Intervento di ernia inguinale - Operazione di ernia inguinale

Generalità

L'intervento di ernia inguinale è l'operazione chirurgica per il “rattoppamento” della zona di parete addominale indebolita, dalla quale fuoriesce il viscere scatenante l'ernia.
I chirurghi ricorrono a tale intervento quando l'ernia inguinale è causa di forte dolore o è particolarmente grave.
Ernia inguinalePoiché l'operazione prevede l'anestesia (locale, spinale o generale), il paziente è tenuto a seguire alcune semplici indicazioni, come per esempio presentarsi a digiuno nel giorno dell'operazione.
Esistono due modalità d'intervento: la procedura di chirurgia tradizionale (“a cielo aperto”) e la procedura laparoscopica.
Salvo complicazioni, il paziente viene dimesso il giorno stesso dell'operazione e, già dopo un paio di settimane, può riprendere le attività di vita quotidiana più leggere.

Definizione di ernia ed ernia inguinale

Un'ernia è la fuoriuscita di un viscere, o di una sua parte, dalla cavità che normalmente lo contiene (N.B: la parola viscere indica un generico organo interno).
Un'ernia inguinale è la fuoriuscita, a livello dell'inguine e precisamente in direzione del cosiddetto canale inguinale, di un viscere addominale; tale fuoriuscita è dovuta a un cedimento della parete muscolare del basso addome (parete addominale) e determina la formazione di una tumefazione localizzata, talvolta anche ben visibile.
Il viscere che più comunemente provoca un'ernia inguinale è l'intestino; tuttavia, non è escluso che possa fuoriuscire la vescica o una porzione di tessuto adiposo (che non è propriamente un organo, ma può comunque risiedere a ridosso del canale inguinale).
L'esatta sede della tumefazione varia a seconda di dove giunge il viscere, all'interno del canale inguinale. A tal proposito, è opportuno ricordare ai lettori che cos'è il canale inguinale: si tratta di una struttura anatomica, simile a un condotto, che attraversa l'intera parete addominale anteriore e al cui interno passano, nell'uomo, i vasi sanguigni del funicolo spermatico e, nella donna, il legamento rotondo dell'utero.
Quando presenti, i sintomi di un'ernia inguinale consistono principalmente in: sofferenza, dolore e senso di tensione, tutti e tre in corrispondenza della tumefazione.

EPIDEMIOLOGIA DELL'ERNIA INGUINALE

L'ernia inguinale è il tipo di ernia, in assoluto, più diffuso.
A soffrirne maggiormente sono gli uomini, poiché possiedono, rispetto alle donne, un canale inguinale anatomicamente più predisposto alla fuoriuscita dei visceri addominali.
Per avere un'idea di quanto l'ernia inguinale sia diffusa nei soggetti di sesso maschile, si pensi che, secondo diverse ricerche statistiche, più di 25 uomini su 100 soffrono almeno una volta nella loro vita di tale disturbo.
L'ernia inguinale è tipica degli individui adulti di mezza età, ma può insorgere anche nei bambini e negli anziani.

In cosa consiste l'intervento?

L'intervento di ernia inguinale è l'operazione chirurgica finalizzata alla riparazione del cedimento muscolare che ha portato alla fuoriuscita, nel canale inguinale, di un viscere addominale.
Ovviamente, con la riparazione della parete addominale, il viscere fuoriuscito viene ricollocato dal medico operante nella sua sede originaria.

Quando si pratica?

I medici ritengono opportuno operare un'ernia inguinale quando:

  • I sintomi provocati dalla fuoriuscita viscerale sono gravi e incompatibili con una vita normale.
  • La porzione intestinale fuoriuscita risulta occlusa e tale occlusione è causa di nausea, vomito e dolore allo stomaco.
  • La porzione intestinale fuoriuscita subisce una “strozzatura”. Per “strozzatura” s'intende la situazione in cui viene a mancare il corretto apporto di sangue alla zona intestinale erniata (cioè fuoriuscita dalla sua sede). Senza il giusto rifornimento sanguigno, le cellule intestinali (così come tutte le cellule del corpo) vanno incontro alla morte per assenza di ossigeno e nutrimento. La “strozzatura” di un'ernia inguinale rappresenta un'emergenza medica da trattare con tempestività.

Rischi della procedura

L'intervento di ernia inguinale è una procedura di routine piuttosto sicura, ma, come ogni operazione chirurgica, può dar luogo a complicazioni. Nel caso specifico, queste complicazioni consistono in:

  • Accumulo di sangue o fluido peritoneale nello spazio del canale inguinale che era occupato dall'ernia inguinale.
  • Nell'uomo, gonfiore e comparsa di lividi in corrispondenza dei testicoli e/o alla base del pene.
  • Danno permanente ai nervi passanti in prossimità del canale inguinale; tale danno alle strutture nervose si manifesta con dolore e senso di intorpidimento a livello della regione inguinale operata.
  • Recidiva, ovvero la ricomparsa, a distanza di tempo e nello stesso punto, di un'altra ernia inguinale.
  • Danno ai visceri interni (per esempio l'intestino).
  • Emorragie, infezioni, formazione di coaguli sanguigni nelle vene, ictus o attacco di cuore durante l'operazione, reazione allergica ai farmaci anestetici o sedativi somministrati al paziente ecc. Queste sono le complicanze tipiche di ogni intervento chirurgico eseguito in anestesia e che prevede delle incisioni cutanee più o meno estese.

Preparazione

L'intervento di ernia inguinale si può eseguire in anestesia locale o in anestesia generale. Entrambe le soluzioni richiedono una preparazione particolare.
Prima di tutto il paziente viene sottoposto a una serie di accertamenti clinici (esame obiettivo, analisi del sangue, elettrocardiogramma ecc.) e a una valutazione della sua storia clinica.
Dopodiché, il chirurgo operante (o un membro qualificato del suo staff) illustrerà le modalità d'intervento, i possibili rischi, le raccomandazioni pre- e post-operatorie e, infine, i tempi di recupero.


Principali raccomandazioni pre- e post-operatorie:

  • Prima dell'intervento di ernia inguinale, sospendere qualsiasi eventuale trattamento a base di antiaggreganti (aspirina), anticoagulanti (warfarin) e antinfiammatori (FANS), perché questi farmaci, riducendo la capacità coagulativa del sangue, predispongono a gravi perdite di sangue.
  • Nel giorno della procedura, presentarsi a digiuno completo da almeno la sera precedente.
  • Dopo l'intervento, farsi assistere da una persona di fiducia, specie nel rientro a casa (N.B: il paziente non può guidare).
  • Se si è fumatori, smettere di fumare, quanto meno fino alla completa guarigione della ferita.

PERCHé‰ È IMPORTANTE LA STORIA CLINICA?

Valutare la storia clinica di un paziente significa interrogarlo per sapere, ad esempio, se sa di essere allergico a qualche farmaco anestetico, se soffre o ha sofferto in passato di problemi cardiocircolatori, se assume determinati farmaci e se, nel caso di una donna, è incinta.
Tali informazioni sono preziose, perché permettono di pianificare al meglio la procedura.

Attenzione: chi soffre di diabete o di altre patologie che richiedono un'assunzione farmacologica costante è tenuto a informare il chirurgo della propria condizione, in maniera tale che quest'ultimo possa apportare le appropriate variazioni alla procedura standard.

Procedura

Un chirurgo può eseguire un intervento di ernia inguinale in due modi differenti:

  • Mediante un'operazione di chirurgia tradizionale o “a cielo aperto
  • Mediante un'operazione di laparoscopia

Ogni metodica presenta dei propri vantaggi e dei propri svantaggi. L'illustrazione al paziente dei pro e dei contro avviene, ovviamente, prima dell'operazione e a occuparsene è in genere il chirurgo operante.

Ernia Inguinale - Prima e Dopo l'operazione

Figura: ernia inguinale prima e dopo l'operazione. Da cfmis.com

A prescindere dalla metodica a cui si ricorre, l'intervento di ernia inguinale dura dai 30 ai 45 minuti. Una volta conclusosi, è previsto un periodo di osservazione della durata di diverse ore: in quest'arco di tempo, sia lo staff medico che il chirurgo monitorano passo passo le condizioni di salute e i parametri vitali del paziente operato.
Se non dovessero insorgere complicazioni, la dimissione avviene il giorno stesso dell'intervento (se la procedura si è svolta al mattino, il paziente viene in genere dimesso nel tardo pomeriggio).

OPERAZIONE DI CHIRURGIA TRADIZIONALE

Una volta trasportato in sala operatoria, il paziente viene anestetizzato affinché non avverta dolore. L'anestesia può essere locale, spinale o generale.
In caso di anestesia locale o spinale, il soggetto da operare rimane cosciente per tutta la durata dell'intervento; al contrario, in caso di anestesia generale, l'individuo da operare è addormentato.
Ad anestesia avvenuta, comincia l'operazione vera e propria; la procedura tradizionale prevede:

  • Un'incisione cutanea di 6-10 centimetri in corrispondenza di dov'è comparsa l'ernia,
  • Il ricollocamento del viscere fuoriuscito nella sua sede naturale
  • L'applicazione di una rete metallica nel punto in cui la parete addominale ha subìto il cedimento. La rete metallica ha lo scopo di contenere il viscere che, altrimenti, tenderebbe a uscire nuovamente. In altre parole, la rete metallica è una sorta di “rattoppo” (in inglese, infatti, è detta patch).

Conclusa l'applicazione della rete metallica, il chirurgo richiude l'incisione con diversi punti di sutura, che di solito sono riassorbibili (cioè cadono da sé, a ferita rimarginata).


Ernia inguinale “strozzata”

In caso di “strozzatura”, il chirurgo deve rimuovere il tratto di intestino “strozzato” (quindi privo di vita) e ricongiungere chirurgicamente le estremità separate.
Dopo gli interventi di ernia inguinale “strozzata”, è previsto un ricovero di 4-5 giorni.

INTERVENTO IN LAPAROSCOPIA

La laparoscopia (o Video-Laparo-Chirurgia - VLC) è una tecnica chirurgica minimamente invasiva, grazie alla quale il medico operante può accedere alla cavità addominale e alla cavità pelvica di un paziente, senza ricorrere alle grandi incisioni richieste dalla chirurgia tradizionale “a cielo aperto”.

Ernia inguinale operazione laparoscopia

Raffigurazione dell'intervento di ernia inguinale mediante laparoscopia; si notino le piccole aperture necessarie per introdurvi gli strumenti chirurgici. Dal sito: inguinalherniatreatment.co.uk

Le incisioni laparoscopiche, infatti, misurano solo un centimetro, che risulta sufficiente per introdurre gli strumenti chirurgici necessari - nel caso in questione - al ricollocamento del viscere fuoriuscito e al “rattoppo”.
L'anestesia prevista in caso di laparoscopia è di tipo generale, quindi il paziente è del tutto incosciente.
I chirurghi hanno la possibilità di eseguire l'intervento in laparoscopia con due approcci diversi:

  • Per via transaddominale preperitoneale
  • Per via totalmente extraperitoneale

QUAL È LA TECNICA MIGLIORE?

Gli esperti ritengono che, dal punto di vista dei vantaggi e degli svantaggi, le due metodiche d'intervento si equivalgano. Infatti:

  • Le ferite successive all'operazione di laparoscopia rimarginano molto più velocemente, poiché le incisioni chirurgiche sono piccole.
  • Con un intervento “a cielo aperto”, è però minore il rischio di danneggiare l'intestino tramite la strumentazione chirurgica. Ciò è dovuto al fatto che, in occasione di una laparoscopia, il chirurgo segue i propri movimenti all'interno della cavità addominale su un monitor e non direttamente, come avviene con la procedura a cielo aperto.

Che cosa incide sulla scelta della metodica d'intervento?

I fattori che incidono sulla scelta della metodica d'intervento sono sostanzialmente due: lo stato di salute del paziente - il quale se è sano e non è anziano può “reggere” l'anestesia generale (quindi la laparoscopia) - e l'esperienza del chirurgo in una determinata metodica operativa.

Fase post-operatoria

Una volta svaniti gli effetti più importanti dell'anestesia, è probabile che il paziente avverta dolore in corrispondenza della zona operata. Si tratta di una sensazione del tutto normale, che può durare qualche giorno e per la quale i medici consigliano di assumere paracetamolo (o un antidolorifico).

IGIENE PERSONALE

I medici consigliano la massima igiene personale, per ridurre il rischio d'infezione. Tutte le indicazioni utili, relative a come lavarsi senza bagnare le medicazioni e a come mantenere pulite le ferite, sono esplicitate dal personale medico al momento della dimissione.

TEMPI DI RECUPERO

Il ritorno alle normali attività quotidiane dev'essere graduale e deve avvenire secondo le sensazioni avvertite; in altre parole, è bene non forzare il recupero e, se si avverte dolore mentre si sta svolgendo un determinato sforzo, fermarsi immediatamente.
In genere, per la ripresa delle attività quotidiane più leggere, è sufficiente attendere 1-2 settimane, mentre per la ripresa delle attività più pesanti, bisogna aspettare dalle 4 alle 6 settimane.
Il ritorno all'attività lavorativa dipende dall'attività lavorativa stessa: se il paziente svolge un lavoro sedentario, bastano 1-2 settimane di riposo; se, invece, il paziente svolge un lavoro manuale, occorrono diverse settimane in più, talvolta anche 6.
Per riprendere a guidare, è opportuno aspettare fino a quando lo stare seduti alla guida non crea più alcun dolore o senso di fastidio.

Risultati

Secondo una statistica anglosassone, una persona circa su 10 sottoposte a intervento di ernia inguinale è vittima di una recidiva.



Ultima modifica dell'articolo: 27/07/2016