Eutanasia

Generalità

L'eutanasia è l'atto di porre termine di proposito all'esistenza di una persona in gravissime condizioni di salute, al fine di alleviarne il dolore e le sofferenze.
Esistono svariate forme di eutanasia, tra cui: l'eutanasia attiva, l'eutanasia passiva, l'eutanasia volontaria, l'eutanasia non-volontaria e l'eutanasia involontaria.
EutanasiaNei Paesi di tutto il Mondo, Italia compresa, l'eutanasia solleva numerose discussioni tra chi è a favore di tale pratica e chi, invece, è contrario. Le argomentazioni a favore sono diverse, così come le argomentazioni a sfavore.
In Italia e nel Regno Unito, al momento, l'eutanasia è illegale. In Stati come l'Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, è una pratica legalizzata ormai da diversi anni.

Cos'è l'eutanasia?

L'eutanasia è l'atto di porre deliberatamente fine alla vita di una persona in gravi condizioni di salute, allo scopo di alleviarne dolore e sofferenze.

ORIGINE DEL TERMINE EUTANASIA

Il termine eutanasia deriva dall'unione delle parole greche “eu” (εὔ) e “thanatos” (θάνατος), che in italiano vogliono dire, rispettivamente, “bene” e “morte”.
Pertanto, il significato letterale di eutanasia è “buona morte” o “morte a fin di bene”.

È SINONIMO DI SUICIDIO ASSISTITO?

Diverse persone ritengono che i termini eutanasia e suicidio assistito abbiano il medesimo significato.
Tuttavia, non è così: tra le due circostanze ci sono alcune differenze.
Il suicidio assistito, infatti, è l'atto del tutto deliberato, ma senza intervento diretto, di assistere una persona che ha deciso di uccidere sé stessa.

STORIA

Ai tempi dell'Antica Grecia e dell'Antica Roma, l'eutanasia - e più in generale il fatto di esaudire le richieste di una persona intenzionata a morire - erano particolarmente diffusi: secondo le idee di allora, ciascun umano poteva disporre della propria vita come meglio riteneva opportuno.
La visione in merito all'eutanasia e a qualsiasi atto di suicidio assistito subì un deciso cambiamento con l'avvento del Cristianesimo.
Nei secoli a seguire, numerosi filosofi – da Francis Bacon a Karl Marx – e diversi medici autori di famosi trattati si espressero a favore o a sfavore dell'eutanasia.
Dal punto di vista storico-culturale, merita una segnalazione la nascita, agli inizi del Novecento, di numerose piccole associazioni pro-eutanasia, le quali, oggi, sono riunite in un'unica grande associazione: la World Federation of Right to Die Societies (o Federazione Mondiale delle Società per il Diritto di Morire).
L'attività di base della World Federation of Right to Die Societies è sensibilizzare l'opinione pubblica, i governi e i parlamenti in merito ai diritti dei malati terminali e al riconoscimento di tali diritti.


Tabella: termini chiave e definizioni che possono riguardare il tema dell'eutanasia.
Testamento biologico: è un documento scritto in cui un individuo esprime le proprie volontà, qualora soffrisse di una grave condizione morbosa.
Cure palliative: secondo la legge italiana n. 38/2010 sono: "l'insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un'inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici”. Questa definizione prende spunto dalla definizione di cure palliative secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
DNR: è l'acronimo inglese di Do Not Resuscitate, che in italiano significa “non resuscitare”. È la sigla che, nelle cartelle cliniche degli Stati Uniti, indica l'ordine di non resuscitare un paziente (rianimazione), se questo è vittima di un arresto cardiaco.
Trattamento futile: terapia che, secondo l'equipe medica avente in cura un paziente in gravi condizioni di salute, è completamente inefficace.
Dottrina del duplice effetto: teoria etica che concede l'utilizzo di farmaci per accorciare la vita di una persona, a patto che l'obiettivo primario sia soltanto quello di alleviare il dolore della vittima.
Competenza: un paziente con competenza o che ha competenza è un individuo che capisce la propria condizione morbosa, che conosce le implicazioni di quest'ultima e sa cosa comportano i vari trattamenti esistenti.

Tipi

Esistono vari modi per classificare l'eutanasia.
Una possibile modalità di classificazione distingue l'eutanasia in:

  • Eutanasia attiva: è quando una persona, affidandosi per esempio a un'iniezione cospicua di sedativi o miorilassanti, causa la morte di un soggetto gravemente malato e il cui destino è già scritto. L'eutanasia attiva è un agire in maniera diretta e con specifiche finalità.
  • Eutanasia passiva: è quando una persona causa la morte di un soggetto in gravi condizioni di salute, non somministrando a quest'ultimo alcun tipo di trattamento necessario al mantenimento in vita. L'eutanasia passiva è un agire in maniera indiretta, omettendo volontariamente il ricorso a cure indispensabili alla sopravvivenza.
    Esempi tipici di eutanasia passiva sono: lo spegnimento della macchina che supporta nella respirazione un malato terminale incapace di respirare autonomamente, oppure il mancato ricorso a un intervento chirurgico che potrebbe (ma non è certo) allungare la durata della vita del paziente.

Un'altra possibile classificazione dell'eutanasia, invece, riconosce l'esistenza di:

  • Eutanasia volontaria: è quando una persona causa la morte di un individuo su espressa richiesta di quest'ultimo. In genere, l'individuo che fa tale richiesta è un soggetto gravemente malato.
  • Eutanasia non-volontaria: è quando una persona decide per la morte di un individuo in gravissime condizioni di salute, favorevole all'eutanasia, ma incapace in quel momento di esprimersi a favore di quest'ultima. È il caso, per esempio, delle persone in coma o con un grave danno cerebrale, le quali, in precedenza, avevano dichiarato a più riprese che, in siffatte circostanze, avrebbero optato per l'eutanasia.
  • Eutanasia involontaria: è quando una persona decide per la morte di un individuo dal destino ormai segnato, andando contro la volontà o i desideri di quest'ultimo.
    Non è propriamente omicidio, ma un modo per ridurre la durata delle sofferenze.
    Per capire, si pensi al caso di un soldato colpito allo stomaco da un colpo d'arma da fuoco. La ferita è mortale e la sua sorte decisa, tuttavia la morte non è immediata, ma potrebbe sopraggiungere anche nel giro di diverse ore. Il medico che si occupa di tale soldato riconosce la situazione e agisce somministrando al soggetto in cura una dose letale di sedativi, per alleviarne le sofferenze.
    Il soldato “subisce” le decisioni di un'altra persona; tuttavia, questa persona agisce nel suo interesse, perché le conseguenze della ferita mortale sarebbero decisamente più penose.

Secondo le leggi di molti Paesi del Mondo, l'eutanasia volontaria e l'eutanasia non-volontaria sono due forme di omicidio colposo (cioè involontario), mentre l'eutanasia involontaria è una forma di vero e proprio omicidio doloso (cioè volontario).
Questo comporta che, nei suddetti Paesi, chi aiuta una persona a morire, più o meno in base a una richiesta di quest'ultima, è punito con arresto e carcerazione.


Eutanasia volontaria

Esempi per capire:

  • Persone che chiedono a qualcuno un aiuto per morire
  • Persone che rifiutano qualsiasi tipi di trattamento gravoso, “pesante”
  • Persone che richiedono esplicitamente l'interruzione di qualsiasi tipo di trattamento su sé stesse, compreso l'utilizzo di macchinari medici
  • Persone che rifiutano di mangiare e nutrirsi in generale, allo scopo di morire

Eutanasia non-volontaria

Può riguardare per esempio:

  • Persone in coma
  • Persone troppo giovani, come per esempio un neonato
  • Persone molto anziane
  • Persone gravemente ritardate dal punto di vista mentale
  • Persone con seri danni neurologici

Eutanasia involontaria

Esempi per capire chi potrebbe riguardare:

  • Persone vittime di colpi d'arma da fuoco mortali
  • Persone vittime di ustioni molto gravi e dagli esiti sicuramente letali

Argomenti a favore

Le persone a favore dell'eutanasia sostengono che ogni essere umano ha il pieno diritto di controllare la propria vita, quindi anche decidere per la morte se lo ritiene opportuno. 
Inoltre, si appellano al concetto di “qualità della vita”, affermando che:

  • Una vita di qualità è una vita che vale la pena di vivere.
  • Le atroci sofferenze, che impone una malattia terminale e alcuni trattamenti sintomatici per questa, minano il tenore dell'esistenza e rendono immorale la mancata concessione legale dell'eutanasia.

Chiaramente, i sostenitori dell'eutanasia tengono a precisare che un individuo intenzionato a morire non deve abusare o scontrarsi con i diritti delle altre persone, nel cercare la morte. In altre parole, la scelta di morire non deve coinvolgere altre persone, recando loro del male, perché significherebbe decidere della vita di altri individui.

Argomenti contro

Le argomentazioni di chi rifiuta l'eutanasia sono diverse:

  • Argomentazione religiosa: le religioni più diffuse nel Mondo condannano l'eutanasia e il suicidio, perché affermano che la vita è un dono di Dio e solo Dio può decidere quando toglierla a un essere umano.
    Quindi, una persona che cerca la morte per sé stessa è come se volesse sostituirsi a Dio o non si affidasse alla sua volontà.
    Sono contro l'eutanasia religioni come il Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islam.
    Al contrario, sono sotto certi punti di vista favorevoli la religione Induista e la religione Buddista.
  • Argomentazione medico-etica: il codice etico dei medici vieta esplicitamente il ricorso all'eutanasia e afferma che ogni medico ha l'obbligo di preservare come può la vita umana.
  • Argomentazione del cosiddetto “pendio scivoloso”: chi sostiene tale argomentazione afferma che legalizzare l'eutanasia avrebbe una serie di spiacevoli conseguenze.
    Per prima cosa, darebbe ai medici un enorme e pericoloso potere decisionale.
    In seconda istanza, aprirebbe una discussione molto delicata sulle patologie per le quali un individuo può richiedere o meno l'eutanasia.
    In terzo luogo, giustificherebbe una riduzione delle spese finalizzate alla ricerca di trattamenti efficaci contro determinate malattie (nella fattispecie, quelle per le quali è prevista l'eutanasia).
    Infine, potrebbe rappresentare la fine della vita per quelle persone a cui i medici hanno diagnosticato, erroneamente, una malattia terminale e che, per tale motivo, hanno optato per l'eutanasia.
    Il termine “pendio scivoloso” è un richiamo alle suddette conseguenze e alla pericolosità che si cela dietro una possibile legalizzazione dell'eutanasia.
  • Argomentazione familiare: è un'argomentazione a tutela dei familiari di un malato terminale, i quali molto spesso desiderano passare del tempo con il proprio caro, prima della morte.

Legislazione italiana

La legge italiana condanna sia chi mette in pratica l'eutanasia attiva (è omicidio, secondo l'articolo 575 del codice penale) sia chi mette in atto l'eutanasia volontaria (è omicidio del consenziente, secondo l'articolo 579 del codice penale).
In realtà, prevede una pena anche per chi attua l'eutanasia passiva, ma occorre precisare che questa forma di eutanasia è difficilmente dimostrabile.


Curiosità: secondo la legislazione del Nostro Paese, precisamente in base all'articolo 580 del codice penale, anche il suicidio assistito è reato, in modo del tutto simile all'eutanasia.

CHI SI BATTE PER LEGALIZZARE L'EUTANASIA IN ITALIA?

Tra le associazioni italiane che si battono per legalizzare l'eutanasia o comunque sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema, rientrano: la cosiddetta Consulta di Bioetica (nata nel 1989), Exit-Italia (nata nel 1996), Liberauscita (nata nel 2001) e l'associazione radicale Luca Coscioni.

PROPOSTE DI LEGGE IN ITALIA

Il primo membro del Parlamento Italiano che propose una legge per l'interruzione delle terapie ai malati terminali fu un certo Loris Fortuna, nel 1984. Prima di allora, Fortuna partecipò anche alla stesura della legge sull'aborto.
Nel luglio del 2000, il Ministro della Salute di allora, Umberto Veronesi, esplicitò l'esigenza di trovare una soluzione per l'eutanasia e che questa non era da considerarsi un tabù.
L'anno successivo, esattamente nell'agosto del 2001, il Partito Radicale presentò una proposta di legge di iniziativa popolare, definita con la dicitura di “Legalizzazione dell'eutanasia”.
Tale proposta non riscosse il successo sperato o, meglio, il Parlamento di allora non la prese in considerazione.
Venendo quindi a tempi più recenti, per la precisione all'anno 2012, si segnala un'altra proposta di legge di iniziativa popolare, sempre a favore della legalizzazione dell'eutanasia.
Promossa dall'Associazione radicale Luca Coscioni e da Exit-Italia, tale proposta di legge è ancora in attesa di una decisione da parte del Parlamento Italiano.

All'estero

Nel Mondo, ci sono Paesi in cui l'eutanasia e il suicidio assistito sono illegali (esattamente come in Italia), Paesi in cui è illegale soltanto una di queste due pratiche e, infine, Paesi dove non sono reati penali ma solo reati amministrativi (depenalizzazione).
Ecco qual è nello specifico la presa di posizione di alcuni Stati del Mondo:

  • Regno Unito: la legge considera illegali sia l'eutanasia sia il suicidio assistito. Diversi politici hanno provato a legalizzare queste due pratiche, ma senza successo.
  • Paesi Bassi (Olanda): ha approvato la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito nel 2000 (dopo la loro depenalizzazione del 1994), risultando il primo Paese nel Mondo a prendere una posizione legale nei confronti di tali pratiche.
    Secondo il Ministero della Salute Pubblica, del Benessere e dello Sport, l'eutanasia “permette a una persona di porre fine alla propria esistenza con dignità, dopo aver ricevuto ogni tipo disponibile di cure palliative”.
  • Belgio: ha legalizzato l'eutanasia nel settembre 2002. L'approvazione di tale pratica in Parlamento arrivò con 86 voti favorevoli, 51 voti contrari e 10 astensioni. È stato, di fatto, il secondo Paese europeo, dopo l'Olanda, a dichiararsi legalmente favorevole all'eutanasia.
  • Lussemburgo: ha legalizzato l'eutanasia nel 2008, ma l'entrata in vigore della legge che consente tale pratica risale all'anno successivo, 2009. Temporalmente parlando, è stato il terzo Paese europeo a legalizzare l'eutanasia, dopo Olanda e Belgio.
  • Francia: nel marzo 2015 il Parlamento francese ha approvato una legge che consente, solo su espressa richiesta del paziente, l'utilizzo di farmaci per una “profonda e continua sedazione”. 
  • Germania: considera reato l'eutanasia, ma non il suicidio assistito, per il quale occorre che il paziente sia cosciente delle proprie azioni.
  • Danimarca: c'è poca chiarezza in merito. Condanna l'eutanasia, anche se chi ha ucciso il paziente dimostra di aver agito su esplicita richiesta dello stesso paziente.
    Allo stesso tempo, però, considera legale limitare le terapie mediche troppo aggressive.
  • Svezia: ha depenalizzato sia l'eutanasia attiva che il suicidio assistito.
  • Ungheria: consente l'eutanasia passiva soltanto su espressa richiesta del paziente.
  • Spagna: ha depenalizzato l'eutanasia e il suicidio assistito nel 1995.
  • Norvegia: condanna l'eutanasia, ma assegna una pena ridotta a coloro che dimostrano di aver agito su espressa richiesta della vittima o su un individuo con una malattia incurabile.
  • Cina: esiste una legge che autorizza gli ospedali a praticare l'eutanasia ai malati terminali.
  • Stati Uniti: l'eutanasia è illegale in quasi ogni Stato degli USA. Tuttavia, è bene precisare che i pazienti possono rifiutarsi, in un qualsiasi momento, di continuare a ricevere cure o supporti di tipo medico, anche se questo può determinarne il decesso anticipato.
    Il suicidio assistito è legale in 5 Stati: Oregon, Vermont, Washington, Montana e California.
  • Canada: sono in corso numerose discussioni in merito a eutanasia e suicidio assistito. Al momento attuale, merita una citazione lo Stato del Quebec, che ha autorizzato il suicidio assistito.
  • Colombia: ha legalizzato l'eutanasia nel 2015.
  • Israele: le leggi israeliane proibiscono esplicitamente l'eutanasia. In questo caso, l'influenza della religione è molto importante.