Ascendente, misto o discendente?! Forse nessuno tra questi


A cura di Massimo Armeni


E' in uso, nel campo della Funzione e del movimento, parlare di disfunzioni a partenza inferiore, miste o a partenza superiore.
Tali squilibri possono essere la conseguenza di diversi fattori quali età, obesità , allergie, dismetabolismi, esiti di traumi ecc.. ma le cause più frequenti sono gli squilibri muscolari su basi funzionali.
Sistema posturale fineSe ragionassimo in maniera diversa, studiando attentamente l'embriologia e la neurofisiologia, scopriremmo che forse questa definizione così "settoriale" è quanto meno bizzarra.
Tale concezione può esser valida ragionando solo "biomeccanicamente", ma viene naturalmente soppiantata e scartata nell'ottica del Sistema Posturale Fine, campo d'azione differente ma complementare per colui che si occupa di Funzione.
Leggendo ciò che scrivo, il minimo da parte del lettore è un sano scetticismo, ma sono solo i fatti che parlano, e i fatti danno ragione a chi, come me, pensa che il corpo sia un tutt'uno collegato da circuiti e governato da riflessi.
Nel campo dello studio e della ricerca sull'equilibrio, è evidente che l'uomo si mantiene in piedi non grazie ad un senso, ma integrando l'insieme di parecchi sensi in un sistema.
Ovviamente va da sé che un sistema presuppone anche un insieme di sottosistemi, che, in relazione al corpo umano, per interagire necessitano di un'entrata e di un'uscita.
I principali sottosistemi sono:

occhio, vestibolo, apparato stomatognatico, rachide, piede, pelle, visceri.

Il sistema posturale fine presiede al controllo ed alla regolazione dell'equilibrio dell'uomo, mantenendolo automaticamente ed istantaneamente all'interno del poligono di sostegno in un'area di circa 91mm2, con una oscillazione fisiologica del vertice intorno a 4° (teoria del pendolo inverso).
In un tale contesto così "delicato", le strategie compensatorie saranno:

  • un sovracontrollo visivo dell'equilibrio
  • una strategia di anca
  • una rigidità delle catene muscolari posteriori per ipercontrollo

E' in questo contesto che entra in gioco la:

RELAZIONE BOCCA-PIEDE

Studi scientifici recenti hanno avvalorato le ipotesi secondo cui tra bocca e piede vi è:

  • stessa derivazione embrionale

     ectoderma

  • stessa neurofisiologia

     recettori identici

  • stessa anatomia funzionale

     zona anteriore: funzionale sensitiva
     zona posteriore: funzione di sostegno    

Va da sé che qualunque correzione apporterò ad una entrata avrà effetto sull'altra, e viceversa, a patto che vi sia l'integrità dei circuiti neurologici.


L'effetto sarà identico ma con correzioni diverse e in tempi diversi, in relazione alla "ricchezza" propriocettiva della entrata prescelta alla correzione.


Tempi lunghi apportando una correzione plantare (1 anno e più), tempi medi (7-8 mesi) apportando una correzione intrabbuccale, tempi brevi (2-3 mesi) apportando una correzione oculare.
Ovviamente non sono tempi standard ma estremamente soggettivi, e va tenuto presente che qualunque insulto (emotivo, strutturale, nutrizionale ecc...) può inficiare l'esito della correzione.


Letteralmente "salta" per aria in questa ottica la concezione obsoleta della divisione settoriale delle disfunzioni posturologiche, focalizzando invece l'attenzione sull'integrità neurologica e sul postulato che ogni informazione possa "viaggiare" da un capo all'altro del corpo istantaneamente.
Sempre in riferimento alla relazione "bocca-piede" notiamo come il cedimento dell'arco plantare (piattismo) si accompagni ad una classe 3 occlusale, mentre il ripristino dell'arco plantare riporti la mandibola in posizione normale, a conferma di quanto appena esposto.
Il piede regola e armonizza le vie ascendenti e condiziona le risposte cerebellari discendenti, quindi ogni disarmonia anche lieve del sistema barorecettoriale della muscolatura intrinseca del piede, del sistema fasciale, legamentoso e tendineo, ha notevoli ripercussioni sull'attività generale del tono posturale, e, a partire dalla terza vertebra lombare, dei muscoli intrinseci della colonna.
Tutto ciò con ripercussioni sulle curve lordotiche e cifotiche e sulle torsioni del rachide, quindi sulla "stabilità" dello stesso e sulla modalità di distribuzione del carico ai vari metameri.
Di rilevante importanza per ciò che riguarda il sistema stomatognatico, è lo studio del Dott. Marino su quella che lui definisce "Sindrome da Dispercezione Orale", la quale ben si adatta alla comprensione delle disfunzioni posturali in un ottica "non lineare".
Di seguito i sintomi:

  1. Asimmetria tonica
  2. Malocclusione
  3. Bruxismo centrico, eccentrico ecc..
  4. Clanching
  5. Respirazione orale
  6. Disturbi cognitivi e percettivi
  7. Dolori addominali
  8. Cefalea
  9. Dolori muscolari

E' forse quindi arrivato il momento di superare la concezione obsoleta della diagnosi differenziale tra correlazione ascendente, discendente e mista.
In tale contesto, come può destreggiarsi il PT?!


Modificando le AFFERENZE!


Certo, è necessario possedere conoscenze e competenze che vanno un po' al di là degli studi di base, e la collaborazione con altri specialisti.
Vi racconto l'ultima, spero sia un piccolo stimolo ad indagare in tal senso.
In riferimento a ciò, giorni fa ero ad un meeting con alcuni colleghi e stavamo effettuando dei tests di potenza, forza esplosiva e forza su un apparecchio di ultima generazione.
Il soggetto testato era un atleta di buon livello, powerlifter.
Sul video vedevamo proiettati rispettivamente:

  1. tempo di esecuzione del gesto (squat libero)
  2. forza sviluppata
  3. potenza sviluppata
  4. forza esplosiva sviluppata
  5. reclutamento muscolare in fase eccentrica e concentrica di ogni arto rispettivamente

E' bastato modificare la posizione della lingua durante l'esecuzione del gesto e i parametri sopra descritti si sono imediatamente modificati.
Non so esattamente il perché, forse posso ipotizzarlo sulla base dei miei studi, ma esserne certi vorrebbe dire aver trovato la chiave di interpretazione di milioni dati che viaggiano in m/s e più in un organismo umano... sarebbe un peccato di presunzione no?!
Come non è in discussione se i parametri siano peggiorati o migliorati, era un test ufficioso, l'importante è capire che modificare un recettore primario e alterare quindi una afferenza ridistribuisce immediatamente il carico, o può nettamente peggiorare una situazione preesistente.
Ciò posso constatarlo da anni ogniqualvolta seguo un soggetto, sia che abbia patologie in essere o che sia apparentemente sano.
Un gioco simpatico no?! Provate a carico naturale sui vostri clienti in palestra!
Pensate quindi alle implicazioni che possono avere queste modificazioni su persone che soffrono di dolori cronici e devono comunque allenarsi.
Ridistribuire il carico modificando nella giusta maniera ed al momento giusto le afferenze significa normalizzare l'intera struttura!
E ridurre o eliminare i dolori! E migliorare la qualità di vita!
Colui che ha scelto di intraprendere questo lavoro deve sempre tenere a mente che non si occupa di patologia, ma di FUNZIONE, dunque la collaborazione con altri specialisti medici è sempre vivamente suggerita.
Detto ciò, nella mia modestissima esperienza, e parlo esclusivamente dal mio punto di vista, credo che questa sia la via maestra da intraprendere per il futuro, in associazione ad esercizi intelligenti mirati al rinforzo e all'allungamento.
Buon lavoro a tutti

 

Bibliografia:

Armeni M.: "Alterazioni posturologiche disfunzionali e Sistema Craniosacrale: una visione d'insieme" Tesi I.T.C.S., 2005/2006 - www.craniosacrale.it


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