Allergia ai Pollini

L'allergia ai pollini è una reazione di ipersensibilità del sistema immunitario, che si presenta con periodicità stagionale ed è innescata dall'inalazione dei granuli pollinici prodotti dalle piante. Le manifestazioni allergiche occorrono, infatti, esclusivamente in quei periodi dell'anno in cui avviene la fioritura di determinate piante; per questo motivo, le allergie ai pollini sono chiamate anche pollinosi.
Allergia al pollineL'allergia è indotta dalla sensibilizzazione a specifici pollini ed è caratterizzata dalla comparsa di sintomi a carico all'apparato respiratorio (in particolare nasali, oculari e bronchiali).
In Italia, i pollini che causano allergopatie sono più frequentemente quelli prodotti da quattro famiglie di piante: Graminacee, Urticacee, Composite e Betulacee. Tuttavia, ci sono persone allergiche anche a granuli pollinici di altre specie. I mesi più a rischio sono quelli più caldi: tra marzo e settembre, con una punta massima in aprile e maggio. Occorre considerare, però, il periodo di fioritura (o pollinazione) di ciascuna pianta (vedi calendario delle fioriture).
Gli individui sensibilizzati verso i pollini presentano spesso un'iper-sensibilità anche nei confronti di alcuni allergeni perenni, come il Dermatofagoide (acaro comune) ed il pelo di cane e gatto.
Si stima che ogni anno siano 10 milioni gli italiani che, nel periodo primaverile, devono fare i conti con questo disturbo.


Nota. L'epidemiologia dell'allergia ai pollini e il ruolo dell'inquinamento atmosferico.
Negli ultimi decenni si è assistito ad un significativo aumento nell'incidenza della malattia, che si concentra proprio nelle aree più sviluppate e industrializzate del mondo: in Europa colpisce circa il 15% della popolazione e probabilmente quasi il 20% negli Stati Uniti.
Numerosi studi, eseguiti allo scopo di individuare le possibili cause dell'aumento delle allergopatie, hanno individuato una connessione tra la comparsa della malattia ed il ruolo dell'inquinamento atmosferico, per due principali motivi:

  • I granuli pollinici assorbono e veicolano gli inquinanti aero-dispersi fino alle vie respiratorie, aumentandone la concentrazione;
  • Dall'altro lato, gli agenti inquinanti veicolano gli allergeni, presenti sui pollini, favorendo la produzione di anticorpi della classe IgE, tipici della reazione allergica.

Gli allergeni: cosa sono i pollini

I pollini non sono altro che cellule riproduttive maschili (chiamate dermatofiti) prodotte dalle piante durante la fioritura. Si tratta di piccoli granelli leggerissimi e microscopici, di forma diversa a seconda della specie vegetale, che hanno il compito di fecondare altri vegetali della stessa specie.
Gli allergeni pollinici, di natura proteica o glicoproteica, sono liberati al contatto del granulo con la superficie umida e ricca di enzimi delle mucose respiratorie. Gli stessi pollini presentano attività enzimatiche che facilitano la penetrazione degli allergeni attraverso le mucose.

Perché si sviluppa l'allergia ai pollini?

Nel polline sono contenute particolari sostanze, dette antigeni, capaci di "sensibilizzare" soggetti geneticamente predisposti. Nel paziente allergico, queste sostanze sono liberate a livello delle mucose respiratorie e sono in grado di provocare una reazione eccessiva del sistema immunitario, stimolato a produrre particolari anticorpi, le immunoglobuline di classe E (IgE).
Come conseguenza all'intervento delle IgE, sono rilasciati mediatori chimici dell'infiammazione: istamina, prostaglandine, leucotrieni, bradichinina ed altri ancora. Queste sostanze agiscono provocando un processo infiammatorio: dilatano i vasi capillari e richiamano particolari cellule di difesa dal sangue e dai tessuti, che partecipano alla reazione. Il risultato finale è l'induzione dei sintomi tipici dell'allergia ai pollini.


Nota. Non tutte le piante liberano polline in grado di indurre una reazione allergica e, in genere, un soggetto è allergico solo ad alcuni allergeni. Inoltre, l'allergia ai pollini si manifesta quando la concentrazione del polline nell'atmosfera raggiunge una determinata soglia.

Come si diffondono i pollini

Per riprodursi, le piante producono polline: all'interno di queste cellule si formano i gameti maschili, responsabili della fecondazione del seme femminile.
I pollini si dividono in:

  • Anemofili (trasportati dal vento): la maggior parte dei pollini con importanza allergologica, proviene da piante anemofile. Queste piante, affidano al vento la diffusione dei loro granuli pollinici, prodotti in grande quantità affinché raggiungano e fecondino i gameti femminili della stessa specie anche a distanze considerevoli.
  • Entomofili (trasportati dagli insetti): il polline è liberato dalle piante entomofile in piccole quantità e viene trasportato, inconsapevolmente, dagli insetti su un altro fiore della stessa specie. Questi granuli pollinici rivestono scarsa importanza allergologica, in quanto poco concentrati nell'atmosfera (sono più pesanti). Tuttavia, possono essere responsabili di allergia in circostanze particolari, come ad esempio in soggetti frequentemente esposti a tali piante (come giardinieri e fioristi).

Esistono tre principali categorie di pollini implicati nell'allergia:


Allergene Principali famiglie allergizzanti Alcuni esempi
  • Polline arboreo
Betulaceae Betulla, Ontano
Corylaceae Carpino Bianco, Carpino nero, Nocciolo
Cupressaceae Cipresso
Fagaceae Castagno, Faggio, Quercia
Oleaceae Frassino, Olivo
Plantanacee Platano
  • Polline di graminacee
Graminaceae spontanee Erba Mazzolina, Codolina, Paleo Odoroso, Logliarello, Erba dei prati
Graminaceae da coltivazione (cereali) Avena, Frumento, Mais, Orzo, Segale
  • Polline erbaceo
Asteraceae Compositae Artemisia, Ambrosia
Urticaceae Parietaria

La pollinazione (liberazione dei pollini) è in relazione con il periodo di fioritura, variabile per ogni specie, mentre la qualità e la quantità dei vari tipi di granuli allergenici presenti nell'aria dipendono dai seguenti fattori:

  • Presenza e diffusione dei diversi tipi di piante in un determinato territorio;
  • Pollinazione anemofila e/o entomofila: la maggior parte dei granuli pollinici, in grado di determinare quadri clinici allergici, appartiene a piante anemofile;
  • Forma e dimensione del polline, che ne influenzano la capacità di essere aero-diffuso: il granulo pollinico deve essere prodotto in grande quantità da piante diffuse sul territorio ed essere piccolo e leggero per essere trasportato dal vento a grande distanza;
  • Presenza di componenti in grado di agire come allergeni e di stimolare il sistema immunitario dei soggetti allergici a produrre anticorpi specifici IgE;
  • Condizioni climatiche e meteorologiche (temperatura, vento, turbolenza atmosferica, pioggia, umidità, irraggiamento): i parametri ambientali influiscono sull'aerodispersione e sulla concentrazione atmosferica del polline, una volta che la pollinazione è iniziata.
    • L'aria secca e calda facilita la pollinazione;
    • Un tempo ventoso agevola la dispersione dei pollini;
    • L'eccessiva umidità tende a posticipare la pollinazione e la pioggia fa cadere i pollini al suolo; precipitazioni prolungate nel tempo, precedenti alla stagione di pollinazione, favoriscono la crescita delle piante e quindi una maggiore produzione di antigeni; se la pioggia è seguita da abbondante esposizione solare, con rapida evaporazione dell'acqua, la pianta produrrà polline scarsamente vitale.
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