DELLA CUFFIA DEI ROTATORI

La cuffia dei rotatori è un complesso muscolo-tendineo, con sede sulla scapola, a cui partecipano 4 muscoli con i loro corrispettivi tendini: nel comparto superiore, prende posto il tendine del muscolo sovraspinato; anteriormente, il tendine del muscolo sottoscapolare; infine, posteriormente, i tendini dei muscoli sottospinato e piccolo rotondo.

Muscoli Cuffia dei RotaroriFigura: i muscoli della cuffia dei rotatori: sovraspinato, sottospinato, sottoscapolare e piccolo rotondo. Si tratta di quattro elementi muscolari intrinseci della spalla.
La lesione della cuffia dei rotatori consiste nella lacerazione parziale o totale di uno o più dei tendini che uniscono i muscoli sopraccitati alle strutture ossee.
A provocarla possono essere traumi diretti alla spalla, ma anche movimenti ripetuti, che causano il progressivo deterioramento della struttura tendinea. Quest'ultimo è, per esempio, il caso dei grandi nuotatori che soffrono della cosiddetta “spalla del nuotatore”, per effetto del continuo movimento delle braccia.
In genere, il muscolo maggiormente interessato è il sovraspinato, il quale risiede sulla superficie posteriore della scapola, sopra la cosiddetta spina scapolare.
Le lesioni della cuffia dei rotatori sono infortuni alla spalla che riguardano soprattutto persone dai 40 anni in su.



Ultima modifica dell'articolo: 15/11/2016