Antipsicotici - Farmaci Antipsicotici

Generalità

I farmaci antipsicotici - conosciuti anche come neurolettici - sono farmaci impiegati per il trattamento delle psicosi.
AntipsicoticiLe psicosi possono essere definite come un insieme di patologie psichiatriche gravi, caratterizzate da alterazioni del comportamento, incapacità di pensare in maniera coerente e incapacità di comprendere la realtà.
Secondo la classificazione del DSM-IV (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), i disturbi psicotici comprendono:

  • Schizofrenia;
  • Disturbo schizofreniforme;
  • Disturbo schizoaffettivo;
  • Disturbo delirante;
  • Disturbo psicotico breve;
  • Disturbo psicotico condiviso;
  • Disturbo psicotico indotto da sostanze (come, ad esempio, amfetamine, LSD, cocaina, ecc);
  • Disturbo psicotico dovuto a condizione medica generale;
  • Disturbo psicotico non altrimenti specificato.

Generalmente, gli antipsicotici hanno un effetto calmante e antiallucinatorio e stabilizzano l'umore nei pazienti affetti da psicosi.
Tuttavia, a causa degli effetti collaterali - anche gravi - che gli antipsicotici possono indurre, il loro uso dovrebbe essere limitato solo al trattamento di disturbi psicotici molto gravi, come - ad esempio - la schizofrenia.

Schizofrenia

La schizofrenia è una patologia psichiatrica che interferisce con la capacità dell'individuo di comunicare, di dare giudizi, di pensare coerentemente, di gestire la sfera emotiva e di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.
Questa patologia è caratterizzata principalmente da due tipologie di sintomi:

  • Sintomi produttivi (o positivi), questi sintomi sono associati al comune concetto di pazzia e sono deliri (di tipo persecutorio, di grandezza o di lettura del pensiero), allucinazioni (soprattutto di tipo uditivo, le cosiddette "voci"), disordini del pensiero e comportamenti bizzarri;
  • Sintomi negativi, spesso confusi con un intenzionale ritiro sociale o con la volontaria mancanza di responsabilità nei confronti altrui. Tali sintomi comprendono appiattimento emotivo, perdita di slancio vitale e povertà del pensiero sia qualitativo, sia quantitativo.

Le cause della schizofrenia non sono del tutto chiare ma sembra che intervengano sia dei fattori ambientali, sia una componente genetica.
Nel tentativo di spiegare la causa dell'insorgenza di questa patologia sono state formulate varie ipotesi neurochimiche. Di seguito, saranno brevemente illustrate alcune di queste ipotesi.

Ipotesi dopaminergica

Secondo quest'ipotesi, la schizofrenia sarebbe causata da un aumento del segnale della dopamina o da un'iperattivazione dei recettori cerebrali postsinaptici della dopamina di tipo D2.
Tale ipotesi è supportata dai seguenti fatti:

  • La levodopa (un farmaco utilizzato nel trattamento del morbo di Parkinson nonché un precursore della dopamina) se somministrata a pazienti schizofrenici ne aggrava la sintomatologia e - allo stesso tempo - può indurre allucinazioni in pazienti parkinsoniani;
  • I farmaci inibitori della sintesi di dopamina potenziano l'azione degli antipsicotici;
  • In pazienti schizofrenici sono stati individuati elevati livelli di dopamina in determinate aree cerebrali e un aumento del numero dei recettori D2 a livello delle aree limbiche e del corpo striato del cervello.

Ipotesi glutammatergica

Secondo questa ipotesi la schizofrenia è causata da un deficit di glutammato, un amminoacido avente il ruolo di neurotrasmettitore eccitatorio a livello del sistema nervoso centrale.

Ipotesi serotoninergica

Secondo questa ipotesi, la schizofrenia è causata da un deficit di serotonina. Questa teoria è in accordo con l'ipotesi dopaminergica. Infatti, la serotonina è un modulatore negativo delle vie dopaminergiche e - una sua mancanza - può causare un'iperattivazione delle stesse.

L'ipotesi dopaminergica - anche se non è sufficiente a spiegare le cause della schizofrenia - è sicuramente molto accreditata, dal momento che praticamente tutti gli antipsicotici esercitano un'azione antagonista sui recettori della dopamina.
Tuttavia, con l'arrivo dei nuovi antipsicotici (antipsicotici atipici) che possiedono affinità anche per altre tipologie di recettori - oltre che per i recettori della dopamina - si stanno sviluppando ipotesi alternative sulla possibile causa della schizofrenia.

Sviluppo degli antipsicotici

Il primo farmaco antipsicotico - la clorpromazina - fu sintetizzato nel 1950 dal chimico Paul Charpentier nel tentativo di sintetizzare analoghi della prometazina, una fenotiazina dotata di attività neurolettica e antistaminica.
In seguito, il chirurgo francese Laborit e i suoi collaboratori scoprirono la capacità di questo farmaco di potenziare gli effetti dell'anestesia. Essi notarono che la clorpromazina di per sé non produceva perdita di coscienza, ma favoriva la tendenza al sonno e un marcato disinteresse per l'ambiente circostante.
Nel 1952 gli psichiatri Delay e Deniker ipotizzarono che la clorpromazina, non solo, fosse un agente capace di trattare i sintomi di agitazione e ansia, ma che potesse avere anche un effetto terapeutico nel trattamento delle psicosi.
Da quel momento in poi ebbe inizio lo sviluppo della prima classe di farmaci antipsicotici, le fenotiazine.
Alla fine degli anni '50 fu sintetizzato un altro antipsicotico ancora oggi molto utilizzato e appartenente alla classe dei butirrofenoni, l'aloperidolo.
L'aloperidolo fu scoperto per caso dal ricercatore Paul Janssen e dai suoi collaboratori nel tentativo di ottenere farmaci analoghi della meperidina (un analgesico oppioide) con aumentata attività analgesica. Le modifiche apportate alla molecola di meperidina portarono allo sviluppo di un analogo che possedeva sì aumentata attività analgesica, ma che - allo stesso tempo - aveva effetti antipsicotici simili a quelli della clorpromazina.
Janssen e i suoi collaboratori capirono che con opportune modifiche strutturali nella molecola dell'analogo ottenuto avrebbero potuto eliminare l'azione analgesica a favore dell'attività neurolettica. In seguito a queste modificazioni finalmente si ottenne l'aloperidolo. Questo farmaco fu commercializzato in Europa a partire dal 1958 e negli Stati Uniti a partire dal 1967.

Classi di farmaci antipsicotici

Come sopra affermato, la prima classe di farmaci antipsicotici a essere sviluppata fu quella delle fenotiazine, seguita poi dalla classe dei butirrofenoni.
In seguito, la ricerca in questo campo proseguì e permise la sintesi di nuove classi di farmaci, fino ad arrivare alla scoperta dei più recenti antipsicotici atipici.

Fenotiazine

In realtà, con il termine fenotiazine si indica un gruppo di molecole che possiedono sia attività antipsicotica, sia antistaminica. In questo caso, verranno prese in considerazione solo le fenotiazine con proprietà antipsicotiche.
Le fenotiazine ad azione neurolettica sono farmaci antipsicotici tipici che agiscono antagonizzando i recettori D2 della dopamina. Rientrano in questa classe la clorpromazina, la perfenazina, la tioridazina, la flufenazina, la proclorperazina, la perfenazina e l'acetofenzaina.
Le fenotiazine oltre alle proprietà neuroletttiche, vantano anche proprietà antiemetiche (cioè antivomito).

Butirrofenoni

I butirrofenoni agiscono antagonizzando i recettori D2 della dopamina e possiedono una certa affinità anche nei confronti dei recettori 5-HT2 della serotonina. Anche i butirrofenoni vantano proprietà antiemetiche oltre a quelle antipsicotiche.
Appartengono a questa classe l'aloperidolo, il droperidolo, il trifluperidolo e lo spiperone.

Derivati benzammidici

A questa categoria appartiene la sulpiride, un farmaco antipsicotico atipico. Agisce antagonizzando i recettori D2 della dopamina. La sulpiride - come tutti gli antipsicotici atipici - produce effetti collaterali extrapiramidali minori.

Derivati benzazepinici

I farmaci appartenenti a questa categoria sono tutti antipsicotici atipici, pertanto, presentano un'incidenza di effetti collaterali extrapiramidali più bassa rispetto agli antipsicotici tipici.
Agiscono antagonizzando i recettori D2 della dopamina e 5-HT2 della serotonina.
Appartengono a questa categoria di farmaci la clozapina, l'olanzapina, la quetiapina e la loxapina.

Altri antipsicotici atipici

Altri antipsicotici atipici tuttora utilizzati in terapia sono il risperidone e l'aripiprazolo.

Effetti collaterali

Gli effetti collaterali indotti dagli antipsicotici sono imputabili al fatto che questi farmaci - oltre ad antagonizzare i recettori di dopamina e serotonina - esercitano un effetto antagonista anche su altri sistemi recettoriali del sistema nervoso centrale, come il sistema adrenergico, istaminergico o colinergico.
Alcuni degli effetti collaterali che gli antipsicotici possono causare, sono:

Gli effetti extrapiramidali sono causati soprattutto dagli antipsicotici tipici, mentre gli antipsicotici atipici presentano un'incidenza più bassa di tali effetti (ma non ne sono del tutto privi).
Gli effetti extrapiramidali vengono anche definiti come "effetti Parkinson-simili" perché assomigliano ai sintomi che si manifestano negli individui affetti da morbo di Parkinson.
Tali effetti sono causati dall'antagonismo degli antipsicotici nei confronti dei recettori D2 della dopamina che si trovano nelle aree nigrostriatali del cervello.
I sintomi extrapiramidali comprendono:

  • Distonia;
  • Acatisia (impossibilità di restare fermo i seduti);
  • Movimenti involontari;
  • Bradicinesia;
  • Rigidità muscolare;
  • Tremori;
  • Andatura strascicata.

Infine, gli antipsicotici possono causare l'insorgenza di un particolare disturbo noto come sindrome neurolettica maligna. Questa sindrome è un disturbo neurologico caratterizzato da:

In caso di comparsa di questi sintomi, è necessario interrompere immediatamente il trattamento con il farmaco e contattare subito un medico.



Ultima modifica dell'articolo: 01/10/2016