Tixotropia e tensegrità

A cura del Dott. Giovanni Chetta

 

Occorre altresì tener conto delle proprietà visco-elastichee tixotropiche rispettivamente delle fibre collagene e della sostanza fondamentale del tessuto connettivo.
La visco-elasticità delle fibre collagene determina un'elongazione della fascia se tenuta in tensione nel giro di poco tempo (le forze in grado di elongare la fascia sono tanto maggiori quanto maggiore è lo stato di tensione già presente e secondo gli studi di Kazarian 1968, la risposta del collagene all'applicazioni di carichi presenta almeno due costanti di tempo: ca. 20 min e ca. 1/3 di secondo). Le fibre di collagene adottano una forma ondulata e quando sottoposte a tensione si distendono orientandosi in parallelo lungo le linee di forza su esse applicate conservando però sempre la struttura a tripla elica (Kennedy et al, 1976). Quando elongate, le fibre di collagene conservano a lungo tale nuovo stato (Viidik, 1973).
Il sistema miofasciale-scheletrico risulta per tale motivo una struttura non stabile ma in continuo equilibrio dinamico caratterizzato dall' oscillazione funzionale tra fascia e muscoli. Il “nemico” è pertanto la scissione della fascia dal periostio (che avviene oltrepassando i 2/3 della elongazione massima), dove come abbiamo visto c'è la massima concentrazione dei recettori interstiziali: quando la fascia è danneggiata la riabilitazione risulta pertanto molto difficile e il soggetto presenta uno squilibrio funzionale biomeccanico e di coordinazione (Gracovetsky, 1988).
La tixotropia (Juhan, 1987) descrive la capacità di un materiale di mutare reversibilmente la sua struttura molecolare, sotto l'azione di forze deformanti esterne, portandosi da uno stato più denso "gel" a una più fluido "sol" ossia diminuendo la sua viscosità. Il tessuto connettivo risulta una sostanza colloidale (sistema bifasico in cui le particelle finemente disperse nella fase continua possiedono un diametro intermedio tra quello delle soluzioni omogenee e quello delle sospensioni eterogenee) in cui la sostanza fondamentale può essere influenzata dall'applicazione prolungata di energia meccanica o sotto forma di calore, inducendo tale trasformazione "gel" ® "sol" (Twomey and Taylor, 1982). Ciò giustifica l'applicazione e la validità di specifiche tecniche manuali in presenza di aderenze e retrazioni miofasciali.
Scoperti nel 1970, i miofibroblastisono cellule del tessuto connettivo interposte alle fibre collagene fasciali con capacità contrattili simili alla muscolatura liscia (contengono actina). Esse ricoprono un riconosciuto e importante ruolo nella guarigione delle ferite, nella fibrosi dei tessuti e nelle contratture patologiche. Data anche la favorevole configurazione della distribuzione di tali cellule contrattili all'interno della fascia, il loro probabile ruolo rappresenta quello di sistema di tensione accessorio tale da sinergizzare la contrazione muscolare fornendo un vantaggio in situazioni di pericolo per la sopravvivenza (lotta e/o fuga) - Gabbiani, 2003, 2007.

 

La contrazione delle fibre muscolari lisce è ottenuta tramite l'attivazione del sistema nervoso simpatico così come per mezzo di sostanze vasocostrittrici quali la serotonina e l'anidride carbonica (CO2). Quest'ultima crea un ulteriore legame fra comportamento della fascia e pH corporeo. Risulta significativo che la maggior parte dei pazienti affetti da fibromialgia o stanchezza cronica presentino una persistente iperventilazione franca o borderline (con conseguente aumento di alcalinità per carenza di CO2 nel sangue) nonchè alti livelli inusuali di serotina nel liquido cerebrospinale. La serotina infine abbassa la soglia di attivazione dei nocicettori interstiziali tipo IV. Ciò indicherebbe che il dolore fibromialgico possa essere causato in parte dalla contrazione della fascia (disfunzione motoria) e ancor più dall'alterazione della sensibilità recettoriale dolorifica (disfunzione sensoriale) - Mitchell & Schmidt, 1977.


Tensegrità

Il termine inglese ”Tensegrity”, coniato nel 1955 dall'architetto Richard Buckminster-Fuller, dalla combinazione delle parole ”tensile” ed “integrity”, caratterizza la capacità di un sistema di stabilizzarsi meccanicamente tramite forze di tensione e di decompressione che si ripartiscono e si equilibrano fra di loro. Compressioni e trazioni si equilibrano all'interno di un sistema vettoriale chiuso.
Le strutture di tensegrità si ripartiscono in due categorie:


1) costituite da barre rigide assemblate in triangoli, in pentagoni o in esagoni;
2) costituite da barre rigide e cavi flessibili. I cavi costituiscono una configurazione continua che comprime le barre disposte in maniera discontinua in seno ad essa. Le barre, a loro volta, spingono verso l'esterno i cavi.

I vantaggi della struttura di tensegrità rispetto alle tradizionali strutture di compressione continua (es. le colonne) sono:
- la resistenza dell'insieme supera di molto la somma delle resistenze dei singoli componenti;
- la leggerezza: a parità di capacità resistenza meccanica, una struttura di tensegrità presenta un peso ridotto della metà rispetto a una struttura a compressione;
- la flessibilità del sistema è simile a quella di un sistema pneumatico. Ciò consente una grande capacità di adattamento reversibile ai cambiamenti di forma in equilibrio dinamico. Inoltre l'effetto di una deformazione locale, determinata da una forza esterna, viene modulato da tutta la struttura minimizzandone in tal modo l'effetto.
- l'interconnessione meccanica e funzionale di tutti gli elementi costitutivi consente una continua comunicazione bidirezionale al pari di un vero e proprio network.
A partire dal citoscheletro (Ingber, 1998), l'organismo umano è caratterizzato da una struttura di tensegrità. A livello macroscopico gli assi rigidi (le barre) sono costituiti dalle ossa e le strutture flessibili (i cavi) dal sistema miofasciale (Myers, 2002).
Peculiarità della “tensegrità umana” è quella di funzionare come sistema a “eliche a passo variabile” o vortici (spirali). E' infatti sul piano trasverso che soprattutto si sviluppa l'antigravitarietà del sistema cibernetico uomo grazie a un sofisticato sistema di equilibrio neuro-biomeccanico.
La “spirale umana” si trasferisce dal piano trasverso al piano frontale, grazie al “mortaio” astragalo-calcaneare, a livello podalico, in presenza di un congruo coefficiente di attrito (senza quest'ultimo infatti l'avvolgimento podalico risulta difficoltoso).

Il piede pertanto non è un sistema ad archi o volte, bensì anch'esso un sofisticatissimo sistema senso-motorio.


« 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 »



Ultima modifica dell'articolo: 13/06/2016