Il Massaggio & Bodywork TIB (MATIB)

A cura del Dott. Giovanni Chetta


Manualità del Massaggio & Bodywork TIB

Nel Massaggio e Bodywork TIB alle manualità del massaggio classico si aggiungono le seguenti:

  1. Stretching miofasciale. Importante in special modo per il benessere muscolare e articolare, effettuato sia in modalità passiva che “isometrica eccentrica” o "PNF - Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation (modalità che prevede un intervento attivo del soggetto e che si dimostra particolarmente utile per l'eliminazione delle retrazioni miofasciali).
  2. Trazione. Con lo scopo di decoaptare le articolazioni ridando loro libertà di movimento e favorendone il nutrimento.
  3. Mobilizzazione. E' di tre tipi con scopi ed esecuzione diversi:
  • articolare (propriamente detta): manovre passive decoaptanti dolci, intente a ripristinare un miglior grado di movimento (ROM - Range of Motion) e nutrimento articolare.
  • dondolio: mobilizzazioni passive tipo “dondolii” (tipiche del massaggio Trager) riguardanti tutto il corpo o parti di esso che - eseguite alternativamente o contemporaneamente alle altre manualità - hanno come obiettivo l'incremento del livello di rilassamento. Ciò avviene grazie alla neuroassociazione col dondolio prenatale (per lo stesso motivo, per esempio, addormentiamo i bimbi cullandoli o ci addormentiamo facilmente sulla sedia a dondolo, sull'amaca o sul treno).
  • propriocettiva: mobilizzazioni eseguite, in particolare, su arti, spalle, collo e articolazione temporomandibolare (ATM), che consentono di individuare le tensioni miofasciali-articolari inconsce (di cui spesso il soggetto ignora l'esistenza), causate da stress cronici psichici e/o fisici, e successivamente di allenare l'individuo a riappropriarsi di tali zone eliminando la "dispercezione corporea" esistente, quindi determinando un rilassamento muscolare riflesso. Quando la persona è in queste condizioni, durante i movimenti passivi tenta di inconsciamente di aiutare ostacolando il libero movimento passivo articolare. Risulta così chiara un'incapacità di gestire i movimenti del proprio corpo o di parti di esso. Solo una capacità di rilassamento cosciente di tutte le parti del corpo è infatti indice di completa integrazione del proprio schema corporeo. Il tempo che egli impiegherà per riottenere ciò sarà, con tutta probabilità, proporzionale al periodo in cui è stato in “allontanamento” dal proprio corpo. Queste mobilizzazioni vengono, di norma, eseguite all'inizio del massaggio, durante e al termine della seduta, valutandone l'evoluzione di esecuzione, inizialmente in maniera passiva e poi invitando il soggetto ad eseguire micromovimenti visualizzando di afferrare, allontanare o disegnare un oggetto. Ciò, come descritto nel paragrafo "Il potere della visualizzazione", coinvolge maggiormente il sistema nervoso nell'autoregolazione dinamica riguardante la coordinazione di una specifica articolazione e/o area corporea.

Stretching P.N.F.


P.N.F. deriva “Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation” che in italiano significa “Facilitazione Neuromuscolare Propriocettiva (F.N.P.)”. Tale metodo fu elaborato dal neurofisiologo americano Herman Kabat alla fine degli anni '40 come rieducazione neuromuscolare. L'allungamento muscolare eseguito è isometrico eccentrico ed è diviso in 4 fasi:

  1. Si raggiunge il massimo allungamento del muscolo (o meglio del gruppo miofasciale) in modo graduale e lento.
  2. Si esegue una contrazione isometrica del gruppo muscolare per circa 15-20 secondi (ossia mantenendo sempre la posizione di massimo allungamento). Ciò consente, tramite l'attivazione degli organi muscolo-tendinei del Golgi (riflesso spinale miotatico inverso), un successivo ulteriore rilassamento, quindi allungamento del gruppo muscolare coinvolto.
  3. Si rilassa il gruppo muscolare per circa 5 secondi.
  4. Si allunga nuovamente il gruppo muscolare per almeno 30 secondi.

L'intero procedimento va ripetuto due o più volte.
Le ricerche hanno dimostrato che lo stretching passivo del tessuto miofasciale non è sufficiente ad attivare gli organi muscolo-tendinei del Golgi (Jami, 1992), la cui stimolazione avviene quindi solo quando il muscolo è attivamente contratto (Lederman, 1997). La ragione di ciò risiede nella disposizione in serie alle fibre muscolari degli organi del Golgi e dal fatto che l'elongazione miofasciale passiva risulta a carico della deformazione elastica delle fibre muscolari.

 

Tutte le manualità vanno eseguite secondo le seguenti modalità:

  • Massimo contatto. In modo particolare nella modalità Wellness il contatto delle mani e, quando possibile, degli avambracci, deve coinvolgere la massima superficie possibile e dev'essere continuo e morbido. L'effetto rilassante del trattamento è direttamente proporzionale alle superfici coinvolte. Per questo motivo dovrà interessare, per quanto possibile, tutto il corpo. L'effetto conseguente, grazie anche al contributo delle manovre di “dondolio”, è una sensazione di avvolgimento totale in grado di richiamare, inconsapevolmente, la sensazione di comfort residente nel nostro inconscio e corrispondente alla vita intrauterina.
  • Pressione variabile. L'efficacia di questo metodo è strettamente legata all'abilità di usare pressioni diverse. Ciò richiede una lunga pratica per affinare la sensibilità a riguardo. Sappiamo anche che contrazioni croniche portano, interessando la fascia connettivale, a retrazioni muscolari. I tessuti connettivi, in particolare le fasce, sono però in continua riorganizzazione; il continuo scambio metabolico, reso possibile dall'intimo rapporto tra le fasce e il metabolismo dei liquidi, consente la riorganizzazione della struttura. Per eliminare questi effetti dannosi, dovremo esercitare una pressione in grado di allungare i muscoli e “sciogliere” le aderenze fasciali (è ben noto dalla fisica che l'aggiunta di energia può trasformare il gel colloidale, stato tipico delle fasce, in sol). L'obiettivo è quindi raggiungere gradualmente, per ogni parte del corpo, la massima pressione sopportabile, subito prima che questa generi dolore. In altre parole, la pressione di massima efficacia sarà la massima pressione sopportata dal soggetto in pieno relax. Questa pressione procurerà eventualmente solo un dolore associato a una forte sensazione di sollievo, un “dolore che provoca piacere”, grazie al suo effetto liberatorio. Occorre assolutamente evitare pericolose contrazioni di difesa della persona trattata a causa di eccessiva o improvvisa pressione. A tal proposito risulterà utile eseguire le pressioni maggiori in fase di espirazione, in quanto fase di pieno abbandono passivo. Nel raggiungimento delle pressioni efficaci saremo aiutati dallo stesso organismo il quale, grazie alla sollecitazione muscolare e alle sensazioni di piacere, benessere e rilassamento, produce endorfine elevando così la propria soglia del dolore. L'operatore quindi, partendo da pressioni leggere, dovrà gradatamente raggiungere la massima profondità, che sarà diversa in ogni parte del corpo, modulando dolcemente la pressione nel passaggio da una zona all'altra, senza arresti o spinte improvvise. La pressione da utilizzare su ogni singola parte potrà facilmente variare di seduta in seduta. Risulta qui chiara l'importanza della sensibilità dell'operatore nel cogliere tutti i segnali indicanti il corretto utilizzo della pressione.
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