Mielosopressione

Generalità

La mielosoppressione è una condizione medica caratterizzata da una ridotta produzione di cellule del sangue da parte del midollo osseo.

Nota anche come mielodepressione o mielotossicità, rappresenta uno dei più importanti effetti collaterali dei trattamenti chemioterapici utilizzati per la cura dei tumori. Non tutti questi farmaci inducono mielodepressione e l'entità della stessa dipende - oltre che dal tipo di farmaco - anche dalle dosi, dalle modalità di somministrazione, dalla salute del paziente e dal numero di somministrazioni precedentemente effettuate.

Possono dare mielosoppressione anche trattamenti farmacologici immunosoppressivi, usati in caso di malattie autoimmuni (ad es. artrite reumatoide, morbo di Crohn, sclerodermia, lupus ecc.) o trapianti d'organo. Assai raramente, la condizione rappresenta un effetto collaterale di terapie a lungo termine con farmaci antinfiammatori non steroidei o con diuretici tiazidici.

Il Parvovirus B19 ha come bersaglio le cellule precorritrici dei globuli rossi, che sfrutta per replicarsi. Spesso asintomatica, l'infezione può dare problemi di mielosoppressione (soprattutto anemia) nei soggetti con compromissioni della funzionalità midollare o immunitaria.

Una mielodepressione particolarmente severa è definita mieloablazione.


Ematopoiesi

Conseguenze

Negli individui colpiti da mielosoppressione il midollo osseo è incapace di sintetizzare quantità adeguate di cellule del sangue.

Nella seguente tabella sono riportate schematicamente le funzioni prevalenti delle cellule ematiche e le conseguenze di una loro riduzione patologica.


Cellula ematica Funzioni prevalenti Conseguenze di una riduzione
Eritrociti (globuli rossi) Trasporto di ossigeno nel sangue Sensazione di spossatezza fisica, fiato corto, facile affaticamento
Leucociti (globuli bianchi) Attività immunitaria (prevengono e combattono le infezioni) Aumentato rischio di infezioni, anche gravi
Trombociti (piastrine) Coagulazione del sangue Comparsa di lividi e sanguinamenti anomali; aumentato rischio di emorragie


In generale, le conseguenze della mielosoppressione sono tanto più gravi quanto più marcata è la riduzione delle cellule ematiche.

Particolare preoccupazione, in ambito oncologico, destano i livelli di globuli bianchi e soprattutto dei granulociti neutrofili; questo perché un loro calo eccessivo rende il paziente suscettibile allo sviluppo di una grande varietà di infezioni, potenzialmente fatali.

Considerati i pericoli per la sopravvivenza stessa del paziente, l'impiego di farmaci responsabili di mielosoppressione è controindicato in caso di:

  • infezioni gravi in atto;
  • grave compromissione della funzionalità del midollo osseo;
  • recente vaccinazione con un qualsiasi vaccino vivo (anche se attenuato).

Si tenga anche presente che:

  • la depressione del midollo osseo da parte di farmaci mielotossici è generalmente dose correlata (aumenta all'aumentare della dose di farmaco somministrata);
  • combinazioni multiple di farmaci mielotossici possono amplificare la mielosoppressione per effetto additivo o sinergico;
  • la mielosoppressione può essere soggetta ad effetti cumulativi degli stessi trattamenti chemioterapici; significa che può peggiorare dopo cicli ripetuti di trattamento farmacologico.
Talvolta la mielosopressione è un effetto voluto e ricercato; è il caso ad esempio del trattamento mielosoppressivo in caso di leucemia, che si esegue con lo scopo di distruggere le cellule del midollo osseo malate prima di un trapianto di midollo sano.

Mielosoppressione da chemioterapia

Molti farmaci chemioterapici presentano effetti negativi sui tessuti caratterizzati da un alto tasso di ricambio cellulare, come avviene, ad esempio, nei follicoli piliferi, nelle mucose o nel sangue.

Le cellule del sangue, in particolare, vengono sintetizzate a livello del midollo osseo in un processo definito ematopoiesi. Tale processo inizia da cellule staminali progenitrici, che possiedono la capacità di differenziarsi nelle diverse linee ematopoietiche che danno rispettivamente origine a globuli bianchi, globuli rossi e piastrine.

I farmaci chemioterapici creano un danno a queste cellule progenitrici, mentre in generale non creano danni significativi alle cellule del sangue mature.

Poiché la vita media dei globuli bianchi maturi è di 12-16 ore, quella delle piastrine è di 10-24 giorni e quella dei globuli rossi è di 100-130 giorni, il primo effetto della mielosoppressione chemioterapica è la carenza di globuli bianchi, mentre la carenza di globuli rossi è l'ultima a comparire.


Glossario

Trattamento della Mielosoppressione

In caso di mielosoppressione severa, diviene indispensabile un trattamento medico per cercare di ripristinare i normali livelli di cellule del sangue. Questi ultimi, tra l'altro, rappresentano un importante indicatore per decidere quando il paziente può essere sottoposto a un nuovo ciclo di chemioterapia immunosopprressiva; questo perché ripetere il trattamento quando i valori ematici sono ancora troppo bassi rappresenta un serio pericolo per la vita stessa del paziente.

I trattamenti della mielosoppressione sono diversi, così come differenti sono le relative finalità:

  • profilassi antibiotica ad ampio spettro e utilizzo di strategie e presidi (lavarsi le mani, indossare maschere, guanti ecc.), fino all'isolamento in camere "sterili": questo trattamento ha lo scopo di prevenire gravi infezioni del paziente neutropenico;
  • somministrazione di eritropoietina ed analoghi dell'eritropoietina: hanno lo scopo di stimolare la sintesi di globuli rossi, prevenendo l'anemia;
  • somministrazione di fattori di crescita specifici per alcune sottopopolazioni di globuli bianchi (es. filgrastim, lenograstim o pegfilgrastim);
  • somministrazione di interleuchina-11: favorisce la maturazione dei precursori delle piastrine nel midollo osseo;
  • trasfusioni di sangue: possono rendersi necessarie trasfusioni di sangue in toto o di sue singole componenti (ad esempio piastrine) per limitare le gravi conseguenze legate alla mielodepressione.

Alcuni di questi trattamenti possono essere effettuati anche a scopo preventivo.

Il periodo di tempo necessario per raggiungere il nadir (cioè il punto più basso dei valori di cellule ematiche nel tempo), così come il tempo mediano per la normalizzazione dei valori ematici nel paziente mielodepresso, dipendono dal farmaco o dalla combinazione di farmaci e dai dosaggi utilizzati. In linea generale, sono mediamente necessarie dalle tre alle sei settimane per un recupero soddisfacente.

L'insorgenza di complicanze da mielosoppressione, oltre a mettere in pericolo la vita del paziente, compromette l'efficacia del trattamento antitumorale; può infatti determinare ritardi nei cicli successivi o riduzione della dose della chemioterapia successivamente somministrata.