L'istruttore di fitness e la confusione normativa in Italia

A cura di: Fabio Grossi e Michela Verardo


"Non esiste il programma perfetto, non esiste l'esercizio perfetto, esistono solo il cliente ed il professionista che lo segue" (Busin et al., 2004). E' questa la sintesi della filosofia dell'International Sport Sciences Association, meglio nota come ISSA, associazione leader nella formazione di Personal Fitness Trainers. Filosofia che centra l'attenzione su due entità ben precise, il cliente ed il "professionista"; ma chi è questo professionista? Chi è l'istruttore di fitness in genere e qual è il suo ruolo nell'ambiente dove agisce?
Esiste una sconfinata letteratura sul cliente, come fidelizzarlo, come comunicare con lui, cosa dire, cosa fare; e l'istruttore come sta, cosa fa? Quanto è motivato, quanto è contento del suo lavoro, perché fa questo lavoro, cosa lo spinge; fa l'istruttore per gratificarsi, per passione, per educare il prossimo, per sentirsi "qualcuno' o per "apparire' qualcuno?
Il mondo della fitness in Italia è in continua evoluzione e si è sviluppato negli ultimi anni, forse, un po' troppo velocemente, creando quell'inevitabile confusione che caratterizza le attività che non hanno ancora una precisa identità professionale, tipica di tutto ciò che cresce in fretta  senza riferimenti normativi che tutelino sia l'utente che il professionista sotto il profilo della salute e dell'incolumità (Adami P.,, 2002/06).
Solo agli inizi degli anni '90 prende forma la "fitness', grazie alla collaborazione tra preparatori, medici dello sport, dietologi e psicologi nella quale trovano collocazione numerose federazioni ed associazioni, per lo più autonome, il cui scopo principale "dovrebbe' essere la formazione degli istruttori (FIAeF, 2002). In passato le attività praticate erano per lo più sport non codificati insegnati da personale non qualificato, istruttori volti più all'apparire che all'essere, con un atteggiamento tipicamente narcisistico.
Il termine narcisismo deriva da Narciso, il giovane che secondo la mitologia greca si innamorò della propria immagine riflessa in una fonte. Nella sua forma normale il narcisismo è l'amore che proviamo per noi stessi, per la nostra persona (Sica, 2001). Tutto bene, finchè non sconfina nel patologico e diventa un'anomalia in cui il soggetto manifesta un eccesso di ammirazione verso se stesso (Sica, 2001). Il narcisista mostra una forte convinzione della propria importanza e di essere "unico al mondo', straordinario, eccelso, perfetto. Il soggetto esaspera sempre i propri successi, i risultati che ottiene, le proprie capacità e fa notare quanto siano speciali i suoi problemi; dei suoi successi ha il merito, la fortuna non c'entra. Ancora oggi è piuttosto facile entrare in una qualsiasi palestra e notare l'istruttore -e qualche cliente- atteggiarsi e "posare' di fronte allo specchio, contemplando la propria fisicità. A questo punto ci si chiede come un istruttore troppo pieno di sé possa rispondere alle esigenze di un cliente tipo, che spesso sente il bisogno di essere capito, accompagnato, ascoltato ancor prima dell'essere "allenato'.
Ancora fino a poco tempo fa negli ISEF, Istituti deputati alla formazione degli insegnanti di educazione fisica, la fitness non veniva contemplata se non in via sperimentale ed al di fuori dei programmi. Soltanto da qualche anno, nell'ambito dei corsi di studio universitari di Scienze Motorie, vengono introdotti ed organizzati corsi di perfezionamento, masters e "sanatorie' per ovviare almeno in parte alla grande confusione che regna nei centri fitness in Italia.
La professione di istruttore di fitness ha subìto negli ultimi anni una serie di trasformazioni legate sia all'evoluzione delle varie attività ad essa correlate, sia alle numerose acquisizioni scientifiche che si sono verificate nelle discipline che studiano il sistema umano nella situazione di apprendimento, come psicologia e pedagogia.
Fino a qualche anno fa il ruolo di istruttore veniva affidato ad una persona che aveva praticato un dato sport ad un livello accettabile e che si dichiarava disponibile ad insegnare i movimenti fondamentali che caratterizzano questa o quella disciplina (Daino, 1996). Attualmente l'insegnante dovrebbe preoccuparsi di studiare il processo d'insegnamento ed i comportamenti degli elementi che lo compongono, in modo scientifico e sistematico, al fine di individuare i fattori che lo facilitano e rimuovere quelli che lo ostacolano. Al trainer non viene chiesto semplicemente di trasmettere le sue abilità e conoscenze, ma anche di educare, organizzare, collaborare e, soprattutto, motivare scegliendo momento per momento ciò che è ottimale per il cliente od il gruppo di clienti (Daino, F.I.N., 1996).
Per poter svolgere con successo questo ruolo sono oggettivamente necessarie delle particolari doti di disponibilità, flessibilità e comprensione non disgiunte da una elevata motivazione all'aggiornamento continuo con lo scopo di migliorare il proprio livello di abilità e conoscenze (Daino, 1996).
Insegnare significa "essere in rapporto continuo e sistematico con altre persone" (Bonifazi M. et al., 1996) e pertanto rapportarsi con un insieme di situazioni che cambiano in direzioni che non sempre l'istruttore riesce a guidare o controllare, a prescindere dalle sue buone intenzioni; anche il migliore professionista si trova a svolgere la sua attività in situazioni psicologiche personali non ideali ed in ogni caso deve svolgere la sua mansione. E' forse proprio in queste situazioni critiche che emerge la personalità profonda dell'istruttore rispetto alla capacità di svolgere bene il proprio lavoro. Il vero professionista vede, sente e percepisce il proprio ruolo, ovvero quell'insieme di valori, atteggiamenti, opinioni, comportamenti che costituiscono il prototipo del buon professionista; quel che è certo è che non si può non avere consapevolezza di una propria filosofia di insegnamento, sia essa semplice e lineare o molto complessa ed articolata; oppure, perché no, copiata da qualche istruttore di successo.
Si ritiene che la prima abilità richiesta ad un istruttore di fitness -e non solo- sia quella di aver praticato per un certo periodo di tempo, ad un livello accettabile, quella specifica disciplina. Per "periodo di tempo' potremmo "accettare' i 36 mesi che vengono ad esempio richiesti ad un istruttore per partecipare ad un corso di perfezionamento universitario (cfr. Decr. Rett. Univ. Genova, n. 2736 del 25/05/2006); l'affermazione "livello accettabile" è purtroppo difficilmente codificabile e non resta che attenerci al buon senso ed alla capacità di autocritica dell'istruttore stesso. Si ritiene comunque indispensabile aver vissuto in prima persona le diverse fasi del processo di apprendimento, da quelle iniziali a quelle finali, per poter meglio trasmettere le indicazioni necessarie al superamento dei passaggi tecnici più difficili e complicati, nonché capire le  sensazioni che sta provando il nostro cliente nel momento in cui sta eseguendo un certo esercizio oppure una determinata tipologia d'allenamento.


BIBLIOGRAFIA

  1. Adami P., "Il fitness in Italia? Un mondo senza regole..", ufficio stampa FIAeF, Roma, 2006.
  2. Adami P., "I volti del fitness, fra storia, movimento, salute ed economia", Università degli studi di Roma-Tor Vergata, Master in "Economia e gestione dello sport", 2006.
  3. Bonifazi M. et al., "Manuale didattico per Corsi di formazione di Istruttori di 1° e 2° livello", Federazione Italiana Nuoto, 1996.
  4. Cerri U., "Come è percepita la figura del Personal Trainer", da Fitness&Sport, Edizioni Leonardo da Vinci, Milano, n. 1, 2005.
  5. Daino A., "Elementi di psicologia e pedagogia per Corsi Allenatori di 1° e 2° livello", a cura del Settore Istruzione Tecnica della Federazione Italiana Nuoto, 1996.
  6. Decreto del Presidente della Giunta Regionale dell'11 febbraio 2003, n. 4, "requisiti tecnici, igienico-sanitari e di sicurezza degli impianti e delle attrezzature per l'esercizio di attività ginniche, di muscolazione, di formazione fisica e di attività motorie per la terza età, ai sensi dell'art. 29 della L. R. 5/02/2002, n. 6".
  7. Delibera Giunta Reg. n. 1727 del 23/12/2005.
  8. Musumarra L. et al., "La disciplina dell'attività motoria e sportiva in Europa: la tutela del consumatore tra ordinamento sportivo, statale e comunitario", tratto dal Progetto Europeo "Palestre Sicure", consultabile sul sito www.palestresicure.net
  9. Sica L. "Narcisismo tic di massa", La Repubblica, 22/07/2001.

Ultima modifica dell'articolo: 27/06/2016