Clomipramina

La clomipramina è un farmaco appartenente alla classe degli antidepressivi triciclici (TCA). È un antidepressivo molto potente, sintetizzato per la prima volta negli anni '60.

Clomipramina

Clomipramina - Struttura Chimica

La clomipramina è nella lista dei farmaci essenziali redatta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); una lista in cui sono elencati tutti i farmaci che devono essere presenti in un sistema sanitario di base.

Indicazioni terapeutiche

L'utilizzo di clomipramina è indicato nei seguenti casi:

  • Depressione endogena;
  • Depressione reattiva;
  • Depressione neurotica;
  • Depressione mascherata;
  • Forme involutive di depressione;
  • Depressione associata a schizofrenia;
  • Depressione associata a disturbi della personalità;
  • Sindromi depressive da presenilità e senilità;
  • Depressione associata a stati dolorosi cronici;
  • Depressione associata a disturbi somatici cronici;
  • Sindromi ossessivo-compulsive;
  • Fobie;
  • Attacchi di panico;
  • Stati dolorosi cronici.

Avvertenze

La depressione aumenta il rischio di pensieri suicidari, di comportamenti autolesionisti e di suicidio. Il miglioramento dello stato depressivo può non avvenire subito dopo l'assunzione di clomipramina, perciò, è necessario sorvegliare attentamente i pazienti fino a quando non avviene il suddetto miglioramento.
La clomipramina non deve essere somministrata a bambini e adolescenti sotto i 18 anni di età.
In pazienti che soffrono di attacchi di panico, può manifestarsi un'intensificazione dell'ansia all'inizio del trattamento con clomipramina; questo effetto paradosso, però, scompare con il proseguimento della terapia.
La clomipramina può causare un aumento degli stati psicotici in pazienti affetti da schizofrenia.
Va usata cautela nella somministrazione di clomipramina in pazienti affetti da preesistenti patologie cardiovascolari, soprattutto in pazienti che soffrono d'insufficienza cardiovascolare.
La somministrazione di clomipramina in pazienti che presentano disturbi convulsivi - o in pazienti epilettici - deve essere effettuata solo sotto la stretta sorveglianza di un medico. Poiché questo effetto è dose-dipendente, è bene non superare la dose massima giornaliera somministrabile.
A causa dei suoi effetti anticolinergici, la clomipramina deve essere somministrata con cautela in pazienti con un'anamnesi d'ipertensione oculare e/o glaucoma.
Particolare cautela va usata nella somministrazione di clomipramina in pazienti affetti da patologie epatiche, renali e/o tumori delle ghiandole surrenali, poiché possono verificarsi crisi ipertensive.
La somministrazione di clomipramina in pazienti ipertiroidei - o che assumono preparati tiroidei - può causare un aumento degli effetti collaterali cardiaci.
Durante il trattamento con clomipramina è bene eseguire controlli periodici dei livelli ematici di globuli bianchi.
L'interruzione improvvisa del trattamento deve essere evitata a causa degli effetti collaterali che possono insorgere.

Interazioni con altri farmaci

La somministrazione concomitante di clomipramina e di IMAO (inibitori delle monoamino ossidasi) deve essere evitata a causa degli effetti collaterali che possono verificarsi.
Gli inibitori selettivi del reuptake di serotonina (SSRI) - come, ad esempio, fluoxetina , fluvoxamina e paroxetina - possono incrementare le concentrazioni plasmatiche di clomipramina, aumentandone così gli effetti tossici.
La somministrazione contemporanea di clomipramina e di altri farmaci antidepressivi in grado di aumentare la trasmissione della serotonina può favorire la comparsa della sindrome serotoninergica.
La somministrazione concomitante di clomipramina e di farmaci diuretici può indurre ipokaliemia (cioè una diminuzione dei livelli ematici di potassio), con conseguente insorgenza di problemi cardiaci.
La clomipramina può aumentare l'azione di farmaci sedativi , ipnotici , ansiolitici e anestetici.
La somministrazione concomitante di clomipramina e di farmaci neurolettici può aumentare la concentrazione plasmatica di antidepressivo, abbassare la soglia convulsiva e favorire l'insorgenza di crisi convulsive.
L'uso concomitante di clomipramina e di tioridazina (un farmaco antipsicotico) può indurre gravi aritmie cardiache.
La clomipramina può aumentare l'effetto anticoagulante del warfarin .
Gli effetti tossici della clomipramina a carico dell'occhio, della vescica, dell'intestino e del sistema nervoso centrale possono essere aumentati dalla somministrazione concomitante di fenotiazine (un gruppo di farmaci ad attività antipsicotica e antistaminica), antistaminici e atropina .
Durante la terapia con clomipramina dovrebbe essere evitata la somministrazione di farmaci simpaticomimetici , a causa di un possibile peggioramento degli effetti collaterali cardiovascolari.
La concomitante somministrazione di clomipramina e di farmaci antipertensivi può causare ipotensione ortostatica.
Va evitata la somministrazione concomitante di clomipramina e di farmaci antiaritmici.
Alcuni tipi di fenotiazine, l'aloperidolo (un antipsicotico) e la cimetidina (un farmaco usato per trattare l'ulcera gastrica) possono ritardare l'eliminazione della clomipramina, aumentandone così la concentrazione ematica e aumentando il rischio di comparsa di effetti avversi.
La somministrazione concomitante di clomipramina e di estrogeni può causare una diminuzione dell'efficacia dell'antidepressivo e allo stesso tempo un aumento dei suoi effetti collaterali.

Effetti collaterali

La clomipramina può indurre vari tipi di effetti collaterali. I tipi di effetti avversi e l'intensità con cui si manifestano variano da un individuo all'altro, ciò accade perché ogni persona ha una propria sensibilità nei confronti del farmaco e - di conseguenza - ciascun paziente risponde alla terapia in maniera diversa.
Di seguito sono riportati i principali effetti collaterali che possono manifestarsi in seguito alla terapia con clomipramina.

Disturbi psichiatrici

La clomipramina può indurre vari disturbi psichiatrici, fra cui:

Disturbi del sistema nervoso

La clomipramina può causare capogiri, tremori, cefalea, mioclonia (breve e involontaria contrazione di un muscolo o di un gruppo di muscoli), parestesia, disturbi della parola e difficoltà a mantenere la concentrazione. La clomipramina, inoltre, può causare convulsioni.

Effetti anticolinergici

A causa della sua azione anticolinergica, la clomipramina può causare:

Patologie cardiache

La terapia con clomipramina può causare aritmie, aumento della pressione sanguigna, alterazioni della conduzione dell'impulso cardiaco e modifiche clinicamente rilevanti dell'ECG (elettrocardiogramma).
Inoltre, la clomipramina può indurre ipotensione ortostatica, cioè un brusco calo della pressione sanguigna in seguito al passaggio da una posizione seduta o stesa ad una posizione eretta.

Patologie gastrointestinali

Il trattamento con clomipramina può indurre nausea, vomito, diarrea, disturbi addominali e anoressia.

Patologie epatobiliari

In seguito all'assunzione di clomipramina può verificarsi un aumento dei livelli di transaminasi nel circolo ematico. Inoltre, possono insorgere epatiti con o senza ittero.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

La terapia con clomipramina può causare reazioni allergiche della pelle che si manifestano sotto forma di rash cutanei, orticaria, prurito e reazioni di fotosensibilità. Inoltre, la clomipramina può provocare edema e alopecia.

Patologie endocrine

Il trattamento con clomipramina può favorire l'insorgenza della sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico (SIADH).

Alterazione del sangue e della funzionalità del midollo osseo

La terapia con clomipramina può causare una ridotta funzionalità del midollo osseo con conseguente diminuzione della produzione di cellule del sangue.
In particolare, possono insorgere leucopenia (cioè una diminuzione di globuli bianchi nel circolo ematico con conseguente aumentata suscettibilità alla contrazione d'infezioni) e trombocitopenia (ossia una diminuzione del numero di piastrine nel sangue, con aumentato rischio di sanguinamenti anomali e/o emorragie).
La clomipramina può inoltre provocare la porpora . Con questo termine ci si riferisce a un insieme di patologie caratterizzate dalla comparsa di piccole macchie su pelle, organi e mucose dovute alla rottura di piccoli vasi sanguigni.

Sintomi da interruzione

Se il trattamento con clomipramina viene interrotto bruscamente, possono manifestarsi i cosiddetti sintomi da interruzione. Tali sintomi sono nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, insonnia, ansia, nervosismo e cefalea.

Altri effetti collaterali

La terapia con clomipramina può causare anche altri effetti collaterali, fra cui ricordiamo:

Sovradosaggio

Poiché non esiste un antidoto specifico, in caso di sovradosaggio di clomipramina il trattamento è puramente sintomatico.
I sintomi che possono manifestarsi in seguito ad un iperdosaggio di clomipramina consistono in un aumento degli effetti collaterali del farmaco stesso, soprattutto di quegli effetti a carico del sistema cardiovascolare e del sistema nervoso centrale.
Può risultare utile l'induzione del vomito e una lavanda gastrica. In ogni caso, se si sospetta di aver assunto una dose eccessiva di clomipramina, è necessario contattare immediatamente un medico e recarsi in un centro ospedaliero.

Meccanismo d'azione della clomipramina

La clomipramina è un antidepressivo triciclico e - come tale - è in grado di inibire la ricaptazione di serotonina (5-HT) e noradrenalina (NA) all'interno della terminazione nervosa presinaptica.
In particolare, la clomipramina si lega ai trasportatori responsabili del reuptake di NA e 5-HT, impedendone così la ricaptazione. In questo modo, noradrenalina e serotonina rimangono nel vallo sinaptico per un periodo di tempo prolungato e interagiscono con i propri recettori a livello della terminazione postsinaptica.
L'interazione recettoriale prolungata si traduce in un aumento del segnale serotoninergico e noradrenergico che favorisce il miglioramento delle patologie per cui è indicato l'utilizzo del farmaco.

Modalità d'uso e posologia

La clomipramina è disponibile sotto forma di compresse per la somministrazione orale e sottoforma di soluzione iniettabile per la somministrazione intramuscolare o endovenosa.
La posologia di clomipramina deve essere stabilita dal medico su base individuale a seconda del tipo di patologia che si deve trattare e a seconda delle condizioni e del quadro clinico di ciascun paziente.
Nei pazienti anziani potrebbe essere necessario un aggiustamento della dose di clomipramina somministrata.
Di seguito sono riportate le dosi di farmaco abitualmente somministrate.

Depressione, sindromi ossessivo-compulsive, fobie

Per la somministrazione orale, la dose abituale di clomipramina è di 25 mg da somministrarsi 2-3 volte al giorno. La dose massima giornaliera non dovrebbe superare i 250 mg di farmaco.
Per la somministrazione intramuscolare, la dose abituale di clomipramina è di 25-50 mg al giorno. Successivamente, la dose può essere aumentata.
Per l'infusione endovenosa, la dose di clomipramina abitualmente utilizzata è di 50-75 mg - da diluire in 250-500 ml di soluzione salina isotonica - da somministrarsi una volta al giorno.

Attacchi di panico

La dose iniziale abitualmente somministrata è di 10 mg di clomipramina al giorno. La quantità di farmaco può essere aumentata - a seconda dei casi e a discrezione del medico - fino ad un massimo di 150 mg al giorno.

Stati dolorosi cronici

In questo caso, il dosaggio di clomipramina abitualmente impiegato varia dai 10 mg ai 150 mg di farmaco al giorno. Bisogna, inoltre, tener presente di un'eventuale concomitante terapia con farmaci analgesici.

Gravidanza e Allattamento

Le donne in gravidanza - accertata o presunta - non devono assumere clomipramina.
Le madri che allattano al seno non devono assumere il farmaco, perché la clomipramina è escreta nel latte materno.

Controindicazioni

L'uso di clomipramina è controindicato nei seguenti casi:

  • Ipersensibilità nota alla clomipramina o ad altri antidepressivi triciclici appartenenti al gruppo delle dibenzoazepine;
  • In caso di terapia contemporanea con IMAO;
  • In pazienti affetti da glaucoma;
  • In pazienti affetti da ipertrofia prostatica o altre affezioni del tratto genito-urinario;
  • In pazienti affetti da patologie epatiche e/o renali;
  • In pazienti affetti da insufficienza cardiaca e/o disturbi del ritmo e della conduzione miocardica;
  • In pazienti affetti da mania;
  • In gravidanza e durante l'allattamento;
  • In bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni.

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Ultima modifica dell'articolo: 01/10/2016