Carboplatino

Il carboplatino è un agente antitumorale a base di platino, appartenente alla famiglia degli agenti alchilanti.

Carboplatino

Carboplatino - Struttura Chimica

È stato introdotto in terapia a fine anni '80 e da allora ha guadagnato sempre più importanza nel trattamento clinico, soprattutto grazie agli effetti collaterali notevolmente ridotti rispetto al suo precursore cisplatino.
Il carboplatino è sulla lista dei farmaci essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità; tale lista comprende un elenco dei farmaci più importanti che devono essere presenti in un sistema sanitario di base.

Indicazioni terapeutiche del carboplatino

Il carboplatino può essere utilizzato da solo o in associazione ad altri farmaci antineoplastici per il trattamento di vari tipi di tumore, fra cui:

Avvertenze

Il trattamento con carboplatino dev'essere effettuato sotto stretta sorveglianza di un medico specializzato nella somministrazione di farmaci chemioterapici antitumorali.

Prima, durante e dopo la terapia con carboplatino è necessario eseguire un monitoraggio continuo sulla composizione del sangue e delle urine per valutare l'attività epatica e renale.

Durante il trattamento con carboplatino è sconsigliata l'esposizione al sole e comunque - in caso di esposizione - è necessario utilizzare creme solari dotate di elevato indice di protezione. Il farmaco - entrando in circolo - si distribuisce in tutti i tessuti (cute compresa) e l'esposizione prolungata ai raggi solari può provocare arrossamenti e scottature, anche gravi.

Interazioni con altri farmaci

L'assunzione di farmaci che causano - come effetto collaterale - una riduzione del numero di cellule del sangue dovrebbe essere evitata in concomitanza all'assunzione di carboplatino. Questo effetto indesiderato, infatti, potrebbe essere peggiorato dal carboplatino poiché anch'esso presenta tossicità a carico delle cellule ematiche.
Un esempio di composto la cui tossicità aumenta se somministrato in concomitanza a carboplatino è il farmaco antipsicotico clozapina.

Deve essere, inoltre, evitata la somministrazione di farmaci che possono danneggiare l'orecchio interno o i reni, come ad esempio:

L'associazione di carboplatino a questi medicinali ne aumenta la tossicità, per cui la somministrazione in contemporanea dev'essere evitata.

È da evitare l'assunzione concomitante di carboplatino e fenitoina, un farmaco impiegato per trattare l'epilessia. Il carboplatino, infatti, riduce i livelli di fenitoina nel sangue e questo può portare alla ricomparsa delle crisi epilettiche.

Anche l'associazione con digossina è da evitare. Il carboplatino diminuisce la concentrazione ematica di digossina, di conseguenza ne diminuisce l'efficacia terapeutica.

In ogni caso, è necessario informare il medico oncologo se si stanno assumendo - o se sono stati recentemente assunti - farmaci di qualsiasi tipo, compresi farmaci da banco, vitamine, integratori, rimedi omeopatici e/o erboristici.

Effetti collaterali del carboplatino

Gli effetti collaterali che il carboplatino può causare sono molteplici. Dipendono molto dalle condizioni del paziente e dal tipo di tumore da cui è affetto.
Non è detto che gli effetti collaterali si presentino tutti e con la stessa intensità in ciascun paziente, poiché esiste una grande variabilità da individuo a individuo.
Di seguito sono elencati i principali effetti collaterali che il carboplatino può provocare.

Reazioni allergiche gravi

Come per qualsiasi farmaco, l'ipersensibilità nei confronti di carboplatino può portare alla comparsa di reazioni allergiche gravi. Tali reazioni si possono manifestare con un gonfiore che interessa labbra, viso e/o collo con conseguente difficoltà respiratoria; oppure possono comparire reazioni cutanee e/o orticaria.

Mielosoppressione (soppressione del midollo osseo)

Il carboplatino può indurre mielosoppressione, la cui conseguenza è una ridotta ematopoiesi (cioè una ridotta sintesi delle cellule del sangue).

La diminuzione della produzione di cellule ematiche può portare a:

Nausea e vomito

Come accade per molti farmaci antitumorali, il carboplatino può indurre nausea e vomito.
Il vomito può durare da poche ore fino ad alcuni giorni. Per prevenire questo effetto collaterale possono essere somministrati farmaci antiemetici (cioè antivomito), come, ad esempio, ondansetron.

Intorpidimento e formicolio a mani e piedi

Questo sintomo prende il nome di neuropatia periferica ed è causato dall'azione tossica del carboplatino sul tessuto nervoso. Di solito, il formicolio si presenta in forma lieve, ma può peggiorare durante il proseguimento della chemioterapia.

Generalmente, questo effetto collaterale scompare qualche mese dopo il termine del trattamento. Tuttavia, in alcune persone il disturbo non regredisce e diventa cronico.

Diarrea

Può presentarsi sia in forma lieve sia in forma severa.
Nel caso in cui si presenti in forma lieve, questo sintomo può essere tenuto sotto controllo mediante l'utilizzo di comuni farmaci antidiarroici.
Nel caso in cui, invece, il sintomo si presenti in forma severa, potrebbe essere necessario ridurre la dose di carboplatino somministrata o addirittura interrompere il trattamento.
In ogni caso, è consigliabile bere molto in modo da reintegrare i liquidi persi.

Perdita di capelli, peli e ciglia

Questo sintomo di solito compare dopo qualche settimana dall'inizio della chemioterapia con carboplatino, ma - in alcuni casi - può manifestarsi anche prima. I capelli, le ciglia e i peli che rivestono il corpo possono diradarsi o cadere completamente. Comunque, questo effetto collaterale è reversibile. I capelli e la peluria cominciano a ricrescere qualche mese dopo la fine del trattamento.

Patologie del cavo orale

Durante la terapia con carboplatino si possono manifestare vari effetti collaterali a livello del cavo orale, fra cui sensazione di dolore, secchezza e formazione di piccole ulcere. Per prevenire questo effetto indesiderato si devono assumere molti liquidi e dev'essere eseguita una regolare pulizia dei denti utilizzando uno spazzolino morbido, almeno due o tre volte al giorno.
Si può anche incorrere nell'alterazione o nella perdita del gusto, ma questo è un effetto indesiderato temporaneo che scompare poco dopo il termine della chemioterapia.

Riduzione della funzionalità epatica

Il trattamento con carboplatino può indurre una temporanea riduzione della funzionalità epatica, che tuttavia dovrebbe ritornare normale al termine della terapia. In ogni caso, i pazienti sono costantemente monitorati per tenere sotto controllo l'attività del fegato prima, durante e dopo la somministrazione del farmaco.

Amenorrea

La terapia a base di carboplatino può causare l'interruzione del ciclo mestruale (amenorrea). Di conseguenza, potrebbero manifestarsi sintomi tipici della pre-menopausa come, ad esempio, vampate di calore, eccessiva sudorazione e secchezza vaginale. Tali sintomi, di solito, scompaiono al termine del trattamento.

Patologie cardiovascolari

Questi effetti collaterali si presentano molto raramente e consistono in un aumento della pressione sanguigna, ictus, scompenso cardiaco e/o coaguli di sangue.

Altri effetti collaterali

Altri effetti collaterali che il carboplatino può indurre sono:

Questi effetti collaterali non sono molto comuni, ma è indispensabile informare l'oncologo qualora dovessero comparire.

Inoltre, in alcuni casi, può insorgere un tumore secondario ma questo tipo di effetto avverso si verifica molto di rado.

Poiché il carboplatino viene somministrato per via endovenosa, possono manifestarsi danni a livello del sito di somministrazione, come, ad esempio, arrossamento, gonfiore, dolore o fuoriuscita del liquido dalla cannula durante la somministrazione.

Meccanismo d'azione del carboplatino

Il carboplatino è un agente alchilante ed è in grado di formare legami con i due filamenti che compongono il DNA.
Il DNA è costituito da quattro unità fondamentali chiamate basi azotate, queste molecole sono citosina, timina, adenina e guanina.
Il carboplatino svolge la sua azione citotossica in maniera analoga a quella del suo precursore cisplatino; agisce, quindi, legandosi ad un atomo di azoto presente nella struttura della guanina. Sembra, però, che il carboplatino sia anche in grado di formare legami covalenti (cioè legami forti che non si rompono facilmente) con adenina e citosina.
Il legame del carboplatino al DNA impedisce che questo sia trascritto e replicato. Di conseguenza, se le cellule non sono più in grado di dividersi, allora vanno incontro al meccanismo di morte cellulare programmata definito apoptosi.

Modalità d'uso e posologia

Il carboplatino è somministrato per infusione endovenosa (infusione goccia a goccia); si presenta come una soluzione limpida che può essere incolore o color giallo pallido.
Può essere somministrato attraverso tre differenti vie:

  • Attraverso una cannula (un sottile tubicino) che viene inserita in una vena di un braccio o di una mano;
  • Attraverso un catetere venoso centrale che viene inserito sottocute in una vena in prossimità della clavicola;
  • Attraverso la linea PICC (Peripherally Inserted Central Catheter), in questo caso il catetere viene inserito in una vena periferica, di solito di un braccio. Questa tecnica viene utilizzata per la somministrazione di farmaci antitumorali per un periodo di tempo prolungato, quindi per regimi chemioterapeutici lunghi.

La dose abituale di carboplatino per gli adulti è di 400 mg/m2, somministrata come singola dose endovenosa in un tempo che varia dai 15 ai 60 minuti.

L'uso di carboplatino nei bambini non è raccomandato.

Nei pazienti anziani che hanno superato i 65 anni di età il dosaggio deve essere adattato in base alle condizioni del paziente stesso.

Nel caso in cui il paziente soffra di disfunzioni renali, è necessario diminuire la quantità di farmaco somministrato.

In caso di sovradosaggio da carboplatino non esiste un antidoto: il medico oncologo dovrà interrompere la terapia e trattare adeguatamente i sintomi che derivano dall'assunzione di una dose troppo elevata di farmaco.

GRAVIDANZA e ALLATTAMENTO

Il carboplatino non dev'essere utilizzato durante la gravidanza - salvo che non sia specificatamente prescritto dal medico oncologo - a causa delle possibili anormalità che possono insorgere nel feto in via di sviluppo.

Durante il trattamento con carboplatino le donne non devono allattare al seno.

Se si sospetta una gravidanza durante la terapia con carboplatino, è necessario informare immediatamente il medico oncologo. Se la gravidanza viene confermata, deve essere prevista una consulenza genetica.

I pazienti - sia maschi che femmine - e i corrispettivi partner dovrebbero adottare precauzioni per prevenire eventuali gravidanze, sia durante che dopo il trattamento con carboplatino, per un periodo di almeno sei mesi dal termine della chemioterapia.

I pazienti maschi in giovane età possono andare incontro a sterilità in seguito alla terapia con carboplatino. Non sempre la sterilità è un effetto collaterale reversibile, talvolta diventa permanente.

Controindicazioni

L'utilizzo di carboplatino è controindicato nei seguenti casi:

  • Ipersensibilità nota al carboplatino o ad altri composti a base di platino;
  • Durante l'allattamento;
  • Presenza di gravi problemi e/o disfunzioni renali;
  • Presenza di danni e/o disfunzioni del midollo osseo.

Bisogna prestare particolare attenzione alla somministrazione di carboplatino a pazienti anziani che hanno superato i 65 anni di età.



Ultima modifica dell'articolo: 07/12/2016