Fluoro e Fluorosi

Funzioni nell'organismo

Il fluoro è un elemento presente in quantità limitate nell'organismo umano, dove si concentra soprattutto nelle ossa e nei denti.

Considerato essenziale da alcuni e solo benefico da altri, è importante per la mineralizzazione dello scheletro e dello smalto. Da qui l'idea di utilizzare il fluoro nella prevenzione della carie dentale e delle fratture ossee conseguenti ad osteoporosi.

Fabbisogno e Alimenti Apportatori

FluoroLa quantità ottimale per l'organismo non ha ancora trovato pareri unanimi ed è quantificabile tra 1,5 e 4 mg/die. La fonte principale di fluoro è data dalle acque potabili, nelle quali la presenza dell'elemento varia in base al suolo di estrazione (dev'essere, per legge, inferiore ad 1,5 mg/litro).

Il fluoro si trova in diversi alimenti, raggiungendo concentrazioni importanti nel pesce e nei frutti di mare; anche the, patate (soprattutto la buccia), cereali, birra, spinaci ed altri vegetali, rappresentano buone fonti di fluoro.

Nelle acque minerali le concentrazioni sono molto variabili, tendenzialmente prossime allo zero nelle tanto pubblicizzate oligominerali e minimamente mineralizzate, massime in quelle fluorate, dove il tenore dell'elemento è superiore ad 1 mg/l.

Integrazione e Fluorosi

La somministrazione di fluoro sottoforma di gocce o compresse è stata proposta in età pediatrica per ridurre l'incidenza della carie e favorire la mineralizzazione ossea. A partire dagli anni '50 in alcuni Paesi sono stati intrapresi interventi di fluorizzazione delle acque potabili, per garantire alla popolazione un adeguato apporto del minerale.

Tuttavia, visti anche i risultati dell'esperimento, l'utilità di una somministrazione sistematica di fluoro è ancora molto discussa, a causa degli importanti effetti collaterali emersi da numerosi studi.

Se è vero che la carenza aumenta il rischio di carie dentaria, specialmente nella prima infanzia, è anche vero che un iperdosaggio di fluoro causa un quadro patologico particolare, noto come fluorosi.

fluorosiIl primo segno di un'iperassunzione del minerale è la comparsa di macchie bianche sullo smalto dei denti che, mano a mano la fluorosi si aggrava, evolvono in veri e propri solchi e cavità. Se si considera il basso fabbisogno di assunzione quotidiano, è facile immaginare quanto sottile sia il confine tra carenza ed eccesso, così come tra rischi e benefici.

A complicare ulteriormente la situazione contribuisce il fatto che il danno da eccesso di fluoro è cumulativo. Ciò significa che il minerale tende a rimanere nelle ossa, raggiungendo concentrazioni elevate in seguito ad un'iperassunzione cronica. Se da un lato il deposito osseo di fluoro aumenta la densità dello scheletro, dall'altro non bisogna dimenticare che un osso sano è un osso flessibile. Una struttura rigida ha infatti un carico di rottura più basso (cioè è meno resistente alla pressione, ovvero si rompe più facilmente) di una struttura elastica.

Oltre ad alterazioni dentali e scheletriche, tra gli effetti collaterali di un iperdosaggio cronico di fluoro si annoverano anche casi di gravi alterazioni mentali e sistemiche (carenze enzimatiche e minerali, disordini endocrini e immunitari, aumentato rischio di fratture).

Punti Chiave

Il punto della situazione:

  • parafrasando Paracelso, "tutto è veleno, niente è veleno, conta solo la dose";
  • il fluoro è un oligoelemento molto importante per la buona salute di ossa e denti; gli effetti da carenza comparirebbero per dosi inferiori ai 0,5-0,7 mg/die;
  • il fabbisogno quotidiano minimo di fluoro è di circa 1 mg e, considerata la distribuzione ubiquitaria del minerale, viene facilmente coperto da una dieta adeguatamente variata;
  • se non sussiste carenza, l'utilità del fluoro per via sistemica nella prevenzione della carie è nulla o comunque gravata da un rapporto rischio/beneficio sfavorevole;
  • quando l'apporto giornaliero supera per lungo tempo i 2 mg/die compaiono i primi segni da iperdosaggio (screziature dello smalto dentario);
  • se l'iperassunzione continua per lunghi periodi di tempo si accompagna a pericolosissime alterazioni nervose, dentarie e scheletriche;
  • dal momento che il dosaggio tossico si colloca a valori appena superiori a quelli ottimali e che non è possibile controllare a priori l'assunzione quotidiana di fluoro, essendo questa dipendente da numerosissimi fattori (consumo di pesce, tipo di acqua minerale scelta, dentifricio utilizzato, acqua potabile, ecc.), è ASSOLUTAMENTE DA SCONSIGLIARE IL RICORSO SPONTANEO AD INTEGRATORI A BASE DI FLUORO; prudenza in gravidanza.
  • Da condannare anche la pratica di fluorizzazione delle acque, proprio per l'enorme quantità di fattori in grado di spostare l'ago della bilancia dall'equilibrio all'eccesso, dall'utilità alla tossicità.
  • Se si vogliono mantenere denti sani e prevenire la carie, l'imperativo è rispettare il giusto binomio tra adeguata igiene orale e moderatezza nell'uso di dolciumi, sostituendo questi alimenti con altri più salutari (frutta, cereali integrali e verdure in primis). Nell’individuo adulto a rischio di carie medio-basso, è sufficiente l’uso di dentifrici con contenuto standard di fluoro (1.000 ppm).
  • L'eventualità di ricorrere a supplementi specifici per migliorare la propria salute ossea e dentale, deve sempre essere discussa insieme al medico o al dentista, i quali, da parte loro, dovrebbero eseguire un'accurata indagine per valutare l'apporto quotidiano attraverso le fonti alimentari.
  • Infine, somministrare pillole di fluoro nell'infanzia è per certi versi un intervento diseducativo, poiché insegna al bambino ad assoggettare la propria salute ai farmaci.

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Ultima modifica dell'articolo: 16/01/2016