Parto indotto

Generalità

Si parla di parto indotto quando il travaglio viene stimolato con metodi artificiali.

L'induzione del parto è consigliabile in determinate condizioni, come per esempio una gravidanza oltre termine, una rottura anticipata delle acque o un'anomalia della placenta.
Parto IndottoLe tecniche, con le quali indurre il parto, sono diverse e nessuna è priva di pericoli, sia per la madre che per il feto. Per tale motivo, prima di procedere, è opportuno fare una valutazione del rapporto rischi/benefici.
Nella maggior parte dei casi, gli interventi di stimolazione si concludono con un parto vaginale, tuttavia, in alcuni casi, può essere necessario un taglio cesareo.

Cos'è il parto indotto?

Il parto indotto (o induzione del parto) è la procedura medica, attuata in gravidanza, che serve a sollecitare l'inizio delle contrazioni uterine, tipiche del travaglio, quando queste sono in ritardo.
Detto in parole più semplici, il parto indotto consiste nella stimolazione, con metodi artificiali, del travaglio di parto.
La sua esecuzione, come si vedrà, è richiesta in particolari situazioni e non è priva di rischi. Tuttavia, se i benefici che si possono ottenere sono superiori ai possibili pericoli, allora è consigliabile intervenire.

QUANTI PARTI INDOTTI SI ESEGUONO IN ITALIA?

In Italia, secondo alcuni dati statistici, l'induzione del parto è praticata nel 20-25% delle gravidanze e rappresenta uno degli interventi di ostetricia più attuati.
Solitamente, quando si parla di parto indotto, sono esclusi, dal computo delle gravidanze totali, i cesarei elettevi, per i quali non è previsto travaglio.

Quando si pratica?

Prima di stabilire se è indispensabile stimolare il parto, il ginecologo deve esaminare diversi aspetti: dallo stato di salute della madre a quello del feto, dall'età gestazionale del bambino alla sua dimensione, dalla posizione del bimbo nell'utero allo stato della cervice uterina materna.
Ma quando è richiesto, di preciso, il parto indotto?
Le situazioni più comuni sono le seguenti:

  • Gravidanza protratta oltre il tempo limite. In genere, se passano una o due settimane dalla data di scadenza, è necessario far nascere il bambino con parto indotto. Se non si agisce, il rischio è che il feto cresca troppo, che la placenta non svolga più correttamente le sue funzioni e che il parto sia estremamente pericoloso per la madre.
  • Rottura prematura delle acque. La rottura delle acque è uno dei segni iniziali del travaglio; tuttavia, in alcuni frangenti, può verificarsi senza essere accompagnata da contrazioni uterine o con largo anticipo rispetto alla data di scadenza della gravidanza.
    La rottura senza contrazioni espone la madre e il feto alle infezioni. La rottura anticipata, invece, potrebbe tradursi in una nascita prematura del bambino, con tutte le conseguenze del caso. Se avviene prima della 34esima settimana, il parto indotto si pratica solo se è l'unica soluzione possibile; se avviene tra la 34esima e la 37esima settimana, il ginecologo illustra alla madre pericoli e benefici del parto indotto e decide con lei il da farsi; se avviene alla 37esima settimana o poco dopo, madre e feto vengono posti sotto osservazione continua e, al momento opportuno, viene indotto il travaglio.
  • Infezione dell'utero.
  • Scarso contenuto di liquido nel sacco amniotico. Questa condizione, nota anche come oligoidramnios, solitamente non crea alcun disturbo, ma in alcuni casi può essere una fonte di pericolo per il bambino e richiedere un parto indotto.
  • Placenta deteriorata.
  • Distacco di placenta. Si verifica quando la placenta si separa dalla parete interna dell'utero. Gli effetti possono essere anche molto gravi e mettere in pericolo di vita sia la madre che il feto. Rappresenta una delle cause più importanti di emorragia ante-partum.
  • Condizioni patologiche, come diabete, colestasi gravidica e ipertensione, che affliggono la madre durante la gravidanza.

PARTO INDOTTO COME SOLUZIONE PRATICA

Talvolta, il parto indotto può rappresentare una soluzione pratica a determinate situazioni.
Per esempio, se una donna incinta vive molto distante da un ospedale o è stata protagonista in passato di un parto imminente, l'induzione del parto può essere un ottimo rimedio, a prescindere che la gravidanza sia a rischio o meno.
In genere, in siffatte condizioni, prima di procedere, si attende almeno la 39esima settimana di gestazione.

ALTRE SITUAZIONI IN CUI SI ATTUA IL PARTO INDOTTO

Ci sono donne che richiedono il parto indotto per paura che il travaglio possa insorgere in un momento indesiderato. Di fronte a tali situazioni, ginecologo e medico curante tendono a dissuadere la gestante dai suoi propositi, in quanto l'induzione del parto non è una procedura esente da rischi.

Rischi del parto indotto

Il parto indotto è una procedura che può esporre la gestante e/o il feto a diversi pericoli. Ciò spiega per quale motivo, prima di procedere, sia necessario fare una valutazione del rapporto rischi/benefici e, solo al termine di questa, decidere il da farsi.
Ecco un elenco dei possibili pericoli:

  • Necessità di un taglio cesareo. La situazione ideale, quando si induce artificialmente il travaglio, è avere un parto vaginale; tuttavia, in alcuni casi, tutto ciò non è attuabile, pertanto serve un taglio cesareo. Il taglio cesareo, come ogni operazione chirurgica, non è privo di rischi.
  • Nascita prematura. È il rischio che si corre con i parti indotti nelle gravidanza non a termine. Come detto, prima di stimolare il travaglio, bisogna fare le opportune valutazioni e chiedersi cosa sia meglio per la madre e per il bambino. Uno dei disturbi più comuni tra i bambini nati prematuri è il distress respiratorio.
  • Una riduzione del ritmo cardiaco, nel bambino. Alcuni medicinali, usati per stimolare il parto, hanno come possibili effetti collaterali una riduzione della frequenza cardiaca fetale e un calo del flusso d'ossigeno proveniente dalla madre e diretto al feto.
  • Infezioni. Il rischio di sviluppare infezioni aumenta sia nella madre sia nel feto.
  • Prolasso del cordone ombelicale. Questa situazione si verifica quando il cordone ombelicale scende nel canale della cervice uterina prima della testa del bambino. Ciò comporta una riduzione dell'ossigeno destinato al feto.
  • Rottura dell'utero. È una complicazione molto rara, tuttavia possibile.
  • Emorragie post-partum. Queste sono provocate dalla mancata contrazione spontanea delle pareti muscolari dell'utero (atonia uterina). La perdita di sangue può essere anche molto copiosa.

QUANDO NON È APPROPRIATO IL PARTO INDOTTO?

Ci sono persone per le quali è sconsigliata l'induzione del parto.
Classiche situazioni, non adatte al parto indotto, sono rappresentate da: un precedente parto cesareo (specie se indotto) o un precedente intervento chirurgico all'utero; placenta previa, in cui la placenta si forma in corrispondenza del fondo dell'utero; posizione trasversale del feto; infezioni da herpes simplex genitale in corso; canale del parto (o canale cervicale) troppo piccolo per consentire un parto vaginale.

Come ci si prepara

Il parto indotto si esegue quasi sempre in ospedale, precisamente nelle sale parto di ostetricia. Qui, infatti, ci sono tutte le apparecchiature adatte alla situazione e alle possibili complicazioni.

QUANDO IL PARTO INDOTTO È PIANIFICATO

Il parto indotto può essere, a seconda delle circostanze, una procedura d'emergenza o una procedura pianificata. Quando è una procedura pianificata da tempo, la gestante viene sottoposta a tutti i controlli clinici del caso, per assicurarsi che ci siano tutte le condizioni ideali per un'induzione artificiale del travaglio.

AVVERTENZE GENERALI: IL DOLORE NEL PARTO INDOTTO

Le contrazioni uterine del parto indotto sono molto più forti e dolorose di quelle che avvengono durante il travaglio naturale.
Pertanto, le gestanti vengono preparate a questo aspetto e sottoposte a un'anestesia epidurale, che le rende (per quanto possibile) insensibili al dolore.

Procedura

Il parto indotto si può eseguire in vari modi. La scelta della metodica più adeguata spetta al medico e dipende dalle circostanze. Pertanto, ogni donna gravida rappresenta un caso a sé stante.
Le principali tecniche per l'induzione del travaglio sono:

SCOLLAMENTO DELLE MEMBRANE

Lo scollamento delle membrane è una metodica valida sia per stimolare il parto, sia per velocizzarlo. Viene eseguito dal ginecologo (o anche dall'ostetrico), il quale, inserendo una mano direttamente nell'utero, esegue delle delicate manovre, mirate a separare il sacco amniotico dalle pareti uterine interne.
Gli effetti dello scollamento non sono sempre immediati e, per la sua semplicità d'esecuzione, l'intervento può essere anche di tipo ambulatoriale

Avvertenze ed effetti indesiderati: dopo lo scollamento delle membrane (anche a distanza di diverse ore), è possibile che si verifichi un'emorragia, simile a quella mestruale. Se questa si fa copiosa, è bene allertare il proprio ginecologo.

MATURAZIONE E DILATAZIONE CERVICALE INDOTTE

Premessa: la maturazione cervicale (o maturazione della cervice) è il processo che anticipa la dilatazione e l'assottigliamento dell'utero, i quali, a loro volta, precedono il parto vero e proprio.

Per stimolare la maturazione delle cervice e dilatare di conseguenza l'utero, si possono usare: delle prostaglandine sintetiche, somministrate per bocca (pastiglie) o direttamente nella vagina (gel); un pessario, che è un anello in silicone collocato nella vagina; oppure dei dilatori meccanici, come un catetere di Foley o dei derivati dell'alga laminaria.
Entrambe le procedura di maturazione cervicale si svolgono in un reparto ospedaliero.


Come funziona un catetere di Foley?
Il catetere di Foley è un sottile tubicino di gomma flessibile, dotato, a un'estremità, di un palloncino gonfiabile.
Una volta posizionato il catetere a livello del canale cervicale, viene iniettata, attraverso di esso, una soluzione salina, che va a gonfiare il palloncino. Il pallone gonfio spinge sulle pareti della cervice, allargandole.

Cos'è e come funziona un derivato dell'alga laminaria?
I derivati della laminaria (digitata e japonica) non sono altro che i gambi di queste alghe marine, che, una volta essiccati, diventano dei bastoncini dalle dimensioni ideali per l'inserimento nel canale cervicale. Qui, favoriscono i processi di maturazione e dilatazione della cervice.
Le alghe laminarie vengono usate anche per la stimolazione del parto in caso di morte endouterina del feto.


Avvertenze ed effetti indesiderati: l'uso di prostaglandine sintetiche va monitorato passo per passo, perché queste potrebbero alterare la frequenza cardiaca fetale.

AMNIOTOMIA

L'amniotomia è la rottura volontaria delle acque.
Il ginecologo esegue questa operazione incidendo il sacco amniotico con un piccolo gancio di plastica. Non appena il sacco si rompe, si ha perdita di liquido amniotico dalla vagina.
L'amniotomia si svolge in ospedale ed è particolarmente indicata quando la cervice è già parzialmente dilatata e assottigliata.

Avvertenze ed effetti indesiderati: bisogna porre sotto osservazione il feto sia prima che dopo l'amniotomia, in quanto possono verificarsi delle variazioni del suo ritmo cardiaco.

SOMMINISTRAZIONE INTRAVENOSA DI OSSITOCINA

La somministrazione intravenosa di ossitocina sintetica si svolge in ospedale e serve a stimolare le contrazioni uterine. È la soluzione ideale quando la cervice è già parzialmente dilatata e assottigliata, ma può avere effetto anche nel processo di maturazione cervicale.

Avvertenze ed effetti indesiderati: come nei casi precedenti, anche la somministrazione di ossitocina richiede il monitoraggio continuo della frequenza cardiaca del feto.

DOMANDE FREQUENTI

Ecco gli interrogativi che si pongono più frequentemente le donne in gravidanza, che si apprestano al parto indotto:

Quanto tempo trascorre dall'applicazione del rimedio all'inizio del travaglio indotto?
Dipende dal trattamento e dallo stato in cui si trova la cervice (immatura, matura, parzialmente dilatata ecc). Per esempio, in caso di cervice ancora immatura, possono volerci anche due giorni, prima di vedere i primi effetti; viceversa, in caso di cervice matura o già in parte dilatata, il tempo richiesto è di qualche ora.

Cosa succede se l'induzione non funziona?
Se la stimolazione del parto non è andata a buon fine, si può procedere con un altro tentativo, a patto che le condizioni di salute del bambino lo permettano.
Qualora, infatti, fosse ritenuto pericoloso indurre nuovamente il travaglio, è opportuno optare per altre soluzioni, come per esempio il taglio cesareo.

Si possono combinare più metodi per stimolare meglio il travaglio di parto?
Certo, il ginecologo può adottare più tecniche contemporaneamente, per ottenere un effetto migliore. Ovviamente, come detto in apertura di capitolo, devono esserci le condizioni idonee.

Si deve far uso di forcipe o ventosa?
In alcuni casi, sì. Se ci sono complicanze, infatti, potrebbe venir utile usare il forcipe o la ventosa.

Esistono dei rimedi naturali per stimolare il parto?
Non ci sono prove che determinati rimedi naturali, di cui si sente parlare (omeopatia, agopuntura, avere rapporti sessuali durante la gravidanza ecc), siano in grado di stimolare il parto indotto. Addirittura, in alcuni frangenti, sono anche circostanze potenzialmente pericolose.

Risultati

La maggior parte dei parti indotti (secondo una statistica inglese, poco meno di 2/3) non richiede altri interventi e si conclude, favorevolmente, con un semplice parto vaginale.
Un 15% circa, invece, esige l'uso di forcipe o ventosa, mentre quasi un 20% richiede il taglio cesareo. Un cesareo, effettuato in tali circostanze, non vieta gravidanze successive, tuttavia sconsiglia qualsiasi ulteriore pratica di parto indotto.

 


Ultima modifica dell'articolo: 22/11/2016