Elettrocardiogramma

Generalità

L'elettrocardiogramma, o ECG, è un esame diagnostico, che prevede l'utilizzo di uno strumento capace di registrare e riportare graficamente il ritmo e l'attività elettrica del cuore.
Lo strumento per l'elettrocardiogramma è l'elettrocardiografo.
ElettrocardiogrammaL'elettrocardiogramma permette di rilevare diverse condizioni cardiache, tra cui le aritmie, un infarto del miocardio, un'anomalia dell'atrio o del ventricolo cardiaco, una sofferenza coronarica ecc.
Inoltre, consente di valutare il funzionamento di un pacemaker o di un defibrillatore cardioverter impiantabile, in tutti quei soggetti che sono portatori di dispositivi per la normalizzazione del ritmo cardiaco.
Esistono tre tipologie di elettrocardiogramma: l'ECG a riposo, l'ECG dinamico secondo Holter e l'ECG da sforzo.
I cardiologi riescono a capire qual è lo stato di salute del cuore e il suo funzionamento dall'aspetto del tracciato elettrocardiografico.

Cos'è l'elettrocardiogramma?

L'elettrocardiogramma, o ECG, è un test diagnostico, di tipo strumentale, che registra e riporta graficamente il ritmo e l'attività elettrica del cuore.
Lo strumento usato per l'elettrocardiogramma è chiamato elettrocardiografo.
Il medico a cui spetta, di solito, l'interpretazione di un tracciato elettrocardiografico è un cardiologo, ossia un medico specializzato in cardiologia.

BREVE RICHIAMO ANATOMICO E FUNZIONALE DEL CUORE

Il cuore è un organo impari, suddivisibile in quattro cavità (l'atrio destro, l'atrio sinistro, il ventricolo destro e il ventricolo sinistro) e composto da un tessuto muscolare davvero molto particolare: il miocardio.
La particolarità del miocardio risiede nella capacità di generare e condurre da sé gli impulsi nervosi per la contrazione degli atri e dei ventricoli.
La sorgente di questi impulsi, che sono equiparabili a dei segnali di tipo elettrico, risiede a livello dell'atrio destro e prende il nome di nodo seno atriale.
Il nodo seno atriale ha il compito di scandire la giusta frequenza di contrazione dell'organo cardiaco (la cosiddetta frequenza cardiaca), in maniera tale da garantire un ritmo cardiaco normale.

Il normale ritmo cardiaco è detto anche ritmo sinusale.

Usi

L'elettrocardiogramma permette al cardiologo di rilevare:

  • La presenza di aritmie cardiache.
    Un'aritmia cardiaca è un'alterazione del normale ritmo cardiaco (ritmo sinusale).
    Il normale ritmo cardiaco di un essere umano adulto ha una frequenza di contrazione a riposo compresa tra i 60 e i 100 battiti per minuto.
  • Un'ischemia o un infarto del miocardio, probabilmente secondario a un restringimento o a un'occlusione completa delle arterie coronarie del cuore (N.B: infarto del miocardio e attacco di cuore sono sinonimi).
    Le arterie coronarie del cuore sono i vasi arteriosi che riforniscono di sangue ossigenato e sostanze nutritizie il miocardio.
    In medicina, il restringimento e l'occlusione completa delle arterie coronarie del cuore prendono il nome generico di coronaropatie o malattie delle coronarie.
  • La presenza di alterazioni strutturali delle cavità cardiache, atri e/o ventricoli.
    Tra le alterazioni strutturali delle cavità cardiache, rientrano condizioni quali: la cardiomiopatia dilatativa, la cardiomiopatia ipertrofica, l'ipertrofia ventricolare sinistra e il cuore ingrossato.
    In siffatte circostanze, le pareti di atri e/o ventricoli possono ispessirsi oppure stirarsi.
  • Gli esiti di un precedente attacco di cuore.
    L'attacco di cuore lascia dei segni indelebili a livello sia anatomico che funzionale.
    I pazienti che hanno subìto un infarto del miocardio devono sottoporsi periodicamente a un elettrocardiogramma, per monitorare le condizioni del proprio cuore.
  • La presenza di condizioni cardiache, caratterizzate da un'alterazione della conduzione elettrica. Alcuni esempi di queste condizioni cardiache sono: la sindrome del QT lungo e i blocchi di branca (destra o sinistra).

Inoltre, l'elettrocardiogramma consente di valutare:

  •  Il funzionamento di pacemaker e dispositivi analoghi (come per esempio il defibrillatore cardioverter impiantabile), nei soggetti che ne sono chiaramente portatori.
  • Gli effetti sul cuore di quei farmaci che potrebbero alterare, in alcune circostanze, la frequenza o la conduzione elettrica del cuore.

Preparazione

In genere, l'elettrocardiogramma non richiede alcuna preparazione particolare.
Tuttavia, è bene precisare che i pazienti sottoposti a cure farmacologiche o portatori di pacemaker (o strumenti simili) devono comunicare al medico cardiologo questa loro condizione.

Procedura

Esistono tre tipi principali di elettrocardiogramma:

  • L'elettrocardiogramma a riposo (o elettrocardiogramma di base)
  • L'elettrocardiogramma secondo Holter (o elettrocardiogramma dinamico secondo Holter)
  • L'elettrocardiogramma da sforzo

Prima di analizzare ciascun tipo di elettrocardiogramma, è bene chiarire cos'è un elettrocardiografo.
Un elettrocardiografo è un dispositivo computerizzato che, attraverso una serie di elettrodi, registra la funzione cardiaca e la traduce graficamente su un monitor o su un foglio di carta millimetrata.
Il grafico ottenuto dopo la registrazione della funzione cardiaca prende il nome di tracciato.
In un generico tracciato, a descrivere il ritmo e l'attività elettrica del cuore sono delle linee, che nel gergo medico assumono la dicitura di “onde”.
L'aspetto delle onde e la distanza tra loro sono gli elementi del tracciato che permettono ai cardiologi di interpretare lo stato di salute del cuore sotto esame.
L'ultima informazione fondamentale sull'elettrocardiografo concerne i tempi e la velocità dell'apparecchio nel disegnare il tracciato. La velocità con cui l'elettrocardiografo procede nel riportare le onde sul foglio di carta millimetrata è di 25 millimetri al secondo (25 mm/sec).
Alla luce di ciò, occorre tenere conto che:

  • Ogni quadratino di 1 millimetro della carta millimetrata corrisponde a 0,04 secondi.
  • 5 quadratini di 1 millimetro ciascuno (in tutto 5 millimetri) corrispondono a 0,2 secondi (0,04 * 5 = 0,2).
  • 5 quadrati grandi corrispondono a 1 secondo (0,2 * 5 = 1).

ELETTROCARDIOGRAMMA A RIPOSO

Prima che abbia inizio l'elettrocardiogramma a riposo, un assistente del medico - in genere un infermiere - invita il paziente a togliersi gli indumenti e ad accomodarsi in un comodo lettino, presente nell'ambulatorio dove avverrà la procedura diagnostica.
Al termine di questa parte preliminare, lo stesso assistente applica sul torace, sulle braccia e sulle gambe del paziente gli elettrodi dell'elettrocardiografo.
In numero di 12 o 15, gli elettrodi per un ECG a riposo sono di fatto delle placche metalliche, applicabili alla pelle in vari modi: tramite una porzione adesiva (in questo caso assomigliano a dei cerotti), tramite ventose o tramite un gel adesivo.
Dopo l'applicazione degli elettrodi sul paziente, il “solito” assistente medico o il cardiologo avviano l'elettrocardiografo e ha così inizio la registrazione.
La fase di registrazione dura in genere pochi secondi, che è quanto basta per ottenere un tracciato sufficiente a una valutazione della funzione cardiaca.
Durante la procedura vera e propria, il paziente deve respirare regolarmente – salvo altre indicazioni – ma non deve muoversi o parlare, perché così facendo potrebbe falsare l'esito dell'esame.
La durata di un elettrocardiogramma a riposo, da quando il paziente entra nello studio medico a quando termina la registrazione, è di qualche minuto.


Curiosità: se il paziente sotto esame è un uomo con un torace particolarmente ricco di pelo, l'assistente medico provvede a radere la suddetta zona anatomica, per evitare il rischio di un distacco prematuro degli elettrodi.


ELETTROCARDIOGRAMMA SECONDO HOLTER

Elettrodi

Figura: elettrodi di un tipico strumento per l'elettrocardiogramma a riposo. I lettore può notare come queste placche metalliche abbiano l'aspetto esteriore di cerotti.

L'elettrocardiogramma secondo Holter è un tipo di elettrocardiogramma che, grazie all'impiego di un elettrocardiografo portatile, permette di monitorare la funzione cardiaca nell'arco di un certo periodo di tempo, in genere 24-48 ore.
L'idea di realizzare un elettrocardiografo portatile, che registrasse la funzione cardiaca per un certo numero di ore consecutive, nasce dalla necessità di “catturare” quelle aritmie discontinue, a comparsa sporadica, che un ECG a riposo fatica a evidenziare.
Compito generalmente di un assistente del medico, l'installazione dell'elettrocardiografo portatile è una procedura semplice, veloce e indolore, che prevede l'applicazione degli elettrodi registratori (soltanto) sul torace. Gli elettrodi per un elettrocardiogramma secondo Holter sono placche metalliche con una porzione adesiva.
Dal punto di vista strettamente procedurale, l'elettrocardiogramma secondo Holter è suddivisibile in due fasi consecutive:

  • La fase di registrazione del ritmo e dell'attività elettrica del cuore. È la prima delle due fasi  e va da quando l'assistente medico installa e aziona l'elettrocardiografo portatile a quando lo stesso assistente o un suo collega lo rimuove.
    In questa fase, lo strumento registra e salva in una memoria interna la funzione cardiaca del paziente.
  • La fase di traduzione grafica di quanto registrato nella fase precedente. È, di fatto, la fase dedicata alla creazione del tracciato con le sue onde caratteristiche.
    Spetta al “solito” assistente medico o a un cardiologo, i quali estrapolano i dati dall'elettrocardiografo portatile attraverso uno specifico dispositivo computerizzato.
    L'interpretazione del tracciato risultante spetta, ovviamente, al cardiologo.

Durante la fase di registrazione, il paziente può continuare a svolgere le proprie normali attività giornaliere, facendo chiaramente attenzione a non urtare il dispositivo e non staccare gli elettrodi.


Curiosità: in un alcuni casi davvero particolari, l'elettrocardiogramma dinamico secondo Holter può durare anche 7 (sette) giorni.

Elettrocardiogramma HolterELETTROCARDIOGRAMMA DA SFORZO

L'elettrocardiogramma da sforzo prevede la registrazione della funzione cardiaca di un individuo, mentre quest'ultimo sta compiendo un esercizio fisico di una certa intensità oppure – ma più di rado – dopo aver assunto una sostanza farmacologica che agisce sul cuore e provoca gli stessi effetti dell'esercizio fisico.
Lo scopo dell'elettrocardiogramma da sforzo è quello di vedere il comportamento del cuore, durante uno sforzo fisico: come varia il ritmo cardiaco, che problemi cardiaci può suscitare la maggiore richiesta di sangue da parte dell'organismo ecc.
Come nei due casi precedenti, l'installazione degli elettrodi – i quali hanno di solito l'aspetto di cerotti adesivi – spetta a un assistente medico.
La zona di applicazione degli elementi registratori è soltanto il torace, in quanto il coinvolgimento di altre aree anatomiche impedirebbe al paziente di muoversi con disinvoltura, durante l'esercizio fisico.
I classici esercizi fisici previsti durante un elettrocardiogramma da sforzo sono: camminare su un tapis roulant o pedalare su una cyclette.
La durata di un elettrocardiogramma da sforzo, da quando il paziente entra nello studio medico a quando termina la registrazione, è di qualche decina di minuti.

Rischi

L'elettrocardiogramma è una procedura sicura e non invasiva, il cui inconveniente principale consiste nella possibilità che la rimozione degli elettrodi determini arrossamento e gonfiore cutaneo (ovviamente nella zona d'applicazione).
È doveroso precisare che l'eventuale insorgenza di una complicanza cardiaca durante un elettrocardiogramma da sforzo, è da imputarsi all'esercizio fisico e non all'elettrocardiografo.

Risultati e grafici

L'elettrocardiogramma permette di identificare con precisione le alterazioni del ritmo cardiaco, che possono insorgere per effetto di un'alterata conduzione dell'impulso nervoso attraverso il miocardio oppure per effetto di una sofferenza del cuore tipo un infarto del miocardio o una cardiomiopatia.
Nei prossimi sottocapitoli, i lettori potranno apprezzare i tracciati elettrocardiografici di alcune delle più note condizioni morbose del cuore.
Chiaramente, per poter capire le particolarità di questi tracciati, occorre riportare anche l'esito di un elettrocardiogramma effettuato a una persona sana dal punto di vista cardiologico.


Nota bene: s'informano i lettori che i tracciati elettrocardiografici sotto riportati provengono dal sito internet lifeinthefastlane.com. Cliccando sulle relative immagini è possibile ingradirle in relazione alle dimensioni dello schermo del proprio dispositivo.

ELETTROCARDIOGRAMMA NORMALE

Come emerge dalla figura sottostante, il tracciato elettrocardiografico di una persona sana presenta 5 onde caratteristiche, identificate con le lettere maiuscole P, Q, R, S e T.

  • Onda P: rappresenta la contrazione degli atri del cuore. In gergo tecnico, i medici la definiscono come l'onda di depolarizzazione degli atri.
    L'onda P dura in media 0,08 secondi (ma può variare da 0,05 secondi a 0,12); se dura 0,08 secondi, significa che copre 2 quadratini piccoli sul foglio di carta millimetrata.
    Subito dopo l'onda P, c'è un tratto rettilineo che termina in corrispondenza delle onde Q, R ed S e che prende il nome di intervallo PR. L'intervallo PR esprime il tempo che impiega l'onda di depolarizzazione nel propagarsi dal nodo seno atriale lungo parte del sistema di conduzione elettrica del cuore, presente sul miocardio (nello specifico, nodo atrioventricolare e fascio di His).
    L'intervallo PR ha una durata che varia tra gli 0,16 secondi e gli 0,2 secondi, quindi copre dai 4 ai 5 quadratini piccoli.
  • Onde Q, R ed S: insieme, queste onde formano il cosiddetto complesso QRS. Il complesso QRS rappresenta la contrazione dei ventricoli e, in gergo tecnico, assume il nome di complesso di depolarizzazione dei ventricoli.
    In genere, il complesso QRS dura 0,12 secondi, quindi copre circa 3 quadratini.
    Durante la contrazione dei ventricoli, ha luogo il rilassamento degli atri, contrattisi in precedenza. Nel linguaggio medico, tale rilassamento è noto come ripolarizzazione degli atri o ritorno a riposo degli atri.
  • Onda T: esprime il rilassamento dei ventricoli. In gergo medico, questo rilassamento prende il nome di ripolarizzazione dei ventricoli o ritorno a riposo dei ventricoli.
    Dopo l'onda T, c'è un secondo tratto orizzontale, il quale termina in corrispondenza di una successiva onda P. La successiva onda P rappresenta l'inizio di un nuovo ciclo di depolarizzazione e ripolarizzazione degli atri e dei ventricoli.

Nel loro insieme, le onde P, Q, R, S e T costituiscono il cosiddetto complesso PQRST.
I cardiologi chiamano l'intervallo esistente tra due complessi PQRST con il termine di “intervallo R-R”. L'intervallo R-R corrisponde a un ciclo cardiaco.
La scelta di affidare alle onde R di due complessi PQRST consecutivi il compito di identificare l'inizio e la fine di un ciclo cardiaco è dovuta al fatto che, come si può notare dal tracciato sottostante, l'onda R è particolarmente evidente.


Normale
Durata standard degli intervalli di un elettrocardiogramma normale:
  • Intervallo PR: 0,16 – 0,20 secondi
  • Intervallo ST: 0,27 – 0,33 secondi
  • Intervallo QT: 0,35 – 0,42 secondi
  • Intervallo QRS: 0,08 – 0,11 secondi

Curiosità: elettrocardiogramma di una persona defunta
Il tracciato risultante da un elettrocardiogramma praticato a un defunto, il cui cuore ha smesso di battere, appare come una linea diritta, priva di qualsiasi onda


Elettrocardiogramma tracciato normale

Figura: elettrocardiogramma normale.

ECG FIBRILLAZIONE ATRIALE

La fibrillazione atriale è un'aritmia che rende il battito del cuore molto rapido e irregolare. Può avere le caratteristiche di un fenomeno sporadico oppure di un fenomeno cronico. Se è sporadico, è generalmente anche molto intenso; se invece è cronico, è di solito di ridotta intensità.
A provocare una fibrillazione atriale è una generazione anomala degli impulsi che contraggono gli atri del cuore. Tale generazione anomala, infatti, fa sì che le pareti delle cavità atriali subiscano continue e incessanti sollecitazioni.
Durante una fibrillazione atriale, gli atri hanno una frequenza di contrazione pari a circa 350-400 battiti al minuto. Questa aumentata frequenza contrattile degli atri ha ripercussioni sui ventricoli, alterandone fortemente anche la loro frequenza di contrazione.
L'elettrocardiogramma di una persona con fibrillazione atriale presenta le seguenti caratteristiche:

  • Assenza di onde P. Questo denota il difetto di contrazione degli atri, tipico della fibrillazione atriale.
  • Tratti rettilinei irregolari.
  • Complessi QRS di forma irregolare.
elettrocardiogramma fibrillazione atriale

ECG FLUTTER ATRIALE

Il flutter atriale è un'alterazione del ritmo cardiaco che ha sede nell'atrio, come la fibrillazione atriale.
La sua insorgenza coincide con un battito del cuore molto rapido, irregolare e di intensità variabile.
Rispetto alla fibrillazione atriale, la frequenza di contrazione degli atri è leggermente inferiore: in un flutter atriale,infatti, gli atri contraggono con una frequenza pari a circa 240-300 battiti al minuto.
Questa elevata frequenza di contrazione degli atri può avere ripercussioni sulla frequenza contrattile dei ventricoli: quando avviene, i cardiologi parlano di flutter atriale parossistico; quando invece non avviene, parlano di flutter atriale permanente.
L'elettrocardiogramma di una persona con flutter atriale presenta la seguente importante caratteristica:

  • Presenza di un minimo di 2 a un massimo di oltre 10 onde P prima di ogni complesso QRS.
    Questo susseguirsi di diverse onde P prende il nome di tracciato a “dente di sega”.
    Il numero elevato di onde P indica un disturbo degli atri.
elettrocardiogramma flutter atriale

ECG INFARTO DEL MIOCARDIO

L'infarto del miocardio, o attacco di cuore, è il processo patologico per effetto del quale il flusso di sangue destinato al miocardio risulta inadeguato alle richieste, provocando la morte di un'area più o meno estesa del muscolo cardiaco.
Spesso provocata dall'aterosclerosi, questa grave condizione coincide con la necrosi (cioè la morte) del tessuto miocardico, da cui deriva una riduzione delle capacità contrattili del cuore.
Tra i più classici sintomi dell'infarto, rientrano: dispnea, dolore al petto, cardiopalmo, cianosi, ipossia, nausea, vomito, stato confusionale e alterazioni di vario genere del ritmo cardiaco.
Esistono vari tipi di infarto del miocardio. I tipi principali sono: l'infarto del miocardio inferiore, l'infarto del miocardio anteriore, l'infarto del miocardio antero-laterale e l'infarto del miocardio posteriore.
Ogni tipo di infarto determina, sul tracciato elettrocardiografico, anomalie simili ma con localizzazione diversa.
Tra queste anomalie, le più caratterizzanti consistono in:

  • Presenza di onde Q molto profonde, con scomparsa delle rispettive onde R successive.
  • Scomparsa dell'onda S, la quale va a fondersi con l'onda T. Ne risulta una convessità più o meno arrotondata, che i cardiologi chiamano tratto ST o sopraslivellamento del tratto ST.
elettrocardiogramma infarto del miocardio

ECG FIBRILLAZIONE VENTRICOLARE

La fibrillazione ventricolare è un'aritmia che interessa i ventricoli e altera le caratteristiche del battito cardiaco in maniera profonda.
Infatti, quest'ultimo assume una frequenza e una velocità decisamente aumentate, diventa irregolare, perde di coordinazione, muta costantemente la propria intensità e, infine, risulta inefficace dal punto di vista meccanico.
La presenza di fibrillazione ventricolare pregiudica la gittata cardiaca. Le modificazioni della gittata cardiaca espongono fortemente il malato a episodi di arresto cardiaco o morte improvvisa.
L'elettrocardiogramma di una persona con fibrillazione ventricolare presenta le seguenti caratteristiche:

  • Onde dalle forme irregolare, bizzarre e casuali (“scatola di vermi”)
  • Complessi QRS e/o onde P difficilmente identificabili.
  • Deviazioni dei tratti rettilinei.
elettrocardiogramma fibrillazione ventricolare

ECG BLOCCO ATRIOVENTRICOLARE COMPLETO

Il blocco atrioventricolare completo consiste in un'interruzione, avente luogo tra atrio e ventricolo, dei segnali elettrici che contraggono il cuore. Ciò comporta una mancanza di sincronia tra le varie cavità cardiache.
L'elettrocardiogramma di una persona con blocco atrioventricolare completo presenta le seguenti caratteristiche:

  • Assenza di relazione tra le onde P e i successivi complessi QRS.
  • Complessi QRS alterati, a causa di una conduzione anormale a livello ventricolare.
  • I ventricoli depolarizzano indipendentemente dagli atri.
Elettrocardiogramma Blocco Atrioventricolare

ECG TACHICARDIA SINUSALE

La tachicardia sinusale è un'aritmia caratterizzata dall'innalzamento della frequenza e della velocità del normale ritmo cardiaco (o ritmo sinusale). Non comporta alcuna irregolarità di battito ed è forse, tra le aritmie esistenti, la più diffusa.
Di solito, è la conseguenza di eventi, come per esempio un intenso esercizio fisico, una forte emozione o una semplice febbre, al termine dei quali il ritmo cardiaco torna alla normalità.
Molto più raramente, è il risultato di gravi malattie di cuore o di anemia.
L'elettrocardiogramma di una persona con tachicardia sinusale presenta le seguenti caratteristiche:

  • Onde P con frequenza superiore ai 100 battiti per minuto. Si ricorda che il normale ritmo cardiaco è compreso tra i 60 e i 100 battiti per minuto.
  • Intervallo R-R molto più breve del normale, in termini di quadratini sulla carta millimetrata.
  • Ritmo più veloce ma regolare.
elettrocardiogramma tachicardia sinusale

BRADICARDIA

La bradicardia sinusale è una riduzione della normale frequenza cardiaca (ritmo sinusale), senza alcuna irregolarità nel battito cardiaco.
A instaurare uno stato di bradicardia sinusale possono essere svariate condizioni/circostanze, tra cui: il sonno notturno, una buona forma fisica, l'ipotermia, l'ipotiroidismo, l'assunzione di digitale, beta-bloccanti, calcio-antagonisti o chinidina, la difterite, la febbre reumatica ecc.
L'elettrocardiogramma di una persona con bradicardia sinusale presenta le seguenti caratteristiche:

  • Onde P con frequenza inferiore ai 60 battiti per minuto (N.B: nel grafico abbinato la frequenza delle onde P è pari a 45 battiti per minuto).
  • Ritmo più lento ma regolare.
  • Intervallo R-R molto più lungo del normale, in termini di quadratini sulla carta millimetrata.
elettrocardiogramma bradicardia sinusale

ECG SINDROME DEL QT LUNGO

La sindrome del QT lungo è una rara condizione cardiaca, che comporta un allungamento nei tempi di ripolarizzazione dei ventricoli. In altre parole, chi soffre della sindrome del QT lungo presenta un cuore i cui ventricoli impiegano più tempo del normale a rilassarsi e prepararsi a un'altra contrazione.
Questo ritardo nella ripolarizzazione dei ventricoli favorisce la comparsa di sincope, convulsioni e gravi aritmie cardiache, come per esempio la fibrillazione ventricolare.
La sindrome del QT lungo deve il suo particolare nome al caratteristico elettrocardiogramma che presentano le persone portatrici: nel tracciato elettrocardiografico di questi soggetti, l'intervallo QT si protrae per più di 0,42 secondi, che rappresentano la soglia massima di normalità.


elettrocardiogramma sindrome del QT lungo

ECG IN PORTATORE DI PACEMAKER VENTRICOLARE

Un pacemaker è un piccolo dispositivo elettronico, capace di normalizzare, attraverso il rilascio di impulsi elettrici, le contrazioni cardiache di persone con un cuore dal ritmo troppo lento, troppo veloce e o irregolare.
Impiantato poco più sotto della clavicola, un generico pacemaker comprende queste componenti: un generatore di impulsi, racchiuso all'interno di un contenitore di metallo, e uno o più cavi chiamati elettrocateteri.
Gli elettrocateteri rappresentano gli elementi per la conduzione degli impulsi elettrici, prodotti nel generatore, al cuore.
In base al numero e alla sede di localizzazione degli elettrocateteri, un pacemaker può essere: monocamerale, bicamerale e biventricolare.
L'elettrocardiogramma di una persona con un pacemaker monocamerale ventricolare presenta le seguenti caratteristiche:

  • Assenza dell'onda P, perché cambia il centro di generazione degli impulsi elettrici (non è più il nodo seno atriale ma il pacemaker).
  • Presenza di una piccola punta (spike) in prossimità del complesso QRS.
  • Complessi QRS più larghi, rispetto ai complessi QRS di un elettrocardiogramma normale.
elettrocardiogramma pacemaker

Ultima modifica dell'articolo: 31/08/2016