Il Massaggio & Bodywork TIB (MATIB)

A cura del Dott. Giovanni Chetta

  • Minima forza muscolare, massimo controllo del corpo (da parte dell'operatore). Al contrario di quanto possa sembrare dopo avere letto il punto precedente, questa tecnica non richiede l'utilizzo di forza muscolare, che risulta, al contrario, controproducente. L'operatore che esegue questo massaggio non deve necessariamente possedere una corporatura robusta e vigorosa ma deve imparare a utilizzare alla perfezione il proprio corpo. Infatti, le pressioni e le trazioni esercitate dovranno esclusivamente derivare dalla forza peso del proprio corpo. In questo modo, alle mani arriva energia “morbida”, quindi altamente benefica, in quanto si utilizzano come ammortizzatori gli arti inferiori e il bacino (grounding). Inoltre questo consente di mantenere le mani, per buona parte del trattamento, rilassate, fattore indispensabile affinchè esse siano in grado di “ascoltare”. Spalle e arti superiori avranno il solo compito di trasmettere, al massaggiato, la forza di gravità, modulata dagli arti inferiori secondo le indicazioni delle mani (sensori). In altre parole, i movimenti dell'operatore per essere efficaci, devono essere eseguiti con sensibilità e rilassamento, coordinazione, scioltezza, fluidità, naturalezza, come nel di “tai ji quan”. Risulterà evidente che questo massaggio viene eseguito in stato di massimo benessere sia del massaggiato che dell'operatore. D'altronde resta da chiedersi come si possa realmente eseguire un intervento terapeutico efficace quanto l'operatore è stanco, scomodo o poco concentrato.
  • Bassa velocità, respirazione profonda. L'esperienza insegna che un contatto frettoloso, “sfuggente”, trasmette principalmente l'ansia e la paura di contatto di chi massaggia; e questo porta in direzione opposta rispetto al nostro obiettivo. La mano dell'operatore, al contrario, per essere efficace dovrà trasmettere in primis sicurezza e fiducia. Per ottenere ciò è indispensabile un saldo appoggio con le gambe al suolo e una presa di contatto col massaggiato chiara e nello stesso tempo rilassata. La manualità deve svolgersi con calma, senza fretta, così da risultare prevedibile da parte del soggetto. Abbiamo inoltre già descritto, nel paragrafo "Manualità e meccanismi d'azione del massaggio classico", come manualità profonde e lente o statiche favoriscono la trasformazione “gel to sol” della sostanza fondamentale della fascia connettivale e, stimolando i meccanorecettori di Ruffini (specie per forze tangenziali) e una parte dei recettori interstiziali, inducono - attivando il sistema nervoso parasimpatico - un rilassamento muscolare e mentale, mentre un effetto diametralmente opposto è determinato da manovre veloci ed energiche (che invece stimolano i corpuscoli di Pacini e i Paciniformi).
    Sarà la respirazione a scandire il ritmo. Inizialmente sincronizzeremo la nostra respirazione con quella del massaggiato e poi, al momento opportuno - ovvero quando avremo creato il “rapport” con lui (come in una seduta di ipnosi, il massaggiato, una volta creatosi un rapporto di fiducia col proprio operatore, rilassandosi, si lascia da esso guidare anche in maniera inconsapevole) - inizieremo, modificando la nostra respirazione, a guidare la sua rendendola sempre più libera, spontanea e profonda. E' opportuno sottolineare che il massaggio, in questa valenza di ginnastica respiratoria, svolge un fondamentale ruolo di “messa a punto” di questa funzione vitale, che facilmente tende ad alterarsi sotto il peso dello stress,  della sedentarietà w dei problemi posturali tipici della vita moderna.
    N.B.: manualità rapide ed energiche saranno eccezionalmente utilizzate in situazioni in cui occorre un rapido "risveglio" sia muscolare che dell'attenzione (ad es. nel pre-gara) o in cui è necessario un ripristino o un aumento della sensibilità locale (es. per danni al sistema nervoso periferico).
  • Multieffetto: al fine di perseguire l'obiettivo della massima efficacia, più manualità basilari saranno spesso utilizzate contemporaneamente determinando così una manualità combinata multi-effetto (es. impastamento + spremitura + mobilizzazione articolare o trazione + stretching + dondolio).
  • Massima concentrazione da parte dell'operatore, massimo abbandono da parte del soggetto. Da quanto scritto finora è evidente che l'efficienza dell'operatore dovrà essere massima. E, come abbiamo visto, questo si ottiene diminuendo il ritmo del nostro cervello. Ciò che occorre fare è entrare in una dimensione che riguarda solo operatore e massaggiato, staccandosi da tutto il resto. Inizia pertanto una comunicazione silente in cui le uniche realtà esistenti siamo noi e il suo corpo, che ci parla attraverso la temperatura, il colore, l'elasticità e lo spessore della pelle, la tensione e il trofismo dei muscoli e della fascia connettivale, la forma delle ossa, la libertà di movimento delle articolazioni ecc. Nello stesso tempo le nostre mani, toccando ogni parte del suo corpo, consentono al soggetto di “rispecchiarsi”, di riconoscersi, fornendogli finalmente l'occasione di riprendere coscienza, oltre che delle sue rigidità e contratture, anche della propria corretta immagine corporea (elemento quest'ultimo di fondamentale importanza in casi quali bulimia e anoressia). Come il dottor M. H. Erickson ci ha insegnato, è la curiosità che deve essere alla base del processo terapeutico. Essa ci consente inizialmente di “entrare” nella realtà del soggetto comprendendo i suoi bisogni, quindi prendendoci realmente cura di lui. A questo punto, il soggetto sentendosi finalmente capito, ascoltato, ci ricambierà riponendo in noi la sua fiducia. Si verrà così a creare il “rapport” ovvero “l'aggancio” che ci consentirà di “trainare” con le nostre mani il massaggiato in una realtà migliore, con più benessere, piacere e relax. Ma per ottenere ciò, per mantenere e alimentare il "rapport" venutosi a creare, dovremo costantemente conservare viva in noi la curiosità riguardo le sue reazioni. Solo così, infatti, potremo rispondere a esse adeguando nel modo migliore le nostre azioni ottimizzando il risultato finale.
    Partecipazione attiva del massaggiato verrà richiesta nell'esecuzione delle tecniche PNF (al fine di ottimizzare lo stretching muscolare) e delle mobilizzazioni propriocettive attive (massimizzando così la loro efficacia).

In conclusione, preparazione scientifica, abilità tecnica ed empatia sono elementi indispensabili e indissolubili nell'esecuzione di questo massaggio. Prescindere da uno di questi fattori significa inevitabilmente perdere gran parte dei benefici e risultati ottenibili con questa metodologia terapeutica. Passione e dedizione sono altresì fattori necessari per l'apprendimento di questa raffinata arte.


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