Il personal fitness trainer è donna

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Discussione

I nostri dati sembrano mostrare come gli istruttori di fitness, generalmente, mostrino punteggi considerevoli nelle scale della crescita personale, delle relazioni e dell'accettazione. Sembra che l'ambiente della palestra -o sportivo in genere- stimoli la voglia di crescere sia sotto il profilo personale, sia sotto l'aspetto professionale, forse anche grazie alla forte competizione che, normalmente, si instaura tra i vari istruttori. Le relazioni sembrerebbero facilitate dal costante contatto dell'istruttore con l'utenza, dal suo ruolo di "quasi animatore' di sala pesi e "aerobica'. L'accettazione di sé può dipendere dalla consapevolezza da parte dell'istruttore di "stare bene' sotto il profilo estetico, visto che in generale l'istruttore di fitness presenta una certa "fisicità'.
Nel confronto tra maschi e femmine è emerso che gli uomini presentano punteggi più alti per l'accettazione ed i bisogni fisiologici, di sicurezza, di stima ed autorealizzazione. Affermano quindi "di non avere bisogno di niente": sembrerebbe un atteggiamento tipicamente maschile, dell'uomo che deve apparire "tutto d'un pezzo' e che difficilmente lascia trasparire insicurezze o, meglio, i propri bisogni. Le donne dimostrano dai dati di essere autonome, di avere un buon rapporto con l'ambiente, buoni rapporti con gli altri e di aver soddisfatto i bisogni di affetto. Si sottolinea l'aspetto dell'autonomia nella donna, che va di pari passo con quella che risulta essere l'immagine della donna all'interno della società attuale: una donna emancipata ed indipendente. Questi aspetti sono rafforzati dai dati dell'analisi fattoriale in cui compaiono come determinanti l'accettazione, lo scopo nella vita, la soddisfazione dei bisogni di autorealizzazione e la crescita personale; e se aggiungiamo a questo i dati discussi in precedenza possiamo ipotizzare che la donna istruttrice di fitness sa quello che vuole ed eventualmente come ottenerlo.
Negli uomini il dato più elevato e ricorrente risulta essere la soddisfazione dei bisogni fisiologici; si ipotizza che ciò possa dipendere dal diverso approccio col cibo: le donne sono continuamente alle prese con "diete' più o meno rigide e questo dato di realtà rende più probabile che i bisogni fisiologici nelle femmine siano difficili da soddisfare. Si può definire l'uomo "più fortunato' sotto questo profilo: è normalmente "androide" e raggiunge risultati più immediati mediante l'allenamento fisico grazie anche ad un sistema ormonale meno complicato. Da questo dato si può anche supporre che l'istruttore maschio abbia un miglior "feeling' con la sessualità. Nel soggetto maschile, che riesce a mantenere una buona forma fisica senza essere necessariamente costretto a rinunciare ai piaceri del cibo, l'aspetto sessuale potrebbe ricoprire un ruolo significativo.
Questa ricerca ha mostrato che il PWB della versione 84 items è uno strumento valido e attendibile anche su una popolazione non numerosa; si sono infatti ottenuti discreti indici di correlazione tra le sei scale che lo costituiscono. Nello studio per la validazione italiana del PWB (11), gli indici erano più elevati e sono stati riconfermati al retest dopo un mese sui medesimi soggetti.

Conclusioni

Emerge da questo lavoro un'immagine forte e decisa della donna istruttrice che appare caratterizzata da obiettivi ben definiti, buona autonomia, un rapporto in continua evoluzione con gli altri e con l'ambiente circostante. L'istruttore maschio al contrario, stenta ad emergere in maniera decisa nelle sei scale Ryff; infatti nella scala Maslow - rivelatasi meno attendibile della Ryff- l'unico livello in cui si distingue in modo evidente corrisponde ai bisogni fisiologici (mangiare, bere, dormire, fare sesso). Se l'istruttrice sembra proseguire la propria strada verso una completa emancipazione, l'istruttore (uomo) pare invece attraversare una fase di stasi, se non di involuzione, nell'autonomia e nella crescita personale.
Alla luce dei risultati ottenuti, si potrebbe ipotizzare che la società attuale stia condizionando o almeno si rispecchi anche nel mondo del fitness. La donna infatti ricopre sempre più spesso ruoli tradizionalmente maschili, dimostrandosene all'altezza, e contemporaneamente l'uomo si mostra sempre più  frequentemente inadeguato ad affrontare le molteplici situazioni della vita. Da tutto ciò si evince, quindi, che nei ruoli di responsabilità e "potere" le donne appaiono ben organizzate, collaborative e disponibili; presentano, si suppone, una migliore propensione anche grazie ad innate capacità "materne' di comprensione, sia verso loro stesse nel capire come meglio prendersi cura della propria salute, sia nel comprendere di cosa ha bisogno la persona che si ha di fronte per farla stare bene.
Si aggiunge che la confusione normativa che regna nell'universo del fitness non permette di avere linee guida ben precise riguardo la selezione, la formazione e l'aggiornamento degli istruttori (1; 7); ci si affida soprattutto al buon senso -il famigerato "marketing', a questo punto andrebbe messo in secondo piano- delle associazioni e delle federazioni che orbitano nell'ambito del fitness in Italia. E la riflessione è: "Un istruttore che sta bene può trasmettere qualcosa di positivo al cliente. Ed un istruttore che "non sta bene', non motivato oppure "non equilibrato', cosa sarà in grado di trasmettere all'utenza?"
Per il futuro si ritiene un interessante argomento di ricerca, l'approfondimento dell'aspetto femminile del fitness, con particolare attenzione alle molteplici relazioni tra il fitness stesso e la società occidentale e, prendendo come spunto un' affermazione del dott. Dave Costill e precisamente "l'istruttore è obnubilato dal proprio ego.." (5), si ipotizza la necessità di uno studio approfondito sull'istruttore di fitness ed il narcisismo "non patologico' -per non invadere il campo della psicologia clinica- nel tentativo di comprovarne una eventuale relazione.
Questa ricerca -nata dalla collaborazione di un fitness trainer e di due docenti di psicologia clinica nell'ambito di un Master di perfezionamento organizzato dall'Università di Genova- rappresenta un primo approccio ad uno studio che dovrà essere approfondito in questa direzione.

 

A cura di

Fabio Grossi    Personal Trainer

Prof. Michele Tosato   Psicologo clinico

Prof. Ezio Casari    Docente in Psicologia presso l'Università degli Studi di Genova

Bibliografia

1. Adami P."I volti del fitness fra storia, movimento, salute ed economia", Università degli studi di Roma-Tor Vergata, Master in "Economia e gestione dello sport', 2006, 2-6.
2. Carruba M., Nisoli E., "Emerging aspects of pharmacotherapy for Obesity and Metabolic Syndrome"; Pharmacological Research, 2004; academic press U.S., vol. 5, 453-469.
3. Dameli M., "Comunicazione e motivazione nel fitness -strumenti e tecniche per Personal Trainers e professionisti del fitness", Editrice Elika, Cesena (Fc), 2005, pagg. 17-28.
4. Fairburn and Harrison, "Eating disorders", The Lancet, 361, 407-416, 2003.
5. Kolata G., "Fitness, tutta la verità: inchiesta senza censure su metodi, teorie, credenze del più celebrato-e sofferto-passatempo dell'umanità" (Ultimate fitness, the quest for truth about exercise and health), Edizioni Le Orme, Milano, 2005.
6. Maslow A., "Motivazione e personalità"(Motivation and Personality), Astrolabio, Roma, 1971.
7. Musumarra L., Barnaba V., Calcerano G., Persili F., "La disciplina dell'attività motoria e sportiva in Europa: la tutela del consumatore tra ordinamento sportivo, statale e comunitario", Progetto europeo "Palestre Sicure", www.palestresicure.net.
8. Negri E., "Motivarsi & Motivare ovvero come potenziare le proprie energie interne e superare le crisi", dal sito web www.psicopedagogie.it
9. Petroni M. L., "Alimentazione e prevenzione" (da Linee Guida dell'Ist. Ital. Nutrizione-Corso di Perfezionamento in "Nutrizione e Benessere', Milano, 2006), Lab. Ricerche Nutrizionali, IRCCS Istituto Auxologico Italiano,  Piancavallo (Verbania), 1-3.
10. Rose G., "Le strategie della medicina preventiva"(The strategy of preventive medicine), Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 1996.
11. Ruini C., Ottolini F., Ravanelli C., Ryff C., Fava G.A., "Italian validation of Psychological   Well-being Scales (PWB)", Il Pensiero Scientifico Editore, estratto da Rivista di psichiatria, Vol. 38 - N. 3 - Maggio-Giugno 2003, 117-129.
12. Yusuf et Al., "Effect of potentially modifiable risk factors associated with myocardial infarction in 52 countries (The Interheart study); case control study". The Lancet 364, 937-952, september  2004.
13. www.similarminds.com, "Maslow Test".
14. www.who.int, "The world health report 2006"
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Ultima modifica dell'articolo: 27/06/2016

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