Coroide

La coroide è la porzione posteriore e più estesa dell'uvea (tonaca media vascolare). Questa sottile membrana è interposta tra la faccia profonda della sclera (tonaca esterna fibrosa) e lo strato più superficiale della retina (tonaca interna nervosa).
La coroide è un tessuto pigmentato e straordinariamente vascolarizzato; la sua principale funzione, infatti, consiste nel fornire le sostanze nutritive e l'ossigeno alla maggior parte delle strutture oculari.
La membrana coroidea può essere sede di processi infiammatori (coroiditi), tumori (soprattutto melanomi) ed anomalie malformative congenite (assenza della coroide, coloboma, coroidite da toxoplasma o da citomegalovirus acquisita in epoca prenatale).

Occhio anatomia

Coroide: caratteri particolari

  • La membrana coroidea appare di un colore ruggine scuro per la presenza di cellule pigmentate e l'estrema ricchezza di vasi sanguigni.
  • La coroide è una membrana molto delicata: un trauma contusivo del bulbo oculare può facilmente lacerarla, provocando una lesione di tipo emorragico.
  • Lo spessore della coroide non è uniforme, ma va dai 30-50 µm ai 200-300 µm; questa variabilità dipende dalle strutture con cui è in rapporto e dall'entità del sangue circolante nei vasi coroideali.

Coroide: rapporti con sclera e retina

La coroide è una membrana a forma di sfera cava, che si estende nei due terzi posteriori del bulbo oculare, dall'origine del nervo ottico all'ora serrata (bordo anteriore della retina), dove confina con il corpo ciliare.
La porzione più esterna della membrana coroidea è in rapporto alla sclera tramite un tessuto connettivo lasso, che forma la lamina sovracoroidea. La faccia interna, invece, aderisce strettamente con il foglietto più superficiale della retina.

Coroide: struttura

La coroide è costituita da diversi strati sovrapposti e fra loro in continuità.
Procedendo dalla superficie in profondità, si trovano:

  • Lamina sovracoroidea: situata all'unione con la sclera; è costituita da un delicato intreccio di lamelle connettivali e fibre elastiche, che formano lo spazio sovracoroidale, attraversato da vasi e da nervi diretti verso i corpi ciliari e l'iride;
  • Lamina vascolare vera e propria: è lo strato fondamentale della coroide; risulta dalle ramificazioni dei vasi coroidei (arterie e vene), con l'interposizione di un relativamente scarso stroma collagenoso;
  • Lamina coriocapillare: è formata da capillari arteriosi e venosi, fitti e riuniti a rete, deputati alla vascolarizzazione degli strati più superficiali della retina (sprovvisti di vasi);
  • Lamina basale: strato molto sottile, intimamente unito alla lamina coriocapillare; rappresenta la linea di transito per i nutrienti (provenienti dalla coriocapillare e diretti alla retina) ed i cataboliti (che risalgono dalla retina verso la coroide).

Coroide: funzioni

  • Funzione nutritiva. La coroide contiene un esteso reticolo di vasi ematici derivanti dall'arteria oftalmica, il cui scopo principale è di inviare ossigeno ed altre sostanze nutritive alla retina.
  • Funzione ottica. Insieme all'epitelio pigmentato della retina, le cellule pigmentate della coroide concorrono ad assorbire i raggi luminosi che raggiungono la parte posteriore dell'occhio, impedendone la riflessione sulla superficie sclerale (fenomeno che causerebbe abbagliamento e distorsioni dell'immagine visiva).

Principali malattie della coroide

Coroidite

La coroidite è un'infiammazione della coroide causata da agenti infettivi, traumi o patologie sistemiche.

I sintomi più comuni comprendono la percezione di corpi mobili e la riduzione della vista.

Il trattamento della coroidite dipende dalla causa, ma solitamente è basato sull'impiego di corticosteroidi topici o iniettati per via intraoculare, associati ad un farmaco cicloplegico-midriatico. Questo approccio consente di ridurre l'infiammazione e previene il coinvolgimento della parte anteriore dell'occhio. Casi gravi e refrattari possono richiedere, invece, l'utilizzo di corticosteroidi o immunosoppressori sistemici. Le coroiditi infettive necessitano di una terapia antimicrobica specifica.

Coloboma della coroide

Il coloboma della coroide è una malformazione congenita causata dalla mancata chiusura della fessura ottica, una struttura transitoria presente durante lo sviluppo dell'occhio. Questo difetto provoca principalmente ipovisione e scotomi.

Non esistono interventi chirurgici in grado di correggere un coloboma; tuttavia, il ricorso ad occhiali può contribuire a migliorare l'acuità visiva.

Distrofie coroidali

Le distrofie coroidali sono un gruppo eterogeneo di patologie determinate geneticamente e caratterizzate dalla degenerazione progressiva della coroide, dell'epitelio pigmentato e della retina. La sintomatologia consiste essenzialmente in disturbi visivi in condizioni di oscurità (nictalopia ed emeralopia), riduzione del campo visivo e scotomi periferici (zone cieche); solo nelle fasi terminali si manifesta un calo della visione centrale, che può culminare nella cecità.
Le distrofie coroidali più frequenti sono la coroidemia e l'atrofia girata.

Coroideremia (coroide denudata)

La coroideremia è una malattia genetica trasmessa con modalità X-linked recessiva (ossia il gene mutato che determina la patologia si trova sul cromosoma X). Vengono, quindi, generalmente colpiti i maschi (nota: gli uomini sono suscettibili a malattie X-linked in quanto possiedono un solo cromosoma X in coppia con un cromosoma Y). La coroideremia è una forma di distrofia coroideale diffusa che dipende, in particolare, da mutazioni del gene CHM localizzato sul cromosoma X, che codifica per le proteine REP-1 e REP-2 (Rab escort protein). Ciò comporta la degenerazione progressiva dell'epitelio pigmentato e dei capillari coroidei.
In genere, i pazienti cominciano ad avvertire i primi sintomi della coroideremia verso i 40 anni di età. La malattia provoca nictalopia, restringimento progressivo del campo visivo periferico, scotomi e deficit dell'acuità visiva. Purtroppo, non esiste al momento una terapia in grado di arrestare efficacemente la progressione della coroideremia.

Atrofia girata della coroide

L'atrofia girata è una distrofia corioretinica ereditaria che colpisce la coroide e la retina. Viene trasmessa con modalità autosomica recessiva (cioè entrambi i genitori sono portatori di mutazioni, quindi ciascun figlio della coppia ha il 25% di probabilità di essere malato). L'atrofia girata è associata alla mutazione del gene che codifica per l'enzima ornitina-aminotransferasi, coinvolto nella degradazione dell'amminoacido ornitina. Da ciò, consegue un'iperornitinemia, condizione che determina danni irreversibili a strutture dell'occhio quali coroide e retina.
In genere, i sintomi dell'atrofia girata della coroide si presentano attorno ai 20-30 anni con nictalopia, miopia assiale e riduzione periferica del campo visivo. La cecità è dovuta principalmente al coinvolgimento patologico della macula.
La terapia prevede la normalizzazione dei livelli urinari e plasmatici di ornitina attraverso la somministrazione di piridossina (vitamina B6) e la diminuzione dell'apporto di arginina attraverso la dieta. Tuttavia, occorre segnalare che l'efficacia di tale approccio nel rallentare la progressione della malattia varia da paziente a paziente.

Melanoma della coroide

Il melanoma della coroide è il tumore maligno primitivo intraoculare più frequente nell'adulto.
Talvolta, si sviluppa senza sintomi specifici; tuttavia, se localizzato in prossimità della fovea (zona centrale della retina), può determinare una riduzione dell'acuità visiva, fosfeni (lampi di luce, a volte colorati) e metamorfopsie (visione distorta). Altri sintomi comprendono deficit del campo visivo attribuibili ad un distacco della retina.
La diagnosi del melanoma della coroide si basa sull'esame del fondo oculare, integrato, quando indicato, da altri test, come la fluorangiografia, l'ecografia bulbare e la TC.
L'intervento terapeutico dipende dalla sede e dalle dimensioni del tumore. Le piccole neoplasie sono trattate con laser o radioterapia, al fine di preservare la funzione visiva e salvare l'occhio. Raramente, viene eseguita una resezione locale. Tumori di grandi dimensioni, invece, richiedono l'enucleazione, ossia l'asportazione dell'intero bulbo oculare.



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Ultima modifica dell'articolo: 14/09/2016