Citarabina

La citarabina è un farmaco ad azione antivirale, ma è utilizzata soprattutto nella chemioterapia antitumorale.

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Citarabina - Struttura Chimica

La citarabina è anche nota come citosina arabinoside o Ara-C.
Dal punto di vista chimico, la citarabina è costituita da una molecola di citosina (una delle basi azotate che compongono il DNA) legata ad una molecola di arabinosio (uno zucchero).

Indicazioni terapeutiche

L'utilizzo della citarabina è indicato per:

  • Indurre la remissione nella leucemia mieloide acuta in adulti e bambini;
  • Trattamento di altre forme proliferative della serie bianca (come il linfoma di Burkitt, la leucemia mieloide e la leucemia linfatica);
  • Trattamento della meningite linfomatosa. Questa patologia insorge quando le cellule tumorali del linfoma invadono il liquido o le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale.

Inoltre, la citarabina possiede attività antivirale, soprattutto nei confronti degli herpesvirus ed è efficace nel trattamento delle infezioni da essi causate. Tuttavia, a causa della sua citotossicità (tossicità per le cellule), la citarabina non viene utilizzata spesso per il trattamento delle infezioni virali.

Avvertenze

La citarabina deve essere somministrata con estrema cautela e sotto lo stretto controllo del medico nei pazienti affetti da preesistente depressione del midollo osseo provocata da altri farmaci.
Durante il trattamento a base di citarabina, devono essere costantemente monitorate le funzionalità epatiche e renali dei pazienti. Qualora i pazienti soffrano di problemi al fegato antecedenti l'inizio della terapia con citarabina, questa deve essere effettuata con particolare cautela e sotto stretto controllo medico.
A causa della mielosoppressione (soppressione del midollo osseo) che la citarabina può indurre, i pazienti in trattamento con il farmaco non devono essere sottoposti a vaccinazioni con virus vivi attenuati, poiché il loro sistema immunitario non sarebbe in grado di rispondere correttamente al vaccino.
I pazienti che sono stati sottoposti a precedente radioterapia devono informarne il medico prima di cominciare la terapia con citarabina.
La citarabina potrebbe provocare effetti collaterali in grado di alterare la capacità di guidare veicoli e/o di utilizzare macchinari, perciò va usata molta cautela.

Interazioni con altri farmaci

Prima di cominciare il trattamento con citarabina è necessario informare il medico qualora si stia assumendo - o sia stato recentemente assunto - qualcuno dei seguenti farmaci:

In ogni caso, è comunque necessario informare il medico se si stanno assumendo - o se sono stati assunti da poco - farmaci di qualsiasi tipo, compresi i medicinali senz'obbligo di prescrizione medica e i prodotti erboristici e/o omeopatici.

Effetti collaterali

La citarabina può provocare vari tipi di effetti collaterali, sebbene non tutti i pazienti li manifestino. Il tipo di effetti indesiderati e l'intensità con cui si manifestano dipendono dalla diversa sensibilità che ciascun individuo possiede nei confronti del farmaco.
Di seguito, sono elencati i principali effetti collaterali che possono insorgere durante il trattamento con citarabina.

Mielosoppressione

La citarabina può indurre mielosoppressione. Tale soppressione, a sua volta, può portare all'insorgenza di:

  • Anemia (diminuzione dei livelli ematici di emoglobina), il principale sintomo dell'insorgenza di anemia è la sensazione di spossatezza fisica;
  • Leucopenia (diminuzione dei livelli sanguigni di leucociti), ciò porta ad un'aumentata suscettibilità alla contrazione d'infezioni;
  • Piastrinopenia (diminuzione del numero di piastrine nel circolo ematico), questo porta alla comparsa di lividi e sanguinamenti anomali con aumentato rischio di emorragie.

Patologie gastrointestinali

Il trattamento con citarabina può provocare:

Quando la citarabina è somministrata ad alte dosi possono manifestarsi effetti collaterali gastrointestinali anche più gravi, come pancreatiti, perforazione, ostruzione e/o necrosi gastrointestinale.

Sindrome da citarabina

Durante la terapia a base di citarabina può insorgere la cosiddetta sindrome da citarabina i cui sintomi sono:

Questa sindrome può manifestarsi dalla sei alle dodici ore dopo l'inizio del trattamento con il farmaco. Per prevenire o trattare i sintomi che la caratterizzano, il medico può decidere di prescrivere farmaci antinfiammatori steroidei (corticosteroidi).

Patologie epatobiliari

Il trattamento con citarabina può causare aumento dei livelli sanguigni di enzimi epatici e ittero. Quando la citarabina è assunta ad alte dosi, inoltre, possono insorgere ascessi o ingrossamento del fegato e blocco delle vene epatiche.

Patologie cardiovascolari

La terapia con citarabina può causare pericarditi, aritmie e cardiomiopatie.

Patologie del sistema nervoso centrale

Il trattamento con citarabina può favorire l'insorgenza di:

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

La terapia a base di citarabina può provocare:

Patologie degli occhi

Il trattamento con citarabina può portare a:

Patologie dei polmoni e del tratto respiratorio

La terapia con citarabina può portare all'insorgenza di:

Se la citarabina è somministrata a dosi elevate, possono anche manifestarsi:

Altri effetti collaterali

Altri effetti indesiderati che possono manifestarsi durante il trattamento con citarabina, sono:

Sovradosaggio

In caso di sovradosaggio da citarabina, i sintomi che possono manifestarsi consistono in un'esacerbazione degli effetti collaterali provocati dallo stesso farmaco.
Il trattamento farmacologico in caso di sovradosaggio da citarabina è di supporto.

Meccanismo d'azione della citarabina

La citarabina esercita la sua azione citotossica interferendo con la sintesi del DNA.
La citarabina ha una struttura chimica molto simile a quella della deossicitidina (uno dei nucleosidi che normalmente fa parte del DNA). Grazie a questa sua caratteristica, la citarabina si sostituisce alla deossicitidina e viene inserita all'interno del nuovo filamento di DNA in via di formazione. In questo modo, però, si introduce una sorta di "errore" che porta al blocco della sintesi dello stesso DNA e, conseguentemente, all'arresto della replicazione delle cellule tumorali.

Modalità d'uso e posologia

La citarabina è disponibile per la somministrazione endovenosa sotto forma di soluzione iniettabile e/o per infusione.
La citarabina è somministrata tramite iniezione o infusione endovenosa in ospedale e solo da personale specializzato nella somministrazione di agenti antitumorali.
Quando la citarabina è impiegata per il trattamento delle meningiti linfomatose, invece, l'iniezione deve essere effettuata nel liquido cerebrospinale o nel sacco lombare. Anche in questo caso, la somministrazione del farmaco sarà effettuata da un medico specializzato nella somministrazione di chemioterapici antitumorali.
La dose di farmaco da somministrare e la durata del trattamento devono essere stabilite dal medico su base individuale, in funzione della superficie corporea e delle condizioni del paziente e in funzione del tipo di terapia che si deve intraprendere (ovvero se si è in terapia di induzione o se si è in terapia di mantenimento).

Gravidanza e Allattamento

A causa dei possibili danni che la citarabina può causare al feto, il suo utilizzo da parte di donne in gravidanza deve essere evitato.
Inoltre, i pazienti di entrambi i sessi e i partner dei pazienti, devono utilizzare adeguati metodi contraccettivi per impedire l'insorgenza di eventuali gravidanze, sia durante il trattamento con citarabina che per un periodo di almeno sei mesi dal termine dello stesso.
La citarabina è escreta nel latte materno e può causare gravi danni al neonato, pertanto, il suo utilizzo da parte di madri che allattano al seno è controindicato.

Controindicazioni

L'utilizzo della citarabina è controindicato nei seguenti casi:

  • In pazienti con ipersensibilità nota alla citarabina;
  • In pazienti affetti da preesistente anemia, leucopenia o piastrinopenia;
  • In pazienti affetti da encefalopatie degenerative e tossiche;
  • In pazienti affetti da infezioni alle meningi;
  • In gravidanza, accertata o presunta che sia;
  • Durante l'allattamento.

Ultima modifica dell'articolo: 23/05/2016