Dalla matrice extracellulare alla postura. Il sistema connettivo è il nostro vero Deus ex machina?

A cura del Dott. Giovanni Chetta


Quello che è stato evidenziato in un esperimento di sollevamento di 530 N (ca 52 kg), con due diversi angoli lombo-sacrali (angoli lordotici) di 20 e 50 gradi, è che si ottiene un minor stress di muscoli e legamenti in massima flessione riducendo la lordosi e in posizione eretta aumentandola (lordosi maggiore). Nel range di flessione 30-50 gradi la differenza di lordosi è irrilevante (a 30 gradi flessione risulta la condizione di maggior equilibrio ottimale). Quindi la retroversione del bacino è vantaggiosa all'inizio del sollevamento mentre la fisiologica lordosi è preferibile quando si arriva in stazione eretta. Se però il peso è mantenuto a lungo risulta preferibile un flessione degli arti e una diminuzione della lordosi. Non esiste pertanto un'universale lordosi ottimale in quanto essa dipende dall'angolo di flessione e del peso supportato (Gracovetsky, 1988).

 


Quando l'angolo formato dalle rette tangenti al disco T12-L1 e L5-S1 è superiore a 40 gradi siamo in presenza di iperlordosi lombare (Gracovetsky, 1986).

 

 

 

 

E' bene insegnare la tecnica della flessione per sollevare grossi pesi mentre essa non risulta utile in caso di pesi leggeri. Inoltre, tale tecnica può comportare problemi in presenza di importanti contratture e/o retrazione miofasciali della catena posteriore (zona lombare in modo particolare) in quanto comporta il rischio dello "scatenamento" del riflesso miotatico e del "blocco" muscolare potenzialmente derivante.
Nel caso di un trasporto di uno zaino, variare ad ogni passo la flessione del tronco genera un'alternarsi di ruolo fra muscoli e legamenti che può in tal modo comportare una maggiore resistenza (Gracovetsky, 1986). Nello stesso modo trasportando borse pesanti appese a una o entrambe le mani risulta più conveniente una leggera flessione del tronco con sue piccole oscillazioni a ogni passo piuttosto che la postura tradizionalmente consigliata (che comporta maggiore lordosi lombare e fissità del tronco). Queste metodiche tengono altresì conto di un'altra sostanziale caratteristica del tessuto connettivo ossia la sua viscoelasticità.

 

Viscoelasticità della fascia


Abbiamo visto che sollevare grossi pesi mettendo la fascia profonda in tensione è il modo più sicuro per farlo ma occorre altresì effettuarlo velocemente; infatti lentamente è possibile sollevare solo ¼ del peso sollevabile in velocità (Gracovetsky, 1988). Ciò è dovuto alle proprietà visco-elastiche delle fibre collagene che determinano una elongazione della fascia se tenuta a lungo in tensione.
A causa della sua viscoelasticità però la fascia si deforma sotto carico nel giro di poco tempo, per tale ragione occorre un continuo alternarsi delle strutture sottoposte allo sforzo. Le forze in grado di elongare la fascia son tanto maggiori quanto maggiore è lo stato di tensione già presente (più è elongata la fascia tanto più difficilmente si elongherà ulteriormente), in maniera non lineare (secondo gli studi di Kazarian, 1968, la risposta del collagene all'applicazioni di carichi presenta almeno due costanti di tempo: ca. 20 min e ca. 1/3 di secondo). Il limite da non superare al fine di evitare la rottura delle fibre della fascia sono i 2/3 della elongazione massima.

Postura e tensegrità

Equilibrio dinamico


La ricerca dell'unicità della postura è un errore in quanto ignora la fondamentale proprietà del tessuto connettivo ossia la viscoelasticità. Non siamo statue. Le stabilità posturali sono assicurate, nel campo gravitazionario, dal continuo movimento, dall'impiego alternato fascia-muscoli e ossia dalla loro oscillazione funzionale. Il sistema miofasciale-scheletrico è quindi una struttura non stabile ma in continuo equilibrio dinamico. Siamo un sistema ridondante ossia variare la distribuzione interna dei pesi non implica necessariamente una modifica della postura; il controllo e l'efficienza di tutto ciò è fondamentale per il benessere della colonna vertebrale in primis. Come abbiamo visto sul periostio vi è la massima concentrazione di sensori dello stress (recettori interstiziali) che rapidamente portano le informazioni relative (e non solo quelle del dolore) al cervello. La fascia dorso-lombare è quindi più di una forza di trasmissione, senza di essa non vi sarebbe un controllo efficiente dei muscoli.  Il "nemico" è pertanto la scissione della fascia dal periostio (che avviene oltrepassando i 2/3 della elongazione massima); quando la fascia è danneggiata la riabilitazione risulta molto difficile, il soggetto presenta uno squilibrio funzionale biomeccanico e di coordinazione. Nei bimbi la fascia è immatura, in quanto l'ossificazione delle vertebre è incompleta, e così gli impulsi nervosi non sono ben trasmessi. Di conseguenza essi si muovono come le persone che soffrono di mal di schiena causati da danni al collagene (costretti ad  aumentare l'attività muscolare).

 

Funzione e struttura


La funzione precede e plasma la struttura, la coordinazione posturale è più importante della struttura.

 

Reality Check: il 76% dei lavoratori asintomatici presente ernia del disco
(Boos et al., 1995)

 

Non a caso, l'uomo è il sistema cibernetico per eccellenza: il 97% delle fibre motorie decorrenti nel midollo spinale è coinvolto nella modalità processuale cibernetica e solo il 3% è riservato all'attività intenzionale (Galzigna, 1976). La cibernetica è la scienza del feed-back, il corpo deve conoscere attimo per attimo la condizione ambientale per potersi collocare istantaneamente, opportunamente al fine della realizzazione del processo. Il senso non può giammai dissociarsi dal moto: l'ambiente va ininterrottamente sentito e valutato, da cui la necessità della forza di gravità, della sinestesia, della propriocezione. "Essere e funzionare sono inscindibili" Morin (1987). Il riflesso è la via maestra.
L'uomo necessita di muoversi per la propria sopravvivenza e il proprio stato di benessere. Per tale ragione la locomozione è l'attività che possiede la precedenza su tutte le altre. Nel mondo della vita al più alto livello si colloca il moto specifico dell'uomo, che rappresenta la processualità naturale più complessa.
L'idea tradizionale che l'uomo sia contraddistinto dalle prerogative intellettuali è da tempo superata ed è ormai stabilito che anch'esse riconoscono l'origine prima nell'acquisizione della condizione morfo-meccanica bipodale (la liberazione della mani ne è un corollario). L'attuale corpo umano è soprattutto la conseguenza del bisogno di eseguire una deambulazione di massima efficacia su due piedi nel campo gravitazionale. In accordo con tale teoria l'uomo deve potersi spostare con un minimo consumo di energia all'interno di un campo gravitazionale costante, col corollario che durante il cammino le varie strutture (muscoli, ossa, legamenti, tendini ecc.) vengano sottoposte ad uno stress minimo.


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