SARS - Sindrome Acuta Respiratoria Grave

Generalità

Conosciuta anche come sindrome acuta respiratoria grave, la SARS è una malattia virale contagiosa potenzialmente letale. Colpisce prevalentemente l'apparato respiratorio, provocando una polmonite atipica e una serie di altri sintomi molto simili a quelli dell'influenza.
La prima (e unica, al momento) epidemia di SARS si verificò tra il 2002 e il 2003, in Cina. Da lì, il virus ebbe una rapida diffusione in molti altri paesi asiatici e non solo. La scoperta della SARS si deve a un medico italiano, Carlo Urbani, che fu una delle 775 vittime dell'infezione epidemica.
Attualmente, non esiste ancora una cura efficace e nemmeno un vaccino. Tuttavia, i microbiologi stanno studiando il virus, per trovare un suo punto debole.

Cos'è la SARS?

La SARS, detta anche sindrome acuta respiratoria grave, è una forma di polmonite virale altamente contagiosa, che mette in serio pericolo di vita coloro che la contraggono.

STORIA DELLA SARS

La SARS fece la sua prima comparsa nel novembre del 2002, in Cina, nella provincia del Guandong. Da quel momento in poi, in pochi mesi, si diffuse in altri 30 paesi, per la maggior parte asiatici (Hong Kong, Singapore, Taiwan, Vietnam ecc.), ma anche, seppur con pochissimi casi, in Canada, Stati Uniti e in Europa. Questa rapida diffusione in diverse parti del globo si ebbe a causa dei viaggi aerei compiuti dalle persone ammalate.
Tra il novembre 2002 e il luglio 2003, la SARS causò, nelle ragioni asiatiche interessate, una vera e propria epidemia: contagiò più di 8.000 persone e ne provocò la morte di 775. Dopodiché, grazie alle appropriate contromisure sanitarie e alla messa in quarantena, si riuscì a fermarne la propagazione.
Nei paesi occidentali, invece, sempre nello stesso arco di tempo, i casi (o sospetti tali) di contagio furono pochissimi e prontamente posti in isolamento. In Canada, a Toronto, si verificarono poco più di 200 casi; in tutta Europa, nemmeno una decina.
L'individuazione della SARS si deve a un medico italiano, Carlo Urbani. Egli, prima di morire per gli effetti di questa infezione (marzo 2003), comunicò le sue importanti scoperte all'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel tardo febbraio del 2002. Fu così che partì l'allerta mondiale.
È da 10 anni, ormai, che non si verificano più casi di SARS nel mondo.


Paesi in cui la SARS si è presentata con più di un caso:

  • Cina; Hong Kong; Taiwan; Canada; Singapore; Vietnam; Stati Uniti; Filippine; Mongolia; Corea del Sud
Sars - Casi nel Mondo
Figura: I luoghi del mondo dove si è diffusa la SARS. Da http://en.wikipedia.org

EPIDEMIOLOGIA

C'è notevole incertezza sul tasso di letalità che caratterizza la SARS. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la letalità è stimata tra il 14 e il 15%; secondo altre fonti, è inferiore.
Si deve aggiungere, poi, che questo dato è un valore medio; ad esempio, le statische mostano come la maggior parte dei decessi abbia interessato persone dai 65 anni in su (valore di letalità del 50%), mentre nei pazienti via via più giovani la letalità era progressivamente inferiore (circa l'1% per i pazienti di massimo 24 anni).

N.B: la letalità è il rapporto tra il numero di decessi, per una data malattia, e il numero di individui affetti dalla stessa malattia.

Cause della SARS

La causa della SARS è un virus appartenente alla famiglia dei coronavirus, detto SARS-CoV. A questa stessa famiglia, appartengono dei virus a noi molto noti (specialmente nelle stagioni più fredde), che provocano i classici raffreddori.

I CORONAVIRUS E L'ORIGINE DEL SARS Co-V

Coronavirus SARS

Figura: il coronavirus SARS. Da http://it.wikipedia.org

Gli animali carnivori, da cui sembra origini la SARS:

  • Cane procione
  • Tasso furetto (Melogale)
  • Civetta delle palme (Paguma larvata)
  • Gatti domestici

I coronavirus sono virus a RNA a singola elica, che provocano, in generale, infezioni enteriche (cioè a livello dell'intestino) e/o delle vie aree (cioè a livello dei polmoni).
Fino a quando non comparì la SARS, gli unici coronavirus noti per gli effetti letali sull'organismo contagiato erano quelli animali. Ciò indusse a pensare, allora, che il virus umano della SARS derivasse da un virus di origine animale, che, in seguito a una mutazione, si sarebbe adattato alla specie umana (zoonosi).

Gli animali inizialmente imputati di aver dato origine al virus umano della SARS furono dei carnivori selvatici e dei gatti domestici. Successivamente, alcuni ricercatori scoprirono che c'erano notevoli analogie tra il virus della SARS umano e quello dei pipistrelli abitanti il sud-est asiatico. Alla luce di quest'ultima scoperta, le indagini si fecero più approfondite e, qualche anno più tardi, nacque l'ipotesi che i pipistrelli fossero stati i portatori sani della malattia, il cosiddetto serbatoio del virus.
Tuttavia, ancora oggi, questi studi presentano dei punti in sospeso e meriterebbero ulteriori approfondimenti.


Cos'è una zoonosi?


Con il termine zoonosi s'intende qualsiasi malattia infettiva che riesce a trasmettersi dagli animali all'uomo. Molto spesso, queste malattie non provocano particolari problemi, se non nel soggetto che le contrae. Tuttavia, in alcuni casi, può capitare che l'agente infettivo (virus o batterio), che le scatena, muti e si adatti alla specie umana. In tali frangenti, la malattia può assumere caratteri epidemici.
Esempi tipici di zoonosi sono la peste bubbonica, la malattia di Lyme, la salmonella e la febbre West Nile.


COME SI TRASMETTE IL VIRUS?

Come altri coronavirus e come i virus dell'influenza, anche il SARS-CoV si diffonde attraverso goccioline volatili di saliva, espulse da un individuo contagiato quando parla, starnutisce, tossisce o, sebbene sia raro, respira.
Tuttavia, si è constatato che esistono altre modalità di trasmissione, di tipo indiretto. È possibile, infatti, che il virus si diffonda attraverso il contatto con oggetti o ambienti contaminati: per esempio, toccare pulsanti, telefoni, maniglie, servizi igienici ecc, recentemente utilizzati da un malato di SARS, può determinare l'insorgenza dell'infezione. Analogo discorso per la condivisione di stoviglie e posate.


CHI È A PIٙ ALTO RISCHIO DI CONTAGIO?

Modalità di trasmissione della SARS:


Dirette:

Indirette:

  • Contatto con oggetti contaminati (telefoni, pulsanti ecc)
  • Contatto con liquidi organici di un paziente (feci)

Considerate le modalità con cui si trasmette, il virus della SARS si diffonde più facilmente quando una persona è a stretto contatto con un soggetto infetto. Per stretto contatto, s'intende il cosiddetto rapporto faccia a faccia, che in ambito medico-epidemiologico significa a meno di un metro di distanza. Non a caso, all'inizio dell'epidemia, le prime persone ad ammalarsi furono quelle che assistevano i malati, come i familiari o i medici.
La trasmissione aerea del virus, invece, non è mai stata dimostrata (per trasmissione aerea s'intende il contagio tra individui posti a una distanza superiore a un metro).

Sintomi, segni e complicazioni

I primi sintomi della SARS assomigliano a quelli di una comune influenza. Pertanto, il paziente manifesta:

COMPLICAZIONI

A distanza di 3-7 giorni dalla comparsa dei primi sintomi, l'infezione peggiora e insorgono le complicanze più drammatiche della SARS, che possono portare alla morte del malato. È questo il momento in cui si accentuano i disturbi gastrointestinali, i dolori muscolari e compaiono i primi segni della polmonite, cioè tosse secca e difficoltà respiratorie.
La morte sopraggiunge per insufficienza respiratoria grave.
Tra le possibili altre complicazioni, vanno citate l'insufficienza cardiaca e l'insufficienza renale.

PER QUALI PAZIENTI È FATALE?

Il SARS-CoV può contagiare indiscriminatamente chiunque. Tuttavia, ci sono dei soggetti più predisposti di altri. Come si è detto, i tassi di letalità maggiori si sono registrati tra i soggetti anziani (dai 60-65 anni in su). Ciò si spiega col fatto che questi individui possiedono, in generale, un sistema immunitario (cioè la barriera protettiva di un organismo, contro infezioni e malattie) più debole rispetto a un adulto in piena salute.
Altre circostanze favorenti sono legate allo stato di salute generale di un individuo: si è visto, per esempio, che chi era affetto da diabete o epatite era più facilmente contagiabile.

TEMPI DI INCUBAZIONE

Il periodo d'incubazione, ovvero il lasso di tempo che intercorre tra il contatto diretto con una persona ammalata e la comparsa dei primi sintomi, va dai 2 ai 10 giorni. Tuttavia, in alcuni rari casi, può durare anche 14 giorni.

QUANDO UN MALATO TRASMETTE LA SARS?

Un individuo sano è ad alto rischio di contagio, se ha rapporti con un malato di SARS, i cui sintomi sono comparsi da massimo 10 giorni. In altre parole, durante l'incubazione e trascorsi i primi 10 giorni dalla comparsa della febbre, le possibilità che un paziente trasmetta l'infezione sono ridotte.

Diagnosi

Quando l'epidemia di SARS era in corso, per stabilire la diagnosi corretta si procedeva nel seguente modo:

  • Si valutava la presenza o meno del sintomo classico della SARS, la febbre alta.
  • Si indagava se il paziente aveva avuto contatti con persone affette o aveva viaggiato in regioni considerate dall'OMS a rischio di contagio (zone endemiche).
  • Si eseguiva un'indagine stetoscopica dei polmoni, se il paziente lamentava i sintomi da almeno 3-7 giorni.

Se la possibilità di un contagio da SARS era più che concreta, si procedeva con degli esami ai raggi X del torace e con indagini di laboratorio.
Al momento, queste procedure diagnostiche appaiono ancora come le più appropriate.

ESAME STETOSCOPICO

L'esame stetoscopico dei polmoni può rilevare dei suoni anomali, simili a rantoli, al momento dell'atto respiratorio. Ciò si verifica, in genere, dopo 3-7 giorni dalla comparsa della febbre, ovvero quando l'infezione comincia a peggiorare.

ESAME RADIOLOGICO DEL TORACE

Radiografia Pomonite atipica SARS

Figura: una radiografia del torace di un paziente con SARS. Da http://it.wikipedia.org

L'esame ai raggi X del torace, nei pazienti con SARS, può evidenziare i segni di una polmonite atipica o di una sindrome da distress respiratorio. Tuttavia, in alcuni casi, l'esame può risultare negativo.
N.B: Vengono definite atipiche le polmoniti causate da batteri e virus, che solitamente non sono associati a questa malattia.

ESAMI DI LABORATORIO

Parallelamente alla radiografia del torace, vanno svolti anche degli esami di laboratorio, noti con i nomi di ELISA, immunofluorescenza e PCR; queste indagini servono a individuare, in un campione di tessuto o di sangue del paziente, l'eventuale presenza del SARS-CoV.
L'OMS, ai tempi dell'epidemia, denominò le diagnosi, svolte con tali procedure, come "SARS confermate in laboratorio", a sostegno della loro attendibilità.

Terapia

Non esiste ancora oggi una terapia specifica per la SARS.
Non appena fu appurato che si trattava di una malattia virale, gli antibiotici non vennero più presi, giustamente, in considerazione. Si provarono farmaci antivirali (ribavirina) e steroidi, ma senza alcun risultato soddisfacente.
Pertanto, le uniche contromisure farmacologiche considerate appropriate, furono gli antipiretici, per ridurre, quanto meno, i sintomi simil-influenzali.
Accanto all'aspetto farmacologico, è opportuno ricordare l'essenzialità della respirazione assistita, garantita dalle strumentazioni ospedaliere. Infatti, il paziente con SARS ha bisogno di ossigeno, in quanto le sue capacità respiratorie sono gravemente ridotte.

COME AGIRE NELLE EMERGENZE?

Sulla base dell'esperienza del 2002-2003, e delle caratteristiche ormai note del virus, un paziente con SARS richiede:

  • Ospedalizzazione
  • Isolamento nelle cosiddette camere a pressione negativa (quarantena)
  • Ventilazione (o respirazione) assistita
  • Antipiretici

VACCINO E RICERCA

Purtroppo, non esiste ancora un vaccino anti-SARS. I ricercatori microbiologi stanno studiando il virus in ogni sua componente, per individuarne un punto debole e creare una contromisura vaccinica adatta.
Sono inoltre in corso numerosi studi, volti all'individuazione di farmaci antivirali efficaci. Anche in questo campo della ricerca, è fondamentale conoscere a fondo il virus responsabile dell'infezione.

Prognosi e prevenzione

La prognosi, per un malato di SARS, dipende da alcune caratteristiche del paziente, come età e stato di salute generale. Infatti, come si è già detto, il virus fece molte vittime tra gli ultrasessantenni e tra coloro che non erano in piena salute, mentre ebbe un effetto assai meno letale tra gli adulti sani.

LE CONSEGUENZE DELL'EPIDEMIA

Alcuni individui, affetti da SARS e poi guariti, hanno sviluppato, a distanza di anni, diversi disturbi, come osteoporosi, necrosi avascolare e fibrosi polmonare. Queste patologie non sono solo legate alle complicanze dell'infezione virale (fibrosi polmonare), ma anche ai trattamenti terapeutici, cui è stato sottoposto un paziente (osteoporosi e necrosi avascolare). Per esempio, nel caso della necrosi avascolare, essa può essere causata dal prolungato uso di farmaci steroidei.

PREVENZIONE

Le misure preventive, utili a evitare la diffusione della SARS, consistono in:

  • Messa in quarantena del paziente o dei pazienti affetti.
  • Evitare, il più possibile, il contatto diretto (a meno di un metro) con i malati di SARS (questo consiglio è da seguire soprattutto nei 10 giorni seguenti la comparsa dei primi sintomi).
  • Lavarsi le mani con detergenti a base di alcol.
  • Usare dei guanti, degli occhiali e coprire la bocca e il naso con una mascherina (se si assiste un malato); coprire la bocca e il naso, con la mano, quando si starnutisce o si tossisce (se si è la persona ammalata).
  • Evitare di condividere cibo e utensili quotidiani con le persone affette.
  • Disinfettare regolarmente le superficie degli ambienti, in cui vive un paziente con la SARS.