Capecitabina

La capecitabina è un farmaco antitumorale appartenente alla famiglia degli agenti antimetaboliti.

Capecitabina

Capecitabina - Struttura Chimica

È nella lista dei farmaci essenziali redatta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, una lista in cui sono elencati tutti i farmaci che devono essere presenti all'interno di un sistema sanitario di base.

Indicazioni terapeutiche

L'utilizzo di capecitabina è indicato per il trattamento di:

Avvertenze

I pazienti affetti dalle seguenti condizioni devono assolutamente informare il medico prima di cominciare la terapia con capecitabina:

La somministrazione di capecitabina in pazienti affetti da deficit di diidropirimidina deidrogenasi (DPD) non dovrebbe essere effettuata, a causa dell'aumentato rischio d'insorgenza di effetti collaterali gravi.
L'utilizzo di capecitabina in bambini e adolescenti non è raccomandato.
Poiché la capecitabina può provocare capogiri, stanchezza e nausea, è probabile che le capacità di guidare veicoli e utilizzare macchinari vengano compromesse.
Il trattamento con capecitabina dovrebbe essere immediatamente interrotto in caso di comparsa dei seguenti sintomi:

Interazioni con altri farmaci

La somministrazione contemporanea di capecitabina e warfarin (un anticoagulante orale) può aumentare il rischio d'insorgenza di episodi emorragici potenzialmente fatali.
La somministrazione contemporanea di capecitabina e di radioterapia può aumentare la tossicità della capecitabina stessa.
La capecitabina può aumentare la concentrazione plasmatica della fenitoina (un farmaco usato nel trattamento dell'epilessia), perciò i pazienti in trattamento con l'antiepilettico in questione devono essere attentamente monitorati.
L'acido folico può provocare un aumento della tossicità della capecitabina.
Alcuni farmaci antiacidi potrebbero provocare un lieve aumento della concentrazione plasmatica di capecitabina.
L'uso concomitante di capecitabina e di allopurinolo (un farmaco impiegato per il trattamento della gotta) dovrebbe essere evitato, poiché si potrebbe andare incontro a una diminuzione dell'efficacia terapeutica della capecitabina stessa.
La somministrazione contemporanea di capecitabina e di sorivudina o suoi analoghi (farmaci impiegati per il trattamento del fuoco di Sant'Antonio) deve essere evitata, poiché la sorivudina inibisce la diidropirimidina deidrogenasi (DPD).

Effetti collaterali

La capecitabina può indurre vari effetti collaterali. Il tipo di effetti avversi e l'intensità con cui si manifestano varia da paziente a paziente, a causa della grande variabilità di risposta alla chemioterapia che c'è fra un individuo e l'altro.
Di seguito, sono riportati i principali effetti collaterali che possono manifestarsi durante la terapia con capecitabina.

Patologie del cavo orale

Il trattamento con capecitabina può causare dolore e comparsa di ulcere nel cavo orale, associati o meno a un'alterazione del senso del gusto. Per prevenire questi sintomi, è utile assumere molti liquidi ed eseguire regolari pulizie dei denti con uno spazzolino morbido più volte al giorno.

Patologie gastrointestinali

La terapia a base di capecitabina può causare nausea e vomito che possono essere controllati con l'utilizzo di farmaci antiemetici (antivomito). Tuttavia, se questi sintomi persistono - nonostante l'utilizzo dei farmaci - o se si presentano in forma grave, è necessario informarne il medico.
La capecitabina può anche causare diarrea che può manifestarsi sia in forma moderata (1-2 scariche al giorno), sia in forma grave (4-6 scariche al giorno). Questo sintomo può essere tenuto sotto controllo mediante l'utilizzo di farmaci antidiarroici, ma - qualora si presentasse in forma grave - potrebbe essere necessaria l'interruzione del trattamento. In ogni caso, è bene bere molto in modo da reintegrare i liquidi persi.
Inoltre, il farmaco può provocare crampi addominali, stitichezza, indigestione, sanguinamento intestinale, occlusione intestinale, infiammazione dell'intestino, dello stomaco o dell'esofago, dolore al basso ventre, bruciore di stomaco, malessere addominale e può favorire l'insorgenza di anoressia.

Sindrome hand-foot

La terapia con capecitabina può causare la sindrome hand-foot. Tale sindrome è caratterizzata da un formicolio che si presenta a mani e piedi seguito da dolore, arrossamento, gonfiore ed eritema.

Mielosoppressione

La capecitabina può causare mielosoppressione, cioè può provocare la soppressione del midollo osseo. Di conseguenza, si assiste a una ridotta ematopoiesi (ridotta sintesi delle cellule del sangue) che può portare a:

Patologie epatobiliari

Il trattamento con capecitabina può causare disfunzioni epatiche, epatite colestatica, insufficienza epatica e ittero.

Patologie del sistema nervoso

La terapia con capecitabina può causare insonnia, depressione, sonnolenza, capogiri, vertigini, cefalea, intorpidimento o formicolii della pelle, difficoltà nel parlare, compromissione della memoria, perdita della coordinazione nei movimenti, disturbi dell'equilibrio, neuropatia e disturbi sensoriali.
Inoltre, il farmaco può favorire la comparsa di stati confusionali, attacchi di panico, umore depresso e diminuzione della libido.

Patologie dell'occhio

La capecitabina può provocare irritazione degli occhi, aumento della lacrimazione, stenosi del condotto lacrimale, congiuntivite, visione offuscata e visione doppia.

Patologie cardiovascolari

In seguito al trattamento a base di capecitabina possono manifestarsi aritmie, palpitazioni, dolore toracico, infarto, ipotensione o ipertensione e prolungamento dell'intervallo QT (l'intervallo di tempo necessario al miocardio ventricolare per depolarizzarsi e ripolarizzarsi).

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

La capecitabina può causare secchezza della pelle, prurito, eruzioni cutanee, alopecia, arrossamento della cute, infiammazione della pelle, ulcere o vesciche cutanee, reazioni di fotosensibilità e alterazioni delle unghie.

Patologie respiratorie

Il trattamento con capecitabina può favorire l'insorgenza di tosse (con o senza sangue), mancanza di fiato, infezioni dei polmoni e delle vie respiratorie (come polmoniti e bronchiti), collasso polmonare, asma e dispnea da sforzo.

Patologie dei reni e delle vie urinarie

La terapia con capecitabina può indurre accumulo di liquido nei reni, aumento della frequenza di minzione durante il riposo notturno (nicturia), incontinenza, difficoltà di minzione e disfunzioni renali con comparsa di sangue o proteine nelle urine.

Altri effetti collaterali

Altri effetti indesiderati che possono insorgere in seguito alla terapia con capecitabina, sono:

Sovradosaggio

In caso di sovradosaggio da capecitabina, i sintomi che possono comparire sono nausea, vomito, diarrea, depressione del midollo osseo, infiammazione o ulcerazione dell'intestino e/o della bocca, dolore o sanguinamento dell'intestino e/o dello stomaco.
In caso si sospetti di aver assunto una dose eccessiva di farmaco, è necessario contattare immediatamente un medico e rivolgersi al più vicino ospedale.

Meccanismo d'azione della capecitabina

La capecitabina è un agente antimetabolita. È un profarmaco, cioè non ha attività farmacologica di per sé, ma deve essere metabolizzata da appositi enzimi per essere trasformata nel farmaco attivo.
In particolare, la capecitabina - in seguito a metabolismo enzimatico - viene convertita in 5-fluorouracile, un farmaco già utilizzato nella terapia antitumorale come tale.
Una volta prodotto il 5-fluorouracile, questo svolge la sua azione antitumorale in tre diversi modi:

  • Inibisce la timidilato sintasi, un enzima fondamentale nella sintesi del DNA;
  • Si lega all'RNA, dando così origine a un RNA anormale;
  • Inibisce la sintesi si nuovo RNA bloccando uno degli enzimi implicati in quest'operazione: l'uracile fosfatasi.

Poiché DNA e RNA sono fondamentali per la vita delle cellule, inibendone la sintesi s'induce una crescita cellulare sbilanciata che porta alla morte della cellula stessa.

Modalità d'uso e posologia

La capecitabina è disponibile per la somministrazione orale sotto forma di compresse di colore rosa chiaro o pesca, a seconda della quantità di principio attivo che contengono.
Le compresse devono essere assunte intere - senza masticare - con un bicchiere d'acqua entro trenta minuti dal termine di un pasto.
La posologia di capecitabina deve essere stabilita dal medico in base alla superficie corporea del paziente, in funzione delle condizioni dello stesso e in funzione del tipo e della gravità di patologia da trattare.
Nei pazienti affetti da insufficienza renale moderata o grave potrebbe essere necessaria una riduzione della dose di farmaco somministrato.
Generalmente, la dose abituale impiegata negli adulti è di 1250 mg/m2 di superficie corporea al giorno, da assumersi in due dosi frazionate.
Di solito, un ciclo di terapia dura 21 giorni, di cui, 14 giorni prevedono l'assunzione di capecitabina, mentre i restanti 7 costituiscono un periodo di pausa durante il quale il farmaco non deve essere assunto.
Qualora la capecitabina sia somministrata in associazione ad altri farmaci antitumorali, potrebbe essere necessaria una riduzione della dose di farmaco abitualmente somministrata.

Gravidanza e Allattamento

A causa dei possibili danni che la capecitabina può provocare al feto, il farmaco non deve essere utilizzato in donne in gravidanza, accertata o presunta che sia.
Poiché la capecitabina può essere escreta nel latte materno, le madri che allattano al seno non devono assumere il farmaco.

Controindicazioni

L'utilizzo della capecitabina è controindicato nei seguenti casi:

  • Ipersensibilità nota alla capecitabina;
  • In caso di pazienti con livelli di globuli bianchi e di piastrine eccessivamente bassi;
  • In pazienti affetti da gravi patologie epatiche e/o renali;
  • In pazienti affetti da deficit accertato di DPD;
  • In pazienti che hanno assunto nelle ultime quattro settimane farmaci utilizzati per trattare il fuoco di Sant'Antonio;
  • In bambini e adolescenti;
  • In gravidanza;
  • Durante l'allattamento.

Ultima modifica dell'articolo: 15/11/2016