Anticorpi Monoclonali

Generalità

Gli anticorpi monoclonali (o MAb, dall'inglese Monoclonal Antibodies) sono particolari tipi di anticorpi, prodotti con tecniche di DNA ricombinante a partire da un unico tipo di cellula immunitaria.
Anticorpi MonoclonaliPiù correttamente, gli anticorpi monoclonali possono essere definiti come proteine omogenee ibride, ottenute da un singolo clone di linfocita ingegnerizzato.
Gli anticorpi monoclonali sono molto sfruttati in ambito clinico, sia per scopi diagnostici che per scopi terapeutici.
Tuttavia, prima di approfondire quali sono gli impieghi di queste particolari proteine e per comprenderne al meglio il meccanismo d'azione, può essere utile una piccola premessa su cosa sono gli anticorpi.

Cosa sono gli anticorpi?

Gli anticorpi (o immunoglobuline) sono glicoproteine prodotte dai linfociti B del sistema immunitario umorale. Tali proteine sono in grado di riconoscere e legarsi in maniera specifica ad altri tipi di proteine definite "antigeni".
La funzione degli anticorpi è quella di riconoscere e neutralizzare gli agenti estranei e/o patogeni, come, ad esempio, virus, batteri o tossine. Ciò è possibile grazie alla particolare struttura di queste molecole.
Gli anticorpi, infatti, sono proteine globulari dotate di una particolare conformazione a "Y". All'interno di questa struttura proteica vi sono una regione cosiddetta costante e delle regioni variabili, corrispondenti alle braccia della "Y". È proprio a livello delle regioni variabili che si trovano i siti di legame specifici per l'antigene.
Ogni linfocita B è in grado di produrre milioni di anticorpi, a loro volta in grado di riconoscere diversi tipi di antigeni (anticorpi policlonali).
Una volta che l'anticorpo si lega all'antigene per cui è specifico, l'anticorpo stesso si attiva e dà origine alla risposta immunitaria che porterà all'eliminazione dell'agente estraneo.

Meccanismo d'azione

Gli anticorpi monoclonali agiscono con il medesimo meccanismo d'azione appena descritto per gli anticorpi policlonali.
Gli anticorpi monoclonali, infatti, possiedono un'affinità altamente specifica per un determinato tipo di antigene e si legano ad esso, consentendo in questo modo di ottenere una marcata risposta immunitaria nei confronti di quella tossina, proteina, mediatore chimico, cellula maligna o agente patogeno che costituisce il target della terapia.

Classificazione

Gli anticorpi monoclonali impiegati in terapia possono essere classificati in diversi modi.
Una prima suddivisione potrebbe essere la seguente:

  • Anticorpi monoclonali nudi (ossia non coniugati ad altre molecole);
  • Anticorpi monoclonali coniugati a farmaci o a isotopi radioattivi.

Con la coniugazione di uno o più farmaci agli anticorpi monoclonali è possibile direzionare con estrema precisione quello stesso principio attivo verso il target di interesse, evitando di coinvolgere anche altri distretti dell'organismo. In questo modo, si possono potenzialmente ridurre gli effetti indesiderati e aumentare le probabilità di efficacia terapeutica.
La coniugazione di isotopi radioattivi agli anticorpi monoclonali, invece, è una tecnica che viene sfruttata soprattutto nella terapia antitumorale. Più precisamente, in questi casi si parla di radioimmunoterapia (per informazioni più dettagliate in merito, si rimanda alla lettura dell'articolo dedicato "Radioterapia Esterna e Radioterapia Interna").
Un'ulteriore classificazione degli anticorpi monoclonali può essere fatta in funzione dell'utilizzo che ne viene fatto. Infatti, come accennato, queste particolari glicoproteine possono essere utilizzate sia per scopi diagnostici, sia per fini terapeutici.

Anticorpi monoclonali impiegati in ambito diagnostico

Come si può facilmente intuire, questa tipologia di anticorpi monoclonali viene utilizzata per diagnosticare la presenza di un determinato antigene e, se necessario, perfino per misurarne la quantità.
Gli anticorpi monoclonali, pertanto, possono essere impiegati per individuare agenti batterici o virali, particolari tipi di proteine o cellule e marker tumorali.
Appare quindi chiaro come queste molecole possano essere sfruttate in laboratori clinici per la diagnosi di patologie (come, ad esempio le neoplasie), ma non solo.
Infatti, gli anticorpi monoclonali impiegati in quest'ambito vengono ampiamente utilizzati anche nei cosiddetti kit diagnostici d'uso domestico, quali, ad esempio, i ben noti test di gravidanza e i test dell'ovulazione.

Anticorpi monoclonali impiegati in ambito terapeutico

Sono diversi i tipi di anticorpi monoclonali ad essere impiegati per fini terapeutici, così come sono diversi i target della terapia e le patologie per cui queste molecole vengono utilizzate.
Per cercare di semplificare il più possibile il concetto, possiamo suddividere questi principi attivi in funzione dell'attività da essi esercitata:

  • Anticorpi monoclonali ad azione antinfiammatoria: appartengono a questo gruppo farmaci quali l'infliximab (Remicade®, Remsima®, Inflectra®) e l'adalimumab (Humira®). Questi anticorpi monoclonali esercitano un'azione antiflogistica poiché il loro antigene è costituito dal TNF-α umano, una delle citochine pro-infiammatorie maggiormente coinvolte nella sintomatologia di patologie infiammatorie su base autoimmune, come, ad esempio, l'artrite reumatoide e l'artrite psoriasica.
  • Anticorpi monoclonali ad azione immunosoppressiva; il target di questi principi attivi è costituito soprattutto da cellule della difesa quali i linfociti B e i linfociti T e da proteine fondamentali per il loro differenziamento e la loro attivazione, come ad esempio l'interleuchina-2.
    Appartengono a questo gruppo di anticorpi monoclonali i farmaci impiegati nel trattamento di patologie autoimmuni e nella prevenzione del rigetto nei trapianti d'organo, fra cui ricordiamo il rituximab (impiegato anche nel trattamento di alcuni tipi di linfomi) e il basiliximab (Simulect®).
    Inoltre, a questo gruppo appartiene anche l'omalizumab (Xolair®), il cui target è costituito dalle IgE umane e trova impiego nel trattamento dell'asma allergica.
  • Anticorpi monoclonali ad azione antitumorale; sono numerosi i principi attivi appartenenti a questo gruppo. Il target di questi anticorpi monoclonali è costituito perlopiù da fattori fondamentali per lo sviluppo delle cellule maligne, oppure da proteine che vengono sovraespresse quando sono presenti determinati tipi di tumori, come avviene, ad esempio, nel caso dei tumori della mammella HER-2 positivi. In questo caso, per il trattamento di questa forma tumorale, si utilizza l'anticorpo monoclonale trastuzumab (Herceptin®, Kadcycla®). Appartengono a questo gruppo di anticorpi monoclonali anche il rituximab (MabThera®), il cetuximab (Erbitux®) e il bevacizumab (Avastin®).

Inoltre, esistono anticorpi monoclonali in grado di esercitare attività differenti rispetto a quelle appena descritte. È questo il caso dell'abciximab (Reopro®), che è dotato di attività antiaggregante piastrinica. L'antigene di questo anticorpo monoclonale è, infatti, la glicoproteina IIb/IIIa presente nelle piastrine ed implicata, appunto, nei processi di aggregazione piastrinica.

Limiti ed Effetti collaterali

Gli effetti collaterali che possono manifestarsi durante la terapia a base di anticorpi monoclonali dipendono da molte variabili, quali il tipo di principio attivo scelto, la patologia che s'intende trattare, la coniugazione o meno dell'anticorpo con altri farmaci o isotopi radioattivi, le condizioni generali e la sensibilità dei pazienti nei confronti dello stesso farmaco.
Tuttavia, vi sono dei limiti che accomunano tutti i tipi di terapia a base di anticorpi monoclonali, indifferentemente dal tipo di principio attivo scelto.
Più precisamente, stiamo parlando dell'elevato costo di produzione e dell'immunogenicità di questi farmaci. In altre parole, può accadere che l'organismo dei pazienti sviluppi egli stesso degli anticorpi atti a contrastare gli anticorpi monoclonali introdotti con la terapia, poiché li riconosce come agenti estranei, portando così all'inefficacia del trattamento.
Ad ogni modo, vista l'elevata potenzialità della terapia a base di anticorpi monoclonali, la ricerca in quest'ambito è tuttora in costante sviluppo, nel tentativo di individuare molecole sempre più efficaci e con meno effetti collaterali possibili.



Ultima modifica dell'articolo: 30/07/2016