Istruttori? Istruzioni per l'uso

A cura del dottor Davide Marciano


L'istruttore: una professione od una perdita di tempo?
Il solito belloccio della situazione, il campione di turno e tanto personale molto poco preparato, hanno fatto di questa professione un guazzabuglio.
IstruttoreAnni di leggende metropolitane prive di alcuna base scientifica, insieme a consigli tecnico/alimentari alienanti... Ma chi è l'istruttore? Quale è il suo iter formativo?


Il classico istruttore è il medio appassionato che si allena da qualche anno (se non da qualche mese), e che dopo un corso di un fine settimana (a volte nemmeno) intraprende tale professione; altre volte entra in gioco il campione di turno, che ovviamente segue il medesimo "corsetto".   
Questo comportamento ha creato nel tempo una classe lavorativa mediocre. Tale situazione è collocata in un circolo vizioso dal quale non vi è uscita: ovvero, nella media delle palestre italiane gli istruttori sono calpestati, limitati ed umiliati da un misero stipendio che arriva addirittura a 3 - 4 euro ad ora.
I corsi di formazione hanno dei costi relativamente alti e spesso vengono fatti in  città diverse da quella di appartenenza (ulteriori costi da sostenere), quindi in virtù di quanto detto prima un istruttore sottopagato non andrà mai a fare questo o quell'altro corso, consapevole del fatto che l'istruzione è un investimento nel lungo termine e che nel frattempo lo stipendio continua ad essere da fame. 

Per fortuna vi è poi l'altra faccia della medaglia, ovvero una fetta sempre più consistente di persone che trasforma la propria passione in una professione, basandosi non più su dati meramente empirici ma sulla scienza. 
Sì, proprio così, trasformare la passione in professione.
La passione è l'inizio di tutto, è la forza che ti spinge oltre, ma da sola non basta. L'appassionato è l'atleta che si allena costantemente, che si nutre in un certo modo integrando con coscienza, e che possiede una buona estetica corporea; ciò, tuttavia, non significa che questa persona sia di conseguenza un buon istruttore, perché ciò che funziona su se stessi non sempre funziona sugli altri. L'appassionato, per evolversi in istruttore, dev'essere sicuramente un buon atleta ma deve costruirsi, anche e principalmente, un notevole bagaglio culturale, basato su dati scientifici e non su dicerie popolari. Alla base di tutto vi dev'essere un ottimo studio di anatomia (non solo muscolare), biomeccanica, fisiologia e nutrizione (anche se la stesura di programmi alimentari non compete assolutamente agli istruttori).
Da questa base si può dare il via a tutto, e solo con questa base si riescono a capire le tante stupidaggini dette in palestra dal vicino di casa; ed è proprio a tal proposito che colgo la palla al balzo per affermare con certezza che non ci si può improvvisare istruttori solo perché si è appresa qualche informazione proveniente dai vari sentito dire o dalle solite riviste del settore ("come costruire un bellissimo corpo in 2 settimane !" ha.. ha...ha...).       

Credo fortemente che la professione dell'istruttore si trovi dinnanzi ad una nuova era, dove ormai i proprietari (dopo anni di buio) ed i soci delle palestre pretendono personale qualificato, classificando la bravura dell'istruttore in base alla preparazione e sempre di meno in base all'aspetto o alle coppe vinte. Quindi bisogna investire sempre di più sulla formazione, perché è il momento giusto per poter finalmente dire a voce alta sono un professionista e come tale voglio essere trattato e pagato.