Paralisi del Sonno

Generalità

La paralisi del sonno, detta anche paralisi ipnagogica, è un disturbo del sonno in cui - nel momento del risveglio o poco prima dell'addormentamento - insorge una vera e propria incapacità temporanea di muoversi e parlare. Questo stato di paralisi è dovuto ad un prolungamento eccessivo della fase di sonno REM, oppure a un suo inizio anticipato.

Paralisi del sonno

Figura: la paralisi del sonno: si è svegli, tanto che gli occhi sono aperti, ma non si è grado di muoversi e di parlare. Dal sito: sleepingresources.com

Le persone più suscettibili sono, di solito, quelle che dormono poco e male; tuttavia, non è escluso che all'origine ci sia una patologia grave, come la narcolessia.
La terapia viene stabilita in base alla severità e al numero degli episodi di paralisi denunciati da un individuo. Quasi sempre, è sufficiente aumentare il numero di ore dedicate al sonno e migliorare la qualità del riposo notturno.

Il sonno e le sue fasi

Prima di descrivere la paralisi ipnagogica, è opportuno fare un breve richiamo in merito alle principali caratteristiche del sonno. Quando ci si addormenta, avviene una transitoria perdita di coscienza, si riducono alcune funzioni biologiche e se ne potenziano altre. Per esempio, mentre la produzione di ormoni corticoidi si riduce, aumenta quella dei fattori di crescita.
Il sonno è caratterizzato da due fasi principali, che si susseguono l'un l'altra per diverse volte (4-5 cicli):

  • Fase NON-REM, o sonno ortodosso
  • Fase REM, o sonno paradosso

Solo la corretta alternanza tra queste due fasi garantisce un riposo ristoratore.

LA FASE NON-REM

È contraddistinta da 4 stadi, durante i quali il sonno si fa via via più profondo. I primi due stadi sono, rispettivamente, l'addormentamento e il sonno leggero. Al terzo stadio, inizia la fase di sonno profondo, che raggiunge il suo culmine al quarto stadio. È in quest'ultimo momento che l'organismo si rigenera.
A ogni nuovo ciclo, la fase NON-REM dura sempre meno, lasciando maggiore spazio alla fase REM.

LA FASE REM

Durante questa fase, chi dorme compie bruschi movimenti degli occhi. Il termine REM, infatti, è l'acronimo inglese di Rapid Eye Movement, cioè proprio "rapido movimento oculare".
La fase REM è una fase "agitata", in cui aumentano il battito cardiaco e la frequenza respiratoria, e si sogna. Tuttavia, è una fase caratterizzata anche da uno stato, indotto da ormoni, di paralisi e rilassamento dei muscoli (in greco paralisi deriva da παράλυσις = parálysis, che significa appunto "allentamento, rilassamento"); probabilmente questo stato di atonia muscolare ha la funzione di impedire movimenti inconsulti provocati dal sogno.

Cos'è la paralisi del sonno?

Si parla di paralisi del sonno quando un individuo, al momento del risveglio o poco prima dell'addormentamento, risulta temporaneamente incapace di muoversi e/o parlare. In altre parole, il soggetto che soffre di paralisi del sonno è cosciente, ma non riesce a compiere i gesti tipici di una persona sveglia.
Tali episodi hanno una durata variabile, da pochi secondi a qualche minuto; una volta terminati, l'individuo è completamente ristabilito: parla e si muove, come se nulla fosse successo. Tuttavia, la sensazione suscita impressione e, talvolta, uno stato d'ansia.

È UN FENOMENO GRAVE?

Oltre a non avere ripercussioni sull'individuo, la paralisi del sonno è un episodio raro, che si verifica poche volte nel corso della vita.
Tuttavia, per qualche soggetto, può diventare un fenomeno ricorrente, tanto da richiedere ulteriori accertamenti relativi allo stato di salute generale o alle abitudini giornaliere e notturne.
Come si vedrà più avanti, infatti, la paralisi del sonno può essere legata alla narcolessia, una patologia che crea attacchi improvvisi di sonnolenza, o al dormire poco e male.

EPIDEMIOLOGIA

È difficile quantificare quante persone accusino (o abbiano accusato in passato) paralisi del sonno. Secondo alcuni dati statistici, nei paesi industrializzati, ne soffre circa il 6% della popolazione. Buona parte di queste persone è protagonista di episodi sporadici, talvolta unici nel corso della vita.
Gli individui più colpiti sono gli adolescenti e gli adulti giovani, di età compresa tra i 25 e i 44 anni (quest'ultimi sono ben il 36% dei sofferenti).
Donne e uomini sono, in ugual misura, tutti possibili bersagli.
Infine, l'ultimo dato statistico che merita di essere menzionato, riguarda il legame con la narcolessia: circa il 30-50% delle persone narcolettiche soffre anche di paralisi del sonno.

Cause di paralisi del sonno

Parlando delle cause, due sono le questioni da chiarire:

  1. qual è il meccanismo che provoca la paralisi del sonno?
  2. Quali circostanze o situazioni aumentano la probabilità di manifestare un episodio di questo genere?

RISPOSTA ALLA PRIMA DOMANDA

A causare la paralisi del sonno è il rilascio anomalo - prolungato oltre il risveglio o anticipato prima dell'addormentamento - di quegli ormoni che determinano la paralisi e il rilassamento muscolari, tipici della fase REM. In altre parole, i meccanismi ormonali che caratterizzano la fase REM, anziché interrompersi al momento del risveglio, proseguono ancora per qualche istante, tanto che l'individuo sofferente è vigile, ma immobilizzato. Poiché la paralisi del sonno può verificarsi anche prima di addormentarsi, in tali frangenti i processi ormonali delle fasi di sonno si instaurano con leggero anticipo, nonostante la persona sia ancora sveglia.

RISPOSTA ALLA SECONDA DOMANDA

L'errata sincronia dei tempi in cui avviene il rilascio ormonale si verifica soprattutto in determinate circostanze, che potrebbero definirsi elementi favorenti (o fattori di rischio). Queste sono:

  • L'età compresa tra gli anni dell'adolescenza e i 40 anni circa.
  • Dormire meno del dovuto. E' probabile che chi dorme poco, nel corso della vita, manifesti fenomeni di paralisi.
  • Sonno irregolare, inteso come andare a letto e svegliarsi a orari sempre diversi. È il caso, per esempio, di chi lavora facendo i turni di notte.
  • Narcolessia. Spesso, gli individui narcolettici accusano paralisi del sonno e diversi altri disturbi durante le fasi di sonno e durante la giornata.
  • Storia familiare. Sembra che chi ha un familiare sofferente di paralisi del sonno, sia più portato a manifestare fenomeni simili. Tuttavia, la ricerca scientifica, in questo campo, è ancora agli inizi e merita ulteriori approfondimenti.

Per approfondire: Paralisi del sonno - Cause e Sintomi

Sintomi

Come anticipato, il principale sintomo della paralisi del sonno è la temporanea incapacità di muoversi e parlare, che può manifestarsi al risveglio o prima dell'addormentamento.
Si tratta di una sensazione alquanto strana e, per certi aspetti, angosciante, in quanto chi è vittima di un siffatto episodio rimane cosciente ma non può reagire, né eseguire alcuna movenza.
La durata del fenomeno può variare da pochi secondi a qualche minuto e, una volta esauritosi, non ha alcuna ripercussione sul sofferente: quest'ultimo, infatti, sta bene e riprende la propria vita e le proprie attività giornaliere, senza alcun problema.

LE ALLUCINAZIONI

Sentirsi incapaci di muoversi non è l'unico sintomo della paralisi del sonno. Talvolta, infatti, può capitare che la persona abbia delle allucinazioni e percepisca delle presenze o dei suoni non reali. Paralisi del sonno allucinazioniUn esempio classico, descritto dai protagonisti di fenomeni del genere, è la sensazione di non essere soli nella stanza in cui ci si trova.
Le allucinazioni, se si verificano nel passaggio dalla veglia al sonno, sono dette allucinazioni ipnagogiche; se, invece, si verificano al risveglio, sono definite allucinazioni ipnopompiche.


Vedi anche: allucinazioni nel sonno

Diagnosi

La diagnosi di paralisi del sonno si basa, quasi esclusivamente, sull'anamnesi. Per anamnesi, s'intende la raccolta, da parte del medico, delle descrizioni che il paziente fa dei sintomi avvertiti (quando è impossibile interrogare il malato, ci si rivolge ai familiari o a chi era con lui in un determinato momento).

L'ANAMNESI

Durante l'anamnesi, il medico fa una vera e propria inchiesta, chiedendo al paziente:

  • Come evolvono e quanto durano le paralisi
  • Se si hanno allucinazioni di qualche tipo
  • Se si ricorda quando è stato vittima, per la prima volta, di una paralisi e se c'è stato un cambiamento delle abitudini notturne precedentemente a quell'episodio.
  • Se soffre, durante la giornata, di improvvise perdite di controllo dei muscoli (cataplessia) o di comportamento automatico, cioè la continuazione inesorabile e senza sosta delle attività in cui ci si sta cimentando.

Questi due ultimi aspetti, la cataplessia e il comportamento automatico, sono molto importanti ai fini diagnostici, in quanto, se denunciati dal paziente, potrebbero significare che la paralisi del sonno è frutto di una patologia ben più grave: la narcolessia.
In questi casi, la situazione diventa patologica e va trattata con contromisure appropriate e immediate: si pensi, infatti, al pericolo che corre un paziente narcolettico alla guida di un veicolo o impegnato in lavori pericolosi.

Terapia

Poiché, molto spesso, lamentano paralisi del sonno coloro che dormono poco e male, per curare il disturbo può essere sufficiente ristabilire delle abitudini notturne consone alle richieste dell'organismo umano.
La terapia farmacologica della paralisi del sonno viene prescritta solo nei casi più gravi, quando cioè gli episodi sono cronici. Essa consiste nell'assunzione di farmaci antidepressivi.

DORMIRE BENE E A SUFFICIENZA

Il nostro organismo e il nostro cervello hanno bisogno, per stare in salute, di circa 6-8 ore di sonno notturno. Pertanto, il primo passo da fare, per chi soffre di paralisi del sonno, è dormire un numero di ore adeguato.
Inoltre, è altrettanto essenziale coricarsi e svegliarsi sempre alla stessa ora, in altre parole avere un ritmo di sonno regolare.
Accanto a queste due contromisure più importanti, è bene ricordare qualche altro piccolo accorgimento:

  • Creare un ambiente notturno accogliente: stanza buia, non troppo calda, ma neppure troppo fredda; silenzio.
  • Letto confortabile.
  • Praticare esercizio fisico con regolarità, ma mai poco tempo prima di coricarsi.
  • Limitare il consumo di caffeina.
  • Non mangiare e non bere alcolici poco prima di andare a letto.
  • Per i fumatori, non fumare prima di coricarsi, in quanto la nicotina è uno stimolante.

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO

Come anticipato, si ricorre al trattamento farmacologico a base di antidepressivi quando la paralisi del sonno è cronica e crea sconforto a chi ne è vittima.
Il farmaco più utilizzato è, solitamente, la clomipramina, un antidepressivo triciclico che deve essere prescritto su indicazione del medico curante.
Il motivo per cui si somministrano questi preparati è il seguente: essi riducono l'intensità con cui avviene il rilassamento muscolare notturno e la profondità del sonno, in particolare della fase REM.
La durata del trattamento può variare da un mese a due; in ogni caso, sono i miglioramenti del paziente, e soprattutto il consulto medico, a stabilire se interrompere o meno la terapia.
Gli antidepressivi triciclici non sono esenti da effetti collaterali (si veda la tabella qui riportata).


Effetti collaterali degli antidepressivi triciclici

N.B: sebbene possa sembrare un controsenso (visto quanto detto in precedenza), la sonnolenza nelle ore del giorno è uno degli effetti collaterali tipici e anche più pericolosi degli antidepressivi triciclici. Si pensi a quello che potrebbe capitare a un individuo, che ne fa uso, quando si trova alla guida di un auto ed è colto da un improvviso attacco di sonno.

NARCOLESSIA

Se la paralisi del sonno è dovuta a narcolessia, è bene rivolgersi a medici esperti in materia, in quanto si tratta di una condizione patologica grave.

Prognosi e prevenzione

La paralisi del sonno non è di per sé una condizione patologica grave, pertanto la prognosi, salvo non ci siano legami con la narcolessia, è sempre positiva.
Se ci si attiene ai consigli medici relativi a una sana routine notturna, il problema viene risolto in breve tempo e senza complicazioni.

PREVENZIONE

Per prevenire la paralisi del sonno ed eventuali ricadute, è sufficiente continuare a dormire a sufficienza e in modo regolare.



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