L'esercizio fisico può far male?

L'infarto durante una manifestazione sportiva rappresenta un tragico evento, la complicanza più grave e sovente letale dei rischi correlati all'esercizio fisico. Sebbene questo fenomeno sia piuttosto improbabile, il passaggio dalla condizione di riposo alla pratica dell'attività fisica aumenta, in effetti, il rischio di complicazioni cardiovascolari. Alcuni studi hanno dimostrato che il rischio di morte cardiaca improvvisa si moltiplica per 5 nelle persone allenate e per 56 in quelle sedentarie. In uno studio di cinque anni relativo a 2935 soggetti, che avevano percorso in questo arco di tempo 2.726.272 Km di corsa o a passo di marcia, non si è registrato alcun caso di morte improvvisa e solo 2 casi di complicanze cardiovascolari.

In ogni caso i benefici, derivanti dalla pratica di un regolare esercizio fisico, superano di gran lunga il rischio di incappare in complicanze cardiovascolari durante la l'attività motoria stessa.

Un cuore sano ha dei meccanismi di controllo intrinseci tali da impedirne il danneggiamento in qualsiasi circostanza. Questo significa che per un cuore sano non esistono sport e livelli di intensità più o meno sicuri. Esistono invece delle precauzioni da adottare in caso di problemi cardiovascolari, quali ipertensione, aritmie, episodi precedenti di infarto, angina pectoris ecc. Sarà il medico a valutare, in questi casi, l'idoneità o meno alla pratica sportiva (nei casi più lievi di queste malattie è stato dimostrato l'effetto terapeutico dell'attività fisica svolta sotto controllo medico).


Se le complicanze cardiovascolari legate all'attività fisica hanno un'incidenza molto bassa, le complicanze muscolotendinee sono invece più frequenti. Le parti del corpo più colpite sono le caviglie, i piedi e le ginocchia. Questi eventi traumatici si manifestano, in genere, in seguito a cadute, movimenti scorretti e sforzi protratti per lunghi periodi di tempo o di intensità superiore alle reali capacità dell'atleta.


Esistono infine delle possibili complicanze psicologiche, soprattutto negli atleti agonisti. Si parla in questi casi di vera e propria dipendenza da sport o meglio ancora di dipendenza da prestazione. Si tratta di una vera e propria esasperazione dell'atto sportivo che porta l'atleta a basare la sua vita sulla riuscita o meno dei propri obiettivi sportivi. L'eccessiva importanza attribuita alla prestazione favorisce la sottoposizione indiscriminata a pratiche dopanti e a programmi di allenamento e/o alimentazione severi che possono comportare gravi rischi per la salute dello sportivo.



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Ultima modifica dell'articolo: 30/09/2016

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