Dismorfofobia

Generalità

La dismorfofobia è una patologia mentale, contraddistinta dalla preoccupazione ossessiva e spesso priva di fondamento che un particolare tratto del corpo (es: il naso) sia portatore di un'imperfezione così evidente da doverla nascondere a ogni modo.
dismorfofobiaLe cause di dismorfofobia sono attualmente in studio; secondo le ultime ricerche, all'origine della malattia ci sarebbe una combinazione di fattori di natura genetica, sociale, culturale e psicologica.
Chi soffre di dismorfofobia adotta comportamenti molto particolari, come: nascondere con ogni strategia possibile il presunto difetto del corpo, sentirsi in ansia in mezzo alle altre persone per la paura che quest'ultime si accorgano del presunto difetto fisico, rivolgersi al chirurgo estetico per pianificare un possibile intervento di correzione della presunta imperfezione ecc.
La diagnosi di dismorfofobia si basa su valutazioni mediche e psicologiche, sulla storia clinica e sul confronto tra il quadro dei compartimenti del presunto paziente e i criteri diagnostici riportati dal DSM-5, nel capitolo dedicato alla dismorfofobia.
In genere, il trattamento consiste nella psicoterapia cognitivo-comportamentale, associata alla somministrazione di farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina.

Cos'è la dismorfofobia?

La dismorfofobia, o disordine dismorfico del corpo, è una malattia mentale caratterizzata dalla preoccupazione - ossessiva e spesso infondata - che uno o più aspetti del corpo siano marcatamente imperfetti e bisognosi di essere nascosti o modificati con ogni contromisura, anche la più estrema.
In altre parole, chi soffre di dismorfofobia crede di avere un grave difetto fisico e, a seguito di ciò, sviluppa un'ossessione tale da portarlo a ricorrere a ogni rimedio per nascondere la presunta imperfezione del corpo.

CLASSIFICAZIONE SECONDO IL DSM-5

Premessa: il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) è una raccolta di tutte le caratteristiche peculiari delle malattie psichiche e mentali conosciute, comprensiva dei rispettivi criteri richiesti per la diagnosi.
Secondo il DSM-5 (ultima edizione), la dismorfofobia è una malattia mentale rientrante, a pieno diritto, tra i disturbi ossessivi-compulsivi. Infatti, come un classico disturbo ossessivo-compulsivo, induce il malato a ripetere continuamente determinati gesti, come fossero dei rituali a cui è impossibile rinunciarvi.

EPIDEMIOLOGIA

La dismorfofobia è una malattia mentale abbastanza comune, che interessa più persone di quelle stimate (ossia il 2,4% della popolazione generale).
A soffrire di dismorfofobia sono sia uomini che donne, in ugual misura; molto spesso, tale condizione insorge già a partire dall'adolescenza.
La dismorfofobia è molto diffusa tra le persone con una storia di depressione o fobia sociale, tra i soggetti con disturbo ossessivo compulsivo o disturbo d'ansia generalizzato e tra le persone affette da anoressia nervosa o bulimia (disturbi del comportamento alimentare).

Cause

Psichiatri e psicologi ritengono che, come molte malattie mentali, anche la dismorfofobia insorga per effetto di una combinazione di fattori di natura diversa, tra cui: fattori genetici, fattori psicologici, fattori sociali, fattori culturali e fattori legati allo sviluppo.
Secondo alcune interessanti ricerche, la dismorfofobia sarebbe più comune in presenza di:

  • Introversione;
  • Tendenza al perfezionismo;
  • Visione negativa della propria immagine estetica;
  • Accresciuta sensibilità estetica;
  • Abusi e/o episodi di abbandono durante l'infanzia.

Sintomi, segni e complicazioni

I sintomi della dismorfofobia consistono in comportamenti anomali assai particolari.
Nell'elenco dei tipici comportamenti di un individuo con dismorfofobia, rientrano:

  • Confrontare costantemente il proprio aspetto fisico con quello delle altre persone;
  • Osservarsi allo specchio per molte ore al giorno o evitare gli specchi in maniera categorica;
  • Trascorrere molto tempo della giornata - specialmente quando si è in compagnia di altre persone - a nascondere quello che si ritiene un difetto fisico;
  • Sentirsi ansiosi in mezzo alle altre persone, per la paura che quest'ultime notino il presunto difetto fisico;
  • Evitare i posti affollati, la partecipazione a situazioni o eventi sociali ecc.;
  • Appellarsi alla chirurgia estetica, per rimediare a quell'aspetto anatomico che è fonte di disagio e preoccupazione. Tante volte, il ricorso al chirurgo estetico è inutile, nel senso che anche dopo il “ritocco” la preoccupazione ossessiva permane;
  • Provare forte senso di disagio, nel momento in cui un individuo fa osservazioni sul tratto anatomico ritenuto imperfetto;
  • Sottoporsi a diete restrittive e praticare attività fisica in maniera incessante.

La dismorfofobia è fonte di tormenti ossessivi, molte volte privi di fondatezza, che compromettono seriamente la qualità della vita quotidiana, l'attività lavorativa, i rapporti interpersonali e la socialità dell'individuo affetto.

QUALI TRATTI DEL CORPO DESTANO MAGGIORI PREOCCUPAZIONI?

Nei malati di dismorfofobia, la percezione del difetto anatomico può riguardare un qualunque punto del corpo umano. Tuttavia, alcune sedi anatomiche, come il naso, l'addome, le cosce, la pelle e i capelli, tendono a preoccupare più spesso di altre.


Curiosità: la dismorfia muscolare o vigoressia, un sottotipo particolare di dismorfofobia

Esistono diversi sottotipi di dismorfofobia; tra questi sottotipi se ne segnala uno, perché particolarmente noto: la vigoressia o dismorfia muscolare.
La vigoressia è una malattia mentale contraddistinta dalla continua e ossessiva preoccupazione per la massa muscolare; preoccupazione che si ripercuote sulla salute del soggetto interessato (es: uso di steroidi anabolizzanti per la crescita dei muscoli) e sulla sua vita sociale (es: isolamento).
*N.B: la vigoressia è conosciuta anche con i termini: bigoressia e anoressia riversa.

COMPLICAZIONI

In mancanza di terapie adeguate laddove, invece, sarebbe necessario intervenire, la dismorfofobia può essere responsabile di gravi conseguenze, tra cui: depressione, autolesionismo e pensieri suicidi.

Diagnosi

Per giungere a una diagnosi di dismorfofobia, sono fondamentali:

  • Una valutazione medica (esame obiettivo), che escluda la presenza di problemi di salute fisica;
  • Una valutazione psicologica, finalizzata alla valutazione dei comportamenti, dei pensieri e dell'immagine di sé del presunto malato;
  • L'anamnesi medica, la storia familiare, la storia personale e la storia sociale del presunto malato;
  • Il confronto dei sintomi, riportati dal presunto paziente, con i criteri diagnostici presenti nel DSM-5, nel capitolo dedicato alla dismorfofobia.

CRITERI DIAGNOSTICI SECONDO IL DSM-5

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali quinta edizione, un individuo soffre di dismorfofobia se:

  • Presenta preoccupazione nei confronti di uno o più difetti fisici trascurabili o non oggettivamente rilevabili da parte di altre persone;
  • Adotta comportamenti ripetitivi o rituali (es: guardarsi allo specchio, toccare la parte difettosa, ricercare rassicurazioni ecc.), in risposta al disagio per il presunto difetto fisico;
  • Esibisce particolari atteggiamenti mentali (es: pensieri ossessivi, confronto costante con gli altri, convinzione di essere osservato e giudicato ecc.), in risposta al disagio per il difetto fisico;
  • Sviluppa, a seguito della persistente preoccupazione per il o i presunti difetti fisici, forte stress, ansia, abbassamento del tono dell'umore, problemi in ambito lavorativo e/o difficoltà di relazione sociale;
  • Presenta preoccupazione per un aspetto fisico non attribuibile a un'altra malattia mentale. Per esempio, la sola preoccupazione per il peso corporeo o il livello di massa grassa è tipico di un disturbo del comportamento alimentare come l'anoressia nervosa e per questo, la sua presenza, in assenza di altre ossessioni, esclude che la persona interessata soffra di dismorfofobia;
  • Nonostante la consapevolezza di lamentarsi per un difetto minimo o inesistente, ha comunque pensieri/comportamenti ossessivi durante la vita quotidiana.

PROBLEMI DI DIAGNOSI

La diagnosi di dismorfofobia è alquanto complessa, in quanto le persone affette tendono a celare le proprie problematiche. Questo tipico atteggiamento da parte dei malati rappresenta il motivo principale per cui la dismorfofobia è sottodiagnosticata.

Terapia

In genere, il trattamento della dismorfofobia consiste nella combinazione di una particolare terapia psicologica, nota come psicoterapia cognitivo-comportamentale, e di una terapia medico-farmacologica a base di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.

PSICOTERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

La psicoterapia cognitivo-comportamentale ha lo scopo di insegnare al paziente affetto da dismorfofobia come identificare, dominare e prevenire i comportamenti problematici (in gergo specialistico, i “comportamenti disattivi” o “pensieri distorti”), che caratterizzano la preoccupazione ossessiva per un presunto difetto fisico.
Inoltre, è di enorme aiuto nel fornire un metodo di individuazione dei cosiddetti “grilletti della sintomatologia”,  ossia i fattori che scatenano i comportamenti patologici.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale prevede una parte “in studio”, con lo psicoterapeuta, e una parte “a casa”, riservata all'esercizio e al miglioramento delle tecniche di dominio e prevenzione.

TERAPIA FARMACOLOGICA

Premessa: la FDA – ossia l'ente governativo statunitense per la regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici – non ha approvato specificatamente alcun farmaco per il trattamento della dismorfofobia.
Alcuni esperti nel campo delle malattie mentali ritengono che la dismorfofobia dipenda anche dal cattivo funzionamento di alcuni neurotrasmettitori del cervello, tra cui la serotonina. Per questo motivo e a dispetto della posizione della FDA, sono dell'idea che un trattamento a base di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina possa rappresentare, per i malati di dismorfofobia, un valido aiuto, a patto che sia associato a psicoterapia.

RIMEDI CASALINGHI E ALTRI CONSIGLI

Per ottenere risultati migliori dai trattamenti sopra riportati, psichiatri e psicologi consigliano ai pazienti con dismorfofobia di:

  • Seguire i consigli del medico curante e le terapie proposte. Per esempio, è un grave errore non dare continuità alle sedute di psicoterapia o credere di poter superare in autonomia le proprie problematiche;
  • Imparare a conoscere la propria malattia mentale. Secondo la comunità medico-scientifica, una persona che conosce nei dettagli la malattia mentale di cui soffre ha maggiori probabilità di guarire o, quanto meno, alleviare la sintomatologia in modo da condurre una vita normale;
  • Esercitarsi a casa con le tecniche di dominio, apprese con la psicoterapia cognitivo-comportamentale;
  • Mantenersi attivi. L'attività fisica aiuta a superare i momenti di depressione, gli attacchi di ansia, lo stress dovuto all'ossessione per il presunto difetto ecc.;
  • Evitare il consumo di alcolici e droghe. Indagini mediche hanno confermato che alcol e droghe peggiorano la sintomatologia e possono interagire con i farmaci in uso, dando luogo a gravi effetti collaterali.

Ai sopraccitati consigli, vale la pena aggiungere altri buoni e utili rimedi, come:

  • Frequentare gruppi di supporto per persone affette dalla stessa malattia mentale;
  • Evitare in ogni modo l'isolamento sociale;
  • Scrivere un diario, in cui annotare cosa scatena i momenti di preoccupazione e cosa, al contrario, li attenua;
  • Imparare da un esperto qualche tecnica di rilassamento, che aiuti la gestione dello stress e dei momenti più difficili della malattia.

Prognosi

La prognosi in caso di dismorfofobia è variabile e dipende, in larga misura, dalla forza di volontà dei pazienti a voler guarire e dalla loro tenacia nell'attenersi al piano terapeutico.
Presso psichiatri e psicologici, è opinione diffusa che una diagnosi precoce della dismorfofobia è associata più frequentemente a guarigione e a un successo dei trattamenti.

Prevenzione

Attualmente, non esiste alcun metodo di prevenzione della dismorfofobia. In tal senso, una svolta potrebbe derivare dalla scoperta delle precise cause scatenanti.




Ultima modifica dell'articolo: 17/01/2017