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La descrizione dei risultati del pap test ha subìto nel corso degli anni numerose evoluzioni, passando dall'utilizzo di semplici scale numeriche (CIN1, CIN2, CIN3, poi sostituite da SIL di basso ed alto grado) ad un sistema descrittivo dei risultati. Per questo motivo attualmente l'interpretazione dell'esame è pienamente comprensibile soltanto ad un medico che va preventivamente contattato per capire i risultati dell'esame.
Il limite maggiore del Pap Test non è tanto l'interpretazione dei risultati quanto il pericolo che situazioni considerate a rischio possano migliorare spontaneamente. In altre parole anche se l'esito dell'esame non rientra nella norma, eventuali alterazioni sospette possono essere escluse con accertamenti ed esami successivi.
Questo aspetto, che non comporta alcun rischio fisico per la donna, può tuttavia avere ripercussioni psicologiche molto gravi. Pensiamo ad esempio allo stress o all'inutile apprensione che può generare la diagnosi di situazione a rischio in una giovane donna. Bisogna inoltre considerare l'ipotesi, supportata da molti psicologi, secondo cui il pensare continuamente ad un problema potrebbe condurre all'effettiva materializzazione del problema stesso.
L'errore o la superficialità della diagnosi è quindi di un problema molto grave, un trauma psicologico dalle importanti conseguenze che ogni medico dovrebbe considerare prima di generare inutili allarmismi.
L'infezione da papilloma virus (HPV), come accennato nella parte introduttiva, può infatti regredire spontaneamente. Si tratta di un fenomeno piuttosto frequente nelle giovani donne, mentre, man mano che l'età avanza aumentano le probabilità che l'infezione sia presente da molto tempo e sia ormai in una forma cronicizzata, difficilmente guaribile.
Per questo motivo la diagnosi di infezione da HPV non è necessariamente correlata ad un maggior rischio di sviluppare la patologia oncologica. Tuttavia essa è presupposto fondamentale per l'esecuzione di controlli più frequenti in grado di monitorare l'evoluzione dell'infezione. La permanenza della malattia è infatti l'unico fattore che può ritardare o impedire la guarigione spontanea della lesione. Attualmente si stanno effettuando campagne di vaccinazione in grado di proteggere le donne dalle infezioni da HPV a maggiore rischio oncogeno; è tuttavia importante sottolineare che anche le donne sottoposte a vaccinazione contro lo HPV DEVONO proseguire lo screening mediante PAP-test.
In caso di risultati anomali, vengono generalmente eseguiti ulteriori esami diagnostici di accertamento o di screening (come l'HPV DNA test). In alcuni casi viene consigliato di ripetere il pap test con maggiore frequenza (ad esempio ogni 12 mesi); in altri il paziente viene sottoposto ad ulteriori accertamenti diagnostici tramite colposcopia, una tecnica che consente di osservare direttamente la superficie della vagina e il collo dell'utero. Anche in questo caso la raccomandazione di eseguire ulteriori test non indica necessariamente la presenza di un tumore maligno, bensì l'esistenza di una condizione che necessita uno studio più accurato.
La ripetizione del pap test si rende necessaria anche in presenza di infiammazione, errori procedurali o mancata osservanza da parte della paziente delle regole di preparazione all'esame.
Anche se in proposito vi sono pareri discordanti, gli studiosi sono soliti attribuire al Pap test una precisione diagnostica che si aggira sul 40-50% per i più scettici e sul 80-90%per i più ottimistici.
L'esecuzione del pap test dev'essere eseguita lontano da mestruazioni, rapporti sessuali e lavande vaginali. In particolare è bene osservare le seguenti regole:
Anche se non lo si è mai eseguito, non è mai troppo tardi per sottoporsi ad un Pap test. Come abbiamo visto in questo articolo si tratta di un esame semplice che può davvero salvare numerose vite. D'altro canto è bene non cadere nel panico in presenza di risultati inaspettati, sia perché in molti casi si tratta di lesioni innocue sia perché in caso di diagnosi precoce le possibilità di guarigione sono elevate.
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