Litio come Farmaco

Il litio carbonato (di seguito chiamato semplicemente litio) è il più comune sale di litio impiegato come farmaco elettivo nel trattamento del disturbo bipolare. La sua formula chimica è Li2CO3.

Litio Carbonato

Litio carbonato - Struttura Chimica

Le proprietà stabilizzanti dell'umore del litio vennero scoperte, per caso, negli anni '40 dal fisico australiano John Cade. Cade ipotizzò che la causa delle patologie bipolari fosse una tossina presente nel sangue e che la somministrazione di acido urico ai malati potesse proteggerli dalla tossina in questione. Cominciò così a condurre esperimenti sui ratti somministrandogli acido urico disciolto in una soluzione di litio carbonato. Cade osservò che la soluzione aveva un effetto calmante sui topi e fu in grado di stabilire che tal effetto era dovuto al litio e non all'acido urico.
In seguito, Cade ipotizzò che il litio potesse essere utile in campo umano per il trattamento dei disturbi bipolari e scoprì che esso - se somministrato ai pazienti con regolarità - non riduceva solo i sintomi della mania, ma era in grado di prevenire la manifestazione sia della depressione che della mania stessa.

Indicazioni terapeutiche

L'utilizzo del litio è indicato per la profilassi e il trattamento di:

Litio carbonato e cefalea

Il litio carbonato - oltre che per i disturbi bipolari - è anche utilizzato nel trattamento di seconda linea della cefalea a grappolo. Questo tipo di cefalea, è caratterizzato da un intenso dolore localizzato su un solo lato della testa.
A causa del suo ristretto indice terapeutico, il litio viene utilizzato solo in quei pazienti che non rispondono a nessun'altra terapia.
La dose di litio carbonato impiegata abitualmente per il trattamento di questa patologia è di 600-1500 mg di farmaco al giorno, da assumersi in dosi frazionate.

Avvertenze

È importante controllare costantemente la concentrazione ematica del litio somministrato, in quanto questo farmaco ha un indice terapeutico ristretto (cioè un rapporto effetto terapeutico/effetto tossico ristretto). Se la concentrazione ematica è troppo bassa, la sintomatologia del paziente non verrà alleviata; se la concentrazione ematica è troppo elevata, invece, possono manifestarsi pericolosi effetti tossici. È consigliato cominciare la terapia con litio con dosi basse e poi aggiustarle tenendo sempre sotto controllo la litiemia (concentrazione di litio nel circolo sanguigno).
Prima di iniziare la terapia a base di litio carbonato è bene controllare la funzionalità cardiaca, renale e tiroidea. I controlli di tali funzioni devono essere continuati durante tutto il periodo di trattamento.
Durante la terapia con litio deve essere eseguito un regolare monitoraggio della crasi ematica dei pazienti.
Va usata cautela nella somministrazione di litio in pazienti affetti da preesistenti patologie cardiovascolari e/o con un'anamnesi di prolungamento dell'intervallo QT (il tempo necessario al miocardio ventricolare per depolarizzarsi e ripolarizzarsi).
Il trattamento a base di litio non deve essere iniziato in pazienti con insufficienza renale.
Si sconsiglia la terapia con litio in pazienti affetti dal morbo di Addison o che si trovano in condizioni associate a una deplezione di sodio, poiché la tossicità del litio è aumentata dalla deplezione di sodio. Il trattamento con litio è altresì sconsigliato in pazienti debilitati e/o disidratati, poiché può manifestarsi una ridotta tollerabilità al farmaco.
Devono essere usate particolari cautele nella somministrazione di litio in pazienti affetti da miastenia grave (una patologia della placca neuromuscolare), poiché il litio può causare un'esacerbazione della malattia.
L'interruzione brusca del trattamento con litio può aumentare il rischio di ricadute, perciò è consigliata una sospensione graduale sotto stretto controllo medico.
In caso ci si debba sottoporre a terapia elettroconvulsivante (TEC), è necessario sospendere l'assunzione di litio almeno una settimana prima dell'inizio della TEC.
La terapia a base di litio dovrebbe essere sospesa 24 ore prima di interventi chirurgici maggiori, perché la ridotta clearance renale (volume di plasma che i reni riescono a depurare nell'unità di tempo) indotta dall'anestesia può portare ad un accumulo di litio. L'assunzione di litio dovrebbe poi ricominciare nel più breve tempo possibile dopo l'intervento.
Il litio carbonato può compromettere la capacità di guidare veicoli e di utilizzare macchinari.

Interazioni con altri farmaci

L'associazione di litio a farmaci antipsicotici, quali, aloperidolo, clozapina, sulpiride e fenotiazine provoca un aumento del rischio d'insorgenza di effetti extrapiramidali (sintomi Parkinson-simili) e di neurotossicità. L'uso concomitante di litio e di tali farmaci deve, pertanto, essere evitato. Inoltre, la somministrazione contemporanea di litio e di alcuni antipsicotici può mascherare un'eventuale intossicazione da litio, poiché gli antipsicotici possono prevenire l'insorgenza della nausea, la quale rappresenta uno dei primi sintomi dell'intossicazione da litio.
La somministrazione concomitante di litio e di sertindolo, tioridazina (altri farmaci antipsicotici) o di amiodarone (un antiaritmico) aumenta il rischio di comparsa di aritmie ventricolari.
La somministrazione contemporanea di litio e di venlafaxina (un inibitore del reuptake di serotonina e noradrenalina) può aumentare gli effetti serotoninergici del litio stesso.
L'associazione di litio e di SSRI (inibitori selettivi del reuptake di serotonina) può aumentare il rischio di effetti collaterali a carico del sistema nervoso centrale.
La somministrazione concomitante di litio e TCA (antidepressivi triciclici) può aumentare la tossicità del litio.
Farmaci impiegati per il trattamento dell'ipertensione, come la metildopa e i calcio-antagonisti (come verapamil e diltiazem) possono causare un aumento della neurotossicità indotta dal litio, anche se i valori di litiemia rientrano nell'intervallo terapeutico.
Anche la somministrazione contemporanea di litio e di farmaci antiepilettici (soprattutto fenitoina, fenobarbital e carbamazepina) può aumentare la neurotossicità del litio.
Quando il litio è somministrato in concomitanza ai seguenti FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), si assiste a una riduzione della clearance del litio stesso, con conseguente aumento della litiemia e degli effetti tossici:

L'associazione con tali farmaci deve, pertanto, essere evitata.
Altri farmaci che possono causare un aumento della litiemia sono:

L'associazione con diuretici osmotici o altri diuretici quali l'acetazolamide, l'amiloride e il triamterene, invece, può causare un aumento dell'eliminazione di litio.
Una riduzione della litiemia può anche verificarsi in caso di somministrazione concomitante di litio e aminofillina (un farmaco antiasmatico).

Effetti collaterali

Il litio può causare l'insorgenza di effetti collaterali, sebbene non tutti i pazienti li manifestino. In genere, l'insorgenza e l'intensità degli effetti collaterali dipendono dalla litiemia e dalla diversa sensibilità nei confronti del farmaco posseduta da ciascun individuo.
La litiemia, perciò, deve essere monitorata durante tutto il periodo di trattamento. Tuttavia, possono esserci pazienti con livelli di litiemia considerati tossici che non presentano alcun segno di tossicità; altri pazienti, invece, possono presentare segni tossicità anche con concentrazioni plasmatiche di litio considerate terapeutiche.
Di seguito sono riportati i principali effetti collaterali che possono essere indotti dal litio.

Disturbi del sistema nervoso

Il trattamento con litio può causare:

Patologie cardiache

Il trattamento con litio può provocare patologie a carico del cuore come aritmie, collasso della circolazione periferica e scompenso circolatorio. Inoltre, può causare prolungamento dell'intervallo QT. Sono anche stati riportati casi di morte improvvisa.

Patologie renali e urinarie

La terapia con litio può causare albuminuria (elevata concentrazione di albumina nelle urine), oliguria (diminuita escrezione urinaria), poliuria (formazione ed escrezione di una quantità eccessiva di urina), glicosuria (presenza di zuccheri nelle urine), fibrosi glomerulari e interstiziali e atrofia dei nefroni.

Patologie endocrine

In seguito al trattamento con litio possono insorgere gozzo tiroideo e/o ipotiroidismo. Sono stati riportati anche rari casi d'ipertiroidismo.

Patologie gastrointestinali

Il litio può causare nausea, vomito e diarrea. Inoltre, può favorire l'insorgenza di anoressia.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Il sistema emolinfopoietico è quel sistema deputato alla produzione di cellule del sangue. In seguito al trattamento con litio, è stato riportato un caso di alterazione di tale sistema che ha portato all'insorgenza di una marcata leucopenia (una riduzione dei globuli bianchi nel circolo ematico).

Patologie dell'occhio

Il trattamento con litio può dare origine a scotomi transitori (cioè comparsa di un'area di cecità - parziale o completa - all'interno del campo visivo) e a disturbi della vista.

Patologie della cute e del tessuto cutaneo

In seguito alla terapia con litio possono manifestarsi inaridimento e assottigliamento dei capelli, alopecia, anestesia cutanea, follicolite cronica. In pazienti affetti da psoriasi, inoltre, potrebbe verificarsi un'esacerbazione della stessa.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Il trattamento con litio potrebbe causare disidratazione e perdita di peso.

Alterazione di esami diagnostici

La terapia con litio può causare alterazioni dell'elettrocardiogramma (ECG) e dell'elettroencefalogramma (EEG).

Sovradosaggio

In caso si sospetti di aver assunto una dose eccessiva di farmaco, si deve contattare immediatamente un medico e ci si deve rivolgere al centro ospedaliero più vicino. È necessario un controllo immediato della litiemia.
Spesso, l'intossicazione da litio può essere la complicazione di una terapia a lungo termine, causata da una ridotta eliminazione del farmaco. Tale riduzione può dipendere da svariati fattori, fra cui, disidratazione, compromissione della funzionalità renale, infezioni e/o assunzione concomitante di diuretici o FANS (vedi paragrafo “Interazioni con altri farmaci”).
In caso d'intossicazione severa i principali sintomi che possono insorgere sono di tipo cardiaco (alterazioni dell'ECG) e neurologico (vertigini, disturbi della vigilanza e coma vigile).

Meccanismo d'azione del litio

Lo ione litio è in grado di inibire direttamente due vie di trasduzione del segnale, quella dell'inositolo trifosfato (attraverso la deplezione dell'inositolo intracellulare) e quella della glicogeno sintasi chinasi-3 (GSK-3). Infatti, pare che, sia l'inositolo sia un elevato numero di substrati della GSK-3 siano coinvolti nell'eziologia dei disturbi bipolari.

Modalità d'uso e posologia

Il litio carbonato è disponibile per la somministrazione orale sotto forma di capsule o compresse.
La posologia di litio deve essere stabilita dal medico su base individuale in funzione della litiemia, della tollerabilità del paziente e della risposta clinica di ciascun individuo.
In genere, è consigliabile cominciare la terapia con una bassa dose di farmaco e adattare poi la posologia in base ai valori di litiemia.
La dose di litio abitualmente impiegata negli adulti e negli adolescenti è di 300 mg da 2 a 6 volte al giorno, somministrati ad intervalli regolari.

Gravidanza e Allattamento

Il litio può causare danni al feto e viene escreto nel latte materno. Pertanto, le donne in gravidanza - accertata o presunta - e le madri che allattano al seno non devono assumere il farmaco.

Controindicazioni

L'uso del litio carbonato è controindicato nei seguenti casi:

  • Ipersensibilità nota al litio;
  • In pazienti affetti da patologie cardiache;
  • In pazienti con insufficienza renale;
  • In pazienti affetti da iponatriemia;
  • In pazienti in grave stato di debilitazione;
  • In pazienti già in trattamento con diuretici;
  • In bambini sotto i 12 anni;
  • In gravidanza, accertata o presunta;
  • Durante l'allattamento.

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Ultima modifica dell'articolo: 23/05/2016